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Discussione: Vampirismo

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    Predefinito Vampirismo

    Storia del vampirismo


    Introduzione

    Il mito dei vampiri ha radici antichissime, addirittura preistoriche. Il vampiro, in realtà, non è altro che un morto che torna nel mondo dei vivi, ed è questa l'origine del mito stesso; infatti sono due le cose che caretterizzano la vita degli uomini e che si pensava potessero essere protratte anche dopo il trapasso: il sesso e l'alimentazione.


    Vita sessuale dei defunti

    Si pensava che la vita sessuale dei morti fosse particolarmente intensa, per questa ragione le popolazioni antiche, come gli Egizi e i Mesopotami, posizionavano nel sepolcro le concubine di pietra: statuette femminili (prive di piedi perché non potessero allontanarsi) in cui erano esaltati gli organi erotici.
    Onde evitare l'indesiderato ritorno del defunto (i primi a preoccuparsi erano i familiari e in modo particolare il compagno di letto), ogni popolazione aveva diversi sistemi, più o meno drastici. Nel Neolitico i cadaveri erano bruciati e chiusi in delle urne, oppure legati e sepolti in sepolcri assicurati da pesanti macigni. In Colombia (in popolazioni ancora esistenti al giorno d'oggi) le vedove si allontanano per un certo periodo dal resto della tribù e dormono in letti di spine per scoraggiare il ritorno del marito; mentre i vedovi della Nuova Guinea si coricano tenendo ben a portata di mano una robusta ascia. I mesopotami si limitavano a fare riti sacri, mentre gli Etruschi muravano i cadaveri e facevano sorvegliare continuamente il muro da guardie. Popolazioni come quelle Persiane, ma non solo, arrivavano al punto di far divorare i defunti da belve feroci; mentre tribù africane ne spezzavano la spina dorsale o addirittura chiudevano il morto in un sacco e lo maciullavano a bastonate prima di abbandonarlo. I popoli nomadi erano soliti trapassare il cuore e la testa i cadaveri con ferri appuntiti per poi inchiodarli alla bara per impedire loro di seguire gli spostamenti della tribù. I romani, però, erano indubbiamente i più raffinati: la famiglia concedeva al defunto un periodo di tempo piuttosto breve (qualche giorno l'anno) durante i quali il morto poteva tornale tranquillamente nel mondo dei vivi per compiere cose lasciate interrotte per la sua dipartita; in questi giorni l'intera famiglia si asteneva da tutte le occupazioni pubbliche e in certi casi stava addirittura segregata in casa, poi, allo scadere del tempo concesso, il pater familias, attraverso un rituale simbolico, imponeva al defunto di tornare nel mondo dei morti.
    Le precauzioni, in definitiva, erano varie e complesse, ma nonostante tutte quelle attenzioni esistono numerosi documenti (anche in epoche relativamente recenti) che testimoniano il ritorno dei defunti nel mondo dei vivi.


    Alimentazione dei morti

    Nei tempi più antichi era d'uso lasciare accanto al defunto una certa quantità di cibo vero o simbolico (affreschi e figure di terracotta), in modo da soddisfare la fame del morto; in altri casi (soprattutto nelle popolazioni classiche) venivano fatte periodiche offerte alimentari: come miele, latte e farine. Esistono numerosissime testimonianze del fatto che i cibi venissero effettivamente consumati: ancora nel 1700 ci sono documenti che ne testimoniano la reale divorazione di quanto era stato depositato nel sepolcro, in alcuni casi si parla anche di cadaveri che, trovando troppo esiguo il cibo lasciatogli dai vivi, arrivano al punto di divorare i sudari e addirittura di cibarsi delle proprie membra (Michel M. Raufft: De masticatione Mortuorum in Tumulis; 1734).
    Vi sono anche molte leggende che narrano della presenza di un defunto tra i banchetti dei vivi, per questa ragione, in certe comunità, si era soliti collocare a capo tavola un cadavere mummificato, in questo modo il defunto uscito dalla tomba, vedendo il proprio posto già occupato, avrebbe desistito dal tentativo di partecipare anch'esso al banchetto.
    È comunque convinzione di tutte le popolazioni che il cibo preferito dai morti viventi non fossero le vivande gradite dai vivi, bensì una pietanza del tutto particolare: la carne umana. Sarebbe infatti grazie a questa che i morti possono continuare la propria particolare esistenza nel mondo dei vivi: la carne e il sangue degli uomini possederebbero, quindi, l'incredibile potere di saldare la frattura tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
    Simili esseri demoniaci sono presenti in moltissime culture differenti: dai greci (L'Empusa), ai Babilonesi (la Lamashtu), agli Ebrei (L'Aluqa, ovvero il «Succhiasangue». Per altri termini vedere le curiosità).
    La suzione del sangue è dunque uno degli atti che consente ai morti una permanenza nel mondo dei vivi, e secondo alcuni testi medievali essa è così legata alla sessualità dei defunti che i due atti arrivano ed essere pressoché contemporanei: e il piacere provato da entrambi i partecipanti sarebbe, in questi casi, assolutamente identico.
    È da notare infine che il sangue è considerato da sempre la porta di comunicazione tra i due mondi: ad esempio Ulisse, nell'Odissea, può comunicare con le anime dei defunti solo facendo bere loro il sangue di un montone sacrificato ad Ade.


    Immagine tratta dal sito http://www.satanshimmel.de/


    Vampiro

    La parola «vampiro» deriva senza alcun dubbio dagli stati slavi, in particolare dall'Europa baltico-balcanica; si pensa comunque che si debba mettere in relazione la parola con i termini lituano wempti: «bere», e il turco uber: «essere demoniaco»; di conseguenza la traduzione sarebbe «demone che beve». Le pagane religioni slave, prima della forzatura cristiana, consideravano la morte come un mondo distorto ma molto simile alla vita: si pensava, infatti, che i defunti continuasse la propria esistenza in un mondo molto simile a quello appena lasciato, e in modo totalmente identico, per questa ragione venivano collocati a fianco dei cadavere quegli oggetti (come provviste o armi) di cui si pensava potesse aver bisogno il morto. Era anche convinzione che i morti si allontanassero piuttosto malvolentieri dalla propria famiglia, per questa ragione si temeva il loro ritorno, soprattutto dei morti vergini e di quelli uccisi in quanto essi avevano maggior desiderio di completare le azioni lasciate incompiute.
    I popoli, per assicurarsi il riposo perpetuo dei morti, usavano disseppellire i cadaveri ad intervalli regolari di qualche anno: se i corpi non si trovavano nello stato di decomposizione che ci si attendeva, allora venivano impalati o bruciati.
    Durante il corso della storia sono state rinvenute numerose testimonianze di epidemie vampiriche (ricordate che il morso è contagioso), fino agli inizi del nostro secolo.
    Ma procediamo con ordine: nel XII secolo si rinvenne in Inghilterra il corpo di un Vampiro, il suo corpo venne bruciato per impedirgli di colpire. Il secolo successivo si hanno documenti che attribuiscono ad uno di essi le colpe di un'incredibile pestilenza: un uomo morto assassinato si aggirava nelle terre di Danimarca a fare strage; ne venne esumato il corpo, quindi fu decapitato e trafitto al cuore: la moria si estinse. Dalla seconda metà dei seicento fino al termine del '700 si ha un'incredibile aumento di questi documenti testimonianti numerosi fenomeni di vampirismo diffusi soprattutto nell'Europa sud orientale: Moravia, Istria, Grecia, Prussia, Valacchia, Ungheria, Slesia, Russia... In Serbia si hanno addirittura cronache di un'intero villaggio preso d'assalto da un'orda di vampiri i cui abitanti furono sterminati senza pietà.
    È proprio in questo periodo che si incontra per la prima volta il termine «Vampiro»: Moravia, anno 1725; un cadavere non poteva trovare pace a causa di una ben evidente Vampertione infecta.
    Col passare del tempo il fenomeno diminuì sensibilmete, ma solo nella metà del 1800 il Parlamento inglese decise di abrogare una legge che imponeva di trafiggere il cuore di tutti i suicidi e altri morti "sospetti", ma una legge simile rimase in vigore fino agli inizi del nostro secolo nello Stato americano del Rhode Island: unico luogo degli Stati Uniti in cui si ebbe un'infezione vampirica (attorno al XVIII secolo).
    In seguito non si parlò più di epidemie di vampirismo, infatti i casi riscontrati sono esclusivamente localizzati e circoscritti in piccoli villaggi o città; in Transilvania, tuttavia, ancora nel 1900 ci fu un castello dato interamente alle fiamme; mentre in un luogo non ben precisato vi fu l'aumento improvviso di morti di uomini e animali, individuato il cadavere autore del massacro ne si aprì la tomba e lo si trovò perfettamente conservato; fu eretta una palizzata attorno alla tomba, ma il rimedio si rivelò presto totalmente inutile, si procedette quindi ad una seconda esumazione: il corpo, ancora intatto, fu bruciato. Il Vampiro non comparve più.
    Sebbene l'Italia non sia mai stata direttamente colpita da una di questa epidemie, il mondo cristiano fu abitato spesso da testimonianze riguardanti fenomeni di vampirismo (Francia e Germania comprese), soprattutto in seguito all'ignoranza delle campagne. I pontefici che vissero dal seicento in poi cercarono di porre rimedio il più drasticamente possibile, spingendo la gente a non lasciarsi suggestionare dalle credenze popolari; ma se questo rimedio ebbe il massimo effetto tra i fedeli colti, moltissimi preti di provincia continuarono a credere nei vampiri e continuarono a inculcare questa convinzione nel popolo povero, e in molti casi loro stessi, con l'appoggio dei magistrati locali, assistevano ai rituali impalamenti ai danni dei cadaveri ritenuti colpiti dal vampirismo. Era però necessario effettuare un vero e proprio processo: i familiari, i compaesani e il parroco del defunto testimoniavano davanti ai magistati, questi controllavano che il cadavere manifestasse qualche sintomo (mancata rigidità, mancata putrefazione ecc.) e in caso affermativo si procedeva alla decapitazione, al trapasso del cuore col palo di frassino e, in alcuni casi, alla cremazione.

    Dal sito http://vampiri.virtualave.net/italiano/vampiri.html

  2. #2
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    Predefinito Vampirismo

    Storia del vampirismo


    Introduzione

    Il mito dei vampiri ha radici antichissime, addirittura preistoriche. Il vampiro, in realtà, non è altro che un morto che torna nel mondo dei vivi, ed è questa l'origine del mito stesso; infatti sono due le cose che caretterizzano la vita degli uomini e che si pensava potessero essere protratte anche dopo il trapasso: il sesso e l'alimentazione.


    Vita sessuale dei defunti

    Si pensava che la vita sessuale dei morti fosse particolarmente intensa, per questa ragione le popolazioni antiche, come gli Egizi e i Mesopotami, posizionavano nel sepolcro le concubine di pietra: statuette femminili (prive di piedi perché non potessero allontanarsi) in cui erano esaltati gli organi erotici.
    Onde evitare l'indesiderato ritorno del defunto (i primi a preoccuparsi erano i familiari e in modo particolare il compagno di letto), ogni popolazione aveva diversi sistemi, più o meno drastici. Nel Neolitico i cadaveri erano bruciati e chiusi in delle urne, oppure legati e sepolti in sepolcri assicurati da pesanti macigni. In Colombia (in popolazioni ancora esistenti al giorno d'oggi) le vedove si allontanano per un certo periodo dal resto della tribù e dormono in letti di spine per scoraggiare il ritorno del marito; mentre i vedovi della Nuova Guinea si coricano tenendo ben a portata di mano una robusta ascia. I mesopotami si limitavano a fare riti sacri, mentre gli Etruschi muravano i cadaveri e facevano sorvegliare continuamente il muro da guardie. Popolazioni come quelle Persiane, ma non solo, arrivavano al punto di far divorare i defunti da belve feroci; mentre tribù africane ne spezzavano la spina dorsale o addirittura chiudevano il morto in un sacco e lo maciullavano a bastonate prima di abbandonarlo. I popoli nomadi erano soliti trapassare il cuore e la testa i cadaveri con ferri appuntiti per poi inchiodarli alla bara per impedire loro di seguire gli spostamenti della tribù. I romani, però, erano indubbiamente i più raffinati: la famiglia concedeva al defunto un periodo di tempo piuttosto breve (qualche giorno l'anno) durante i quali il morto poteva tornale tranquillamente nel mondo dei vivi per compiere cose lasciate interrotte per la sua dipartita; in questi giorni l'intera famiglia si asteneva da tutte le occupazioni pubbliche e in certi casi stava addirittura segregata in casa, poi, allo scadere del tempo concesso, il pater familias, attraverso un rituale simbolico, imponeva al defunto di tornare nel mondo dei morti.
    Le precauzioni, in definitiva, erano varie e complesse, ma nonostante tutte quelle attenzioni esistono numerosi documenti (anche in epoche relativamente recenti) che testimoniano il ritorno dei defunti nel mondo dei vivi.


    Alimentazione dei morti

    Nei tempi più antichi era d'uso lasciare accanto al defunto una certa quantità di cibo vero o simbolico (affreschi e figure di terracotta), in modo da soddisfare la fame del morto; in altri casi (soprattutto nelle popolazioni classiche) venivano fatte periodiche offerte alimentari: come miele, latte e farine. Esistono numerosissime testimonianze del fatto che i cibi venissero effettivamente consumati: ancora nel 1700 ci sono documenti che ne testimoniano la reale divorazione di quanto era stato depositato nel sepolcro, in alcuni casi si parla anche di cadaveri che, trovando troppo esiguo il cibo lasciatogli dai vivi, arrivano al punto di divorare i sudari e addirittura di cibarsi delle proprie membra (Michel M. Raufft: De masticatione Mortuorum in Tumulis; 1734).
    Vi sono anche molte leggende che narrano della presenza di un defunto tra i banchetti dei vivi, per questa ragione, in certe comunità, si era soliti collocare a capo tavola un cadavere mummificato, in questo modo il defunto uscito dalla tomba, vedendo il proprio posto già occupato, avrebbe desistito dal tentativo di partecipare anch'esso al banchetto.
    È comunque convinzione di tutte le popolazioni che il cibo preferito dai morti viventi non fossero le vivande gradite dai vivi, bensì una pietanza del tutto particolare: la carne umana. Sarebbe infatti grazie a questa che i morti possono continuare la propria particolare esistenza nel mondo dei vivi: la carne e il sangue degli uomini possederebbero, quindi, l'incredibile potere di saldare la frattura tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
    Simili esseri demoniaci sono presenti in moltissime culture differenti: dai greci (L'Empusa), ai Babilonesi (la Lamashtu), agli Ebrei (L'Aluqa, ovvero il «Succhiasangue». Per altri termini vedere le curiosità).
    La suzione del sangue è dunque uno degli atti che consente ai morti una permanenza nel mondo dei vivi, e secondo alcuni testi medievali essa è così legata alla sessualità dei defunti che i due atti arrivano ed essere pressoché contemporanei: e il piacere provato da entrambi i partecipanti sarebbe, in questi casi, assolutamente identico.
    È da notare infine che il sangue è considerato da sempre la porta di comunicazione tra i due mondi: ad esempio Ulisse, nell'Odissea, può comunicare con le anime dei defunti solo facendo bere loro il sangue di un montone sacrificato ad Ade.


    Immagine tratta dal sito http://www.satanshimmel.de/


    Vampiro

    La parola «vampiro» deriva senza alcun dubbio dagli stati slavi, in particolare dall'Europa baltico-balcanica; si pensa comunque che si debba mettere in relazione la parola con i termini lituano wempti: «bere», e il turco uber: «essere demoniaco»; di conseguenza la traduzione sarebbe «demone che beve». Le pagane religioni slave, prima della forzatura cristiana, consideravano la morte come un mondo distorto ma molto simile alla vita: si pensava, infatti, che i defunti continuasse la propria esistenza in un mondo molto simile a quello appena lasciato, e in modo totalmente identico, per questa ragione venivano collocati a fianco dei cadavere quegli oggetti (come provviste o armi) di cui si pensava potesse aver bisogno il morto. Era anche convinzione che i morti si allontanassero piuttosto malvolentieri dalla propria famiglia, per questa ragione si temeva il loro ritorno, soprattutto dei morti vergini e di quelli uccisi in quanto essi avevano maggior desiderio di completare le azioni lasciate incompiute.
    I popoli, per assicurarsi il riposo perpetuo dei morti, usavano disseppellire i cadaveri ad intervalli regolari di qualche anno: se i corpi non si trovavano nello stato di decomposizione che ci si attendeva, allora venivano impalati o bruciati.
    Durante il corso della storia sono state rinvenute numerose testimonianze di epidemie vampiriche (ricordate che il morso è contagioso), fino agli inizi del nostro secolo.
    Ma procediamo con ordine: nel XII secolo si rinvenne in Inghilterra il corpo di un Vampiro, il suo corpo venne bruciato per impedirgli di colpire. Il secolo successivo si hanno documenti che attribuiscono ad uno di essi le colpe di un'incredibile pestilenza: un uomo morto assassinato si aggirava nelle terre di Danimarca a fare strage; ne venne esumato il corpo, quindi fu decapitato e trafitto al cuore: la moria si estinse. Dalla seconda metà dei seicento fino al termine del '700 si ha un'incredibile aumento di questi documenti testimonianti numerosi fenomeni di vampirismo diffusi soprattutto nell'Europa sud orientale: Moravia, Istria, Grecia, Prussia, Valacchia, Ungheria, Slesia, Russia... In Serbia si hanno addirittura cronache di un'intero villaggio preso d'assalto da un'orda di vampiri i cui abitanti furono sterminati senza pietà.
    È proprio in questo periodo che si incontra per la prima volta il termine «Vampiro»: Moravia, anno 1725; un cadavere non poteva trovare pace a causa di una ben evidente Vampertione infecta.
    Col passare del tempo il fenomeno diminuì sensibilmete, ma solo nella metà del 1800 il Parlamento inglese decise di abrogare una legge che imponeva di trafiggere il cuore di tutti i suicidi e altri morti "sospetti", ma una legge simile rimase in vigore fino agli inizi del nostro secolo nello Stato americano del Rhode Island: unico luogo degli Stati Uniti in cui si ebbe un'infezione vampirica (attorno al XVIII secolo).
    In seguito non si parlò più di epidemie di vampirismo, infatti i casi riscontrati sono esclusivamente localizzati e circoscritti in piccoli villaggi o città; in Transilvania, tuttavia, ancora nel 1900 ci fu un castello dato interamente alle fiamme; mentre in un luogo non ben precisato vi fu l'aumento improvviso di morti di uomini e animali, individuato il cadavere autore del massacro ne si aprì la tomba e lo si trovò perfettamente conservato; fu eretta una palizzata attorno alla tomba, ma il rimedio si rivelò presto totalmente inutile, si procedette quindi ad una seconda esumazione: il corpo, ancora intatto, fu bruciato. Il Vampiro non comparve più.
    Sebbene l'Italia non sia mai stata direttamente colpita da una di questa epidemie, il mondo cristiano fu abitato spesso da testimonianze riguardanti fenomeni di vampirismo (Francia e Germania comprese), soprattutto in seguito all'ignoranza delle campagne. I pontefici che vissero dal seicento in poi cercarono di porre rimedio il più drasticamente possibile, spingendo la gente a non lasciarsi suggestionare dalle credenze popolari; ma se questo rimedio ebbe il massimo effetto tra i fedeli colti, moltissimi preti di provincia continuarono a credere nei vampiri e continuarono a inculcare questa convinzione nel popolo povero, e in molti casi loro stessi, con l'appoggio dei magistrati locali, assistevano ai rituali impalamenti ai danni dei cadaveri ritenuti colpiti dal vampirismo. Era però necessario effettuare un vero e proprio processo: i familiari, i compaesani e il parroco del defunto testimoniavano davanti ai magistati, questi controllavano che il cadavere manifestasse qualche sintomo (mancata rigidità, mancata putrefazione ecc.) e in caso affermativo si procedeva alla decapitazione, al trapasso del cuore col palo di frassino e, in alcuni casi, alla cremazione.

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    Il vampiro classico di molti film sembra oggi un personaggio impossibile da prendere sul serio. Invece nel Settecento, passato alla storia come il secolo della razionalità per eccellenza, furono più volte segnalate delle "epidemie" di vampirismo nella regione dei Balcani. Questi fatti, riportati dai giornali dell'epoca, causarono clamore e preoccupazione in tutta Europa: molti vi credevano ciecamente, pochi si limitavano a liquidare la faccenda come frutto di superstizione. Qualche anno fa, Juan Gomez-Alonso, neurologo all'ospedale Xeral a Virgo, in Spagna, ha fatto un’ipotesi suggestiva: ci sarebbe un'epidemia di rabbia, scoppiata nell'Europa orientale intorno al 1720, alla base della leggenda dei Vampiri. A convincere il Dott. Gomez-Alonso, sono state le straordinarie similitudini fra l'iconografia del vampiro e la sintomatologia della malattia: dal comportamento aggressivo alla fotofobia, sino all'iperattività sessuale.


    I VAMPIRI? COLPA DI UN VIRUS
    di Letizia Gabaglio

    Uno spicchio d'aglio, un crocifisso e un piolo di legno da conficcare nel cuore: così, secondo la tradizione, si sconfiggono i vampiri, creature notturne che albergano nelle tenebrose regioni della Transilvania. Pura leggenda? Secondo uno studio pubblicato sull'ultimo numero di Neurology, al fondo delle storie che hanno ispirato la letteratura sul conte Dracula potrebbero esserci fatti realmente accaduti. L'articolo avanza l'ipotesi che alla base del mito degli esseri assetati di sangue ci sia un'epidemia di rabbia scoppiata nell'Europa orientale intorno al 1720. L'idea è venuta a Juan Gomez-Alonso, neurologo all'ospedale Xeral a Virgo in Spagna, dopo aver visto un film sui vampiri nel 1981. Non avevo mai visto una pellicola del genere, e sono rimasto impressionato dalle similitudini con i casi che avevo studiato, afferma lo scienziato.

    Alla base delle ipotesi del neurologo vi è dunque l'osservazione dei sintomi caratteristici dei malati di rabbia: ipersensibilità agli stimoli violenti, quindi repulsione per la luce e per gli oggetti riflettenti come gli specchi, e per gli odori particolarmente forti, come quello dell'aglio. Di più. Poiché il virus della rabbia attacca il sistema limbico, la regione cerebrale che controlla l'aggressività e il comportamento sessuale, coloro che ne sono affetti possono avere un atteggiamento violento (magari tentando di mordere qualcuno), e mostrare una iperattività sessuale. Un altro sintomo della malattia è l'insonnia: il virus, infatti, colpisce anche l'ipotalamo, l'area del cervello che controlla il sonno. Infine, chi è affetto da rabbia vomita sangue, è idrofobico - e quindi non riesce a deglutire la saliva - ed è colpito da spasmi facciali. Non stupisce quindi che qualcuno abbia voluto associare ai sintomi della malattia l'idea di un essere malvagio e assetato di sangue, dai lineamenti stravolti da un ghigno malefico, e che teme la luce del giorno.
    La diagnosi di questa malattia non è semplice: i sintomi non appaiono prima di due settimane dall'infezione, quando ormai le tracce del morso di un animale infetto, che in genere trasmette il virus, non sono più visibili. Una volta che i sintomi si sono manifestati il trattamento antirabbia è inefficace e la malattia è il più delle volte fatale. Questo problema è ancora attuale, spiega Gomez-Alonso citando il caso, da lui studiato, di un uomo classificato come "lunatico". Solo dopo l'autopsia è risultato chiaro che si trattava di rabbia. Queste diagnosi mancate erano probabilmente molto comuni nel XVII secolo, afferma il ricercatore spagnolo. Un altro elemento che rafforza la tesi del neurologo spagnolo è la coincidenza storica fra il fenomeno del vampirismo e l'epidemia di rabbia verificatasi fra il 1721 e il 1728 in Ungheria.

    Ricercando negli archivi del'Est europeo di quegli anni, Gomez-Alonso ha scoperto che proprio ad allora risalgono i primi avvistamenti di vampiri. Si narra di persone che, sebbene morte da parecchi anni, sembravano resuscitare, parlare, camminare e infestare i villaggi succhiando il sangue di malcapitati e provocandone la morte. Altri racconti parlano invece di cadaveri da cui continuava a sgorgare sangue anche parecchi giorni dopo la morte. Un particolare, questo, che sembra coincidere anch'esso con i sintomi della rabbia: quando infatti il decesso del paziente è provocato da collasso o asfissia, eventualità per altro comune nei malati di rabbia, il sangue si coagula con difficoltà.

    A questo va aggiunto l'alto tasso di umidità del terreno di alcune regioni dell'Ungheria, che secondo il neurologo spagnolo avrebbe in molti casi ritardato la decomposizione dei corpi. L'aspetto particolare delle salme fa pensare che possa essere avvenuto un processo di saponificazione caratteristico delle sepolture in terreni umidi, che trasforma i tessuti sottocutanei in una sostanza simile alla cera e che permette la conservazione del corpo per anni, continua Gomez-Alonso.
    Così come il vampirismo, la rabbia è più comune negli uomini che nelle donne. Inoltre non solo le persone, ma anche i cani, i lupi e i pipistrelli, tutti animali tradizionalmente legati alle storie di vampiri, possono contrarre la rabbia. Ci sono molte prove che la rabbia abbia giocato un ruolo chiave nella nascita delle leggende sui vampiri, conclude il neurologo spagnolo. D'altra parte, gli antropologi sanno che molte leggende popolari nascono da fatti realmente accaduti. Sotto questo aspetto, dire che i vampiri sono un parto di fantasia, è in qualche modo falso.

    Articolo tratto da Galileo Magazine del 3 ottobre 1998

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    VAMPIRISMO
    Tra credenze popolari e strani rituali in PUGLIA

    di Andrea Romanazzi

    Oggi quando si parla di vampiri e vampirismo si pensa a finzioni teatrali e cinematografiche , in realta’ il termine “vampiro” non e’ un invenzione recente ma un qualcosa di misterioso la cui origine si perde negli oscure pieghe del tempo , nei meandri nascosti e spesso volutamente dimenticati della memoria dell’uomo.

    Il termine “vampiro” e’ relativamente recente , di origine slava esso e’ legato alla radice “pi” cioe’ stregone e al verbo “wempti” che significa bere. Notoriamente si legano i vampiri alle terre dell’Europa Orientale , spesso a causa dell’associazione di questa creatura con il famosissimo Conte Dracula personaggio ispirato allo storico Vlad Tapes , principe della Valacchia forse associato al “vampiro” a causa dei suoi severissimi metodi di governo , chiamato e soprannominato DRACUL ,che in Rumeno significa “stregone”. In realta’ Vlad fu un grande paladino della Cristianita’ contro l’incombente pericolo turco che riusci’ a sconfiggere anche disponendo di un esercito notevolmente inferiore , utilizzando una vera e propria arma psicologica . Quando i turchi arrivarono alla capitale del regno , Targoviste , trovarono circa 8.000 pali ove erano stati infissi altrettanti prigionieri turchi. L’impatto fu cosi’ inaspettato e tremendo che i turchi decisero subito di ritirarsi.

    In realta’ , Dracula a parte, il “vampirismo” si perde nella notte dei tempi e non e’ caratteristico di una sola regione ma di quasi tutta l’Europa e non solo. Abbiamo cosi’ i vrykolakas greci o gli upir della Russia , passando per i polong della Malesia. La Dalmazia e l’Albania invece sono infestati secondo il folklore locale dai Vukodlak , mentre in Indonesia si pensa che le donne morte durante il parto si trasformino in Langsuir demoni che succhiano il sangue ai bambini appena nati. Il nostro excursus vampiresco potrebbe poi continuare nella Americhe , e cosi’ in Cile vi era il chon chon mentre gli Aztechi credevano nelle pericolosissimie ciuapipiltin anche esse , come visto in precedenza , donne morte durante il parto e la nostra lista potrebbe proseguire ancora per molto.

    In tutti i casi , comunque , il vampiro e’ una creatura che si crede possa tornare in vita dopo la morte per nutrirsi della linfa degli uomini vivi e cosi’ spesso , per impedire il ritorno in vita , in alcune necropoli venivamo messi enormi massi sul corpo del presunto vampiro per impedirgli di lasciare la sepoltura.

    Il testo piu’ antico sul vampirismo e’ una tavoletta babilonese che si trova nel British Museum e dove descrive formule magiche che servono per proteggersi dai vampiri , e ancora gli assiri credevana in un demone , Lilith, trasformato successivamente dagli ebrei nella perfida prima moglie di Adamo che poi dara’ vita nella tradizion greco-romana alla famosa Lamia , spesso raffigurata come una bella fanciulla che si nutriva del sangue e del seme degli uomini.

    In realta’ dietro l’immagine del vampiro vi sono numerose spiegazioni , in molte tradizioni il vampiro e’ un figlio illegittimo o ancora bambini nati con denti , gli assassini , i ladri , o ancora , come gia’ detto , le donne morte durante il parto. Molto spesso era considerato “vampiro” colui o colei che violava i principali “tabu’” della religione locale.

    Infatti il selvaggio crede in una religione che non impone solo i precetti positivi , ma anche quelli negativi , cioe’ tutto quello che “non va fatto” e che prende il nome di Tabu’. Violando uno di questi adempimenti il credente entra in una vorticosa spirale di causa-effetto che per lui diventa dannosa se non addirittura mortale.


    Immagine tratta dal sito http://www.entry-magazin.de/

    J. Frazer , nel suo famosissimo libro , “il ramo d’oro” , descrive una serie infinita’ di tabu’ , per esempio tra le tribu’ africane si crede che se durante la caccia una moglie sia infedele con il suo marito , egli sara’ morso da un serpente e morira’, nasce cosi’ l’idea del “non morto” , l’uomo che torna dopo la morte per vendicare il tabu’ violato.

    In realta’ l’idea del vampiro nasce a causa della paura dei morti , comune a tutte le culture , e in particolare dei morti che hanno ancora qualcosa da regolare , cosi’ ecco come le donne morte durante il parto , i bambini defunti ancora in fasce o ancora mariti traditi vogliano , dopo la morte , portare i loro parenti con loro , nell’aldila’. Il rito funebre nasce proprio per questo , esso e’ visto all’inizio con lo scopo di rompere drasticamente il legame tra il defunto e le vita sulla terra. Del resto , nel passato , quando non si conoscevano le malattie epidemiche , quando un uomo moriva di un male sconosciuto e , successivamente dello stesso si ammalavano anche i suoi parenti si pensava subito all’intervento malvagio del defunto.

    Nasce da queste paure l’idea, presso alcune culture orientali, della cremazione o ancora , l’usanza , tipica dei nativi d’America , di far spolpare il cadavere dagli animali.

    Se dunque capitava di avere un morto “in odore di vampirismo” ad esso si applicavano rituali particolari. Magari tutte queste cose ci posson sembrare lontani retaggi culturali di popoli distanti da noi , immersi in credenze orientali che solo come curiosita’ “toccano” il nostro paese e la nostra cultura. Questo in realta’ fino a pochi mesi fa , quando a Trani , un paese della provincia di Bari , in Puglia , sono state scoperte appunto le tombe di “vampiri”.

    Infatti in uno scavo condotto a Trani , in particolare in localita’ “Capo Colonna” sono emerse due sepolcri databili IX-VIII sec. a.C. con particolari sconcertanti. Infatti nella prima sepoltura era deposto un individuo in posizione inginocchiata schiacciato da un lastrone posto alle sue spalle , nella seconda tomba , molto piu’ grande , son stati trovati tre defunti anch’essi con un masso.

    In realta’ l’area era sicuramente un luogo di culto , e questo lo testimonierebbe il Monastero di Capo Colonna ancora visitabile. Gia’ nel passato eran stati scoperti reperti di epoca micenea e tardo-ellenici , reperti che pero' stranamente non sono mai stati resi noti ne’ pubblicati , l’ultimo scavo pero’ ha portato alla luce una struttura le cui pareti esterne , costituite da grandi lastroni , avevano la particolarita’ di esser infisse nel terreno. Tra i diversi reperti trovati e’ stato segnalato su di un frammento uno strano disegno di un “animale” bipede con una notevole cresta e una coda da rettile. Ma le particolarita’ , gia’ non poco rilevanti , non si esauriscono qui , infatti e’ stata anche ritrovata una “fossa circolare” di cui si ignora la funzione all’ interno della quale sono state infisse delle pietre verticali. Per quanto riguarda le due tombe , poi , la piu’ piccola e’ posizionata fuori dal recinto dell’edificio , mentre la seconda all’interno dello stesso e inoltre entrambe non hanno corredo funerario , sicuramente si doveva trattare di stranissimi personaggi che , non dovevano assolutamente ritornare tra i vivi, non permettendo loro di proiettare se stessi e la propria stirpe negli oceani del tempo. Sepolture di questo tipo , gia’ presenti in altre parti del mondo , sono le prime presenti e comunque scoperte in Italia.

    Corpi di uomini che dopo morti “non devono” ritornare tra i vivi , strani riti legati a pietre verticali , misteriosi disegni di creature antropomorfe , sembrano echi lontani di una terra senza eta’ che ci nasconde nel suo ventre , come uno scrigno antichi riti e misteri non ancora svelati.

    BIBLIOGRAFIA

    “La Gazzetta del Mezzogiono” 3-Marzo-2002

    “Il Ramo D’Oro” di J.Frazer

    “Il manuale del Vampirologo” M.Boselli

    Dal sito http://www.acam.it/

  5. #5
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    Ma che cos'è un vampiro?

    Un vampiro è semplicemente una persona morta che possiede la facoltà di muoversi e agire come se fosse viva. Questo è possibile grazie all'intervento delle Forze del Male, che hanno ridato vita al suo corpo. Il sangue, ritenuto sede e veicolo di vita, assume il valore sacrale di prolungamento della vita stessa: per questo motivoi vampiri si affannano a procurarselo.
    Il vampiro può pensare e agire come nella vita normale, e possiede una forza fisica immensamente superiore a quella di cui godeva quando era vivo, però i suoi pensieri e le sue azioni sono tutti inevitabilmente dominati dalla malvagità. Inoltre, come quasi tutte le creature e le Forze del Male, il vampiro è fortissimo di notte ed estremamente debole durante il giorno. Tanto debole che, dall'alba al tramonto, è costretto a giacere immobile nella bara come se fosse realmente morto.

    La tipologia e il nome del vampiro variano a seconda del popolo di appartenenza: i polacchi lo chiamavano Upir (lingua affilata come un pungiglione), nella Piccola Russia era detto Mjertovjek, ed era considerato figlio di un lupo mannaro e di una strega. Per i serbi e i montenegrini era Vurdalak (colui che in vita è stato un uomo dalla condotta riprovevole). Malgrado le differenzazioni, esistono tuttavia numerose caratteristiche che ne permettono agevolmente l'identificazione: il vampiro, in genere, ha il viso emaciato e pallido, gli occhi dal colore indefinibile, le labbra gonfie, spesso tumefatte, i denti aguzzi, le unghie lunghissime ed affilate, le orecchie appuntite e mobili come quelle dei pipistrelli e, dulcis in fundo, l'alito fetido (ma, secondo altri testi, i vampiri sono uomini e donne bellissimi e affascinanti…).

    Il morso del vampiro non fa male, tanto che chi lo subisce durante il sonno non si sveglia. In compenso è contagioso e la vittima diventa a sua volta vampiro. Nel succhiare il sangue, emette un suono caratteristico per il quale il vampirologo Pierre Thyraeus de Neuss ha coniato, nel 1700, il termine poppysma (De Terrificationibus Nocturnis).

    Il mito del vampiro e le leggende dei morti che risorgono per bere il sangue dei vivi sono presenti in tutte le culture, dall'Africa al Giappone, dall'Inghilterra alla Spagna. Nell'area slava, in particolare, il mito del vampiro si è diffuso probabilmente a causa della elevata presenza di popolazioni nomadi, che hanno contribuito a far conoscere il folklore di tutti i paesi.
    Esistono diversi modi per diventare vampiri: bambini nati sotto un certo presagio, suicidi, persone dedite alla stregoneria ma, secondo la tradizione popolare, hanno più possibilità di diventare vampiri i giovani vergini e coloro che muoiono prematuramente in modo violento, perché ancora avidi delle gioie di cui il trapasso li ha privati. Inoltre, i vampiri possono trasformarsi in animali, in nuvole gassose oppure controllare altre creature. Non sopportano la luce e il crocifisso, non possono entrare in una casa senza essere invitati, né attraversare i corsi d'acqua (se non all’interno della loro bara…). Non proiettano ombra e non possono riflettersi in uno specchio, in quanto le ombre e l'immagine riflessa sono caratteristiche dei vivi.

    Per proteggersi da queste creature non morte il metodo più sicuro è il crocifisso, ma ci sono anche altri rimedi: l'aglio è il più famoso, ma va bene anche il biancospino. Nei racconti si sente spesso parlare dell'argento come difesa dai vampiri: in realtà è il ferro il metallo più usato. Schegge di ferro venivano poste sotto le culle dei bambini, si indossavano collane di ferro ed altri oggetti venivano sparsi nel luogo da proteggere. Il vampiro può essere distrutto anche tramite cremazione, mozzandogli il capo, esponendolo alla luce solare o trafiggendogli il cuore con un paletto. Altre superstizioni riferiscono che un vampiro può essere eliminato toccandolo con un crocifisso, bagnandolo con acquasanta ed aglio, riempiendolo di sassi e gettandolo in un fiume, o servendosi di un damphir (essere nato da un umano e un vampiro). Si ritiene che i damphir siano gli unici a vedere i vampiri invisibili e che spesso sfruttino questa loro prerogativa mettendola a disposizione dei cacciatori di vampiri.


  6. #6
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    Il vampiro fa parte di quell’universo mitico in cui, da sempre, le paure ataviche dell'uomo si attanagliano trovando forma, acquisendo un volto, determinando una ragione di esistenza anche alle creature più improbabili. Notturna entità orrifica, il vampiro trae quindi origine dai timori ancestrali, riceve vitalità dalle radici profonde dell’inconscio e si colora di tinte fosche nella fantasia letteraria e cinematografica, diventando una figura archetipica e raggiungendo così l’immortalità.

    Tra i più noti esseri della notte associati a nefandi riti incontriamo il principe Vlad Tepes, il famoso Dracula e… l'ignaro pipistrello, la cui natura ambigua (è un mammifero fornito di ali) ha suscitato l’attenzione di molte culture.

    Il pipistrello, uccello mancato, che simbolicamente rappresenta il cattivo volo (l’essere che si blocca in una fase della sua evoluzione verso l’alto), ha arti anteriori forniti di lunghissime dita, strutture portanti di una membrana cutanea a funzionalità alare. La dentatura è completa di incisivi e canini aguzzi e di molari appuntiti. E’ un animale letargico, ubiquitario, ad abitudini crepuscolari. E’ eminentemente insettivoro, ma i racconti su una specie sudamericana, che succhierebbe il sangue degli uomini, hanno contribuito a far sì che in Europa il pipistrello, che si ciba di zanzare, venisse considerato simbolo sempre più negativo. E così il notturno, fotofobo, misantropo e innocuo pipistrello è diventato, nell’immaginario collettivo, una creatura lugubre, mortifera, incarnazione delle forze sotterranee e divoratore della luce. E ha ispirato il modello morfologico-comportamentale al nostro Vampiro, personaggio di grande effetto e di sicura - è davvero il caso di dirlo - incisività.


  7. #7
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    carina la gif.
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  8. #8
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    Carino anche il tuo avatar, Cavalier Shambler da Scurnacchiate

  9. #9
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    ARCHEOLOGIA DEL VAMPIRISMO

    Molti studiosi identificano il prototipo del Vampiro in Lilith, demone assiro che, nella tradizione ebraica, diventerà la consorte ripudiata di Adamo. Abitatrice del deserto, perversa divoratrice di seme umano (simbolo di vita esattamente come il sangue), persecutrice di neonati, Lilith entra a far parte della tradizione ebraica direttamente dal mondo mesopotamico come incarnazione della lussuria e quintessenza della lascivia, perversamente asservita a Ishtar, divinità assiro- babilonese. Nella cultura ebraica, diventa un diavolo del genere "succubus", ovvero un diavolo dalle caratteristiche espressamente femminili e capace di assorbire energia vitale da chiunque sia così folle da congiungersi carnalmente con lei. Da Lilith derivano le Lilin, che nottetempo succhiano il sangue dei bambini, prosciugandoli completamente della loro linfa vitale. Lilith e le Lilin venivano raffigurate in forma umana, ma dotate di ali.


    Lilith

    Nel mondo greco e latino diverse figure presentano tratti inequivocabilmente vampirici, ombre provenienti dal Regno degli Inferi dove domina Ecate. Nell'antica Grecia troviamo Empusa, una forma particolare di "succubus" che appare sempre all’improvviso (a volte su una carrozza trainata da cani latranti) e, dopo essersi furtivamente introdotta nel giaciglio degli uomini, li costringe ad estenuanti amplessi, prosciugandoli di ogni energia e procurandone la morte. Solitamente Empusa viene raffigurata con una gamba di bronzo e una di letame e, secondo la tradizione, si nutre anche di carne umana. Può assumere qualsiasi forma, altra caratteristica che condivide con il Vampiro.

    A Lamia possiamo attribuire un’ascendenza nobile: figlia di Belo, re di Libia, ha la disgrazia di essere amata da Zeus con il quale genera numerosi figli. Ma Era, gelosa del marito, fa sì che i figli di Lamia muoiano strangolati (solo Scilla riesce a scampare alla sua furia). Dopo di che Lamia, impazzita dal dolore, si nasconde in una caverna e diventa un mostro orribile, geloso delle madri più felici di lei delle quali spia i figli per poi rapirli e ucciderli. Era priva Lamia del sonno, ma Zeus le concede di potersi togliere gli occhi ed appoggiarli in un vaso per poter riposare: quando Lamia è priva degli occhi, non è pericolosa.
    Come Empusa, anche Lamia può assumere qualsiasi forma.
    Nell’Ars Poetica di Orazio le Lamie sono descritte come esseri mostruosi, in grado di ingoiare i bambini e di restituirli ancora intatti se si squarcia loro il ventre (l’integrità dei corpi è, però, solo apparente, infatti all’interno sono svuotati d’ogni umore).


    In questo bassorilievo greco del 400 a.C.,
    Lamia è rappresentata come un demone alato,
    con il torace di donna e la parte inferiore di uccello,
    nell’atto di rapire un neonato (British Museum)



    La letteratura latina annovera anche altri "protovampiri", ma difficilmente li fa uscire dall’ambito femminile. Ovidio parla di Striges, uccelli notturni che volano sulle culle dei neonati succhiandone il sangue e divorandone le viscere.

    Vi sono ingordi uccelli, non quelli che rubavano il cibo
    dalla bocca di Fineo, ma da essi deriva la loro razza:
    grossa testa, occhi sbarrati, rostri adatti alla rapina,
    penne grigiastre, unghie munite d’uncino;
    volano di notte e cercano infanti che non hanno accanto la nutrice,
    li rapiscono dalle loro culle e ne straziano i corpi;
    si dice che coi rostri strappino le viscere dei lattanti,
    e bevano il loro sangue sino a riempirsi il gozzo.
    Hanno il nome di Strigi: origine di questo appellativo
    È il fatto che di notte sogliono stridere orrendamente.
    Sia che nascano dunque uccelli, sia che lo diventino per incantesimo,
    e null’altro che siano vecchie tramutate in volatili da una nenia della Marsica,
    vennero al letto di Proca: Proca nato da cinque giorni,
    sarebbe stato una tenera preda per questi uccelli;
    con avide lingue succhiano il petto dell’infante,
    ma il povero bambino vagisce e chiede aiuto.


    Ovidio, I Fasti



  10. #10
    sacher.tonino
    Ospite

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    ...ma è vero che la tomba di Draculia era vuota quando fù scoperta?

 

 
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