Oggi, visto che l'Unità era già finita e non mi andava di comprare il manifesto, ho comprato il Corriere. Subito, l'editoriale di Angelo Panebianco sul megasupergirotondo di ieri. La reprimenda panebianchesca s'intitola "Quanto peserà la protesta", e prende di mira - as usual - il fatto che centinaia di migliaia d'italiani siano scesi in piazza contro il golpe giudiziario della destra. Panebianco s'improvvisa anzi esperto di sondaggi ed azzarda subito un'ipotesi: "se dovessimo giudicare solo sulla base della situazione di oggi propenderemmo per la tesi secondo cui Berlusconi otterrà con relativa facilità un secondo mandato, vincerà di nuovo le elezioni. (...) Se (...), la radicalizzazione dell'opposizione non si arresterà, se l'equilibrio delle forze all'interno dell'opposizione si dislocherà in modo da annichilire politicamente le sue componenti più moderate, il centrodestra vincerà di nuovo.". Si. abbiamo fatto Alien che uccide tutto l'equipaggio dell'Ulivo, lasciando un solo superstite: D'Alema-Ripley il quale, da solo, lotta contro il mostro girotondista. E magari lo uccide pure.
Il messaggio politico del nostro è fin troppo chiaro, lampante, persino sfacciato: le opposizioni si appiattiscano sull'ideologia dominante e non turbino la pax berlusconiana. Quello che ci vuole è un bell'Ulivo ammutolito, o connivente. Fulgido esempio di bipolarismo alla Panebianco. Forse la penna di Via Solferino vuole tornare indietro nel tempo al 1997, ai fasti della Bicamerale, quando a Previti venne negato l'arresto col Polo e l'Ulivo compatti a difendere le chiappe di un deputato pluriindagato, e compatti anche ad esorbitare dal loro dovere di non entrare nel merito delle sentenze giudiziarie. Applausi prolungati.
Se dei moderati poi scendono in piazza per difendere la Costituzione, il Codice penale, protestare contro leggi fatte ad personam per il politico più inquisito di tutto l'emisfero boreale, allora diventano dei disonesti "che sperano nella via giudiziaria, degli intransigenti, magari dei talebani afghani. Ma perché, si chiede, l'opposizione riesce a portare così tanta gente in piazza?
Il lucido Panebianco, politologo di gran vaglia, azzarda una risposta duplice: "due fatti hanno segnato il modo di sentire e di vivere la politica di tanti militanti ed elettori di sinistra, che essi si sforzano di trasmettere alle generazioni più giovani. Il primo è dato dal ruolo egemone svolto a sinistra dal Partito Comunista per più di un quarantennio. Il secondo è il '68. Il Pci, ovvero la (...) rassicurante certezza di essere dalla parte giusta (...) unita dalla consapevolezza orgogliosa di di rappresentare un'opposizione permanente, mai sfiorata dal rischio di diventare maggioranza e governare. E il '68, ovvero lo spirito anti istituzionale, il gusto della contrapposizione totale ai potenti del momento, alieno da qualunque compromesso. (...) Si tratta in fondo anche di una grande 'operazione nostalgia' ". Quindi, per il principe dei garantisti, i girotondini sarebbero degli scansafatiche che si tramandano oralmente il Manifesto del partito Comunista e poi sperano nei giudici per far cadere Berlusconi in un'eterna orgia d'immaginazione al potere. In merito alla "rassicurante certezza di essere sempre dalla parte del giusto", consiglio Panebianco di guardare in direzione dei banchi del governo.
Cosa ci sarebbe poi di "sessantottino" e di "extraparlamentare" nel difendere l'autonomia della magistratura, nel sottolineare per l'ennesima volta che le indagini sono frutto dell'obbligatorietà a procedere, non del capriccio ideologico "ex-comunista", Panebianco ce lo speghi con calma. La protesta di girotondi è moderata, azzarderei perfino gobettiana e liberalconservatrice: infatti la "operazione nostalgia" che il nostro vorrebbe dipingere - forse - come un'operzione segreta della Spectre, altro non è che il ritorno al 1948, ai valori costituenti, all'antifascismo. Alla Legge uguale per tutti. Che nostalgia quando lo era eh, Panebianco?
Se poi l'editorialista del Corsera avesse ascoltato le dichiarazioni di Fassino (quando quest'ultimo rispondeva a Bertinotti), lo avrebbe sentito dire che "stare all'opposizione è una condizione dettata dalle necessità, non una filosofia di vita". frase che scioglie il qualunquismo panebianchesco come neve al sole.




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