Il leader del partito in lite coi suoi ministri per la politica fiscale: a rischio la stabilità del governo austriaco

Haider e Susanne, la fine dell’idillio


DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BERLINO - Fa un piccolo passo indietro, Jörg Haider, nella resa dei conti con i suoi ministri ribelli. Ma la minaccia di una clamorosa spaccatura all’interno della Fpö, il partito liberal-nazionale austriaco, rimane e continua a destabilizzare la coalizione di governo con i cristiano-democratici del cancelliere Wolfgang Schüssel.
Il capo carismatico ha deciso di rinunciare, almeno per il momento, all’idea di promuovere un referendum popolare sulla riduzione delle tasse, programmata per il 2003 ma rinviata dall’esecutivo austriaco, per finanziare i costi delle devastazioni, causate dalla piena del Danubio.
Haider si era scagliato contro la decisione, chiedendo che il nuovo regime fiscale fosse comunque varato ed entrando così in diretto conflitto con Susanne Riess-Passer, vice-cancelliere e, fin qui, sua fedele alleata.
La decisione di rinviare un passo dalle conseguenze politiche incalcolabili, il tribuno populista l’ha motivata, spiegando di voler «evitare una rottura». Ma Haider ha anche chiesto alla direzione della Fpö, nella quale non ricopre più alcuna carica formale, di trovare una soluzione per rispettare in ogni caso la scadenza e ridurre le tasse prima delle elezioni del 2003.
La rotta di collisione con la delegazione al governo, tutta schierata a sostegno della Riess-Passer, appare quindi inevitabile. Tanto più che, quello fiscale, è l’ultimo di una serie di disaccordi, dove Haider ha continuato a criticare i suoi ministri come se fosse ancora all’opposizione, accusandoli di tradire le promesse fatte agli elettori, mentre questi hanno reagito infastiditi, accusandolo in pratica di non farli lavorare.
Il contrasto ha assunto toni acidi soprattutto con la Riess-Passer, numero due del governo, alla quale Haider aveva ceduto due anni fa la leadership del partito e soprannominata «il cobra del re», per l’obbedienza sempre mostrata nei confronti del suo mentore. L’idillio era già finito in febbraio, quando, nello stesso momento in cui la vice-cancelliere veniva ricevuta alla Casa Bianca, Haider rendeva provocatoriamente visita a Saddam Hussein in Iraq. In giugno, poi, di fronte alla pretesa di Haider di tornare alla guida della Fpö, Riess-Passer aveva minacciato di dimettersi dal governo. Una pace apparente, con la rinuncia di Haider alle sue rivendicazioni, aveva poi chiuso la querelle.
La nuova polemica ripropone la contraddizione, che rischia di stritolare il partito liberal-nazionale, lacerato fra la lealtà dei filo-governativi e la consapevolezza che, senza Haider e la sua diabolica capacità di sedurre l’opinione pubblica, esistono poche chance di ripetere i successi elettorali degli ultimi anni.

P. Val.


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