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    Exclamation Veltroni E Ugo La Malfa

    Consiglio a tutti coloro che apprezzano il pensiero politici mazziniano di comprare il libro "Discutendo della Sinistra" di Adolfo Battaglia e David Bogi.
    Io l'ho scoperto sul sito della Sinistra Repubblicana Sarda e tra l'altro vi è la prefazione a questo testo a cura di Walter Veltroni, il quale esprime la necessità x i DS di riandare con lo spirito all'esperienza di Ugo La Malfa, in particolar modo al suo rigore morale ed al suo spirito europeo.
    Inoltre nel sito della Sinistra Repubblicana Sarda vi sono pure le motivazioni del perchè essi hanno partecipato alla creazione dei Democratici di Sinistra.
    Vorrei che anche voi visitiate questo sito, perchè a parer mio ci sono considerazioni interessanti e che poi scriveste le vostre opinioni.
    X chi nn riuscisse a trovare il sito, andate su Google e digitate Sinistra repubblicana sarda.
    Un saluto laico.

  2. #2
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    Exclamation Veltroni E Ugo La Malfa

    Consiglio a tutti coloro che apprezzano il pensiero politici mazziniano di comprare il libro "Discutendo della Sinistra" di Adolfo Battaglia e David Bogi.
    Io l'ho scoperto sul sito della Sinistra Repubblicana Sarda e tra l'altro vi è la prefazione a questo testo a cura di Walter Veltroni, il quale esprime la necessità x i DS di riandare con lo spirito all'esperienza di Ugo La Malfa, in particolar modo al suo rigore morale ed al suo spirito europeo.
    Inoltre nel sito della Sinistra Repubblicana Sarda vi sono pure le motivazioni del perchè essi hanno partecipato alla creazione dei Democratici di Sinistra.
    Vorrei che anche voi visitiate questo sito, perchè a parer mio ci sono considerazioni interessanti e che poi scriveste le vostre opinioni.
    X chi nn riuscisse a trovare il sito, andate su Google e digitate Sinistra repubblicana sarda.
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  3. #3
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  4. #4
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    Ugo La Malfa, 26 marzo 1979

    26 marzo 1979. Moriva Ugo La Malfa. Per noi, allora fra i più giovani, fu un maestro di politica. Ci piaceva anche per quella sua avversione alle celebrazioni rituali. Diceva di aver trovato un partito repubblicano che ancora accendeva lumini sotto all’immagine di Mazzini, non gli faremo il torto di accenderne sotto la sua.
    Fu un grande uomo politico, quindi, come s’usava e s’usa nella grande politica, fu un intellettuale, un analista, idealista e pragmatico al tempo stesso, animato da una travolgente passione democratica. Ma prima di tutto fu un combattente politico, totalmente immerso nel suo tempo, dal quale guardava verso il futuro. Per questa ragione trovo sia del tutto arbitrario, nei suoi confronti come con altri, esercitarsi nel giuoco: dove si troverebbe adesso? cosa direbbe adesso? Non siamo autorizzati a praticarlo, e nessuno può seriamente dire se oggi si schierebbe da una parte o dall’altra. Ogni tanto sento che lo citano come padre dell’uno o l’altro schieramento, e penso, sempre arbitrariamente, che li diserederebbe.



    Ma prima degli attuali schieramenti, alla loro origine, c’è il biennio giustizialista del 1992-1994, quando la coalizione di partiti di cui anche lui aveva fatto parte, senza avere mai perso le elezioni, avendo sempre preso più voti di quanti oggi non ne prendano sia gli uni che gli altri, fu cancellata dalla schede elettorali. Ecco, per quel che riguarda quel passaggio mi sento di dire che Ugo La Malfa non si sarebbe comportato come nessuno dei tremuli protagonisti di allora.
    Posso dirlo perché proprio lui ce ne diede l’esempio. Quando scoppiò lo scandalo dei soldi che i petrolieri avevano dato ai partiti politici, nel mentre correvano voci su quanto avesse preso questo o quello, nel mentre si facevano i nomi dei segretari amministrativi dei partiti e quando nessuno aveva fatto il suo nome, egli pretendeva di andare in procura della Repubblica a dire: quei soldi li ho presi io, vi dico quanti sono e lasciate perdere quelli che si sono trovati in mezzo, perché ne rispondo solo io. Neanche lo ricevettero, perché allora così si pensava fosse giusto. Erano lontani gli anni del “non poteva non sapere” ed il diritto, se proprio non era dritto, non s’era del tutto storto.
    Attenzione, però, quella, per La Malfa, non voleva essere un’ammissione di colpa. Lui non confessava, rivendicava. Aveva l’orgoglio dell’autonomia politica, aveva il ribrezzo dell’ipocrisia che voleva la politica distante dal denaro, annettendosi le responsabilità si annetteva il merito di avere fatto politica. Da uomo libero. Non gli serviva coraggio, era sufficiente il sapersi non corruttibile ed il riconoscere che la lotta politica era fatta anche di denari da spendersi.
    Non trovò emuli, nel biennio giustizialista, nessuno fu alla sua altezza, nessuno si mosse preventivamente e qualche significativa sincerità giunse solo quando era troppo tardi. In questo, almeno, trova giustificazione il fatto che quel mondo politico fu travolto e distrutto.
    Dei grandi del passato si dice spesso che “il suo pensiero è attuale”. L’insegnamento di Ugo La Malfa è parte della nostra vita, quindi per noi contemporaneo, certo, però, fa una certa impressione osservare l’Italia piegata sotto una pressione fiscale enorme, con una spesa pubblica quasi tutta corrente ed un deficit che ha, da tempo, superato il pil. E’ l’avverarsi di quello che La Malfa vide per tempo, che poteva essere evitato e che, invece, complici la politica, il sindacalismo ed il capitalismo familiare e relazionale, è divenuta la triste sorte italiana. Non avrebbe provato alcuna soddisfazione nell’avere avuto ragione, come mai gioì dei fatti che confermavano le sue pessimistiche previsioni. Ma, ora come allora, ne avrebbe tratto la forza della rabbia, la conferma che occorreva fare di più per liberare il Paese dalle culture nemiche del mercato e dagli egoismi nemici della solidarietà. Avrebbe tradotto i tristi presagi in argomenti di lotta politica, perché era uno sfegatato ottimista e non pensò mai che la battaglia fosse persa.
    Che ne è di quella cultura politica? L’Italia d’oggi è certamente laica, al punto da spingere la chiesa ad interventi sempre più energici per cercare di riattrarre le coscienze. In politica estera è scomparsa la sudditanza, anche economica, di gran parte della sinistra agli interessi di una potenza militare e politica nemica della libertà e della nostra sicurezza, ed il terzomondismo mediterraneo ha fatto il suo tempo anche in casa cattolica. L’Italia è attaccata alle alpi, come la voleva. In politica economica è stata seppellita l’avversità comunista e religiosa alla proprietà privata ed al capitalismo, al punto, fin troppo esagerato, che molti degli antichi demolitori si son trasformati in adoratori della finanza, che per difetto di cultura scambiano con il mercato. L’Italia d’oggi non è quella che avrebbe voluto, non è quella che vogliamo, ma è certo che lo designa vincitore contro le forze maggioritarie che dominarono la scena.
    Se la sinistra desse vita ad un partito democratico che rifugga dalle ideologie, aderisca ai valori politici e democratici dell’occidente, lasci libero il mercato ed usi la spesa pubblica per correggerne le ingiustizie, allora la sinistra scoprirebbe d’essere lamalfiana. Se la destra desse vita ad un partito delle libertà che sappia distinguere le parole della fede dalla passione per le istituzioni, che sappia difendere l’integrità territoriale e politica d’Italia, che coltivi un’etica pubblica che non sia parente del moralismo, scoprirebbe anch’essa d’essere lamalfiana. Ma né l’una né l’altra cosa stanno succedendo. Ancora una volta c’è l’Italia peggiore che conserva se stessa e quella degli interessi diffusi che non trova rappresentanza politica. La scuola lamalfiana conta poco e nulla, da una parte e dall’altra.
    Molto dipende dall’inadeguatezza dei continuatori. Dal loro essersi divisi sulle forme lasciandosi sfuggire la sostanza. Dall’avere capovolto l’insegnamento su contenuti e schieramenti. Molto, naturalmente, dipende dal fatto che manca la sua parola. Certo. Ma credo ci sia una ragione ancor più profonda: nell’Italia di oggi la nostra cultura e la nostra scuola politica ancora s’attardano a cercare la rappresentanza e la testimonianza, laddove nulla ci difetta per aspirare alla guida dei processi politici e degli interessi nazionali. Ugo La Malfa ci ha lasciato gli strumenti per coltivare questa ambizione. Nulla ci difetta, se non la nostra pochezza.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it

    trattto da http://it.groups.yahoo.com/group/Repubblicani/
    ... 882 iscritti alla data odierna ...

  6. #6
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    In ricordo di Ugo La Malfa
    Il leader repubblicano che volle il suo Paese moderno e occidentale

    Nel 28° anniversario della scomparsa, Ugo La Malfa è stato ricordato presso la Sala del Cenacolo, Camera dei deputati, lunedì scorso. Questo è il testo dell'intervento del segretario del Partito repubblicano italiano.

    di Francesco Nucara

    Oggi ricorre l'anniversario della morte di Ugo La Malfa. Per uno strano destino oggi vi sono altre due ricorrenze che legano Ugo La Malfa a questa data.

    Il 26 marzo 1965 si svolgeva a Roma il Congresso del Partito Repubblicano Italiano.

    Da quel Congresso, qualche giorno dopo, precisamente l'11 aprile, nacque la segreteria del PRI che lo consacrò indiscusso leader del partito. E sempre il 26 marzo del 1976, a Stoccarda, si diede vita alla Federazione dei Partiti Liberali della Comunità Europea. Posero la loro firma, all'epoca, nove partiti: fu il preludio all'attuale ELDR * Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori. I partiti aderenti oggi sono 55.

    E ieri invece si celebrava la ricorrenza, a Berlino, della Firma dei Trattati di Roma, che segnò l'inizio della costruzione dell'Europa.

    Quell'Europa che per Ugo La Malfa fu una bussola costante e imprescindibile per la realizzazione di principi di libertà e democrazia di cui l'Italia aveva sofferto l'assenza per un lungo ventennio.

    A leggere gli scritti di La Malfa o i suoi discorsi parlamentari si capisce quanto egli tenesse alla realizzazione dell'Europa. Ed giusto parlare di una "sua" concezione dell'Europa. Il democratico La Malfa, il combattente antifascista, il leader del Partito d'Azione, l'intransingente uomo politico sulla realizzazione della Repubblica, non poteva però concepire un'Europa dal profilo gollista. All'Europa confederale di De Gaulle, Ugo La Malfa oppose sempre un'Europa soprannazionale.

    E, proprio tra i repubblicani, La Malfa ha suscitato sentimenti di grande affetto e stima, passioni intense ma anche critiche dure, soprattutto dai leader storici.

    Si iniziò con Giovanni Conti, che non considerava La Malfa sufficientemente mazziniano; per poi passare a Randolfo Pacciardi che contestò nettamente l'operazione di centro-sinistra. Ma anche tra i repubblicani che arrivarono dopo non sempre furono rose e fiori (Bonea, Bucalossi, e tanti altri), ma, mentre i leader storici portarono a scissioni dolorose nel PRI, per quanto riguarda gli altri, quasi nessuno se ne è accorto.

    Non era un uomo facile, Ugo La Malfa.

    Egli era il concentrato del sentimento siciliano, della "ragione milanese" e della cultura europea ed occidentale. Queste caratteristiche e la loro adattabilità ai fatti contingenti, contribuirono a renderlo leader assoluto nel PRI e padre della Patria nel Paese.

    Altro strano scherzo del destino: il suo ultimo discorso alla Camera dei Deputati è stato tenuto il 13 dicembre 1978 e riguardava l'adesione al Sistema Monetario Europeo.

    E nel suo ultimo discorso ai repubblicani (4 febbraio 1979, presso il Teatro Nuovo di Milano) egli sosteneva: "Scopo supremo del PRI è oggi, come nel passato, fare dell'Italia una delle democrazie economiche e sociali più avanzate d'Europa, arrestando il processo di degradazione economica, sociale, civile, che l'ha investita, quasi come una prolungata bufera, negli ultimi dieci anni".

    Potremmo, senza tema di smentite, dire che tutta la sua vita è stata dedicata alla crescita civile ed economica dell'Italia e alla realizzazione dell'Europa. L'obiettivo Europa serviva anche per "incatenare" l'Italia alle Alpi, per non farla sprofondare nel Mediterraneo. Un'Italia più europea, un'Italia saldamente legata alla cultura occidentale.

    In un incontro con Arturo Colombo, che lo doveva intervistare per "Nuova Antologia", Ugo La Malfa ebbe a dire: "So bene che il processo costruttivo dell'Europa si trova momentaneamente a un punto critico: o si riesce davvero a fare un passo avanti, o si torna indietro, forse irreparabilmente, perché non si può credere, né illudersi, di rimanere oltre in una posizione di stallo, così ibrida, così ambigua".

    C'era in corso la battaglia politica per il sistema monetario europeo e il leader repubblicano esprimeva tutta la sua amarezza e il suo scetticismo. Ma, ancora un volta, avrebbe realizzato, da solo o quasi, un'idea in cui aveva fortemente creduto.

    Mi preme ricordare le parole pronunciate nel discorso al Congresso del 1965: "Non vogliamo sacrificare la ragione cattolica alla ragione laica, ma mai sacrificheremo la ragione laica alla ragione di Stato cattolica".

    Insomma, più attuale di così!

    Roma, 27 marzo 2007

    tratto da http://www.pri.it

  7. #7
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    Riceviamo dalla Fondazione Ugo La Malfa

    Gli Incontri della FULM "Pizza e vino"
    Giovedì 13 dicembre ore 18,00 - Via S.Anna 13 - Roma

    la FULM è lieta di invitarla al dibattito sul tema:



    L’attrazione di Putin
    analisi del voto alla Duma del 3 dicembre 2007


    Relatore: Victor Zaslawsky, direttore dell’International Center of Transitional Studies e della rivista XXI secolo

    Intervengono alla discussione: Giorgio La Malfa, deputato al Parlamento e Paolo Savona, Presidente Banca di Roma, Presidente FULM

    http://www.fulm.org/ , info@fulm.org , 0668300795

  8. #8
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    .... solo per ricordare che ieri, 26 marzo, era il 29° anniversario della morte di Ugo La Malfa, avvenuta il 26 marzo 1979 ...
    Ha scritto Enrico Martelloni su ...
    http://it.groups.yahoo.com/group/Rep.../message/15536

    "A ripensare quel grande statista, è da osservare quanto e' distante oggi la politica dalle sue idee che hanno caratterizzato il Partito Repubblicano. Più che in termini temporali, in termini morali e di qualità politica"

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da nuvolarossa Visualizza Messaggio
    "A ripensare quel grande statista, è da osservare quanto e' distante oggi la politica dalle sue idee che hanno caratterizzato il Partito Repubblicano. Più che in termini temporali, in termini morali e di qualità politica"
    Non sono un grande frequentatore del forum. In tanti anni di vita del mio account mi sono collegato solo poche volte e in periodi "elettorali".
    Non seguo piu' le cose della politica da anni, ma puntalmente "sotto elezioni" il sangue mi ribolle, tra il desiderio di fare qualcosa e la voglia di mandare tutti in culo: il massimo che riesco a fare alla fine e' guardare i sondaggi su sto forum, mandare improperi al figliolo del beneamato Ugo La Malfa e alla fine votare "contro" quello che ritengo quanto di piu' distante ci sia in assoluto dallo spirito di Mazzini e del Partito D'Azione (intendo la barbarie costituita dall'asse Lega + Berlusconi). Ma comunque ritenevo quegli ideali gia' traditi durante tutti gli anni del famoso pentapartito.
    Ma in questo so che la penso diversamente da NuvolaRossa e tanti altri. E non ho scritto per fare polemiche. Volevo solo denotare il senso di grande tristezza che c'e' di questi tempi. Ad ogni elezione mi sembra peggio. E non e' Veltroni a risollevarmi il morale piu' di tanto, anzi

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da unrepubblicano Visualizza Messaggio
    ... mandare improperi al figliolo del beneamato ...
    Ovviamente questa tua acredine verso Giorgio La Malfa, uno dei Leader del P.R.I. ed apprezzato come uno dei migliori politici attuali da tutti i Repubblicani, ti qualifica come ex-repubblicano ... a tutti gli effetti ... al di la' della autodefinizione del tuo nick ... d'altronde anch'io ... come nuvolarossa ... con gli Indiani d'America c'entro come i cavoli a merenda ...

 

 
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