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    Predefinito "Una finanziaria ortodossa"

    da www.iltempo.it :

    " «Sarà una Finanziaria ortodossa»


    «In cinque anni realizzeremo tutti gli impegni presi». Intervenendo a Bari alla Fiera del Levante, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha fatto un bilancio dell'attività del governo sottolineando gli obiettitvi finora raggiunti. « Il governo - ha detto - ha preso importanti misure per i mercati finanziari, come quella sul rimpatrio dei capitali, che ha fatto entrate in Italia già 60 miliardi di euro. Queste misure le prorogheremo... ». Tra gli obiettivi raggiunti il premier ha messo in evidenza l'aumento delle pensioni minime che ha riguardato due milioni di persone e la riduzione dell'onere dell'Irpef.

    Sui conti pubblici Berlusconi ha sottolineato che «non sono un disastro» e ha ricordato che il suo governo ha avuto in eredità dal precedente esecutivo un extra deficit di 37 mila miliardi di vecchie lire. Berlusconi ha anche affermato che «i soldi per il Mezzogiorno non mancano. Manca invece la capacità di utilizzarli». «L'Italia è cresciuta più della media europea e il Sud più del resto d'Italia».

    Per quanto riguarda la Finanziaria, il presidente del Consiglio ha annunciato che sarà «ortodossa», che rispetterà due patti «fondamentali»: il «Patto per l'Italia» e il «Patto di stabilità». Berlusconi ha ribadito poi che si avvierà la riforma fiscale e quella degli ammortizzatori sociali, saranno sostenuti gli investimenti per le infrastrutture e si correggerà il disavanzo. Ma, ha tenuto a sottolineare, «senza opprimere l'economia» e «senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini». Secondo il premier in Italia ci sarà una crescita in 2-3 anni del 2,5-3%. Berlusconi ha inoltre ribadito la stabilità del suo governo: «E' una grande cosa da celebrare che un presidente del Consiglio possa contare su una larga maggioranza» e ha aggiunto che «la sintesi dello sforzo riformatore del Governo è contenuta nel Patto per l'Italia» .

    Ultimo aggiornamento sabato 7 settembre 2002 ore 12.30
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    Cordiali saluti

  2. #2
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    Predefinito "Una finanziaria ortodossa"

    da www.iltempo.it :

    " «Sarà una Finanziaria ortodossa»


    «In cinque anni realizzeremo tutti gli impegni presi». Intervenendo a Bari alla Fiera del Levante, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha fatto un bilancio dell'attività del governo sottolineando gli obiettitvi finora raggiunti. « Il governo - ha detto - ha preso importanti misure per i mercati finanziari, come quella sul rimpatrio dei capitali, che ha fatto entrate in Italia già 60 miliardi di euro. Queste misure le prorogheremo... ». Tra gli obiettivi raggiunti il premier ha messo in evidenza l'aumento delle pensioni minime che ha riguardato due milioni di persone e la riduzione dell'onere dell'Irpef.

    Sui conti pubblici Berlusconi ha sottolineato che «non sono un disastro» e ha ricordato che il suo governo ha avuto in eredità dal precedente esecutivo un extra deficit di 37 mila miliardi di vecchie lire. Berlusconi ha anche affermato che «i soldi per il Mezzogiorno non mancano. Manca invece la capacità di utilizzarli». «L'Italia è cresciuta più della media europea e il Sud più del resto d'Italia».

    Per quanto riguarda la Finanziaria, il presidente del Consiglio ha annunciato che sarà «ortodossa», che rispetterà due patti «fondamentali»: il «Patto per l'Italia» e il «Patto di stabilità». Berlusconi ha ribadito poi che si avvierà la riforma fiscale e quella degli ammortizzatori sociali, saranno sostenuti gli investimenti per le infrastrutture e si correggerà il disavanzo. Ma, ha tenuto a sottolineare, «senza opprimere l'economia» e «senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini». Secondo il premier in Italia ci sarà una crescita in 2-3 anni del 2,5-3%. Berlusconi ha inoltre ribadito la stabilità del suo governo: «E' una grande cosa da celebrare che un presidente del Consiglio possa contare su una larga maggioranza» e ha aggiunto che «la sintesi dello sforzo riformatore del Governo è contenuta nel Patto per l'Italia» .

    Ultimo aggiornamento sabato 7 settembre 2002 ore 12.30
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  3. #3
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    Predefinito da www.adnkronos.com

    " ''Nessuna preoccupazione finche' il rapporto deficit-Pil non arriva al 3%''
    Berlusconi: ''I conti pubblici non sono un disastro''
    ''Potremo crescere a tassi tra il 2,5-3%'' e assicura: ''La finanziaria non mettera' le mani nelle tasche dei cittadini''

    Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (foto Infophoto)

    Bari, 7 set. - (Adnkronos) - Contro la sinistra ''catastrofista e menzognera'' serve ottimismo. Silvio Berlusconi inaugura la Fiera del Levante davanti a una vasta platea di imprenditori e amministratori locali. Il presidente del Consiglio difende la politica economica del governo, respingendo punto per punto le critiche mosse dal centrosinistra, soprattutto sulla gestione dei conti pubblici. ''Non e' vero che i conti pubblici sono un disastro, come dice qualcuno e si legge su certi giornali'', sottolinea piu' volte il premier puntando il dito contro l'opposizione che ''profetizza sempre sciagure e catastrofi. Mi accusano di essere ottimista. E' vero, io sono ottimista. Il governo deve dare e infondere fiducia e ottimismo''.
    ''Non appena la ripresa mondiale sara' avviata potremo crescere a tassi tra il 2,5-3% con grandi vantaggi per il benessere, per l'occupazione e la stabilita' dei conti pubblici''. Una crescita che sara' stimolata, per il premier, soprattutto dalle riforme strutturali che il governo sta portando avanti. '" Le riforme strutturali accresceranno il potenziale di sviluppo dell'Italia portandolo nel giro di due-tre anni -prevede ancora Berlusconi- al 2,5-3%''.
    ''Un aumento che puo' sembrare minore. Ma riflettiamo -prosegue- un punto percentuale rappresenta un incremento del 50% del limite di velocita' della nostra economia. Un limite che fino ad oggi ci ha lettermente inchiodato a riprese tenui quando il resto del mondo cresceva in modo sostenuto e in certi casi anche impetuoso
    ''. Il presidente del Consiglio, inoltre, ''considera confortanti le stime di crescita per la Ue che per il 2003 prevede un aumento del Pil dell'1,3%''.
    Il premier si e' poi soffermato sulla finanziaria, una legge ''ortodossa che rispettera' il Patto per l'Italia e il patto di stabilita' firmato con l'Europa e che non mettera' le mani nelle tasche dei cittadini'' . La manovra finanziaria necessaria al fabbisogno del prossimo anno, infatti, non ''opprimera' l'economia -prosegue il premier''. ''E in ogni caso - garantisce ancora Berlusconi- non incidera' con misure coercitive sui livelli di benessere della popolazione e non mettera' le mani nelle tasche dei cittadini. Non sara', questa, una finanziaria banale''.
    Ma l'annuncio che il governo non varera' una manovra di appensantimento fiscale per far quadrare i conti forse non viene del tutto colta dalla platea. Che lo stesso Berlusconi striglia: ''Pensavo - dice - che l'impegno del governo di non mettere le mani nelle vostre tasche potesse essere accolto da un grande gradimento che potrebbe manifestarsi con un applauso''. E infatti l'applauso parte.
    Berlusconi torna a difendere l'andamento dei conti pubblici. ''Non sono un disastro'', garantisce ricordando l'extradeficit di bilancio di 36 mila miliardi di lire lasciato in eredita' dalla sinistra ''frutto delle regalie che il precedente governo aveva elargito alla vigilia delle elezioni alla viglia del maggio 2001''. ''Il nostro fabbisogno - spiega - e' stato in linea con l'anno passato e con le stime fino al mese di giugno di quest'anno. Ha poi segnato in luglio e agosto un forte peggioramento quasi interamente dovuto ad una flessione delle entrate delle imposte societarie per le grandi imprese per il 2001, un cadeau fatto dalla sinistra alle grandi imprese''.
    Il presidente del Consiglio ha inoltre assicurato che il piano di riforme strutturali necessario al paese per accelerare lo sviluppo economico ed aumentare il benessere dei cittadini sara' rispettato punto per punto. '' E' un mio impegno, e piu' che un impegno politico un impegno da imprenditore, di realizzare in 5 anni tutte le promesse che abbiamo fatto durante la campagna elettorale. E nei tempi siamo anche avanti rispetto ai piani del governo'' ha detto il premier. In cinque anni, dunque, ''meno tasse, piu' infrastrutture, piu' efficenza sul mercato del lavoro, piu' equita' nello Stato sociale e piu' sicurezza'' .
    ''Dobbiamo mantenere i nervi saldi e restare tranquilli. Ma soprattutto bisogna procedere con l'attuazione del nostro programma''. Silvio Berlusconi ribadisce che '' non c'e' nessuna preoccupazione '' su possibili sforamenti del 3% del nostro rapporto deficit-Pil. Subito dopo il suo lungo intervento alla Fiera del Levante di Bari, il presidente del Consiglio assicura: ''Non c'e' nessuna preoccupazione, finche' il rapporto deficit-Pil non arriva al 3%. Se avessimo dei conti pubblici che vanno verso oppure oltre il 3%, come la Francia e la Germania allora si' che dovremmo veramente preoccuparci'' . Ma, dice il premier, ''non siamo in queste condizioni. Servono nervi saldi. Restiamo sereni. Non cambiamo i nostri programmi ma andiamo avanti''.
    A chi gli fa notare che l'Italia ha uno dei deficit pubblici piu' alti rispetto agli altri paesi Ue, Berlusconi replica: '' Questo e' un regalo che abbiamo ereditato dai governi del centrosinistra ''. Dopo questa battuta ironica, Berlusconi si e' infilato nell'auto blu e ha lasciato la Fiera campionaria senza fare il tradizionale giro degli stand e ripetere il bagno di folla tra i vicoli della citta' vecchia come l'anno scorso: il Cavaliere e' infatti subito partito per la Sardegna dove ricevera' il presidente dell'Islanda.
    "


    Saluti liberali

  4. #4
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    " ''Nessuna preoccupazione finche' il rapporto deficit-Pil non arriva al 3%''
    Berlusconi: ''I conti pubblici non sono un disastro''
    ''Potremo crescere a tassi tra il 2,5-3%'' e assicura: ''La finanziaria non mettera' le mani nelle tasche dei cittadini''

    Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (foto Infophoto)

    Bari, 7 set. - (Adnkronos) - Contro la sinistra ''catastrofista e menzognera'' serve ottimismo. Silvio Berlusconi inaugura la Fiera del Levante davanti a una vasta platea di imprenditori e amministratori locali. Il presidente del Consiglio difende la politica economica del governo, respingendo punto per punto le critiche mosse dal centrosinistra, soprattutto sulla gestione dei conti pubblici. ''Non e' vero che i conti pubblici sono un disastro, come dice qualcuno e si legge su certi giornali'', sottolinea piu' volte il premier puntando il dito contro l'opposizione che ''profetizza sempre sciagure e catastrofi. Mi accusano di essere ottimista. E' vero, io sono ottimista. Il governo deve dare e infondere fiducia e ottimismo''.
    ''Non appena la ripresa mondiale sara' avviata potremo crescere a tassi tra il 2,5-3% con grandi vantaggi per il benessere, per l'occupazione e la stabilita' dei conti pubblici''. Una crescita che sara' stimolata, per il premier, soprattutto dalle riforme strutturali che il governo sta portando avanti. '" Le riforme strutturali accresceranno il potenziale di sviluppo dell'Italia portandolo nel giro di due-tre anni -prevede ancora Berlusconi- al 2,5-3%''.
    ''Un aumento che puo' sembrare minore. Ma riflettiamo -prosegue- un punto percentuale rappresenta un incremento del 50% del limite di velocita' della nostra economia. Un limite che fino ad oggi ci ha lettermente inchiodato a riprese tenui quando il resto del mondo cresceva in modo sostenuto e in certi casi anche impetuoso
    ''. Il presidente del Consiglio, inoltre, ''considera confortanti le stime di crescita per la Ue che per il 2003 prevede un aumento del Pil dell'1,3%''.
    Il premier si e' poi soffermato sulla finanziaria, una legge ''ortodossa che rispettera' il Patto per l'Italia e il patto di stabilita' firmato con l'Europa e che non mettera' le mani nelle tasche dei cittadini'' . La manovra finanziaria necessaria al fabbisogno del prossimo anno, infatti, non ''opprimera' l'economia -prosegue il premier''. ''E in ogni caso - garantisce ancora Berlusconi- non incidera' con misure coercitive sui livelli di benessere della popolazione e non mettera' le mani nelle tasche dei cittadini. Non sara', questa, una finanziaria banale''.
    Ma l'annuncio che il governo non varera' una manovra di appensantimento fiscale per far quadrare i conti forse non viene del tutto colta dalla platea. Che lo stesso Berlusconi striglia: ''Pensavo - dice - che l'impegno del governo di non mettere le mani nelle vostre tasche potesse essere accolto da un grande gradimento che potrebbe manifestarsi con un applauso''. E infatti l'applauso parte.
    Berlusconi torna a difendere l'andamento dei conti pubblici. ''Non sono un disastro'', garantisce ricordando l'extradeficit di bilancio di 36 mila miliardi di lire lasciato in eredita' dalla sinistra ''frutto delle regalie che il precedente governo aveva elargito alla vigilia delle elezioni alla viglia del maggio 2001''. ''Il nostro fabbisogno - spiega - e' stato in linea con l'anno passato e con le stime fino al mese di giugno di quest'anno. Ha poi segnato in luglio e agosto un forte peggioramento quasi interamente dovuto ad una flessione delle entrate delle imposte societarie per le grandi imprese per il 2001, un cadeau fatto dalla sinistra alle grandi imprese''.
    Il presidente del Consiglio ha inoltre assicurato che il piano di riforme strutturali necessario al paese per accelerare lo sviluppo economico ed aumentare il benessere dei cittadini sara' rispettato punto per punto. '' E' un mio impegno, e piu' che un impegno politico un impegno da imprenditore, di realizzare in 5 anni tutte le promesse che abbiamo fatto durante la campagna elettorale. E nei tempi siamo anche avanti rispetto ai piani del governo'' ha detto il premier. In cinque anni, dunque, ''meno tasse, piu' infrastrutture, piu' efficenza sul mercato del lavoro, piu' equita' nello Stato sociale e piu' sicurezza'' .
    ''Dobbiamo mantenere i nervi saldi e restare tranquilli. Ma soprattutto bisogna procedere con l'attuazione del nostro programma''. Silvio Berlusconi ribadisce che '' non c'e' nessuna preoccupazione '' su possibili sforamenti del 3% del nostro rapporto deficit-Pil. Subito dopo il suo lungo intervento alla Fiera del Levante di Bari, il presidente del Consiglio assicura: ''Non c'e' nessuna preoccupazione, finche' il rapporto deficit-Pil non arriva al 3%. Se avessimo dei conti pubblici che vanno verso oppure oltre il 3%, come la Francia e la Germania allora si' che dovremmo veramente preoccuparci'' . Ma, dice il premier, ''non siamo in queste condizioni. Servono nervi saldi. Restiamo sereni. Non cambiamo i nostri programmi ma andiamo avanti''.
    A chi gli fa notare che l'Italia ha uno dei deficit pubblici piu' alti rispetto agli altri paesi Ue, Berlusconi replica: '' Questo e' un regalo che abbiamo ereditato dai governi del centrosinistra ''. Dopo questa battuta ironica, Berlusconi si e' infilato nell'auto blu e ha lasciato la Fiera campionaria senza fare il tradizionale giro degli stand e ripetere il bagno di folla tra i vicoli della citta' vecchia come l'anno scorso: il Cavaliere e' infatti subito partito per la Sardegna dove ricevera' il presidente dell'Islanda.
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    Dice Pinocchio che la colpa del deficit pubblico è dei passati governi del centrosinistra.
    Forse intendeva quelli del suo amichetto Ghino di Tacco degli anni 80.
    Perché negli anni 90, l' unico vero governo di centrosinistra, quello dell' Ulivo, ha fatto scendere il debito pubblico dal 127 al 105%.
    Chiedere, per credere, a Ciampi che ne fu l' artefice.

    Finanziaria ortodossa?
    Anche le sanatorie fiscali sono ortodosse?
    Ah già, dimenticavo: trattasi di "concordato" fiscale.

    Che dice infine Pinocchio, che le sue riforme strutturali porteranno il tasso di sviluppo al 2,5-3% annuo?
    Vedrai che bel tasso di sviluppo avremo ora che il suo amichetto Bush si appresta ad invadere l' Irak. Con una guerra in corso la voglia di spendere dei consumatori, non solo italiani, andrà sottozero.
    Ma Silvio, si sa, è sempre dalla parte dell' America ancor prima di sapere da che parte essa stia.

    Si preoccupi piuttosto, l' omino dal naso lungo, di trovare i fondi per la copertura della Tremonti-bis e quelli per erogare i crediti d' imposta dovuti a quegli imprenditori che, credendo alle sue false promesse, hanno assunto dei disoccupati ed ancora non hanno visto il becco d' un quattrino dal governo.

    Gianni Guelfi

  6. #6
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    Dice Pinocchio che la colpa del deficit pubblico è dei passati governi del centrosinistra.
    Forse intendeva quelli del suo amichetto Ghino di Tacco degli anni 80.
    Perché negli anni 90, l' unico vero governo di centrosinistra, quello dell' Ulivo, ha fatto scendere il debito pubblico dal 127 al 105%.
    Chiedere, per credere, a Ciampi che ne fu l' artefice.

    Finanziaria ortodossa?
    Anche le sanatorie fiscali sono ortodosse?
    Ah già, dimenticavo: trattasi di "concordato" fiscale.

    Che dice infine Pinocchio, che le sue riforme strutturali porteranno il tasso di sviluppo al 2,5-3% annuo?
    Vedrai che bel tasso di sviluppo avremo ora che il suo amichetto Bush si appresta ad invadere l' Irak. Con una guerra in corso la voglia di spendere dei consumatori, non solo italiani, andrà sottozero.
    Ma Silvio, si sa, è sempre dalla parte dell' America ancor prima di sapere da che parte essa stia.

    Si preoccupi piuttosto, l' omino dal naso lungo, di trovare i fondi per la copertura della Tremonti-bis e quelli per erogare i crediti d' imposta dovuti a quegli imprenditori che, credendo alle sue false promesse, hanno assunto dei disoccupati ed ancora non hanno visto il becco d' un quattrino dal governo.

    Gianni Guelfi

  7. #7
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    Nella sola Azienda Sanitaria Locale n° 20 di Alessandria/Tortona la disposizione elettorale e demagogica della finanziaria ulivista di Amato e compagni, che ha abolito la compartecipazione dei cittadini alla spesa farmaceutica attraverso il ticket sulle ricette, ha causato nel 2001, tra minori entrate e maggiori spese (aumento dei consumi di farmaci) un maggior deficit di quasi 20 miliardi. L'ASL 20 è solo una delle 23 aziende sanitarie del Piemonte, che è solo una delle 20 regioni italiane.

    Grazie Ulivo, Grazie Amato, Grazie Demagogia Ulivista.

    Saluti liberali

  8. #8
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    Nella sola Azienda Sanitaria Locale n° 20 di Alessandria/Tortona la disposizione elettorale e demagogica della finanziaria ulivista di Amato e compagni, che ha abolito la compartecipazione dei cittadini alla spesa farmaceutica attraverso il ticket sulle ricette, ha causato nel 2001, tra minori entrate e maggiori spese (aumento dei consumi di farmaci) un maggior deficit di quasi 20 miliardi. L'ASL 20 è solo una delle 23 aziende sanitarie del Piemonte, che è solo una delle 20 regioni italiane.

    Grazie Ulivo, Grazie Amato, Grazie Demagogia Ulivista.

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  9. #9
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    da www.ilsole24ore.com

    " I nuovi obiettivi
    di Alberto Quadrio Curzio
    Il Governo ha varato un decreto legge, ribattezzato "taglia-spese", con misure di controllo, trasparenza e contenimento della spesa pubblica. Lo stesso ha avuto due interpretazioni. Una è quella del ministro Tremonti, che ha enfatizzato la natura strutturale del provvedimento nel suo stabilire che le previsioni legislative di spesa sono un vincolo finanziario invalicabile e che, nel caso di scostamenti importanti dagli obiettivi di finanza pubblica, operino limiti agli impegni di spesa e di pagamento, pur con una serie di esclusioni per le spese fisse e obbligatorie. Si afferma quindi che in tal modo viene data piena attuazione all'articolo 81 della Costituzione con un passo decisivo verso una «vera costituzione economica».
    L'altra interpretazione è un ventaglio di pareri che non ricomprende solo quelli della opposizione e della Cgil. Si va dunque dalla opinione che il decreto cerca di tappare le falle di finanza pubblica, a quelle che taglierà la spesa sociale e che avrà pesanti ripercussioni su provvedimenti come quelli per le pensioni e gli incentivi all'occupazione.
    Ci vorrà del tempo per valutare questo decreto che certamente non è di routine e se da un lato risente delle peggiorate condizioni dei conti pubblici italiani dall'altro sembra contenere interessanti meccanismi per un efficace e durevole controllo delle spese pubbliche. Più in generale sotto il profilo del metodo non troviamo nulla di scandaloso che, se i conti pubblici peggiorano, il Governo cerchi di porvi rimedio con un decreto "blocca spese". Sappiamo che altri Paesi europei importanti e seri come Francia e Germania stanno vivendo analoghi momenti. Il problema è però più ampio e richiede di valutare alcuni parametri su cui il lettore potrà farsi una sua opinione.
    Il primo parametro è che il Governo ha continuato a rassicurare l'opinione pubblica che gli obiettivi di crescita del Pil, quelli di deficit e di debito pubblico sarebbero stati rispettati anche nel momento in cui gran parte degli osservatori neutrali affermavano il contrario.
    Nel Programma di stabilità presentato alla Ue nel novembre 2001 si stabiliva per il 2002 una crescita del Pil al 2,3%, un deficit allo 0,5%, un debito al 104,3%. La prima significativa rettifica di questi obiettivi è intervenuta solo con il Dpef di luglio che ha spostato la crescita all'1,3%, il deficit all'1,1%, il debito pubblico al 108,5%. Ma subito dopo anche questi obiettivi sono apparsi ad analisti neutrali difficili. Adesso c'è chi prefigura una crescita del Pil vicina allo 0,5%, un deficit prossimo all'1,5%, un debito prossimo al 109,6 per cento.
    Il secondo parametro è che il Governo si è trovato un'eredità dei precedenti Governi positiva e negativa a un tempo. Prendendo atto di questa situazione e di quella internazionale, il Governo doveva moderare le sue enfatiche conferme di esecuzione del generoso programma elettorale della Casa delle libertà. L'eredità positiva dei precedenti Governi è nota a tutti e si riassume in due dati che, uniti al ribasso dell'inflazione, ci hanno portato nell'euro: un debito su Pil che dal 124,3% del 1994 è sceso al 110,5% del 2000; un deficit su Pil che dal 10,7% del 1992 è sceso all'1,7% del 2000. L'eredità negativa dei precedenti Governi, a partire da quando Ciampi ha cessato di essere ministro del Tesoro, è stato il clima di festa che si è materializzato specie in un 2001 elettoralmente molto generoso. L'altra eredità negativa, che forse era difficilmente evitabile nel contesto del risanamento macrofinanziario degli anni 90, è stata la crescita lenta dell'economia italiana, il perdurare delle sue rigidità strutturali in alcuni mercati, la carenza di infrastrutture.
    Il terzo parametro che il Governo si è trovato in eredità è la riforma "federalista" del titolo V della Costituzione che da un lato è una moderna e importante applicazione del principio di sussidiarietà capace di valorizzare, anche nel contesto europeo, le Regioni; ma che da un altro lato ha ulteriormente incentivato una spinta già fortissima delle spese regionali (specie quella sanitaria) che spesso appaiono addirittura fuori controllo. Non è solo l'abolizione improvvida dei ticket fatta dal Governo Amato che preoccupa ma un gonfiamento delle spese e le insofferenze regionali a sottostare ai vincoli complessivi di finanza pubblica. Se il nuovo decreto servirà da calmiere anche a tal fine, bisogna esserne molto lieti sperando anche in una certa cautela verso ulteriori devoluzioni.
    Il quarto parametro è l'Europa. Dopo il Consiglio europeo di Siviglia di giugno, nel quale si decise uno slittamento temporale degli obiettivi di pareggio di bilancio previsti dal Patto di stabilità e crescita, Berlusconi disse che c'erano molte più possibilità di spesa. Anche Tremonti, molto più cauto su queste possibilità, si mostrò soddisfatto dell'allentamento. Ciò stimolò molti ministri a libere dichiarazioni estive contro il Patto di stabilità e crescita nella implicita convinzione che Francia e Germania lo avrebbero sfondato aprendo all'Italia grandi spazi di manovra. Ma le dichiarazioni della Commisione europea e della Bce, la ferma decisione tedesca, anche dopo le alluvioni, di impegnarsi a rispettare il Patto, sono state una doccia fredda che tuttavia non ha ancora fatto sbollire gli euro-avversi del Governo.
    La nostra conclusione è che se il Governo si propone l'orizzonte di una legislatura, della quale ha già consumato più di un anno, deve stare molto attento a non fare altre promesse che non può mantenere e deve perseguire pochi obiettivi tra cui due ci sembrano irrinunciabili: far calare il rapporto debito su Pil; far aumentare il tasso di crescita. La situazione internazionale è certo un condizionamento pesante e nessuno può fare miracoli. Ma la Finanziaria in cantiere sarà una cartina di tornasole per capire come finirà, dal punto di vista economico, questa legislatura.

    6 settembre 2002
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    " I nuovi obiettivi
    di Alberto Quadrio Curzio
    Il Governo ha varato un decreto legge, ribattezzato "taglia-spese", con misure di controllo, trasparenza e contenimento della spesa pubblica. Lo stesso ha avuto due interpretazioni. Una è quella del ministro Tremonti, che ha enfatizzato la natura strutturale del provvedimento nel suo stabilire che le previsioni legislative di spesa sono un vincolo finanziario invalicabile e che, nel caso di scostamenti importanti dagli obiettivi di finanza pubblica, operino limiti agli impegni di spesa e di pagamento, pur con una serie di esclusioni per le spese fisse e obbligatorie. Si afferma quindi che in tal modo viene data piena attuazione all'articolo 81 della Costituzione con un passo decisivo verso una «vera costituzione economica».
    L'altra interpretazione è un ventaglio di pareri che non ricomprende solo quelli della opposizione e della Cgil. Si va dunque dalla opinione che il decreto cerca di tappare le falle di finanza pubblica, a quelle che taglierà la spesa sociale e che avrà pesanti ripercussioni su provvedimenti come quelli per le pensioni e gli incentivi all'occupazione.
    Ci vorrà del tempo per valutare questo decreto che certamente non è di routine e se da un lato risente delle peggiorate condizioni dei conti pubblici italiani dall'altro sembra contenere interessanti meccanismi per un efficace e durevole controllo delle spese pubbliche. Più in generale sotto il profilo del metodo non troviamo nulla di scandaloso che, se i conti pubblici peggiorano, il Governo cerchi di porvi rimedio con un decreto "blocca spese". Sappiamo che altri Paesi europei importanti e seri come Francia e Germania stanno vivendo analoghi momenti. Il problema è però più ampio e richiede di valutare alcuni parametri su cui il lettore potrà farsi una sua opinione.
    Il primo parametro è che il Governo ha continuato a rassicurare l'opinione pubblica che gli obiettivi di crescita del Pil, quelli di deficit e di debito pubblico sarebbero stati rispettati anche nel momento in cui gran parte degli osservatori neutrali affermavano il contrario.
    Nel Programma di stabilità presentato alla Ue nel novembre 2001 si stabiliva per il 2002 una crescita del Pil al 2,3%, un deficit allo 0,5%, un debito al 104,3%. La prima significativa rettifica di questi obiettivi è intervenuta solo con il Dpef di luglio che ha spostato la crescita all'1,3%, il deficit all'1,1%, il debito pubblico al 108,5%. Ma subito dopo anche questi obiettivi sono apparsi ad analisti neutrali difficili. Adesso c'è chi prefigura una crescita del Pil vicina allo 0,5%, un deficit prossimo all'1,5%, un debito prossimo al 109,6 per cento.
    Il secondo parametro è che il Governo si è trovato un'eredità dei precedenti Governi positiva e negativa a un tempo. Prendendo atto di questa situazione e di quella internazionale, il Governo doveva moderare le sue enfatiche conferme di esecuzione del generoso programma elettorale della Casa delle libertà. L'eredità positiva dei precedenti Governi è nota a tutti e si riassume in due dati che, uniti al ribasso dell'inflazione, ci hanno portato nell'euro: un debito su Pil che dal 124,3% del 1994 è sceso al 110,5% del 2000; un deficit su Pil che dal 10,7% del 1992 è sceso all'1,7% del 2000. L'eredità negativa dei precedenti Governi, a partire da quando Ciampi ha cessato di essere ministro del Tesoro, è stato il clima di festa che si è materializzato specie in un 2001 elettoralmente molto generoso. L'altra eredità negativa, che forse era difficilmente evitabile nel contesto del risanamento macrofinanziario degli anni 90, è stata la crescita lenta dell'economia italiana, il perdurare delle sue rigidità strutturali in alcuni mercati, la carenza di infrastrutture.
    Il terzo parametro che il Governo si è trovato in eredità è la riforma "federalista" del titolo V della Costituzione che da un lato è una moderna e importante applicazione del principio di sussidiarietà capace di valorizzare, anche nel contesto europeo, le Regioni; ma che da un altro lato ha ulteriormente incentivato una spinta già fortissima delle spese regionali (specie quella sanitaria) che spesso appaiono addirittura fuori controllo. Non è solo l'abolizione improvvida dei ticket fatta dal Governo Amato che preoccupa ma un gonfiamento delle spese e le insofferenze regionali a sottostare ai vincoli complessivi di finanza pubblica. Se il nuovo decreto servirà da calmiere anche a tal fine, bisogna esserne molto lieti sperando anche in una certa cautela verso ulteriori devoluzioni.
    Il quarto parametro è l'Europa. Dopo il Consiglio europeo di Siviglia di giugno, nel quale si decise uno slittamento temporale degli obiettivi di pareggio di bilancio previsti dal Patto di stabilità e crescita, Berlusconi disse che c'erano molte più possibilità di spesa. Anche Tremonti, molto più cauto su queste possibilità, si mostrò soddisfatto dell'allentamento. Ciò stimolò molti ministri a libere dichiarazioni estive contro il Patto di stabilità e crescita nella implicita convinzione che Francia e Germania lo avrebbero sfondato aprendo all'Italia grandi spazi di manovra. Ma le dichiarazioni della Commisione europea e della Bce, la ferma decisione tedesca, anche dopo le alluvioni, di impegnarsi a rispettare il Patto, sono state una doccia fredda che tuttavia non ha ancora fatto sbollire gli euro-avversi del Governo.
    La nostra conclusione è che se il Governo si propone l'orizzonte di una legislatura, della quale ha già consumato più di un anno, deve stare molto attento a non fare altre promesse che non può mantenere e deve perseguire pochi obiettivi tra cui due ci sembrano irrinunciabili: far calare il rapporto debito su Pil; far aumentare il tasso di crescita. La situazione internazionale è certo un condizionamento pesante e nessuno può fare miracoli. Ma la Finanziaria in cantiere sarà una cartina di tornasole per capire come finirà, dal punto di vista economico, questa legislatura.

    6 settembre 2002
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    Cordiali saluti

 

 
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