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Discussione: Ricchezza E Morale

  1. #41
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    Predefinito Come distorcere la realtà

    Originally posted by Paleo
    Scrive il pasquino:
    <<Esattamente come faremmo, da condomino ,quando trovassimo ad esempio sgradito ai condomini un amministratore di condominio.
    Se non vogliamo rieleggere un inetto od un ladro ci dovremmo dare da fare per trovare chi sappia svolgere adeguatamente il compito di amministratore del nostro bene comune: il condominio. Che fosse riconosciuto valido anche da tutti gli altri condomini e quindi eletto. >>

    Per giustificare la democrazia, il pasquino fa spesso il paragone con il condominio, che però non regge affatto, per molti motivi:

    1) L'amministratore condominiale è veramente un mandatario, e non può in alcun modo deviare dalla procura ricevuta. Il rappresentante parlamentare invece agisce senza mandato imperativo, e in pratica può fare quello che vuole.

    2) In un condominio non vige la regola democratica un uomo un voto, perchè solo i proprietari hanno voce in capitolo. Al limite, se uno solo è proprietario del palazzo residenziale, non c'è condominio e decide tutto lui (naturalmente per attirare inquilini dovrà gestire al meglio l'edificio). Inoltre molte decisioni, come quelle riguardanti le proprietà non in comune, sono vietate all'assemblea condominiale; e per molte altre decisioni occorrono maggioranze qualificate dei millesimi di proprietà. Al limite, il paragone col condominio regge molto di più con lo stato minimo proposto dai liberali di un tempo (Locke, Kant), in cui avevano diritto di voto solo i proprietari terrieri, e non i nullatenenti.

    3) In un condominio io sono realmente proprietario di una quota della proprietà, che nessuno mi può togliere. In democrazia invece io non sono affatto proprietario di una quota della proprietà pubblica. I reali proprietari sono proprio gli amministratori. Infatti, aldilà della definizione formale, che ha poca importanza, proprietario reale di un bene è colui che a) ne decide i modi di utilizzazione; b) ne fa propri i frutti della gestione.

    Se ad esempio io fossi veramente proprietario di una quota dei beni pubblici, allora avrei diritto, come ogni azionista, a vendere la mia quota, ad incassare i dividendi, a dire la mia opinione sulla gestione in assemblea. Il fatto che io non disponga di nessuna di queste facoltà dimostra che i reali proprietari dei beni pubblici, anche se temporanei, sono i membri della classe politico-burocratica, dato che costoro prendono le decisioni sulla gestione del bene e fanno propri tutti i vantaggi della gestione: cariche, poltrone, prebende. Che vantaggi ho avuto, ad esempio, dall'essere proprietario "ufficiale" delle industrie pubbliche
    che fanno capo all'IRI? Solo quello, beffardo, di pagare come contribuente gli enormi debiti contratti dagli amministratori pubblici, e nient'altro. Del resto in Unione Sovietica, dove tutto era pubblico, i cittadini russi erano proprietari di tutto, o proprietari di niente?

    4) L'amministratore del condominio agisce secondo le regole del diritto privato, che gli impediscono di violare la proprietà altrui. Nessun amministratore può ad esempio redistribuire i redditi fra i condomini, oppure alzarsi una mattina e decidere di sottrarre contanti dai conti correnti dei condomini, ogni volta che ne abbia voglia (come fece Amato qualche anno fa).

    In definitiva, l'analogia tra il condomino o l'azionista di una società per azioni e l'elettore in un sistema democratico non funziona, perchè quest'ultimo non dispone affatto dei poteri del primo: ne è solo una impotente imitazione.
    Il paragone tra un amministratore condominiale ed un amministratore pubblico ovviamente nella diversità del mandato e delle diversità operative è invece molto più pertinente di quanto vogliate far credere. Ovviamente il paragone regge in caso di condominio reale con distribuzione delle proprietà e per le sole decisioni ordinare. Per un amministratore pubblico sarebbe impossibile convocare un'assemblea di tutti i cittadini per dibattere su decisioni urgenti ed improvvise.
    (1)Ovviamente il mandato parlamentare ha una durata quadriennale ma al termine del proprio mandato sia l'amministratore pubblico che il condominiale devono rimettere il mandato ai propri elettori. Per le spese ordinarie entrambi hanno libero mandato. Infatti sarà capitato a tutti coloro che vivono in un condominio osservare a consultivo voci ed interventi di carattere ordinario che non erano stati preventivati ma aventi carattere di urgenza decisi dall'amministratore senza ricevere mandato dall'assemblea.
    (2)Nei condomini i millesimi servono solo per il pagamento dei contributi e per valicare l'assemblea, ma durante l'assemblea i voti sono a condomini, cioè ad unità abitativa. Appunto un condomino, un voto.
    (3)Come in un condominio noi cittadini siamo proprietari del bene comune e per questo dovremmo fare in modo di averne cura.
    I modi di utilizzo vengono decisi dall'amministratore che noi stesi abbiamo eletto e quest'ultimo dovrebbe agire da buon amministratore avendo cura di gestirli a nostra vece nel modo più opportuno per valorizzare e migliorare questo bene comune.
    Né si può definire proprietario del bene pubblico l'amministratore statale il quale è tenuto all'amministrazione del bene. Se ne venisse a trarre un interesse personale, incorrerebbe proprio nella legge che prevede l'azione giudiziaria in caso di "interessi privati in atti d'ufficio" o di concussione. Per cui l'amministratore non è ASSLUTAMENTE il proprietario del bene che deve amministrare in nostra vece.

    In realtà, come quando si è decisa la vendita di beni immobiliari pubblici, i guadagni derivanti da tale vendita vanno nelle casse dello stato e quindi nella nostra "cassa comune". Alla fine ne guadagniamo perché, per rimpinguare la cassa per le spese ordinarie, non dovremo intervenire tassandoci ulteriormente.
    Il fatto che alcuni amministratori siano scorretti, anche se non sono incorsi nella giustizia, non svaluta l'immagine dell'amministratore in quanto tale ma le persone a cui abbiamo assegnato il mandato, che si sono rivelate indegne di fiducia. Si tratta di amministratori incapaci o disonesti che dovrebbero essere messi in galera, se dimostrato od altrimenti rimossi dall'incarico, nella legislatura successiva.
    (4)Anche gli amministratori pubblici non dovrebbero violare personalmente la proprietà altrui ma possono obbligare i condomini a tassarsi ulteriormente od alzare od abbassare le quote condominiali a seconda dell'entità delle spese condominiali. Nel caso qualche condomino non pagasse l'importo deciso dall'amministratore si troverebbe a ricevere l'ingiunzione di pagamento dall'avvocato del condominio. Né più né meno di una qualunque tassa statale.
    Saluti

  2. #42
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    Predefinito Come distorcere la realtà

    Originally posted by Paleo
    Scrive il pasquino:
    <<Esattamente come faremmo, da condomino ,quando trovassimo ad esempio sgradito ai condomini un amministratore di condominio.
    Se non vogliamo rieleggere un inetto od un ladro ci dovremmo dare da fare per trovare chi sappia svolgere adeguatamente il compito di amministratore del nostro bene comune: il condominio. Che fosse riconosciuto valido anche da tutti gli altri condomini e quindi eletto. >>

    Per giustificare la democrazia, il pasquino fa spesso il paragone con il condominio, che però non regge affatto, per molti motivi:

    1) L'amministratore condominiale è veramente un mandatario, e non può in alcun modo deviare dalla procura ricevuta. Il rappresentante parlamentare invece agisce senza mandato imperativo, e in pratica può fare quello che vuole.

    2) In un condominio non vige la regola democratica un uomo un voto, perchè solo i proprietari hanno voce in capitolo. Al limite, se uno solo è proprietario del palazzo residenziale, non c'è condominio e decide tutto lui (naturalmente per attirare inquilini dovrà gestire al meglio l'edificio). Inoltre molte decisioni, come quelle riguardanti le proprietà non in comune, sono vietate all'assemblea condominiale; e per molte altre decisioni occorrono maggioranze qualificate dei millesimi di proprietà. Al limite, il paragone col condominio regge molto di più con lo stato minimo proposto dai liberali di un tempo (Locke, Kant), in cui avevano diritto di voto solo i proprietari terrieri, e non i nullatenenti.

    3) In un condominio io sono realmente proprietario di una quota della proprietà, che nessuno mi può togliere. In democrazia invece io non sono affatto proprietario di una quota della proprietà pubblica. I reali proprietari sono proprio gli amministratori. Infatti, aldilà della definizione formale, che ha poca importanza, proprietario reale di un bene è colui che a) ne decide i modi di utilizzazione; b) ne fa propri i frutti della gestione.

    Se ad esempio io fossi veramente proprietario di una quota dei beni pubblici, allora avrei diritto, come ogni azionista, a vendere la mia quota, ad incassare i dividendi, a dire la mia opinione sulla gestione in assemblea. Il fatto che io non disponga di nessuna di queste facoltà dimostra che i reali proprietari dei beni pubblici, anche se temporanei, sono i membri della classe politico-burocratica, dato che costoro prendono le decisioni sulla gestione del bene e fanno propri tutti i vantaggi della gestione: cariche, poltrone, prebende. Che vantaggi ho avuto, ad esempio, dall'essere proprietario "ufficiale" delle industrie pubbliche
    che fanno capo all'IRI? Solo quello, beffardo, di pagare come contribuente gli enormi debiti contratti dagli amministratori pubblici, e nient'altro. Del resto in Unione Sovietica, dove tutto era pubblico, i cittadini russi erano proprietari di tutto, o proprietari di niente?

    4) L'amministratore del condominio agisce secondo le regole del diritto privato, che gli impediscono di violare la proprietà altrui. Nessun amministratore può ad esempio redistribuire i redditi fra i condomini, oppure alzarsi una mattina e decidere di sottrarre contanti dai conti correnti dei condomini, ogni volta che ne abbia voglia (come fece Amato qualche anno fa).

    In definitiva, l'analogia tra il condomino o l'azionista di una società per azioni e l'elettore in un sistema democratico non funziona, perchè quest'ultimo non dispone affatto dei poteri del primo: ne è solo una impotente imitazione.
    Il paragone tra un amministratore condominiale ed un amministratore pubblico ovviamente nella diversità del mandato e delle diversità operative è invece molto più pertinente di quanto vogliate far credere. Ovviamente il paragone regge in caso di condominio reale con distribuzione delle proprietà e per le sole decisioni ordinare. Per un amministratore pubblico sarebbe impossibile convocare un'assemblea di tutti i cittadini per dibattere su decisioni urgenti ed improvvise.
    (1)Ovviamente il mandato parlamentare ha una durata quadriennale ma al termine del proprio mandato sia l'amministratore pubblico che il condominiale devono rimettere il mandato ai propri elettori. Per le spese ordinarie entrambi hanno libero mandato. Infatti sarà capitato a tutti coloro che vivono in un condominio osservare a consultivo voci ed interventi di carattere ordinario che non erano stati preventivati ma aventi carattere di urgenza decisi dall'amministratore senza ricevere mandato dall'assemblea.
    (2)Nei condomini i millesimi servono solo per il pagamento dei contributi e per valicare l'assemblea, ma durante l'assemblea i voti sono a condomini, cioè ad unità abitativa. Appunto un condomino, un voto.
    (3)Come in un condominio noi cittadini siamo proprietari del bene comune e per questo dovremmo fare in modo di averne cura.
    I modi di utilizzo vengono decisi dall'amministratore che noi stesi abbiamo eletto e quest'ultimo dovrebbe agire da buon amministratore avendo cura di gestirli a nostra vece nel modo più opportuno per valorizzare e migliorare questo bene comune.
    Né si può definire proprietario del bene pubblico l'amministratore statale il quale è tenuto all'amministrazione del bene. Se ne venisse a trarre un interesse personale, incorrerebbe proprio nella legge che prevede l'azione giudiziaria in caso di "interessi privati in atti d'ufficio" o di concussione. Per cui l'amministratore non è ASSLUTAMENTE il proprietario del bene che deve amministrare in nostra vece.

    In realtà, come quando si è decisa la vendita di beni immobiliari pubblici, i guadagni derivanti da tale vendita vanno nelle casse dello stato e quindi nella nostra "cassa comune". Alla fine ne guadagniamo perché, per rimpinguare la cassa per le spese ordinarie, non dovremo intervenire tassandoci ulteriormente.
    Il fatto che alcuni amministratori siano scorretti, anche se non sono incorsi nella giustizia, non svaluta l'immagine dell'amministratore in quanto tale ma le persone a cui abbiamo assegnato il mandato, che si sono rivelate indegne di fiducia. Si tratta di amministratori incapaci o disonesti che dovrebbero essere messi in galera, se dimostrato od altrimenti rimossi dall'incarico, nella legislatura successiva.
    (4)Anche gli amministratori pubblici non dovrebbero violare personalmente la proprietà altrui ma possono obbligare i condomini a tassarsi ulteriormente od alzare od abbassare le quote condominiali a seconda dell'entità delle spese condominiali. Nel caso qualche condomino non pagasse l'importo deciso dall'amministratore si troverebbe a ricevere l'ingiunzione di pagamento dall'avvocato del condominio. Né più né meno di una qualunque tassa statale.
    Saluti

  3. #43
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  4. #44
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  5. #45
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    Il punto, caro Pasquino, è che tu hai inserito la mia cazzo di casa nel tuo cazzo di condominio, e mi hai costretto a rispettare il volere del tuo cazzo di amministratore che io non ho mai votato, mai voluto, mai invocato, mai desiderato. Insomma: il vostro bene comune gestitevelo un po' come volete, ma lasciate fuori me e quelli come me.

    PS Dopo aver letto il tuo messaggio, ho capito come ha fatto Berlusconi a diventare presidente del consiglio...
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  6. #46
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    Il punto, caro Pasquino, è che tu hai inserito la mia cazzo di casa nel tuo cazzo di condominio, e mi hai costretto a rispettare il volere del tuo cazzo di amministratore che io non ho mai votato, mai voluto, mai invocato, mai desiderato. Insomma: il vostro bene comune gestitevelo un po' come volete, ma lasciate fuori me e quelli come me.

    PS Dopo aver letto il tuo messaggio, ho capito come ha fatto Berlusconi a diventare presidente del consiglio...
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  7. #47
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    Originally posted by Stonewall
    Il punto, caro Pasquino, è che tu hai inserito la mia cazzo di casa nel tuo cazzo di condominio, e mi hai costretto a rispettare il volere del tuo cazzo di amministratore che io non ho mai votato, mai voluto, mai invocato, mai desiderato. Insomma: il vostro bene comune gestitevelo un po' come volete, ma lasciate fuori me e quelli come me.

    PS Dopo aver letto il tuo messaggio, ho capito come ha fatto Berlusconi a diventare presidente del consiglio...
    A parte l’inutilità di usare termini volgari desidero far notare che:
    - La casa dove vivete si trova in una terra nella quale i vostri antenati hanno deciso di vivere e quindi hanno deciso di appartenere a quella società di persone che vi vivono ed accettarne regole e sistemi di vita. Anzi potrebbero essere stati anche loro promotori di queste regole ed organizzazione. Se non le gradite incolpate loro. Se ora le volete modificare lo dovete fare rispettando quelle regole e rispettando le persone che vivono con voi in questo territorio che si chiama Italia.
    - Noi tutti siamo periodicamente invitati ad eleggere il nostro amministratore. Se non si vuole partecipare, dato che un rappresentante è necessario, decide la maggioranza. Se non vi sta bene presentatene uno voi, oppure presentatevi voi stesso.

    Per ultimo se non vi accettate le regole che la maggioranza che abita in questo territorio andate a vivere dove volete. Nessuno, a parte la cultura, le tradizioni e la lingua, vi lega.
    Per quanto riguarda il post scriptum, Berlusca & C. possono non piacere ma occorre riconoscere che sono stati eletti rispettando le regole che questa società si è data.
    Se non piace, occorre impegnarsi per trovare qualche altro amministratore valido, onesto, capace, rappresentativo e con un programma di interventi da presentare in alternativa all’attuale altrimenti rischiamo di tenerci questo amministratore per chissà quanti anni ancora.
    Saluti

  8. #48
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    Originally posted by Stonewall
    Il punto, caro Pasquino, è che tu hai inserito la mia cazzo di casa nel tuo cazzo di condominio, e mi hai costretto a rispettare il volere del tuo cazzo di amministratore che io non ho mai votato, mai voluto, mai invocato, mai desiderato. Insomma: il vostro bene comune gestitevelo un po' come volete, ma lasciate fuori me e quelli come me.

    PS Dopo aver letto il tuo messaggio, ho capito come ha fatto Berlusconi a diventare presidente del consiglio...
    A parte l’inutilità di usare termini volgari desidero far notare che:
    - La casa dove vivete si trova in una terra nella quale i vostri antenati hanno deciso di vivere e quindi hanno deciso di appartenere a quella società di persone che vi vivono ed accettarne regole e sistemi di vita. Anzi potrebbero essere stati anche loro promotori di queste regole ed organizzazione. Se non le gradite incolpate loro. Se ora le volete modificare lo dovete fare rispettando quelle regole e rispettando le persone che vivono con voi in questo territorio che si chiama Italia.
    - Noi tutti siamo periodicamente invitati ad eleggere il nostro amministratore. Se non si vuole partecipare, dato che un rappresentante è necessario, decide la maggioranza. Se non vi sta bene presentatene uno voi, oppure presentatevi voi stesso.

    Per ultimo se non vi accettate le regole che la maggioranza che abita in questo territorio andate a vivere dove volete. Nessuno, a parte la cultura, le tradizioni e la lingua, vi lega.
    Per quanto riguarda il post scriptum, Berlusca & C. possono non piacere ma occorre riconoscere che sono stati eletti rispettando le regole che questa società si è data.
    Se non piace, occorre impegnarsi per trovare qualche altro amministratore valido, onesto, capace, rappresentativo e con un programma di interventi da presentare in alternativa all’attuale altrimenti rischiamo di tenerci questo amministratore per chissà quanti anni ancora.
    Saluti

  9. #49
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    Il paragone tra un amministratore condominiale ed un amministratore pubblico ovviamente nella diversità del mandato e delle diversità operative è invece molto più pertinente di quanto vogliate far credere. Ovviamente il paragone regge in caso di condominio reale con distribuzione delle proprietà e per le sole decisioni ordinare. Per un amministratore pubblico sarebbe impossibile convocare un'assemblea di tutti i cittadini per dibattere su decisioni urgenti ed improvvise.
    (1)Ovviamente il mandato parlamentare ha una durata quadriennale ma al termine del proprio mandato sia l'amministratore pubblico che il condominiale devono rimettere il mandato ai propri elettori. Per le spese ordinarie entrambi hanno libero mandato. Infatti sarà capitato a tutti coloro che vivono in un condominio osservare a consultivo voci ed interventi di carattere ordinario che non erano stati preventivati ma aventi carattere di urgenza decisi dall'amministratore senza ricevere mandato dall'assemblea.
    Detta in parole povere: l’amministrazione può essere portato in tribunale qual’ora contravvenisse al mandato affidatogli…il parlamentare no…
    (2)Nei condomini i millesimi servono solo per il pagamento dei contributi e per valicare l'assemblea, ma durante l'assemblea i voti sono a condomini, cioè ad unità abitativa. Appunto un condomino, un voto.
    Quel che diceva paleo, se ho capito bene, è che l’inquilino non proprietario NON ha diritto al voto (quindi il paragone va’ fatto con gli stati ottocenteschi).
    In ogni caso non è vero che la proprietà rientri solo nel computo del quorum…nell’assemblea il principio democratico subisce numerosissime limitazioni dovute alla tutela della proprietà privata, ed in ogni caso il voto non può mai ledere la proprietà privata del singolo.
    (3)Come in un condominio noi cittadini siamo proprietari del bene comune e per questo dovremmo fare in modo di averne cura.
    I modi di utilizzo vengono decisi dall'amministratore che noi stesi abbiamo eletto e quest'ultimo dovrebbe agire da buon amministratore avendo cura di gestirli a nostra vece nel modo più opportuno per valorizzare e migliorare questo bene comune.
    Non è così, l’amministratore NON decide quali sono i modi di utilizzo…a farlo è l’assemblea…l’amministratore si limita ad essere l’esecutore della volontà ivi espressa. (E qui, mi pare chiaro, cadiamo nella democrazia diretta, non rappresentativa)
    Né si può definire proprietario del bene pubblico l'amministratore statale il quale è tenuto all'amministrazione del bene. Se ne venisse a trarre un interesse personale, incorrerebbe proprio nella legge che prevede l'azione giudiziaria in caso di "interessi privati in atti d'ufficio" o di concussione. Per cui l'amministratore non è ASSLUTAMENTE il proprietario del bene che deve amministrare in nostra vece.
    Peccato che mentre nel condominio egli sia vincolato dal rispetto della proprietà dei singoli e dal voto dell’assemblea, nello stato non vi sia alcun vincolo al potere politico in senso lato…

    In realtà, come quando si è decisa la vendita di beni immobiliari pubblici, i guadagni derivanti da tale vendita vanno nelle casse dello stato e quindi nella nostra "cassa comune". Alla fine ne guadagniamo perché, per rimpinguare la cassa per le spese ordinarie, non dovremo intervenire tassandoci ulteriormente.
    Emm…emm….ma chi è che ti ha tassato in precedenza?
    Il fatto che alcuni amministratori siano scorretti, anche se non sono incorsi nella giustizia, non svaluta l'immagine dell'amministratore in quanto tale ma le persone a cui abbiamo assegnato il mandato, che si sono rivelate indegne di fiducia. Si tratta di amministratori incapaci o disonesti che dovrebbero essere messi in galera, se dimostrato od altrimenti rimossi dall'incarico, nella legislatura successiva.
    Dovrebbero…
    (4)Anche gli amministratori pubblici non dovrebbero violare personalmente la proprietà altrui ma possono obbligare i condomini a tassarsi ulteriormente od alzare od abbassare le quote condominiali a seconda dell'entità delle spese condominiali.
    Spese che nel condominio sono fissate dall’assemblea e cmq non possono andare oltre la normale amministrazione (pensa, per esempio, a tutte le possibilità che ha il singolo di non concorrere alle spese qualora non rientrassero, effettivamente, nella gestione della cosa comune…)
    Nel caso qualche condomino non pagasse l'importo deciso dall'amministratore si troverebbe a ricevere l'ingiunzione di pagamento dall'avvocato del condominio. Né più né meno di una qualunque tassa statale.
    Saluti
    E’ chiaro che hai sbagliato paragone. In ogni caso ti faccio notare un’ultima cosa, mentre cosa si debba intendere per “parti comuni del condominio” è prestabilito a livello legislativo e l’amministratore non può concorrere a questa definizione; “Il bene comune dello stato” è un concetto variabile, stabilito di volta in volta da quello che tu definisci amministratore ma in realtà è il ladro a cui hai affidato una cambiale in bianco nella speranza che non ti tolga la vita.
    Sa£udi serenissimi da Pippo III.

  10. #50
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    Il paragone tra un amministratore condominiale ed un amministratore pubblico ovviamente nella diversità del mandato e delle diversità operative è invece molto più pertinente di quanto vogliate far credere. Ovviamente il paragone regge in caso di condominio reale con distribuzione delle proprietà e per le sole decisioni ordinare. Per un amministratore pubblico sarebbe impossibile convocare un'assemblea di tutti i cittadini per dibattere su decisioni urgenti ed improvvise.
    (1)Ovviamente il mandato parlamentare ha una durata quadriennale ma al termine del proprio mandato sia l'amministratore pubblico che il condominiale devono rimettere il mandato ai propri elettori. Per le spese ordinarie entrambi hanno libero mandato. Infatti sarà capitato a tutti coloro che vivono in un condominio osservare a consultivo voci ed interventi di carattere ordinario che non erano stati preventivati ma aventi carattere di urgenza decisi dall'amministratore senza ricevere mandato dall'assemblea.
    Detta in parole povere: l’amministrazione può essere portato in tribunale qual’ora contravvenisse al mandato affidatogli…il parlamentare no…
    (2)Nei condomini i millesimi servono solo per il pagamento dei contributi e per valicare l'assemblea, ma durante l'assemblea i voti sono a condomini, cioè ad unità abitativa. Appunto un condomino, un voto.
    Quel che diceva paleo, se ho capito bene, è che l’inquilino non proprietario NON ha diritto al voto (quindi il paragone va’ fatto con gli stati ottocenteschi).
    In ogni caso non è vero che la proprietà rientri solo nel computo del quorum…nell’assemblea il principio democratico subisce numerosissime limitazioni dovute alla tutela della proprietà privata, ed in ogni caso il voto non può mai ledere la proprietà privata del singolo.
    (3)Come in un condominio noi cittadini siamo proprietari del bene comune e per questo dovremmo fare in modo di averne cura.
    I modi di utilizzo vengono decisi dall'amministratore che noi stesi abbiamo eletto e quest'ultimo dovrebbe agire da buon amministratore avendo cura di gestirli a nostra vece nel modo più opportuno per valorizzare e migliorare questo bene comune.
    Non è così, l’amministratore NON decide quali sono i modi di utilizzo…a farlo è l’assemblea…l’amministratore si limita ad essere l’esecutore della volontà ivi espressa. (E qui, mi pare chiaro, cadiamo nella democrazia diretta, non rappresentativa)
    Né si può definire proprietario del bene pubblico l'amministratore statale il quale è tenuto all'amministrazione del bene. Se ne venisse a trarre un interesse personale, incorrerebbe proprio nella legge che prevede l'azione giudiziaria in caso di "interessi privati in atti d'ufficio" o di concussione. Per cui l'amministratore non è ASSLUTAMENTE il proprietario del bene che deve amministrare in nostra vece.
    Peccato che mentre nel condominio egli sia vincolato dal rispetto della proprietà dei singoli e dal voto dell’assemblea, nello stato non vi sia alcun vincolo al potere politico in senso lato…

    In realtà, come quando si è decisa la vendita di beni immobiliari pubblici, i guadagni derivanti da tale vendita vanno nelle casse dello stato e quindi nella nostra "cassa comune". Alla fine ne guadagniamo perché, per rimpinguare la cassa per le spese ordinarie, non dovremo intervenire tassandoci ulteriormente.
    Emm…emm….ma chi è che ti ha tassato in precedenza?
    Il fatto che alcuni amministratori siano scorretti, anche se non sono incorsi nella giustizia, non svaluta l'immagine dell'amministratore in quanto tale ma le persone a cui abbiamo assegnato il mandato, che si sono rivelate indegne di fiducia. Si tratta di amministratori incapaci o disonesti che dovrebbero essere messi in galera, se dimostrato od altrimenti rimossi dall'incarico, nella legislatura successiva.
    Dovrebbero…
    (4)Anche gli amministratori pubblici non dovrebbero violare personalmente la proprietà altrui ma possono obbligare i condomini a tassarsi ulteriormente od alzare od abbassare le quote condominiali a seconda dell'entità delle spese condominiali.
    Spese che nel condominio sono fissate dall’assemblea e cmq non possono andare oltre la normale amministrazione (pensa, per esempio, a tutte le possibilità che ha il singolo di non concorrere alle spese qualora non rientrassero, effettivamente, nella gestione della cosa comune…)
    Nel caso qualche condomino non pagasse l'importo deciso dall'amministratore si troverebbe a ricevere l'ingiunzione di pagamento dall'avvocato del condominio. Né più né meno di una qualunque tassa statale.
    Saluti
    E’ chiaro che hai sbagliato paragone. In ogni caso ti faccio notare un’ultima cosa, mentre cosa si debba intendere per “parti comuni del condominio” è prestabilito a livello legislativo e l’amministratore non può concorrere a questa definizione; “Il bene comune dello stato” è un concetto variabile, stabilito di volta in volta da quello che tu definisci amministratore ma in realtà è il ladro a cui hai affidato una cambiale in bianco nella speranza che non ti tolga la vita.
    Sa£udi serenissimi da Pippo III.

 

 
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