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Risultati da 31 a 40 di 43
  1. #31
    Super Troll
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Ma perché, ho votato Berlusconi?

    Originally posted by Diabolik


    6 boy scout siciliani e 2 vescovi rappresentano 'i boyscout' e 'i vescovi' ?


    BUUUUUUUUUUUUM

    Comunque la mia risposta a Rosselli è ben altra, è inutile piagnucolare che ti danno del terrorista, se i tuoi amici danno del mafioso all'avversario...

    siete voi sinistri che alimentate lo scontro, siete completamente fuori di testa dalla sconfitta elettorale, se continuate così prima o poi si arriverà anche allo scontro fisico in piazza...
    =======
    vedo che ne avete una voglia pazza........come ho già detto altrove i fischi a teatro vengono accettati... i fischi nel teatrino della politica li chiamate odio e intolleranza.....
    quando vi renderete conto che se bagliate e fate cazzate riceverete solso fischi????
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  2. #32
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito

    Originally posted by Franci
    Mio padre, ex missino, ha subito il bello e il cattivo tempo dei giudici di sinistra (anzi, a quei tempi era ancora possibile chiamarli per quello che erano e sono: comunisti) ben prima che arrivasse Berlusconi.
    Ha assistito a vergognose indagini svolte all'interno dell'MSI senza che PCI e PSI venissero minimamente toccati. E anche a peggio: gente del suo partito che veniva rincorsa dalla giustizia per anni, con processi eterni e diffamazioni. Anche anni di galera. Nell'indifferenza generale. Questa gente aveva ragioni e torti. L'MSI non mi è mai piaciuto per le sue idee e la sua azione politica, ma ho ammirato nel profondo coloro che vi militavano per lo spirito di sacrificio. Inseguire un ideale e sopportare vere e proprie persecuzioni giudiziarie, trovare nella fedeltà alla propria causa la forza per proseguire. Anche se la giustizia non funziona.
    Le cose sono cambiate? Pochissimo. I giudici e i magistrati RIMANGONO DI SINISTRA.
    Non c'è "ma" che tenga: è un fatto alla luce del sole. Magistratura Democratica, corrente largamente maggioritaria, continua a muoversi in modo scandalosamente partigiano.
    Che Berlusconi abbia subito persecuzioni giudiziarie non c'entra. Questa legge va contro qualsiasi pregiudizio di parte. Colpisce chi intende sacrificare la verità ai propri luridi interessi. Ecco perchè certi personaggi la temono così tanto.

    C&C
    Franci
    Hai meno di vent'anni e parli come un anziano, che ha visto tutto della vita. Il vittimismo dei "poveri missini perseguitati dai giudici comunisti" e' una barzelletta. Ti potrei raccontare decine di episodi in senso contrario. Di sicuro la politica si e' sempre messa in mezzo al lavoro dei giudici.

  3. #33
    Diabolik
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Ma perché, ho votato Berlusconi?

    Originally posted by cciappas

    =======
    vedo che ne avete una voglia pazza........come ho già detto altrove i fischi a teatro vengono accettati... i fischi nel teatrino della politica li chiamate odio e intolleranza.....
    quando vi renderete conto che se bagliate e fate cazzate riceverete solso fischi????
    Nessuna voglia pazza, solo una semplice constatazione, che non si riferisce all'episodio particolare dei fischi, ma al clima generale...

  4. #34
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Ma perché, ho votato Berlusconi?

    Originally posted by Diabolik


    Esattamente come quelle di diversi sinistri che danno dei mafiosi ai sostenitori della CDL....
    Almeno noi circostanziamo le accuse di favorire la mafia (Recalbutoland : Dissalatori : Micciche' : ) *volontariamente o no, non mi interessa* con dati, ipotesi. Voi date dei terroristi perfino a Dini in Parlamento, gia' Rutelli e' un pericoloso estremista... bla bla, ma senza contenuto.

  5. #35
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    Originally posted by Ichthys
    Quando hai smaltito la sbornia riscrivi il messaggio, può darsi che qualcuno riuscirà a trarre un po' di senso dai tua delirante retorica.
    Ecco quali sono le argomentazioni degli ascari di Berlusconi e degli "utili idioti" che stanno virtualmente al suo seguito. Già, perchè ancora oggi, dopo le promesse elettorali non mantenute, c'è ancora chi lo giustifica e inconsapevolmente fa il suo gioco.
    Ogni critica verso il padrone suscita in queste persone reazioni abnormi, sgangherate, inaccettabili per chiunque abbia il senso delle istituzioni. L'ultimo sovrano per fortuna, ancora oggi resta il corpo elettorale, (non so se avremo questa possibilità fra qualche anno), che nonostante le suggestioni mediatiche realizzate con materiali eterogenei e speciosi mantiene viva la sua capacità di scelta. Diecimila persone sono andate in piazza a manifestare il proprio senso di vergogna, la propria indignazione per una legge che salva gli interessi del padrone di forza italia e che costituisce la negazione delle regole dell'alternanza, disprezza le reazioni popolari e la scelta dei cittadini alle urne. Mai si era vista tanta velocità nell'approvazione di una legge, vedi la legge sulla scuola ancora arenata in parlamento. La rappresentazione oscena dell'1 agosto in Senato e la negazione della legittimità della pubblica opinione coincide con una concezione squadristica della politica e con la mancanza della lealtà costituzionale che è un tradimento alla nazione.

  6. #36
    Hanno assassinato Calipari
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    Originally posted by Avanguardista




    RICORDARE!

    onore ai camerati caduti sotto i colpi del sistema!!!
    Faceva freddo a Milano
    il 18 marzo 1978, e il
    centro era intasato di
    auto della polizia e dei
    carabinieri: lampeggianti
    accesi, posti di blocco, mitra
    spianati. Due giorni prima a Roma
    era stato rapito Aldo Moro, e la macchina
    dello Stato sembrava impegnato
    in una buffa parodia di efficienza e
    «pronta risposta alla sfida brigatista»,
    come promesso dal ministro dell’Interno
    Francesco Cossiga. Ma non c’erano
    sirene e poliziotti al Casoretto,
    quartiere di periferia. Solo persiane
    sbarrate a tener fuori lo smog e televisori
    accesi, in attesa del tg delle 20.
    A quell’ora Fausto Tinelli e Iaio
    Iannucci camminano lungo via Mancinelli,
    stretti nei paltò. Chiacchierano,
    e il freddo forma nuvolette di
    vapore davanti alle loro bocche. Hanno
    trascorso un pomeriggio tranquillo:
    Lorenzo in piazza Duomo insieme
    alla sua ragazza, Fausto al Parco Lambro
    con gli amici. Mezz’ora prima si
    sono incontrati alla “Crota Piemunteisa”,
    un bar-trattoria di fronte al
    centro sociale Leoncavallo, e ora si
    dirigono verso casa di Fausto, in via
    Montenevoso 9, per l’appuntamento
    del sabato col risotto di mamma
    Danila. L’edicolante all’angolo tra
    via Casoretto e via Mancinelli li vede
    fermarsi davanti alle edizioni
    straordinarie dei giornali, a commentare
    i titoli sul sequestro Moro.
    Sono ragazzi come oggi ce ne sono
    sempre meno, Fausto e Iaio: attenti al
    mondo intorno a loro, impegnati nel
    quartiere. Negli ultimi mesi hanno
    lavorato ad un dossier sullo spaccio
    di droga al Casoretto.
    All’altezza dell’Anderson School
    di via Mancinelli ci sono tre persone
    infagottate in trench bianchi. Una
    signora, Marisa Biffi, vede Fausto e
    Iaio fermi alla loro altezza. Ecco il suo
    racconto, tratto dal libro Fausto e Iaio,
    di Daniele Biacchessi, uno dei tanti
    giornalisti che hanno tentato di ricostruire
    il delitto: «Tre ragazzi sono in
    piedi sul marciapiede, a 5-6 metri da
    me. Contemporaneamente un altro
    giovane è leggermente piegato e si
    comprime lo stomaco con entrambe
    le mani. Odo tre colpi attutiti che lì
    per lì sembrano petardi. I tre giovani
    sul marciapiede scappano velocemente
    mentre quello che è piegato su
    se stesso cade a terra. Mi avvicino al
    giovane caduto... Subito oltre il suo
    corpo, a un paio di metri, il corpo di
    questo ragazzo che prima non avevo
    visto né in piedi né a terra. Nessuno
    dei due ragazzi pronuncia un parola...
    Altrettanto fanno gli assassini che
    fuggono nel silenzio, avviandosi verso
    via Leoncavallo. Noto che il giovane
    con l’impermeabile ha un sacchetto
    che sembra di cellophane
    bianco in mano».
    Dalla testimonianza si
    deduce che gli assassini
    sono professionisti:
    agiscono rapidamente,
    non dicono un parola,
    raccolgono i bossoli nel sacchetto di
    plastica che la signora Biffi ha visto
    nelle mani di uno dei killer. A sparare
    otto o nove volte è stata una Beretta
    80 calibro 7,65, arma leggera e agile,
    ideale per colpire da vicino. Prima è
    caduto Fausto, colpito all’addome, al
    torace, al braccio destro e ai lombi.
    Poi è toccato a Lorenzo: torace, ascella
    destra, inguine, fianco destro.

    Dopo l’omicidio, il gruppetto di
    sparisce nel nulla. L’indomani un
    funzionario della Questura parla con
    cronisti: «E’ chiaro, si tratta di una
    faida tra gruppi della nuova sinistra, o
    inerente al traffico di stupefacenti».
    scientifica fa circolare la voce che
    l’assassino abbia sparato con una
    pistola calibro 32. «E’ un’ipotesi tirata
    per i capelli, come del resto quasi
    tutte quelle formulate - scrive L’Unità
    C’è almeno un elemento certo nelle
    indagini sulla barbara uccisione di
    Lorenzo Iannucci e Fausto Tinelli. I
    killer per uccidere hanno usato pistole
    automatiche avvolte in sacchetti di
    plastica».
    L’articolo è firmato da Mauro
    Brutto. Non ancora trentenne, Brutto
    il prototipo di una specie oggi in
    estinzione, il cronista di nera. La
    Milano di quegli anni, splendidamente
    raccontata da Scerbanenco,
    gli offre mille spunti di lavoro. Ma
    Brutto è anche un uomo di sinistra, e
    nella morte di Fausto e Iaio vede chiaramente
    la mano della destra milanese.
    Ne parla mesi dopo il delitto
    con Danila, la mamma di Fausto:
    «Mauro venne a casa mia - ha raccontato
    la donna - si stava occupando
    del connubio tra trafficanti di eroina,
    fascisti milanesi e romani, apparati
    dello Stato; mi disse che la verità
    su Fausto e Iaio non era chiara».
    Per mesi Mauro Brutto raccoglie
    elementi sul delitto di Via Mancinelli.
    In novembre qualcuno gli spara tre
    colpi di pistola senza colpirlo. Pochi
    giorni dopo il giornalista mostra una
    parte del suo lavoro ad un colonnello
    dei carabinieri. Il 25 novembre, dopo
    cena, Brutto ha appuntamento con
    una sua fonte. Lo vedono entrare in
    un bar di via Murat, comprare due
    pacchi di Gauloise, uscire, attraversare
    la strada. A metà della carreggiata
    si ferma per far passare una 127 rossa.
    In senso inverso arriva una Simca
    1100 bianca, lo investe e scappa.
    «La Simca sembrava puntare sul
    pedone», dirà nel corso della rapida
    inchiesta l’uomo a bordo dell’altra
    auto, la 127. Sparisce il borsello di
    Brutto, pieno di carte, forse trascinato
    dalle auto in corsa. Lo ritrovano
    qualche ora dopo in una via vicina,
    vuoto.
    Ci sono elementi sufficienti per
    fare ipotesi, ma non per evitare che la
    morte di quel bravo cronista sia
    archiviata come incidente, mentre
    prosegue l’inchiesta su Fausto e Iaio.
    Dopo il delitto sono arrivate alcune
    rivendicazioni di ambienti di estrema
    destra. La più credibile appartiene
    all’Esercito nazionale rivoluzionario
    - brigata combattente Franco
    Anselmi. Anselmi era un neofascista
    romano, morto dodici giorni prima
    dell’omicidio di Fausto e Iaio, mentre
    tentava di rapinare un’armeria della
    capitale. Tra i camerati del gruppo di
    Anselmi c’è Massimo Carminati, il
    guascone senza paura che svolge i
    lavori sporchi per conto della banda
    della Magliana, la più potente organizzazione
    criminale romana, e ha
    rapporti con i servizi deviati. Tra le
    molte cose, Carminati è stato accusato
    di aver ucciso Carmine Pecorelli ed
    ha lavorato con due ufficiali del Sismi
    a un tentativo di depistaggio dell’inchiesta
    sulla strage di Bologna...
    Dopo anni d’indagine, Carminati
    sarà prosciolto per l’omicidio di Fausto
    e Iaio insieme ai camerati Claudio
    Bracci e Mario Corsi. Nei loro confronti
    ci sono alcuni indizi e le dichiarazioni
    dei pentiti, ma niente che si
    tramuti in prove certe. Del gruppo,
    oggi il più famoso è Corsi. Lo chiamano
    Marione, ed è il conduttore di una
    popolare trasmissione calcistica sulla
    Roma, in onda su “Radio Incontro”.
    Cliccando sul suo sito internet ci si
    trova davanti ad un volto aperto e sorridente
    che incornicia due occhi gelidi.
    Ma è davvero un esercizio inutile,
    a distanza di tanti anni, cercare di rintracciare
    su quel viso i segni dell’uomo
    che Mario Corsi è stato, e di quello
    che ha fatto o non ha fatto.
    Resta invece una
    domanda: perché Fausto
    e Iaio? Due ragazzi
    come tanti, di sinistra
    ma senza strette appartenenze.
    Più politicamente in vista
    di loro, a Milano, vi sono migliaia di
    persone. Si è parlato molto del dossier
    sulla droga cui i due ragazzi
    avevano collaborato, ma quel lavoro,
    una rigorosa analisi dello spaccio
    milanese, non contiene rivelazioni
    di alcun tipo.
    E allora bisogna fermarsi su una
    coincidenza, come ha fatto recentemente
    Aldo Giannuli, consulente
    della commissione Stragi: i due
    ragazzi vengono ammazzati cinquantasei
    ore dopo il sequestro
    Moro, e Fausto Tinelli abita in via
    Montenevoso 9, dirimpetto al covo
    dei misteri brigatisti, quello in cui
    sarà custodito il memoriale di Moro.
    Dalla stanza di Fausto alla finestra del
    covo brigatista ci sono meno di dieci
    metri, e in quell’ambiente il ragazzo
    del Casoretto passa buona parte delle
    sue giornate, a leggere e ascoltare
    musica. Se esiste un misterioso legame
    tra il sequestro Moro e il duplice
    delitto di Milano, bisogna dare atto ai
    registi della trama di aver fornito
    anche la controprova: nel 1981 in
    provincia di Roma venne ucciso il
    capitano di polizia Francesco
    Straullu, e il delitto fu rivendicato
    dal nucleo fascista che si rifaceva a
    Franco Anselmi. Il fatto è che anche
    il nome di Straullu riporta al caso
    Moro: il capitano aveva indagato
    sul famoso borsello trovato nel
    1979 in un taxi romano, e carico di
    “simboli” riferiti a Moro e al giornalista
    Pecorelli. Coincidenza per
    coincidenza, Carminati è stato
    indagato e prosciolto anche per l’omicidio
    Pecorelli. L’autore di quel
    delitto, chiunque fosse, indossava
    un trench bianco. Come i carnefici di
    Fausto e Iaio.

  7. #37
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Ma perché, ho votato Berlusconi?

    Originally posted by Diabolik


    6 boy scout siciliani e 2 vescovi rappresentano 'i boyscout' e 'i vescovi' ?


    BUUUUUUUUUUUUM

    Comunque la mia risposta a Rosselli è ben altra, è inutile piagnucolare che ti danno del terrorista, se i tuoi amici danno del mafioso all'avversario...

    siete voi sinistri che alimentate lo scontro, siete completamente fuori di testa dalla sconfitta elettorale, se continuate così prima o poi si arriverà anche allo scontro fisico in piazza...
    Perche' non fai fare un sondaggio a Datamedia?

    L'arroganza da potere assoluto vi sta dando alla testa, un branco di estremisti al governo...

  8. #38
    Diabolik
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Ma perché, ho votato Berlusconi?

    Originally posted by yurj


    Perche' non fai fare un sondaggio a Datamedia?

    L'arroganza da potere assoluto vi sta dando alla testa, un branco di estremisti al governo...
    Da quando c'è la CDL al governo, gli unici estremisti si sono visti in strada a Genova.

    Poi, chissà perchè, hanno smesso di frequentare le piazze in modo violento.... potenza della persuasione.....

  9. #39
    Avanguardista
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by yurj


    Faceva freddo a Milano
    il 18 marzo 1978, e il
    centro era intasato di
    auto della polizia e dei
    carabinieri: lampeggianti
    accesi, posti di blocco, mitra
    spianati. Due giorni prima a Roma
    era stato rapito Aldo Moro, e la macchina
    dello Stato sembrava impegnato
    in una buffa parodia di efficienza e
    «pronta risposta alla sfida brigatista»,
    come promesso dal ministro dell’Interno
    Francesco Cossiga. Ma non c’erano
    sirene e poliziotti al Casoretto,
    quartiere di periferia. Solo persiane
    sbarrate a tener fuori lo smog e televisori
    accesi, in attesa del tg delle 20.
    A quell’ora Fausto Tinelli e Iaio
    Iannucci camminano lungo via Mancinelli,
    stretti nei paltò. Chiacchierano,
    e il freddo forma nuvolette di
    vapore davanti alle loro bocche. Hanno
    trascorso un pomeriggio tranquillo:
    Lorenzo in piazza Duomo insieme
    alla sua ragazza, Fausto al Parco Lambro
    con gli amici. Mezz’ora prima si
    sono incontrati alla “Crota Piemunteisa”,
    un bar-trattoria di fronte al
    centro sociale Leoncavallo, e ora si
    dirigono verso casa di Fausto, in via
    Montenevoso 9, per l’appuntamento
    del sabato col risotto di mamma
    Danila. L’edicolante all’angolo tra
    via Casoretto e via Mancinelli li vede
    fermarsi davanti alle edizioni
    straordinarie dei giornali, a commentare
    i titoli sul sequestro Moro.
    Sono ragazzi come oggi ce ne sono
    sempre meno, Fausto e Iaio: attenti al
    mondo intorno a loro, impegnati nel
    quartiere. Negli ultimi mesi hanno
    lavorato ad un dossier sullo spaccio
    di droga al Casoretto.
    All’altezza dell’Anderson School
    di via Mancinelli ci sono tre persone
    infagottate in trench bianchi. Una
    signora, Marisa Biffi, vede Fausto e
    Iaio fermi alla loro altezza. Ecco il suo
    racconto, tratto dal libro Fausto e Iaio,
    di Daniele Biacchessi, uno dei tanti
    giornalisti che hanno tentato di ricostruire
    il delitto: «Tre ragazzi sono in
    piedi sul marciapiede, a 5-6 metri da
    me. Contemporaneamente un altro
    giovane è leggermente piegato e si
    comprime lo stomaco con entrambe
    le mani. Odo tre colpi attutiti che lì
    per lì sembrano petardi. I tre giovani
    sul marciapiede scappano velocemente
    mentre quello che è piegato su
    se stesso cade a terra. Mi avvicino al
    giovane caduto... Subito oltre il suo
    corpo, a un paio di metri, il corpo di
    questo ragazzo che prima non avevo
    visto né in piedi né a terra. Nessuno
    dei due ragazzi pronuncia un parola...
    Altrettanto fanno gli assassini che
    fuggono nel silenzio, avviandosi verso
    via Leoncavallo. Noto che il giovane
    con l’impermeabile ha un sacchetto
    che sembra di cellophane
    bianco in mano».
    Dalla testimonianza si
    deduce che gli assassini
    sono professionisti:
    agiscono rapidamente,
    non dicono un parola,
    raccolgono i bossoli nel sacchetto di
    plastica che la signora Biffi ha visto
    nelle mani di uno dei killer. A sparare
    otto o nove volte è stata una Beretta
    80 calibro 7,65, arma leggera e agile,
    ideale per colpire da vicino. Prima è
    caduto Fausto, colpito all’addome, al
    torace, al braccio destro e ai lombi.
    Poi è toccato a Lorenzo: torace, ascella
    destra, inguine, fianco destro.

    Dopo l’omicidio, il gruppetto di
    sparisce nel nulla. L’indomani un
    funzionario della Questura parla con
    cronisti: «E’ chiaro, si tratta di una
    faida tra gruppi della nuova sinistra, o
    inerente al traffico di stupefacenti».
    scientifica fa circolare la voce che
    l’assassino abbia sparato con una
    pistola calibro 32. «E’ un’ipotesi tirata
    per i capelli, come del resto quasi
    tutte quelle formulate - scrive L’Unità
    C’è almeno un elemento certo nelle
    indagini sulla barbara uccisione di
    Lorenzo Iannucci e Fausto Tinelli. I
    killer per uccidere hanno usato pistole
    automatiche avvolte in sacchetti di
    plastica».
    L’articolo è firmato da Mauro
    Brutto. Non ancora trentenne, Brutto
    il prototipo di una specie oggi in
    estinzione, il cronista di nera. La
    Milano di quegli anni, splendidamente
    raccontata da Scerbanenco,
    gli offre mille spunti di lavoro. Ma
    Brutto è anche un uomo di sinistra, e
    nella morte di Fausto e Iaio vede chiaramente
    la mano della destra milanese.
    Ne parla mesi dopo il delitto
    con Danila, la mamma di Fausto:
    «Mauro venne a casa mia - ha raccontato
    la donna - si stava occupando
    del connubio tra trafficanti di eroina,
    fascisti milanesi e romani, apparati
    dello Stato; mi disse che la verità
    su Fausto e Iaio non era chiara».
    Per mesi Mauro Brutto raccoglie
    elementi sul delitto di Via Mancinelli.
    In novembre qualcuno gli spara tre
    colpi di pistola senza colpirlo. Pochi
    giorni dopo il giornalista mostra una
    parte del suo lavoro ad un colonnello
    dei carabinieri. Il 25 novembre, dopo
    cena, Brutto ha appuntamento con
    una sua fonte. Lo vedono entrare in
    un bar di via Murat, comprare due
    pacchi di Gauloise, uscire, attraversare
    la strada. A metà della carreggiata
    si ferma per far passare una 127 rossa.
    In senso inverso arriva una Simca
    1100 bianca, lo investe e scappa.
    «La Simca sembrava puntare sul
    pedone», dirà nel corso della rapida
    inchiesta l’uomo a bordo dell’altra
    auto, la 127. Sparisce il borsello di
    Brutto, pieno di carte, forse trascinato
    dalle auto in corsa. Lo ritrovano
    qualche ora dopo in una via vicina,
    vuoto.
    Ci sono elementi sufficienti per
    fare ipotesi, ma non per evitare che la
    morte di quel bravo cronista sia
    archiviata come incidente, mentre
    prosegue l’inchiesta su Fausto e Iaio.
    Dopo il delitto sono arrivate alcune
    rivendicazioni di ambienti di estrema
    destra. La più credibile appartiene
    all’Esercito nazionale rivoluzionario
    - brigata combattente Franco
    Anselmi. Anselmi era un neofascista
    romano, morto dodici giorni prima
    dell’omicidio di Fausto e Iaio, mentre
    tentava di rapinare un’armeria della
    capitale. Tra i camerati del gruppo di
    Anselmi c’è Massimo Carminati, il
    guascone senza paura che svolge i
    lavori sporchi per conto della banda
    della Magliana, la più potente organizzazione
    criminale romana, e ha
    rapporti con i servizi deviati. Tra le
    molte cose, Carminati è stato accusato
    di aver ucciso Carmine Pecorelli ed
    ha lavorato con due ufficiali del Sismi
    a un tentativo di depistaggio dell’inchiesta
    sulla strage di Bologna...
    Dopo anni d’indagine, Carminati
    sarà prosciolto per l’omicidio di Fausto
    e Iaio insieme ai camerati Claudio
    Bracci e Mario Corsi. Nei loro confronti
    ci sono alcuni indizi e le dichiarazioni
    dei pentiti, ma niente che si
    tramuti in prove certe. Del gruppo,
    oggi il più famoso è Corsi. Lo chiamano
    Marione, ed è il conduttore di una
    popolare trasmissione calcistica sulla
    Roma, in onda su “Radio Incontro”.
    Cliccando sul suo sito internet ci si
    trova davanti ad un volto aperto e sorridente
    che incornicia due occhi gelidi.
    Ma è davvero un esercizio inutile,
    a distanza di tanti anni, cercare di rintracciare
    su quel viso i segni dell’uomo
    che Mario Corsi è stato, e di quello
    che ha fatto o non ha fatto.
    Resta invece una
    domanda: perché Fausto
    e Iaio? Due ragazzi
    come tanti, di sinistra
    ma senza strette appartenenze.
    Più politicamente in vista
    di loro, a Milano, vi sono migliaia di
    persone. Si è parlato molto del dossier
    sulla droga cui i due ragazzi
    avevano collaborato, ma quel lavoro,
    una rigorosa analisi dello spaccio
    milanese, non contiene rivelazioni
    di alcun tipo.
    E allora bisogna fermarsi su una
    coincidenza, come ha fatto recentemente
    Aldo Giannuli, consulente
    della commissione Stragi: i due
    ragazzi vengono ammazzati cinquantasei
    ore dopo il sequestro
    Moro, e Fausto Tinelli abita in via
    Montenevoso 9, dirimpetto al covo
    dei misteri brigatisti, quello in cui
    sarà custodito il memoriale di Moro.
    Dalla stanza di Fausto alla finestra del
    covo brigatista ci sono meno di dieci
    metri, e in quell’ambiente il ragazzo
    del Casoretto passa buona parte delle
    sue giornate, a leggere e ascoltare
    musica. Se esiste un misterioso legame
    tra il sequestro Moro e il duplice
    delitto di Milano, bisogna dare atto ai
    registi della trama di aver fornito
    anche la controprova: nel 1981 in
    provincia di Roma venne ucciso il
    capitano di polizia Francesco
    Straullu, e il delitto fu rivendicato
    dal nucleo fascista che si rifaceva a
    Franco Anselmi. Il fatto è che anche
    il nome di Straullu riporta al caso
    Moro: il capitano aveva indagato
    sul famoso borsello trovato nel
    1979 in un taxi romano, e carico di
    “simboli” riferiti a Moro e al giornalista
    Pecorelli. Coincidenza per
    coincidenza, Carminati è stato
    indagato e prosciolto anche per l’omicidio
    Pecorelli. L’autore di quel
    delitto, chiunque fosse, indossava
    un trench bianco. Come i carnefici di
    Fausto e Iaio.


    embe....io non ho detto che i fascisti non hanno mai ammazzato...io ho chiesto solo un po di rispetto per i tanti martiri missini...ricordando a voi comunisti che gli assassini di tanti camerati sono ancora in giro e hanno scontato quasi neanche 5 anni di prigione..........ma tanto, io sono sicuro che sei d'accordo con la frase "uccidere un fascista non è reato"..


    saluti fascisti!!!!

  10. #40
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Ma perché, ho votato Berlusconi?

    Originally posted by Libero

    tranqui! non vi sto dando degli assassini!
    sto solo dicendo che la sinistra si sta spostando su posizioni alquanto estremiste che personalmente giudico anche pericolose.
    Mulla a che fare con le BR, ci mancherebbe altro!!! ma è un dato di fatto che il clima di intolleranza e di odio che cresce a sinistra alla fin fine finisce per creare un terreno fertile per il terrorismo!
    Quando si parla di regime, di governo autoritario, di fascismo e di mafia che sta al governo, finisce che qualcuno ci crede e si sente legoittimato a prendere le armi e sparare!
    Pensateci un pò!!
    e imparate, anzi IMPARIAMO, a rispettare chi ha idee diverse!!

    Speravo che in un impeto di onesta intellettuale ti seresti accorto di averla sparata troppo grossa. Ma non per tutti è facile ammettere per una volta di essere andato sopra le righe.
    Sarà per un'altra volta.

    Non riesco a capire perchè fare delle pacifiche manifastazioni di dissenso crea odio e intolleranza...boh!! Intollerante è l'atteggiamento della destra che non sopporta che qualcuno possa dissentire dalle sue idee. Il dileggio dei cittadini che manifestano non è proprio un segno di tolleranza democratica..anzi ne è l'opposto.

    Ricordo che quando era al governo il centro-sinistra, la destra fece molte manifestazioni, ma nessuno delll'Ulivo dileggiò i manifestanti. Le manifestazioni di dissenso fanno parte della democrazia è un momento nel qualòe anche i cittadini partecipano alla vita politica del paese. E quando i cittadini partecipano alla vita pubblica è un fatto positivo per la democrazia.

    Poi se non se ne condividono le idee è la democrazia che impone il rispetto di ciò che non si condivide.

    Prendere il pacifico dissenso come violenza o intolleranza...questo è pericoloso e delegittima i cittadini nel loro diritto a manifestare le proprie opinioni.

    - Sinceramente questo lamentarsi per qualcuno che ha chiamato regime o per il "patto scellerato" pronunciato da Cofferati...

    Non ricordo nessuno di destra stracciarsi le vesti quanco Berlusconi disse "che scendeva in campo per salvare l'Italia da un fututo governato dalla sinistra illiberale"

    O quando perse le elezioni nel 1996 diesse che c'erano stati i brogli elettorali delegittimando la vittoria dell'Ulivo. Oppure quando parlava di regime dell'Ulivo o parlada d'alema come abusivo.

    Per non parlare della Lega e della Padania...proprio ieri c'era unn titolo che definiva il centrosinistra "Nazista".


    Non mi pare il caso che possiate permettervi lezioni di bon-ton

 

 
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