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Discussione: Immigrati.....

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    Angry Immigrati.....

    Il malvivente era stato condannato
    a nove anni per una feroce rapina in casa
    Criminale albanese torna in Italia: preso
    BRINDISI - I severi controlli delle forze dell’ordine lungo i confini sono serviti a bloccare un pericolosissimo delinquente extracomunitario, un feroce rapinatore che deve scontare nove anni di carcere in Italia, mentre cercava di tornare nel nostro Paese.
    Dopo tre anni di latitanza, un albanese condannato in Italia per aver aggredito e rapinato i proprietari di una villa isolata dell’Astigiano, è stato infatti riconosciuto e arrestato a Brindisi.
    Lo hanno bloccato mentre stava sbarcando sulle coste pugliesi da una motonave proveniente da Durazzo.
    In carcere, grazie alle indagini dei Carabinieri del Reparto operativo di Asti, è finito Astrit Doda, 26 anni, originario di Diber (Albania).
    Il malvivente si era rifugiato in Albania dopo che il 6 settembre del 1999 aveva commesso, insieme ad un complice mai identificato, una feroce rapina ai danni della famiglia Pigella, sorpresa durante il sonno nell’abitazione di Villafranca, in provincia di Asti.
    L’uomo, dopo essersi introdotto con il suo complice nella casa ed essersi impadronito di gioielli, oggetti di valore e soldi in contanti, aveva anche compiuto atti sessuali nei confronti di Roberta Pigella, all’epoca dei fatti appena ventenne, e accoltellato alla gola e alla schiena il padre della ragazza, Giuseppe. Ferito in maniera piuttosto grave dai malviventi albanesi, il padrone di casa si era salvato soltanto grazie ad un delicato e tempestivo intervento chirurgico.
    Da tempo gli investigatori italiani erano sulle sue tracce, mentre il malvivente si era rifugiato nel suo Paese d’origine per sfuggire alla cattura. I Carabinieri, coordinati dal procuratore capo Sebastiano Sorbello e dal sostituto procuratore Vicenzo Paone, sono riusciti ad identificarlo e ad arrestarlo grazie alle impronte digitali rilevate a casa dei Pigella subito dopo l’aggressione e a un riconoscimento fotografico.
    Astrit Doda ieri è stato bloccato dalla Polizia di confine di Brindisi al momento dei controlli dei documenti e subito riconosciuto come il responsabile della violenta rapina compiuta nell’Astigiano. Il delinquente era già stato condannato in contumacia dal Tribunale di Asti, il 20 febbraio del 2000, a nove anni di reclusione per rapina, violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Il malvivente era stato condannato
    a nove anni per una feroce rapina in casa
    Criminale albanese torna in Italia: preso
    BRINDISI - I severi controlli delle forze dell’ordine lungo i confini sono serviti a bloccare un pericolosissimo delinquente extracomunitario, un feroce rapinatore che deve scontare nove anni di carcere in Italia, mentre cercava di tornare nel nostro Paese.
    Dopo tre anni di latitanza, un albanese condannato in Italia per aver aggredito e rapinato i proprietari di una villa isolata dell’Astigiano, è stato infatti riconosciuto e arrestato a Brindisi.
    Lo hanno bloccato mentre stava sbarcando sulle coste pugliesi da una motonave proveniente da Durazzo.
    In carcere, grazie alle indagini dei Carabinieri del Reparto operativo di Asti, è finito Astrit Doda, 26 anni, originario di Diber (Albania).
    Il malvivente si era rifugiato in Albania dopo che il 6 settembre del 1999 aveva commesso, insieme ad un complice mai identificato, una feroce rapina ai danni della famiglia Pigella, sorpresa durante il sonno nell’abitazione di Villafranca, in provincia di Asti.
    L’uomo, dopo essersi introdotto con il suo complice nella casa ed essersi impadronito di gioielli, oggetti di valore e soldi in contanti, aveva anche compiuto atti sessuali nei confronti di Roberta Pigella, all’epoca dei fatti appena ventenne, e accoltellato alla gola e alla schiena il padre della ragazza, Giuseppe. Ferito in maniera piuttosto grave dai malviventi albanesi, il padrone di casa si era salvato soltanto grazie ad un delicato e tempestivo intervento chirurgico.
    Da tempo gli investigatori italiani erano sulle sue tracce, mentre il malvivente si era rifugiato nel suo Paese d’origine per sfuggire alla cattura. I Carabinieri, coordinati dal procuratore capo Sebastiano Sorbello e dal sostituto procuratore Vicenzo Paone, sono riusciti ad identificarlo e ad arrestarlo grazie alle impronte digitali rilevate a casa dei Pigella subito dopo l’aggressione e a un riconoscimento fotografico.
    Astrit Doda ieri è stato bloccato dalla Polizia di confine di Brindisi al momento dei controlli dei documenti e subito riconosciuto come il responsabile della violenta rapina compiuta nell’Astigiano. Il delinquente era già stato condannato in contumacia dal Tribunale di Asti, il 20 febbraio del 2000, a nove anni di reclusione per rapina, violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Falso prete: romeno clandestino
    BORGOFORTE (MN) - Sembrava un perfetto sacerdote, ma “don Michele” era invece un romeno clandestino, di 25 anni, ora irreperibile e denunciato dai carabinieri per sostituzione di persona e usurpazione di titolo. Con lui è stato denunciato anche il parroco, don Ernesto Lava, lui sì autentico sacerdote, che grida all’equivoco: «Io non ho mai presentato quel giovane come un sacerdote».
    Teatro della vicenda è a Borgoforte, nel Mantovano. Da qualche tempo in canonica ad aiutare il parroco era apparso in giovane biondo, alto e magro con tanto di camicia nera, collarino bianco al collo e un crocefisso appuntato sul petto. Insomma, un presunto giovane sacerdote che secondo l’accusa di diversi parrocchiani, don Lava aveva presentato ai suoi fedeli come don Michele. Il falso prete sarebbe stato presentato come tale dal parroco in un’occasione pubblica, un pranzo dell’Avis con numerosi partecipanti. A portare allo smascheramento del finto prete sono state delle confessioni che il giovane romeno avrebbe celebrato a due ragazzine. Queste, insospettite, ne hanno parlato con i genitori, i quali si sono rivolti ai carabinieri. Le indagini sono state discrete e altrettanto rapide. Non c'è voluto molto per scoprire che quel biondino non era mai stato in seminario e, quindi, non poteva essere un prete. È, invece, un romeno entrato in Italia con un visto turistico in cerca di un lavoro. Uno dei molti extracomunitari ai quali il parroco dà spesso ospitalità e rifugio, e a volte capita che vi siano dei clandestini.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #4
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    Falso prete: romeno clandestino
    BORGOFORTE (MN) - Sembrava un perfetto sacerdote, ma “don Michele” era invece un romeno clandestino, di 25 anni, ora irreperibile e denunciato dai carabinieri per sostituzione di persona e usurpazione di titolo. Con lui è stato denunciato anche il parroco, don Ernesto Lava, lui sì autentico sacerdote, che grida all’equivoco: «Io non ho mai presentato quel giovane come un sacerdote».
    Teatro della vicenda è a Borgoforte, nel Mantovano. Da qualche tempo in canonica ad aiutare il parroco era apparso in giovane biondo, alto e magro con tanto di camicia nera, collarino bianco al collo e un crocefisso appuntato sul petto. Insomma, un presunto giovane sacerdote che secondo l’accusa di diversi parrocchiani, don Lava aveva presentato ai suoi fedeli come don Michele. Il falso prete sarebbe stato presentato come tale dal parroco in un’occasione pubblica, un pranzo dell’Avis con numerosi partecipanti. A portare allo smascheramento del finto prete sono state delle confessioni che il giovane romeno avrebbe celebrato a due ragazzine. Queste, insospettite, ne hanno parlato con i genitori, i quali si sono rivolti ai carabinieri. Le indagini sono state discrete e altrettanto rapide. Non c'è voluto molto per scoprire che quel biondino non era mai stato in seminario e, quindi, non poteva essere un prete. È, invece, un romeno entrato in Italia con un visto turistico in cerca di un lavoro. Uno dei molti extracomunitari ai quali il parroco dà spesso ospitalità e rifugio, e a volte capita che vi siano dei clandestini.
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