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  1. #21
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    Originally posted by Jan Hus
    Nuvolarossa, stai confondendo Il Mattino di Padova e Il Mattino.
    -----------------------------------------------------------------------------------
    puo' essere che mi sia sbagliato confondendo i due media tra di loro.......cosi' come mi sono sbagliato nel prendere come oro colato quanto scritto dall'autore dei due pezzi giornalistici citati.

  2. #22
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    Il consigliere nazionale Pierre Zanin aderisce all'appello di "Olokaustos"

    "Olokaustos" è un'Associazione senza fine di lucro costituita a Venezia e attiva sul tema della memoria dell'Olocausto ebraico, della lotta alla discriminazione razziale e religiosa.

    ll primo gesto politico della nuova amministrazione comunale di Trieste guidata dal sindaco Dipiazza è stata la collocazione del ritratto del podestà Cesare Pagnini nella galleria dei primi cittadini del Comune di Trieste, in cui non era mai stato incluso. Pagnini, nominato dall'amministrazione nazista dell'Adriatisches Kuestenland, era uomo colto e avveduto, e perciò la sua adesione al razzismo, nell'impostazione culturale e nei comportamenti reali, fu cosciente, come già aveva dimostrato con la sua volontaria partecipazione, prima della guerra, alla commissione istituita dal fascismo dopo l'entrata in vigore delle leggi di discriminazione razziale, per epurare gli ebrei dall'Ordine degli avvocati. Nel corso della sua collaborazione con gli occupanti nazisti, anche nel terribile capitolo della Risiera di San Sabba, egli probabilmente contribuì a salvare qualcuno, ma non soccorse i più, e concorse ad apporre all'identità dell'ltalia il marchio infamante del razzismo. L'atto dell'amministrazione Dipiazza, che giunge al termine di una polemica ventennale, non può dunque essere considerato casuale frutto di sciatteria o di mera ignoranza, ne può essere circoscritto al rango di una controversia di carattere locale (anche a causa dell'impegno diretto dell'assessore alla Cultura, deputato ed esponente di rilievo nazionale di An): per il valore simbolico che ha nella memoria collettiva e nel delineare il futuro dell'identità italiana al confine orientale, esso richiede una presa di coscienza netta e precisa da parte di ciascuno. La nuova amministrazione comunale di una città aperta ospitale, europea, che stava riprendendo negli ultimi anni il ruolo che le spetta in ltalia e in Europa, con questo atto ha coscientemente oltraggiato e ferito una comunità ebraica che ha pagato per l'occupazione nazista uno dei prezzi più alti in Italia. Ha apposto così un segno razzista e regressivo allo stesso concetto di italianità, che si proponeva paradossalmente di onorare nella persona del Podestà di nomina nazista. Un'italianità che, nel suo difficile cammino in queste terre, ha avuto i suoi momenti più alti quando ha saputo nutrirsi di storie individuali e collettive diverse nel formare un'identità di alto profilo europeo, che ha saputo fornire contributi originali alla cultura nazionale e che potrebbe proporsi di offrire ben altri modelli di civiltà e di convivenza alle nuove democrazie dell'Europa centrorientale.

    --------------------------------------
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  3. #23
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    Il consigliere nazionale Pierre Zanin aderisce all'appello di "Olokaustos"

    "Olokaustos" è un'Associazione senza fine di lucro costituita a Venezia e attiva sul tema della memoria dell'Olocausto ebraico, della lotta alla discriminazione razziale e religiosa.

    ll primo gesto politico della nuova amministrazione comunale di Trieste guidata dal sindaco Dipiazza è stata la collocazione del ritratto del podestà Cesare Pagnini nella galleria dei primi cittadini del Comune di Trieste, in cui non era mai stato incluso. Pagnini, nominato dall'amministrazione nazista dell'Adriatisches Kuestenland, era uomo colto e avveduto, e perciò la sua adesione al razzismo, nell'impostazione culturale e nei comportamenti reali, fu cosciente, come già aveva dimostrato con la sua volontaria partecipazione, prima della guerra, alla commissione istituita dal fascismo dopo l'entrata in vigore delle leggi di discriminazione razziale, per epurare gli ebrei dall'Ordine degli avvocati. Nel corso della sua collaborazione con gli occupanti nazisti, anche nel terribile capitolo della Risiera di San Sabba, egli probabilmente contribuì a salvare qualcuno, ma non soccorse i più, e concorse ad apporre all'identità dell'ltalia il marchio infamante del razzismo. L'atto dell'amministrazione Dipiazza, che giunge al termine di una polemica ventennale, non può dunque essere considerato casuale frutto di sciatteria o di mera ignoranza, ne può essere circoscritto al rango di una controversia di carattere locale (anche a causa dell'impegno diretto dell'assessore alla Cultura, deputato ed esponente di rilievo nazionale di An): per il valore simbolico che ha nella memoria collettiva e nel delineare il futuro dell'identità italiana al confine orientale, esso richiede una presa di coscienza netta e precisa da parte di ciascuno. La nuova amministrazione comunale di una città aperta ospitale, europea, che stava riprendendo negli ultimi anni il ruolo che le spetta in ltalia e in Europa, con questo atto ha coscientemente oltraggiato e ferito una comunità ebraica che ha pagato per l'occupazione nazista uno dei prezzi più alti in Italia. Ha apposto così un segno razzista e regressivo allo stesso concetto di italianità, che si proponeva paradossalmente di onorare nella persona del Podestà di nomina nazista. Un'italianità che, nel suo difficile cammino in queste terre, ha avuto i suoi momenti più alti quando ha saputo nutrirsi di storie individuali e collettive diverse nel formare un'identità di alto profilo europeo, che ha saputo fornire contributi originali alla cultura nazionale e che potrebbe proporsi di offrire ben altri modelli di civiltà e di convivenza alle nuove democrazie dell'Europa centrorientale.

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  4. #24
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    Predefinito GAZZETTINO 6 settembre 2002

    Di scena il fronte vicentino nel 2° volume del suo diario della Grande Guerra

    Le avventure del ten. Baruzzi nelle trincee dell’Altipiano

    i Bepi Magrin

    È in libreria il secondo volume del diario di Aurelio Baruzzi ed è la parte che più interessa i cultori di storia della Grande Guerra sul territorio vicentino, poiché questa parte del diario del combattente romagnolo riguarda espressamente le esperienze vissute sull’Altipiano di Asiago e fino all’epilogo del Piave comprendendo anche la prigionia e la fuga del protagonista.
    È il diario-racconto della vita davvero movimentata di Baruzzi, un repubblicano figlio di artigiani che tuttavia si arruolò volontario - Brigata Pavia - all’inizio della guerra divenendo subito ufficiale e che già nel dicembre del 1915 aveva ottenuto la prima medaglia di bronzo.
    Baruzzi, proveniente dal fronte isontino dove aveva collaborato con gesta epiche alla conquista di Gorizia facendo da solo ben 200 prigionieri, e qui guadagnando la Medaglia d’Oro, giunge alfine sull’Altipiano di Asiago dove, tenente, è posto al comando di una compagnia di arditi con la quale compie altre gesta memorabili. Così, se nel primo volume è indimenticabile la scena del 19enne sottotenente che, appena entrato con quattro fanti nella galleria di Lucinico, cerca di incutere soggezione ai duecento soldati imperiali che gli si trovano davanti e lo fa a colpi di "boia d’un mond lèder...!" non potendo trovare nel suo repertorio linguistico e guerresco altro che il dialetto della sua Romagna, nella seconda parte del diario vi sono ancor più numerose avventure incredibili vissute per esempio alle Case di Roncalto sull’Altipiano e via via fino alle gesta epiche del Piave del giugno 1918. Fatto prigioniero nell’ultimo scorcio della guerra, compirà ancora tre rocamboleschi tentativi di fuga vivendo così in presa diretta, tra un campo e l’altro di prigionia, il dramma della dissoluzione dell’Impero asburgico.
    Molto stimolanti per noi vicentini le descrizioni dei luoghi visti in guerra dal romagnolo: «Un giorno sono salito in cima al Monte Cengio per vedere quella montagna che fu saldo baluardo della nostra difesa nel 1916. Le tracce della dura lotta che vi fu combattuta sono in gran parte scomparse. Il terreno roccioso e brullo è ora ricoperto soltanto in alcuni tratti da bassi cespugli e non lascia scorgere che alcune piccole croci di legno abbandonate e in gran parte in rovina. Ogni croce indica un militare morto e qualcuna anche un gruppo di caduti ignoti. Quassù vi sono formidabili trincee e ricche gallerie scavate nella roccia, abbondantemente fornite di reticolati che si intrecciano in varie direzioni... ora la posizione è formidabile: una vera fortezza, mentre nella passata offensiva si combattè allo scoperto dietro i massi e i cespugli o in qualsiasi buca o riparo che il terreno offriva...»
    La descrizione prosegue dettagliata ed incalzante toccando i luoghi ben noti dalle balze rocciose del Cengio al corso dell’Astico e al forte Corbin. Abbiamo così il quadro che videro esattamente i combattenti e che si estende fino a nord di Camporovere, a nordest di Asiago «... dove l’Assa chiuso tra le montagne dopo una stretta curva risale perpendicolarmente fino all’Ortigara...». Le descrizioni di Baruzzi si affiancano in qualche modo a quelle di Carlo Salsa nel suo Trincee , a quelle di Alfredo Graziani in Fanterie sarde all’ombra del tricolore e di Emilio Lussu in Un anno sull’Altipiano , ma la visione dei medesimi fatti è alquanto diversa, e rispecchia quella che è entrata profondamente nella memoria e nell’immaginario collettivo degli italiani.
    Qui infatti la vivezza dei racconti vissuti nel ruolo di soldato proviene dalla semplicità dei robusti valori civili acquisiti dal patrimonio culturale della società contadina e dalla calda umanità paesana che furono la vera forza etica di un’Italia in cui le masse ruirali assumevano solo allora pieni diritti di cittadini dello Stato.

    Aurelio Baruzzi, "Quel giorno a Gorizia - vol. 2° - Sull’Altipiano di Asiago, sul Piave, la prigionia e la fuga". Ed Paolo Gaspari Udine. Euro 15,00.

  5. #25
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    Predefinito GAZZETTINO 6 settembre 2002

    Di scena il fronte vicentino nel 2° volume del suo diario della Grande Guerra

    Le avventure del ten. Baruzzi nelle trincee dell’Altipiano

    i Bepi Magrin

    È in libreria il secondo volume del diario di Aurelio Baruzzi ed è la parte che più interessa i cultori di storia della Grande Guerra sul territorio vicentino, poiché questa parte del diario del combattente romagnolo riguarda espressamente le esperienze vissute sull’Altipiano di Asiago e fino all’epilogo del Piave comprendendo anche la prigionia e la fuga del protagonista.
    È il diario-racconto della vita davvero movimentata di Baruzzi, un repubblicano figlio di artigiani che tuttavia si arruolò volontario - Brigata Pavia - all’inizio della guerra divenendo subito ufficiale e che già nel dicembre del 1915 aveva ottenuto la prima medaglia di bronzo.
    Baruzzi, proveniente dal fronte isontino dove aveva collaborato con gesta epiche alla conquista di Gorizia facendo da solo ben 200 prigionieri, e qui guadagnando la Medaglia d’Oro, giunge alfine sull’Altipiano di Asiago dove, tenente, è posto al comando di una compagnia di arditi con la quale compie altre gesta memorabili. Così, se nel primo volume è indimenticabile la scena del 19enne sottotenente che, appena entrato con quattro fanti nella galleria di Lucinico, cerca di incutere soggezione ai duecento soldati imperiali che gli si trovano davanti e lo fa a colpi di "boia d’un mond lèder...!" non potendo trovare nel suo repertorio linguistico e guerresco altro che il dialetto della sua Romagna, nella seconda parte del diario vi sono ancor più numerose avventure incredibili vissute per esempio alle Case di Roncalto sull’Altipiano e via via fino alle gesta epiche del Piave del giugno 1918. Fatto prigioniero nell’ultimo scorcio della guerra, compirà ancora tre rocamboleschi tentativi di fuga vivendo così in presa diretta, tra un campo e l’altro di prigionia, il dramma della dissoluzione dell’Impero asburgico.
    Molto stimolanti per noi vicentini le descrizioni dei luoghi visti in guerra dal romagnolo: «Un giorno sono salito in cima al Monte Cengio per vedere quella montagna che fu saldo baluardo della nostra difesa nel 1916. Le tracce della dura lotta che vi fu combattuta sono in gran parte scomparse. Il terreno roccioso e brullo è ora ricoperto soltanto in alcuni tratti da bassi cespugli e non lascia scorgere che alcune piccole croci di legno abbandonate e in gran parte in rovina. Ogni croce indica un militare morto e qualcuna anche un gruppo di caduti ignoti. Quassù vi sono formidabili trincee e ricche gallerie scavate nella roccia, abbondantemente fornite di reticolati che si intrecciano in varie direzioni... ora la posizione è formidabile: una vera fortezza, mentre nella passata offensiva si combattè allo scoperto dietro i massi e i cespugli o in qualsiasi buca o riparo che il terreno offriva...»
    La descrizione prosegue dettagliata ed incalzante toccando i luoghi ben noti dalle balze rocciose del Cengio al corso dell’Astico e al forte Corbin. Abbiamo così il quadro che videro esattamente i combattenti e che si estende fino a nord di Camporovere, a nordest di Asiago «... dove l’Assa chiuso tra le montagne dopo una stretta curva risale perpendicolarmente fino all’Ortigara...». Le descrizioni di Baruzzi si affiancano in qualche modo a quelle di Carlo Salsa nel suo Trincee , a quelle di Alfredo Graziani in Fanterie sarde all’ombra del tricolore e di Emilio Lussu in Un anno sull’Altipiano , ma la visione dei medesimi fatti è alquanto diversa, e rispecchia quella che è entrata profondamente nella memoria e nell’immaginario collettivo degli italiani.
    Qui infatti la vivezza dei racconti vissuti nel ruolo di soldato proviene dalla semplicità dei robusti valori civili acquisiti dal patrimonio culturale della società contadina e dalla calda umanità paesana che furono la vera forza etica di un’Italia in cui le masse ruirali assumevano solo allora pieni diritti di cittadini dello Stato.

    Aurelio Baruzzi, "Quel giorno a Gorizia - vol. 2° - Sull’Altipiano di Asiago, sul Piave, la prigionia e la fuga". Ed Paolo Gaspari Udine. Euro 15,00.

  6. #26
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    http://www.inforegioni.rai.it/veneto.htm
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    con il TG3 Regionale


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  7. #27
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  8. #28
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    Predefinito IL GAZZETTINO Online 29 settembre 2002

    Nasce il gruppo Laico-Riformista

    ROVIGO

    Intesa tra il Nuovo Psi e il Partito repubblicano italiano
    anche in vista delle prospettive di evoluzione del quadro provinciale per le elezioni del 2004. I segretari provinciali Nello Chendi e Adino Rossi hanno infatti deciso di ridare visibilità all'area Laico-Riformista. In tal senso il gruppo misto di Palazzo Celio diventerà il gruppo Laico-Riformista Nuovo Psi-Pri. I consiglieri Domenico Romeo e Antonella Bertoli hanno assicurato il loro consenso e l'impegno di formalizzare il tutto nel prossimo Consiglio provinciale.

  9. #29
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    Predefinito IL RESTO DEL CARLINO 30 novembre 2002

    Alessandro Boniolo (Pri)
    eletto nel Consiglio nazionale

    ROVIGO - Alessandro Boniolo, tributarista rodigino, è il primo Repubblicano di Rovigo ad essere eletto membro del Consiglio Nazionale. «Un riconoscimento delle sue doti politiche che si erano manifestate già negli anni '90, quando aveva ricoperto incarichi di partito — scrive in una nota il segretario provinciale Adino Rossi — reggendo la segreteria della sezione cittadina 'Alberto Mario' per diversi anni. Aveva rappresentato l'Edera nella circoscrizione del centro storico». Dopo una pausa di riflessione, ha accolto l'invito rivoltogli dal segretario Rossi di riorganizzare i Repubblicani ed in breve tempo ha raggiunto gli obiettivi.
    Boniolo, è anche consigliere e tesoriere nazionale della Lapet (Libera associazione periti ed esperti tributari) e presidente a Rovigo del Baseball - Softball Club.

  10. #30
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    Riunione dei repubblicani della provincia di Treviso

    Ricostituita la Sezione cittadina intitolata a Giacomo Sandri

    MOGLIANO VENETO (Treviso) - Il giorno 20 novembre 2002 alle ore 20.45 si è riunita in Mogliano Veneto (TV) l'assemblea dei simpatizzanti repubblicani della provincia di Treviso.

    Nel corso dell'incontro, cui hanno partecipato il Responsabile provinciale del partito Pierre Zanin ed il membro di Direzione Nazionale nonché Commissario del partito regionale del Veneto Aldo Pagano, gli amici presenti sono stati informati del dibattito e delle conclusioni del recente Congresso del PRI tenutosi a Fiuggi e, dopo ampia discussione, hanno deciso di procedere alla costituzione della sezione del PRI di Treviso, intitolata alla memoria di Giacomo Sandri, recentemente scomparso.

    Al termine del dibattito, gli amici presenti e più precisamente:

    Bonato Lino, Castellani Lina, Iuele Giampaolo, La Malfa Salvatore, Pelà Bubola Alberto, Radini Giancarlo, Ronchin Alessandro, Squicciarini Nicola, Vesco Enrico, Zamattia Antonio, procedono alla nomina del Segretario.

    Viene nominato Segretario della sezione PRI "Giacomo Sandri" di Treviso l'amico Alessandro Ronchin.

    Nel suo discorso di insediamento il Segretario ha tracciato alcune linee di programma e progetto politico, sia in relazione all'attività della ricostituita Sezione Giacomo Sandri del PRI TREVIGIANO, sia in merito alla presenza del PRI, con il proprio simbolo, alle prossime scadenze elettorali nelle varie Amministrazioni Locali che si terranno nella prossima primavera.

    -------------------------------------------------------------------------------
    tratto dal sito web:
    http://www.pri.it

 

 
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