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Discussione: Otto anni... sprecati?

  1. #1
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    Predefinito Otto anni... sprecati?

    sabato 12 settembre 2009, 09:40
    Dopo l’11 settembre, otto anni sprecati

    Ricordate? Si diceva: dopo le Torre Gemelle nulla sarà più come prima. Vero. Per le famiglie dei morti dell'11 settembre. Per quelle di chi si è trovato spedito in guerra. Per la gente coinvolta nelle azioni militari. Per qualche anima grande. Per loro senz'altro. Ma per noi? Per questo nostro mondo occidentale o forse accidentale? Niente. Anzi siamo più pirla e smemorati di prima. Giochiamo a dimenticare per non deprimerci. E intanto lasciamo che tutto ciò che ha fatto esplodere tre aerei in testa a migliaia di persone inermi, che andavano a bersi un caffè in cima ai grattacieli, o a fare fotocopie in corridoio, o pensavano al bambino malato dai nonni; lasciamo che la miccia continui a essere srotolata sotto i piedi, mentre ci gonfiamo la testa di idiozie per non guardare la realtà.
    Confesso. L'ottavo anniversario dell’11 settembre speravo non lo tirasse fuori nessuno, perché è così diverso dall'11 ottobre del 2001, dall'11 novembre del 2001. E anche dal primo e dal secondo anniversario. Vedevamo le immagini in tv di formichine gesticolanti volare giù dal cielo per sottrarsi alle fiamme, la polvere nel naso di bianchi e neri e gialli. Eravamo noi i morti fatti a pezzettini. E poi vedevamo i pompieri, gli eroici pompieri infilarsi lungo le scale, sfidare il rischio non per ammazzare qualcuno come i kamikaze, ma perché è così che si fa, funziona così la vita quando è degna di essere vissuta: la si dà via per uno sconosciuto, infilandosi la tuta e il casco e poi crepando. Eravamo noi i pompieri.
    I primi anni eravamo feriti. Oriana Fallaci aveva strappato la lastra del sepolcro imbiancato, aveva mostrato il lerciume di questo Occidente. Con una storia possente di libertà e di bellezza, ma un presente imbolsito, disposto a tutto, a una vita piena di aperitivi analcolici e di inshallah, pur di non combattere, pur di non darsi una disciplina interiore. Iniziavamo a raddrizzare la schiena stravaccata, a ricordare nella nebbia qualcosa di caro per cui mettersi davanti a questo nemico incombente e invasivo. C'erano i calendari dei pompieri. E poi gli operai americani con la mano sul petto dinanzi alla bandiera americana. L'idea di Patria come qualcosa senza marmo, ma dolce. Una vita buona, la domenica con le campane e le paste in piazza. Qualcosa di quotidiano e sacro. L'umanità degli indifesi: potersi battere per i figli e i nipoti, perché qualcosa di bello può essere la vita, e chi invece adora la morte in nome di una sessantina di vergini in paradiso se la vedrà con noi.
    Ora non c'è neanche la retorica, ma il piagnisteo. Il solito impancarsi a giudice degli altri. Passano le immagini dei pompieri sopravvissuti al crollo delle Twin Towers: nessuno li risarcisce dei danni, non hanno la mutua, anche Obama fa poco o niente. Poi arrivano i filmati dei talebani che sono più potenti e floridi di prima, con le barbe appena appena più brizzolate, e ci si spiega che Bush ha sbagliato tutto, ma anche adesso non è che Obama funzioni. Peccato che gli unici che sapevano cosa bisognava fare allora volevano che facessimo un patto con Bin Laden accettando la sua tregua. L'unica proposta che furono capaci di lanciare era lasciar in pace a chi aveva tirato gli aerei in testa all'America: in fondo l'America se l'era cercata. Se l'America diventava buona, e stava a cuccia, leccandosi le piaghe da sola, ce la saremmo cavata tutti. Le bandiere arcobaleno ora sono sfilacciate, ma in realtà sono il sudario che avvolge questo Occidente se non morto di certo catatonico. Nessuno le agita più e neanche le fabbrica perché non c'è più da opporsi a un bel niente: è passata nella testa di noi tutti l'idea che l'inettitudine sarebbe stata meno faticosa.
    L'emblema di questa resa delle anime alle canaglie islamiche l'ho visto l'altra sera al Tg1. Non me ne voglia l'ottima Monica Maggioni, che se non altro si espone ai colpi in Afghanistan. La giornalista pur di ottenere un'intervista a un capo talebano ha accettato di coprirsi con il velo, di mettersi in posizione umiliata, come fosse qualcosa meno di una persona, per lasciar dire al compare di Bin Laden, un assassino matricolato, che lui è forte e vincerà. Io avrei fatto peggio di Monica, forse. Ma Oriana con Khomeini si era tolto il velo, e aveva guardato il tiranno inturbantato orgogliosa della sua faccia e della sua civiltà. Lo stesso con Arafat e con Gheddafi. L'ha ammazzata il cancro, ma il cancro era questa nostra rilassatezza del cuore, questa svenevolezza romantica da ballo di beneficenza sul battello che scivola verso le cascate del Niagara. Si dice Titanic, di solito, il ballo sul Titanic. Ma quello aveva qualcosa di tragico e in fondo i passeggeri e gli orchestrali nulla sapevano ed erano incolpevoli. Noi invece sappiamo. Sappiamo che cosa l'islam di Al Qaida progetti, di che cosa sia capace il musulmano quando ha alla testa Osama e tizi simili. Il mondo ha avuto davanti le immagini spietate dei kamikaze a New York, Washington, Madrid, Istanbul, Londra, Bali. Il coltello che tranciava la trachea e poi lentamente la testa di ostaggi cristiani e buddisti o persino musulmani. I tagliagole stanno vincendo la guerra. Non solo e non tanto in Talibanistan (Afghanistan più una fetta sempre maggiore di Pakistan) ma nelle coscienze europee. Papa Wojtyla e poi Papa Ratzinger hanno provato a scuoterci, dicendo come non ricordiamo più che cosa sia il nostro battesimo e ce ne vergogniamo; nominiamo i valori, ma chiediamo simpaticamente che li pratichino gli altri perché a noi ci scappa da ridere. Qualcosa esiste di buono nel mondo, ci sono semi di brava gente coraggiosa e capace di voler bene. Qualcuno che vive quello che dice perché a sua volta riconosce di essere stato amato: dalla sua famiglia, dal suo popolo, dagli amici, da Dio persino. Alcune minoranze creative, vedove di Oriana. Ma, accidenti, facciamoci sentire. Non guardiamo con indifferenza e con noia all'impegno dei nostri soldati e delle nostre missioni civili all'estero in zona di conflitto. Lì si giocano due partite: quella per impedire ai terroristi islamici di prendersi le 60 bombe atomiche del Pakistan e quella per fermare la desertificazione spirituale dell'Occidente. In fondo è una partita sola. Si chiama vita, si chiama pace, amore. Le altre parole le conosciamo, stanno scritte appena sotto la polvere della noia per un anniversario sprecato.

    Dopo l’11 settembre, otto anni sprecati - Esteri - ilGiornale.it del 12-09-2009


    Oriana ci manchi...
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Otto anni... sprecati?

    La Lega Nord a Firenze l'ha ricordata, chiedendo la riaffissione della targhetta in sua memoria rimossa dai vandali un anno e mezzo fa.

    Purtroppo otto anni di terrore non sono bastati a svegliare la maggior parte degli europei sul pericolo islamico. Aggiungi il discorso di Obama, dimenticare i morti degli attentati e ripartire da zero coi mussulmani, e capirai perché ormai solo la Lega si oppone all'ingresso della Turchia in Europa.


    carlomartello

  3. #3
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    Predefinito Rif: Otto anni... sprecati?

    Il punto è che, come dimostrato in modo molto convincente da Podhoretz oltre che dalla Fallaci, l'11 Settembre non è venuto come un fulmine a ciel sereno.
    Esso è stato il culmine, l'apice della virulenza di un germe che si era diffuso nei decenni precedenti, e che ha radici molto più antiche.

    L'illusione liberal-progressista che cambiando politica estera, dal "cattivo Bush, al "buono" Obama, cambino anche le prospettive del mondo estremista islamico ci porterà di nuovo sull'orlo del baratro.
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  4. #4
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    Predefinito Rif: Otto anni... sprecati?

    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    Il punto è che, come dimostrato in modo molto convincente da Podhoretz oltre che dalla Fallaci, l'11 Settembre non è venuto come un fulmine a ciel sereno.
    Esso è stato il culmine, l'apice della virulenza di un germe che si era diffuso nei decenni precedenti, e che ha radici molto più antiche.
    Non sono molto d'accordo con Podhoretz e quasi per nulla con la Fallaci. Questo conservatorismo post 11 settembre non è il mio. Diversamente da molti di voi, ossessionati dalla minaccia islamica, le mie posizioni non sono molto cambiate da quelle che avevo il 10 settembre 2001.

    Vorrei ricordare a tutti che quel 10 settembre NESSUNO tra i conservatori tradizionali guardava all'islam come alla minaccia principale per l'Occidente. Bin Laden c'era già e aveva fatto i suoi bei attentati terroristici. Ma l'elezione di George W. Bush non fu dettata dalla volontà di combattere i califfi e di esportare la democrazia in Medio Oriente.

    C'è qualcuno che si ricorda la campagna elettorale del 2000? Io sì, piuttosto bene. Bush diceva di volere un'America col piede in casa e il suo obiettivo era quello di far dimenticare ai suoi connazionali gli otto anni di scandali clintoniani.
    Il PNAC non era assolutamente nella sua agenda anche perchè nella sua Amministrazione solo Wolfowitz e in parte Cheney avevano legami con i cosiddetti neoconservatori.

    Sono in molti a ritenere oggi che l'aver sottovalutato Bin Laden sia stato un errore. Ma sono quelli, guarda caso, che sulla politica interna di Clinton avevano ben poco da ridire. All'estero, soprattutto. Penso ai "nuovi reazionari" francesi, ma anche ai nostri "occidentalisti". E' bene ricordare che Feltri e la massima parte di quelli che oggi si dicono berlusconiani, negli anni novanta stavano con Clinton e contro Gingrich.

    Oggi la saldatura tra neoconservatori e destra religiosa ha completamente fatto dimenticare quella che era l'agenda domestica dei conservatori tradizionali e ancor più quella dei paleoconservatori. Per loro il nemico restava il liberal, il socialdemocratico progressista, non l'islamico.

    Bin Laden ha ucciso tremila newyorkesi, ma i disastri della New Left sono stati forse minori? A costo di passare per cinico rispondo di no.

    La storia del conservative movement è stata scritta dalle battaglie culturali contro la sinistra accademica. Non ha mai avuto a che fare con i mullah e nemmeno con i diritti umani e la democrazia, che è sempre stata considerata un bene prettamente americano e non da importazione. Oggi al contrario la destra neocon parla la stessa lingua della sinistra kennediana. Avete mai sentito Oriana Fallaci criticare il liberalismo e il socialismo? No, perchè negli anni sessanta e settanta era una dei loro. E dopo l'11 settembre ha attaccato il popolo islamico con parole che avrebbe potuto benissimo usare una Hillary Clinton prima che la politically correctness glielo impedisse.

    Per me l'11 settembre è stato un giorno tristissimo, come lo sono tutti i giorni segnati da atti di terrorismo. Ma non ha rappresentato (se non in minima parte) alcuno scontro di civiltà, perchè l'Islam, almeno quello fondamentalista, rimarrà sempre troppo debole per poter costituire un'alternativa alla democrazia occidentale.

    A mio avviso i conservatori europei non si devono lasciar fuorviare da questioni di razza o di religione. Che sono importanti, ma che non definiscono la ragione ultima della politica conservatrice. Questo è il motivo per cui lascio stare Podhoretz e la Fallaci e mi tengo ancora stretti i Kirk, i Buckley, i Buchanan la cui azione culturale e politica ha sempre avuto come obiettivo quello di sradicare il liberalism dalla società occidentale.

    In definitiva, quindi, ritengo anch'io che questi otto anni siano andati sprecati, ma per ragioni opposte a quelle espresse dall'articolista del Giornale. Il vero nemico è ancora quello che abbiamo in casa.
    Ultima modifica di Florian; 12-09-09 alle 18:08
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  5. #5
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    Predefinito Rif: Otto anni... sprecati?

    Per quello che può valere, applaudo l'intervento di Florian che, sebbene non condivida integralmente, ha perlomeno il pregio di rispecchiare lo spirito del vero conservatorismo, grazie a Dio lontano migliaia di anni luce dalle pastoie ideologico-partitiche in cui sembrano essersi smarriti i conservatori italiani.




  6. #6
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    Predefinito Rif: Otto anni... sprecati?

    be che col tempo la memoria si annebbia è fisiologico

  7. #7
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    Predefinito Rif: Otto anni... sprecati?

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    La Lega Nord a Firenze l'ha ricordata, chiedendo la riaffissione della targhetta in sua memoria rimossa dai vandali un anno e mezzo fa.

    Purtroppo otto anni di terrore non sono bastati a svegliare la maggior parte degli europei sul pericolo islamico. Aggiungi il discorso di Obama, dimenticare i morti degli attentati e ripartire da zero coi mussulmani, e capirai perché ormai solo la Lega si oppone all'ingresso della Turchia in Europa.

    carlomartello
    Affinchè i sinistri si sveglino occorrerebbero almeno 2 11 settembri all'anno , vedi tu...
    sono come i cani , dopo un pò di tempo il riflesso pavloviano scema e bisogna rinforzarlo , hanno una memoria solo a breve termine proprio come gli animali inferiori.
    Hai presente la scimmietta che ti toglie il panino e poi si volta immediatamente e sembra incosciente di quello che ha appena fatto?ecco , loro sono uguali , e non sto scherzando.

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Diversamente da molti di voi, ossessionati dalla minaccia islamica, le mie posizioni non sono molto cambiate da quelle che avevo il 10 settembre 2001.
    Io ho paura della minaccia islamica , ma di quella immigratoria , che nessuno riesce a fermare , non certo di quella terroristica.
    Oggi la saldatura tra neoconservatori e destra religiosa ha completamente fatto dimenticare quella che era l'agenda domestica dei conservatori tradizionali e ancor più quella dei paleoconservatori. Per loro il nemico restava il liberal, il socialdemocratico progressista, non l'islamico.
    Ma neanche per i neocons o i teocons i nemici sono i musulmani , sotto gli 8 anni di Bush l'immigrazione ha raggiunto livelli spaventosi ed è stato anche per questo , oltre che per le guerre inutili , che i destri americani han voltato le spalle al GOP.
    Perchè non era più di destra , perchè sprecava risorse ed energie in cazzate , tipo le guerre , invece di concentrarsi sull'immigrazione.
    Qui in Italia , apro parentesi , abbiamo il problema inverso , che i sinistri stanno abbandonando in massa il PD e prima il PDS/DS perchè si concentrano su cazzatelle tipo le unioni gay e non spendono più una parola per difendere il mondo del lavoro , chiusa parentesi.
    Per me l'11 settembre è stato un giorno tristissimo, come lo sono tutti i giorni segnati da atti di terrorismo. Ma non ha rappresentato (se non in minima parte) alcuno scontro di civiltà, perchè l'Islam, almeno quello fondamentalista, rimarrà sempre troppo debole per poter costituire un'alternativa alla democrazia occidentale.
    Personalmente ritengo il significato maggiore dell11 settembre sia stato psicologico , da quella data il concetto di scontro di civiltà , di fondamentalismo islamico etc è entrato nella testa della gente , e anche dei progressisti , volenti o nolenti.
    Ovviamente i padroni del vapore in USA ma anche nel resto dell'Occidente non hanno reagito nella maniera ch'era più sensata cioè bloccare l'immigrazione dai paesi islamici per evitare di essere colonizzati culturalmente (ormai in USA gli immigrati non si integrano più come una volta , figuriamoci i musulmani che vengono da una cultura di dominio e patriarcale...) ma facendo guerre li' , per "esportare la democrazia" quando invece sappiamo , noi che ci informiamo , che il vero motivo era mettere le zampe sulle risorse petrolifere e l'accerchiamento della Russia e in prospettiva della Cina , con l'invasione dell'Afghanistan.

    Ci sono 2 sinistre , specie in America , molto distinte , la sinistra post-moderna che crede idolatricamente nella "diversity" senza accorgersi che porterà alla sua disfatta perchè i valori ispanici , cattolici e musulmani sono opposti si suoi , nettamente maggioritaria e la sinistra "conservatrice" che proprio perchè crede nella modernità si oppone all'invasione.

    Oriana Fallaci appartiene a questa seconda categoria , minoritaria , lei attaccava l'Islam e i buonisti di sinistra non perchè fosse conservatrice ma perchè voleva conservare la laicità , i diritti delle donne e dei gay , insomma quei valori liberal che percepiva sarebbero diventati in pericolo una volta che l'immigrazione islamica avesse dilagato.
    In Europa suoi epigoni politici potremmo rilevarli in Pim Fortuyn e nei destri olandesi in generale.

    Ma di certo la Fallaci non è stata nè di destra nè conservatrice , l'han dipinta cosi , nella loro classica tattica di demonizzare l'avversario , i sinistroidi post-modernisti.
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  8. #8
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    Predefinito Rif: Otto anni... sprecati?

    Flo, è evidente che negli anni dal secondo dopoguerra al 2000 il conservatorismo abbia dovuto misurarsi con una realtà molto diversa da quella odierna.

    Come dal 1933 al 1945 il pericolo era quello del nazifascismo, così dal 1946 al 1999 era chiaro che il problema mondiale (specialmente tra i 70 e gli 80) era costituito dall'impero del male comunista e dalla dottrina marxista.

    Oggi il nemico è indubbiamente molteplice, e la tradizione viene aggredita da più parti. Il pericolo indubbiamente più concreto, però, è quello individuato in modo davvero ineccepibile da Podhoretz, e denunciato con la forza delle parole dalla nostra Oriana Fallaci (e da Magdi Cristiano Allam, ad esempio).

    Se prima dell'11 Settembre il conservatorismo non si era mai interessato alla tematica è solo perché l'intera società occidentale era miope di fronte al problema.

    Ma il terrorismo dei dirottamenti aerei, gli attentati alle ambasciate in Africa, la Achille Lauro ed i mille altri indizi che oggi, col senno di poi, è facile trovare sulla scena del crimine della storia, già incolpavano senza ombra di dubbio il fondamentalismo islamico come il più pericoloso assassino dei prossimi tempi.
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  9. #9
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    Predefinito Rif: Otto anni... sprecati?

    D'accordo con Robert tranne che sulla Fallaci che comunque andrebbe letta, il pericolo islamico è demografico e non può essere affrontato facendo guerre all'estero ma risollevando l'Europa dal torpore laicista, relativista, immigrazionista, multiculturalista e islamicamente corretto che la sta portando a trasformarsi in Eurabia.

    A tal proposito da leggere il libro che uscirà ad Ottobre in Italia del giornalista americano Cristopher Caldwell.

    I paleoconservatori americani non hanno mai considerato la minaccia islamica perché non era il maggior pericolo interno degli USA, noi viviamo in Europa però...


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 12-09-09 alle 22:43

  10. #10
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    Predefinito Rif: Otto anni... sprecati?

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Non sono molto d'accordo con Podhoretz e quasi per nulla con la Fallaci. Questo conservatorismo post 11 settembre non è il mio. Diversamente da molti di voi, ossessionati dalla minaccia islamica, le mie posizioni non sono molto cambiate da quelle che avevo il 10 settembre 2001.

    Vorrei ricordare a tutti che quel 10 settembre NESSUNO tra i conservatori tradizionali guardava all'islam come alla minaccia principale per l'Occidente. Bin Laden c'era già e aveva fatto i suoi bei attentati terroristici. Ma l'elezione di George W. Bush non fu dettata dalla volontà di combattere i califfi e di esportare la democrazia in Medio Oriente.

    C'è qualcuno che si ricorda la campagna elettorale del 2000? Io sì, piuttosto bene. Bush diceva di volere un'America col piede in casa e il suo obiettivo era quello di far dimenticare ai suoi connazionali gli otto anni di scandali clintoniani.
    Il PNAC non era assolutamente nella sua agenda anche perchè nella sua Amministrazione solo Wolfowitz e in parte Cheney avevano legami con i cosiddetti neoconservatori.

    Sono in molti a ritenere oggi che l'aver sottovalutato Bin Laden sia stato un errore. Ma sono quelli, guarda caso, che sulla politica interna di Clinton avevano ben poco da ridire. All'estero, soprattutto. Penso ai "nuovi reazionari" francesi, ma anche ai nostri "occidentalisti". E' bene ricordare che Feltri e la massima parte di quelli che oggi si dicono berlusconiani, negli anni novanta stavano con Clinton e contro Gingrich.

    Oggi la saldatura tra neoconservatori e destra religiosa ha completamente fatto dimenticare quella che era l'agenda domestica dei conservatori tradizionali e ancor più quella dei paleoconservatori. Per loro il nemico restava il liberal, il socialdemocratico progressista, non l'islamico.

    Bin Laden ha ucciso tremila newyorkesi, ma i disastri della New Left sono stati forse minori? A costo di passare per cinico rispondo di no.

    La storia del conservative movement è stata scritta dalle battaglie culturali contro la sinistra accademica. Non ha mai avuto a che fare con i mullah e nemmeno con i diritti umani e la democrazia, che è sempre stata considerata un bene prettamente americano e non da importazione. Oggi al contrario la destra neocon parla la stessa lingua della sinistra kennediana. Avete mai sentito Oriana Fallaci criticare il liberalismo e il socialismo? No, perchè negli anni sessanta e settanta era una dei loro. E dopo l'11 settembre ha attaccato il popolo islamico con parole che avrebbe potuto benissimo usare una Hillary Clinton prima che la politically correctness glielo impedisse.

    Per me l'11 settembre è stato un giorno tristissimo, come lo sono tutti i giorni segnati da atti di terrorismo. Ma non ha rappresentato (se non in minima parte) alcuno scontro di civiltà, perchè l'Islam, almeno quello fondamentalista, rimarrà sempre troppo debole per poter costituire un'alternativa alla democrazia occidentale.

    A mio avviso i conservatori europei non si devono lasciar fuorviare da questioni di razza o di religione. Che sono importanti, ma che non definiscono la ragione ultima della politica conservatrice. Questo è il motivo per cui lascio stare Podhoretz e la Fallaci e mi tengo ancora stretti i Kirk, i Buckley, i Buchanan la cui azione culturale e politica ha sempre avuto come obiettivo quello di sradicare il liberalism dalla società occidentale.

    In definitiva, quindi, ritengo anch'io che questi otto anni siano andati sprecati, ma per ragioni opposte a quelle espresse dall'articolista del Giornale. Il vero nemico è ancora quello che abbiamo in casa.
    Non vi è dubbio - e qui cito Niall Ferguson - che l'11 Settembre non è tanto il punto di inizio, ma il tragico punto di arrivo di processi di lunga data che hanno a che fare con la presenza americana in Medio Oriente. Presenza dettata non tanto dalla paura per il fondamentalismo islamico, o per il nazionalismo arabo anti-occidentale, ma per il vero e proprio terrore di una espansione sovietica nell'area. Come sottolinea Podhoretz, sin dall'inizio abbiamo quindi una sottovalutazione delle possibili reazioni islamico-radicali nei confronti di un interessamento americano verso il Medio Oriente. Nel 1983 fu Reagan a lasciare impunita Hezbollah, che aveva massacrato i marines in Libano, e sempre negli stessi anni fu Reagan a fornire il massiccio appoggio statunitense ai combattenti islamici in Afghanistan contro l'Armata Rossa. Fu Bush ad installare, su invito, basi militari in Arabia Saudita, spaventata da una possibile invasione irachena. Con l'Operazione Scudo del Deserto, migliaia di soldati americani stazionarono (e stazionano a tutt'oggi) in territorio saudita, suscitando le ire di Osama Bin Laden e dei suoi compagni jihadisti. Mosse che possiamo ritenere giustificabili in se stesse, ma che hanno poi condotto ad una reazione (di tipo terrorista, ingiustificabile) spesso sottovalutata. Clinton si limitò a bombardare una tenda in Sudan, a sparare qualche razzetto sull'Afghanistan nel 1998, lasciando campo libero a Bin Laden, consapevole dell'irrisorietà della risposta americana. Bush Jr., nella campagna elettorale del 2000, criticò le guerre umanitarie di Clinton, che spesso non avevano rapporti con i reali interessi nazionali americani, ma non per questo rinunciò a proclamare il suo impegno nella difesa di tali interessi, in nome del mantenimento della supremazia globale statunitense. Si trattava di un unilateralismo in embrione che poggiava sulla convinzione di una eccezionalità degli Stati Uniti, i quali avevano innanzitutto il dovere di preservare i propri interessi vitali da condizionamenti altrui. L'11 Settembre non poteva rimanere senza conseguenze, e Bush concepì la dottrina della guerra preventiva, collegata poi alla necessità di una modifica radicale dello status quo in Medio Oriente, di una trasformazione degli equilibri geo-strategici in favore dell'America, e di una "esportazione" imposta dei valori di libertà e democrazia. L'inerzia dei predecessori aveva portato al crollo delle Torri; l'unica stretegia possibile, agli occhi di Bush, era quindi il movimento, la cancellazione di equilibri passati, e l'intervento diretto degli Stati Uniti per punire gli Stati canaglia e installare nuovi governi democratici. Oggi possiamo criticare gli errori di Bush, l'assenza di un piano di ricostruzione dell'Iraq, la tendenza a lasciare incompiuta la formazione di governi solidi una volta conclusa la fase dei combattimenti iniziali, la sottovalutazione delle forze qaediste, la scarsa conoscenza del terreno, ma in sè la strategia attuata da Bush non solo era, e rimane, comprensibile, ma anche necessaria onde infliggere al terrorismo islamico un colpo potenzialmente letale, con l'avvertenza - sempre ribadita da Bush - che la guerra al terrore è ben lungi dal terminare entro il primo decennio del XXI secolo. Niall Ferguson non vede nel terrorismo un pericolo mortale per l'Occidente, tanto più se rapportato alla minaccia costituita dall'Unione Sovietica fino al 1989. L'URSS poteva scatenare una guerra nucleare, cancellare buona parte di Stati Uniti ed alleati, decimare la popolazione globale. I terroristi "si limitano" (le virgolette sono d'obbligo) a danni relativi, tutto sommato assorbibili dall'Occidente. Vi è però il rischio di una perdurante sottovalutazione del rischio. L'ipotesi dell'esplosione di una bomba nucleare sporca in una qualsiasi città americana od europea è ancora lontana dall'avverarsi, ma non può essere esclusa del tutto. In una fase di crisi economica, tale evento potrebbe portare ad un panico generalizzato ed irrimediabile. Non sarebbe la fine della civiltà, ma l'Occidente scoprirebbe di essere più vulnerabile di quello che oggi pensa. Lo sdegno di Oriana Fallaci verso l'Occidente intorpidito, debole e lasso in questo senso è comprensibile e condivisibile, al di là della sua storia personale, certo non riconducibile agli schemi del conservatorismo. Il livello di attenzione va tenuto sempre alto, per evitare poi spiacevoli "sorprese", in seguito ad atteggiamenti rinunciatari e compromissori con i terroristi. Non è quindi desiderabile un'America chiusa in stessa, infastidita da quanto accada al di là dei suoi confini continentali, separata dal resto del mondo. I gravi mali che attanagliano l'America e l'Europa sono certamente di natura interna, ma bisogna fare i conti con un mondo aperto e globalizzato, dove la minaccia può benissimo provenire dall'esterno. Fino all'11 Settembre quasi nessuno si poneva questo problema. Poi dei terroristi, armati di coltellini e di poche conoscenze di volo (non ci vuole poi molto per commettere una strage) hanno squarciato il velo.

 

 
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