Dalla "Gazzetta del Sud" - 19 Aprile 2001 - Edizione di Reggio Calabria
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Luciana Sbarbati a Reggio Calabria
L'on. Sbarbati sui motivi dello strappo che ha dato vita ai Repubblicani europei
Non si può cancellare una storia ultracentenaria
Pino Toscano
«Una scelta difficile, dolorosa, ma assolutamente necessaria». L'on. Luciana Sbarbati definisce con queste parole lo strappo che si è consumato nel Pri dopo il congresso di Bari e che ha dato vita ai Repubblicani europei. E ora, dice, «siamo pronti ad una battaglia politica di dignità e di coerenza». Brucia ancora la decisione di La Malfa di schierarsi con la Casa delle libertà. Una decisione giudicata politicamente contro natura. Inevitabili perciò le conseguenze in quella parte del Pri che considera un valore storico la collocazione dei repubblicani nell'area di centrosinistra. Di quella componente, la Sbarbati è stata la sostenitrice più accesa, fino al punto di rottura: «Non potevano chiederci di rimanere assenti o strabici. E soprattutto non ci si poteva chiedere di cancellare la nostra storia». La “pasionaria” dell'edera, anzi delle cinque piccole edere che compongono il simbolo del nuovo soggetto politico, attacca duramente il segretario del Pri: «Ha svenduto il partito per assicurarsi la rielezione rifugiandosi sotto le insegne di Forza Italia e dietro le spalle di Tremonti». Applausi. La sala dell'Excelsior, affollata di candidati, amici e simpatizzanti, è calda. Al tavolo della presidenza, con Cangiamila, Cerra, Gatto, Laganà, Gangemi e Laratta, c'è anche Mimì Chirico, un pezzo di vita repubblicana della nostra città. Ci aveva pensato lui, con la sua passione di vecchio dirigente avvinto alle radici, a riscaldare la platea, non solo risvegliando i ricordi del passato ma puntando soprattutto sull'orgoglio del presente. E il presente, come scandisce Roberto Cangiamila, che proprio ieri ha rassegnato le sue dimissioni da assessore provinciale, è rappresentato dalla linea verde: «Nella nostra lista c'è il candidato più giovane in assoluto: diciott'anni da pochi mesi». Chirico si rammarica della scissione: «Quando si vive nella stessa casa per oltre mezzo secolo, la separazione è sempre un fatto triste». Ma non c'era altro da fare: «Il Pri doveva restare nel centrosinistra. Invece ha scelto di diventare satellite di Berlusconi e alleato di Rauti». Poi assicura pieno appoggio a Italo Falcomatà: «Il sindaco merita la riconferma. Ha amministrato la città con rigore morale, mettendo al bando le consorterie e i comitati di affari». Marco Minniti apprezza «il coraggio della scelta» di Luciana Sbarbati e considera la posizione di La Malfa frutto di un calcolo elettorale. Che non necessariamente deve rivelarsi indovinato. Il sottosegretario alla Difesa, infatti, ritiene che l'urna potrebbe riservare un'amara sorpresa a chi pensa di avere già vinto. Piuttosto, il centrosinistra «deve rivendicare con più orgoglio i risultati di governo». Un punto, dice Minniti, che stranamente finora non è stato utilizzato con la necessaria convinzione: «Ha ragione Luciana. Dobbiamo essere capaci di spiegare meglio ai cittadini cosa abbiamo fatto per il Paese in questa legislatura». Ai Repubblicani europei promette un impegno leale per l'oggi e dà un appuntamento per il futuro nella casa comune dei riformisti, «un grande progetto che ha radici in Italia e orizzonti europei». Italo Falcomatà confessa di essere stato scettico all'apparire sulla scena politica della nuova “edera”, ma di avere ben presto superato le sue riserve rendendosi conto dello spessore dell'iniziativa sotto il profilo della continuità con la tradizione repubblicana. E, al riguardo, il sindaco ricorda con una punta di civetteria di essere stato il biografo di Gaetano Sardiello, fondatore del Pri a Reggio nel 1907. Il pensiero va poi alla svolta amministrativa del 1993, che diede luogo alla cosiddetta “Giunta del sindaco”, per sottolineare che l'inizio di quella esperienza fu possibile anche grazie al contributo di due repubblicani come Pino Simonetta e Franco Azzarà. «Appena un anno prima avevamo avuto una gestione commissariale che era stata una tragedia. Volevamo allontanare la ulteriore umiliazione del commissario». Così fu. Il resto è storia di questi anni.




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