



Ultima modifica di Eridano; 09-09-09 alle 12:27
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.






Ultima modifica di Eridano; 09-09-09 alle 12:38
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


E sicuramente non erano di stirpe italica,probabilmente erano della stessa famiglia dei veneti descritti da Tacito,visto che ormai gli studiosi concordano sul fatto che siano scesi in Veneto dalle sponde del Baltico nella zona che stà tra la Germania nord orientale e la Polonia,Tacito li considerava germanici.
Ma non dubito che lupus mi dimostrerà che erano calabresi.




Ultima modifica di Eridano; 09-09-09 alle 12:47
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Duxlupus non dimostra alcunché; è solo un provocatore e come tale va segato a vista. Su questo forum.
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Chiedo venia, ma Arminio, non era per caso quel tipo che a lungo fu Generale dell'Esercito Romano e che per vincere dovette applicare le stesse tecniche ed addestramento bellico della Legione?
Mein Gott! Ma per vincere Arminio si è dovuto terronizzare di brutto!
Altra domanda, ma è lo stesso Armino ucciso dai suoi subalterni?
Annali - Tacito" Ricevo presso gli storici e i senatori contemporanei agli eventi che in Senato fu letta una lettera di Adgandestrio, capo dei Catti, con la quale prometteva la morte di Arminio se gli fosse stato inviato un veleno atto all'assassinio. Gli fu risposto che il popolo romano si vendicava dei suoi nemici non con la frode o con trame occulte, ma apertamente e con le armi [...] del resto Arminio, aspirando al regno mentre i romani si stavano ritirando a seguito della cacciata di Maroboduo, ebbe a suo sfavore l'amore per la libertà del suo popolo, e assalito con le armi mentre combatteva con esito incerto, cadde tradito dai suoi collaboratori. Indubbiamente fu il liberatore della Germania, uno che ingaggiò guerra non a un popolo romano ai suoi inizi, come altri re e comandanti, ma a un Impero nel suo massimo splendore. Ebbe fortuna alterna in battaglia, ma non fu vinto in guerra. Visse trentasette anni e per dodici fu potente. Anche ora è cantato nelle saghe dei barbari, ignorato nelle storie dei greci che ammirano solo le proprie imprese, da noi romani non è celebrato ancora come si dovrebbe, noi che mentre esaltiamo l'antichità non badiamo ai fatti recenti "
Preferisco di no.