Israele, i lavoratori del pubblico impiego e dell'industria bloccano il paese per tre ore. Il premier minaccia le elezioni anticipate
Sciopero contro Sharon
Paola Pittei
Il governo Sharon sembra avere le ore contate. I pesanti tagli alla spesa sociale previsti dalla nuova legge finanziaria, la disoccupazione che ha superato il 10 per cento, la recessione e la crisi economica dovuta a due anni di guerra, rischiano di mettere in crisi definitiva la coalizione, già politicamente traballante per le defezioni dei deputati laburisti e le continue minacce del partito ultraortodosso Shas. Ieri uno sciopero generale, proclamato dalla centrale sindacale Histadruth, ha bloccato il paese per tre ore. L'agitazione, proclamata per protestare contro la mancata adozione da parte del governo degli aumenti salariali richiesti per compensare l'aumento del costo della vita, hanno partecipato i lavoratori di pubblico impiego, banche, industria e trasporti. Amir Peretz, segretario generale dell'Histadruth ed ex deputato laburista, ieri ha ammonito il governo: questo è uno sciopero di "avvertimento" - ha detto - e se le richieste dei lavoratori non verranno accolte riprenderemo le agitazioni a partire da settembre prossimo.
L'altra mina che potrebbe affondare il governo è l'approvazione da parte della Knesset del bilancio dello stato per il 2003 che taglia drasticamente circa 1.8 miliardi di dollari e che colpisce soprattutto le classi più deboli del paese. I laburisti, che tra un paio di mesi dovranno affrontare il congresso che eleggerà il nuovo leader, e i membri dello Shas hanno già dichiarato che voteranno contro «una legge antisociale». Di fronte al rischio di vedere bocciata o anche solo modificata la sua legge finanziaria, Sharon ancora una volta ha adottato la linea dura e ieri ha minacciato di ricorrere alle elezioni anticipate se entro ottobre il bilancio di previsione dello stato non sarà approvato. La legge gli conferisce la facoltà, con l'approvazione del presidente, di sciogliere il parlamento e di indire nuove elezioni entro 90 giorni: cioè a gennaio dell'anno prossimo. La scadenza della legislatura prevista per novembre 2003 verrebbe così anticipata di dieci mesi. La minaccia però, più che una forma di pressione nei confronti dei due partiti "ribelli" della coalizione, sembra una mossa tattica di Sharon per sfruttare quelle preferenze di cui ancora gode da parte del suo elettorato (anche se la sua popolarità è sempre più in calo) per battere Banyamin Netanyahu, il "nemico" di sempre all'interno del suo stesso partito, il Likud.
Nei Territori occupati intanto le principali forze politiche palestinesi, impegnate in lunghe discussioni che sono andate avanti anche per tutta la notte, hanno avviato un vasto dibattito per esaminare la possibilità di unificare le varie fazioni in un'unica leadership e per indire un cessate-il-fuoco nei confronti dei civili in Israele, ma non nei Territori occupati e nelle colonie. In mattinata l'accordo, almeno per quanto riguardava la tregua, sembrava raggiunto ma poi lo sceicco Yassin ha gettato acqua sul fuoco smentendo la partecipazione di Hamas alla tregua, almeno «finchè continuerà l'occupazione militare israeliana».
Nella discussione Hannan Ashrawi, deputata palestinese e portavoce della Lega Araba, ha addirittura proposto di sciogliere al più presto l'Autorità Nazionale palestinese di Yasser Arafat che, secondo il suo giudizio, sarebbe incapace di risolvere i problemi politici ed economici del suo popolo. Se si votasse oggi nei Territori, l'elezione di Arafat non sarebbe del tutto scontata. Da un sondaggio eseguito dall'Università di Bir Zeit in Cisgiordania, voterebbe per lui il 55 per cento dei palestinesi: il 15% in meno rispetto a un analogo sondaggio di sei mesi fa. Il vecchio leader dell'Anp, così come il suo nemico Sharon, sembrano ormai logorati da una guerra di cui non si intravede la fine. Anche i colloqui a Washington della delegazione palestinese con l'amministrazione Bush, nonostante l'ottimismo espresso da Arafat, hanno segnato il passo e non hanno prodotto alcun risultato tangibile.
Nei Territori però la guerra di Sharon continua. Ieri un giovane di 23 anni, Ghazal Freihat, è stato ucciso a sangue freddo a Jenin dai soldati israeliani che lo hanno prelevato dalla sua casa e, dopo averlo ammanettato, lo hanno ucciso davanti agli occhi dei suoi parenti.
Liberazione 13 agosto 2002
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