Il 22 luglio 1992 un gigantesco pittogramma è apparso a Grasdorf, nella Bassa Sassonia, non lontano dal Thierberg, antico luogo di culto germanico. La formazione si estendeva su una superficie di circa cinquemila metri quadrati e la figura era costituita da sette simboli e tredici cerchi. Nel mezzo di quello centrale, una croce: l'antico simbolo del Sole.
In ciascuno dei tre cerchi circondati da una semicirconferenza, sepolte sotto appena mezzo metro di terra, sono state rinvenute tre piastre metalliche dal diametro di circa venticinque centimetri e dal peso approssimativo di cinque chili. Le tre placche recavano inciso con estrema precisione lo stesso pittogramma apparso nel campo, ed erano formate da tre strati sovrapposti, uno d'oro purissimo, il secondo d'argento ed il terzo di bronzo (lega nella quale esperti dell’Istituto federale tedesco per la ricerca dei materiali hanno trovato tracce di nichel e ferro…). Un’équipe di scienziati inglesi e americani ha sottoposto le piastre all'esame del Carbonio 14, ed è giunta alla conclusione che risalgono a circa 2 milioni di anni fa, quando l’uomo non era ancora comparso sulla Terra ma, nonostante questa ipotesi clamorosa (vera o falsa che sia), sulla vicenda è sceso l'assoluto silenzio. Di queste piastre non si sa più niente, non si conosce neppure il luogo in cui sono custodite e, per mettere insieme queste poche righe, ho visitato decine di siti e mi sono letta articoli su articoli, dai quali ho estrapolato sporadiche e occasionali notizie, il che mi porta a pensare che, su questo mistero, il cover-up sia pressoché totale.
Così l'enigma è tuttora irrisolto, anche se - dopo l’apparizione del pittogramma di Chilbolton nell’agosto 2001 (Arecibo replay) – ha preso sempre più forza l'ipotesi del messaggio da un altro mondo.
![]()




Rispondi Citando

), si è detto tutto e il contrario di tutto, ma nessuno è ancora riuscito a trovare una spiegazione razionale soddisfacente, neppure il Cicap (che si limita a liquidare come non probanti gli studi dei vari ricercatori in quanto mai pubblicati su riviste scientifiche internazionali di chiara fama, quali “Nature” o la “Physical Review”, ma solo su bollettini marginali…).





