Il paragone tra un amministratore condominiale ed un amministratore pubblico ovviamente nella diversità del mandato e delle diversità operative è invece molto più pertinente di quanto vogliate far credere. Ovviamente il paragone regge in caso di condominio reale con distribuzione delle proprietà e per le sole decisioni ordinare. Per un amministratore pubblico sarebbe impossibile convocare un'assemblea di tutti i cittadini per dibattere su decisioni urgenti ed improvvise.Originally posted by Paleo
Scrive il pasquino:
<<Esattamente come faremmo, da condomino ,quando trovassimo ad esempio sgradito ai condomini un amministratore di condominio.
Se non vogliamo rieleggere un inetto od un ladro ci dovremmo dare da fare per trovare chi sappia svolgere adeguatamente il compito di amministratore del nostro bene comune: il condominio. Che fosse riconosciuto valido anche da tutti gli altri condomini e quindi eletto. >>
Per giustificare la democrazia, il pasquino fa spesso il paragone con il condominio, che però non regge affatto, per molti motivi:
1) L'amministratore condominiale è veramente un mandatario, e non può in alcun modo deviare dalla procura ricevuta. Il rappresentante parlamentare invece agisce senza mandato imperativo, e in pratica può fare quello che vuole.
2) In un condominio non vige la regola democratica un uomo un voto, perchè solo i proprietari hanno voce in capitolo. Al limite, se uno solo è proprietario del palazzo residenziale, non c'è condominio e decide tutto lui (naturalmente per attirare inquilini dovrà gestire al meglio l'edificio). Inoltre molte decisioni, come quelle riguardanti le proprietà non in comune, sono vietate all'assemblea condominiale; e per molte altre decisioni occorrono maggioranze qualificate dei millesimi di proprietà. Al limite, il paragone col condominio regge molto di più con lo stato minimo proposto dai liberali di un tempo (Locke, Kant), in cui avevano diritto di voto solo i proprietari terrieri, e non i nullatenenti.
3) In un condominio io sono realmente proprietario di una quota della proprietà, che nessuno mi può togliere. In democrazia invece io non sono affatto proprietario di una quota della proprietà pubblica. I reali proprietari sono proprio gli amministratori. Infatti, aldilà della definizione formale, che ha poca importanza, proprietario reale di un bene è colui che a) ne decide i modi di utilizzazione; b) ne fa propri i frutti della gestione.
Se ad esempio io fossi veramente proprietario di una quota dei beni pubblici, allora avrei diritto, come ogni azionista, a vendere la mia quota, ad incassare i dividendi, a dire la mia opinione sulla gestione in assemblea. Il fatto che io non disponga di nessuna di queste facoltà dimostra che i reali proprietari dei beni pubblici, anche se temporanei, sono i membri della classe politico-burocratica, dato che costoro prendono le decisioni sulla gestione del bene e fanno propri tutti i vantaggi della gestione: cariche, poltrone, prebende. Che vantaggi ho avuto, ad esempio, dall'essere proprietario "ufficiale" delle industrie pubbliche
che fanno capo all'IRI? Solo quello, beffardo, di pagare come contribuente gli enormi debiti contratti dagli amministratori pubblici, e nient'altro. Del resto in Unione Sovietica, dove tutto era pubblico, i cittadini russi erano proprietari di tutto, o proprietari di niente?
4) L'amministratore del condominio agisce secondo le regole del diritto privato, che gli impediscono di violare la proprietà altrui. Nessun amministratore può ad esempio redistribuire i redditi fra i condomini, oppure alzarsi una mattina e decidere di sottrarre contanti dai conti correnti dei condomini, ogni volta che ne abbia voglia (come fece Amato qualche anno fa).
In definitiva, l'analogia tra il condomino o l'azionista di una società per azioni e l'elettore in un sistema democratico non funziona, perchè quest'ultimo non dispone affatto dei poteri del primo: ne è solo una impotente imitazione.
(1)Ovviamente il mandato parlamentare ha una durata quadriennale ma al termine del proprio mandato sia l'amministratore pubblico che il condominiale devono rimettere il mandato ai propri elettori. Per le spese ordinarie entrambi hanno libero mandato. Infatti sarà capitato a tutti coloro che vivono in un condominio osservare a consultivo voci ed interventi di carattere ordinario che non erano stati preventivati ma aventi carattere di urgenza decisi dall'amministratore senza ricevere mandato dall'assemblea.
(2)Nei condomini i millesimi servono solo per il pagamento dei contributi e per valicare l'assemblea, ma durante l'assemblea i voti sono a condomini, cioè ad unità abitativa. Appunto un condomino, un voto.
(3)Come in un condominio noi cittadini siamo proprietari del bene comune e per questo dovremmo fare in modo di averne cura.
I modi di utilizzo vengono decisi dall'amministratore che noi stesi abbiamo eletto e quest'ultimo dovrebbe agire da buon amministratore avendo cura di gestirli a nostra vece nel modo più opportuno per valorizzare e migliorare questo bene comune.
Né si può definire proprietario del bene pubblico l'amministratore statale il quale è tenuto all'amministrazione del bene. Se ne venisse a trarre un interesse personale, incorrerebbe proprio nella legge che prevede l'azione giudiziaria in caso di "interessi privati in atti d'ufficio" o di concussione. Per cui l'amministratore non è ASSLUTAMENTE il proprietario del bene che deve amministrare in nostra vece.
In realtà, come quando si è decisa la vendita di beni immobiliari pubblici, i guadagni derivanti da tale vendita vanno nelle casse dello stato e quindi nella nostra "cassa comune". Alla fine ne guadagniamo perché, per rimpinguare la cassa per le spese ordinarie, non dovremo intervenire tassandoci ulteriormente.
Il fatto che alcuni amministratori siano scorretti, anche se non sono incorsi nella giustizia, non svaluta l'immagine dell'amministratore in quanto tale ma le persone a cui abbiamo assegnato il mandato, che si sono rivelate indegne di fiducia. Si tratta di amministratori incapaci o disonesti che dovrebbero essere messi in galera, se dimostrato od altrimenti rimossi dall'incarico, nella legislatura successiva.
(4)Anche gli amministratori pubblici non dovrebbero violare personalmente la proprietà altrui ma possono obbligare i condomini a tassarsi ulteriormente od alzare od abbassare le quote condominiali a seconda dell'entità delle spese condominiali. Nel caso qualche condomino non pagasse l'importo deciso dall'amministratore si troverebbe a ricevere l'ingiunzione di pagamento dall'avvocato del condominio. Né più né meno di una qualunque tassa statale.
Saluti




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