Pagina 1 di 6 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 57

Discussione: L'Islam inventato

  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito L'Islam inventato

    Studiosi del mondo arabo a confronto in un convegno svoltosi ieri a Roma
    L'Islam inventato


    Tonino Bucci

    Scenari di guerra e vecchi schemi propagandistici ricalcati sulla contrapposizione tra civiltà e barbarie, sembrano ormai dominare qualunque dibattito sulle categorie di Islam e Occidente. Un serio tentativo di approfondimento della questione è stato invece fornito dal convegno "Il dialogo tra le varie culture: una sfida naufragata? ", organizzato ieri mattina a Roma dal Comune capitolino e dall'associazione degli enti culturali europei presenti nella capitale.
    Il primo luogo comune da sfatare riguarda la presunta estraneità dell'Islam rispetto all'Occidente. Nella sola Europa la comunità musulmana conta una popolazione tra i dieci e i quindici milioni di persone, con la conseguenza che le loro forme di vita, cultura e religione costituiscono un dato di fatto "interno". «La difficoltà di vivere all'estero - ha affermato Sergio Romano, introducendo i lavori, subito dopo l'assessore alla cultura Gianni Borgna - ha favorito nella comunità musulmana un rafforzamento della propria identità religiosa, al punto da provocare, per reazione, un ritorno alla religiosità anche nella cultura occidentale. Mai come ora c'è una ripresa dei motivi della cristianità, tanto che l'Europa vorrebbe addirittura scriverla sulla propria Costituzione». La coesistenza tra le due culture - è il senso del ragionamento di Sergio Romano - è possibile a due condizioni: «che la febbre religiosa scenda e che si creino interessi comuni così forti da poter stabilire un patto collettivo».

    Lo schema Occidente-Islam rinvia, a sua volta, alle categorie storiche con cui è costruito, elaborato e diffuso nell'immaginario sociale. «Preferisco dire "Europa" - precisa Muhamed Arkoun, docente di filologia e letteratura araba all'Università della Sorbonne di Parigi e direttore della rivista «Arabica» - in riferimento al nuovo spazio di cittadinanza che si sta costituendo con l'Ue. L'Occidente, per essere rigorosi, è invece lo spazio geostorico di tutti i popoli del Mediterraneo». Quali sono i processi che hanno reso estranee due culture che hanno condiviso per lunghi tratti storici spazi materiali e ideali in comune? «Nello stessa cultura islamica - spiega Arkoun - c'è stato un distacco, una rimozione dell'Occidente, inteso come spazio comune. C'è stata una rottura del suo stesso pensiero. E' stato messo da parte tutto il periodo che va dal VII al XIII secolo. Così si è persa, ad esempio, l'intera problematica religiosa di Averroè». Né la storia del Novecento ha favorito il riavvicinamento tra paesi arabi ed ex potenze coloniali. Con la decolonizzazione i dominatori d'un tempo si sono «semplicemente ritirati. Il risultato è che abbiamo, l'uno dell'altro, rappresentazioni fantasmatiche». Per recuperare una conoscenza reale dell'Altro occorre «una cultura del pensiero critico moderno che ci metta sullo stesso livello. Smettiamola di riattizzare la teoria di Sant'Agostino della "guerra giusta" che traduce perfettamente il termine arabo di jihad. Il linguaggio religioso va sovvertito con gli strumenti della ragione, che però non può essere quella illuministica, cieca e militante di fronte al fatto religioso».

    Un altro equivoco è dietro l'angolo quando si identifica il fondamentalismo con la cultura islamica. «Il fondamentalismo è anticulturale in tutte le religioni - esordisce invece Olivier Roy, direttore del Centro nazionale della ricerca scientifica di Parigi, esperto del mondo islamico, arabo e persiano - poiché pretende di risalire alle origini. Considera tutto ciò che è prodotto della storia, del pensiero e della filosofia come perverso». Si crea in questo modo un'opposizione tra bene e male, tra l'origine e la cultura stessa, frutto del tempo. «L'immigrazione massiccia all'estero - spiega ancora Roy - è un'altra causa che ha contribuito all'impoverimento culturale, allo sradicamento. Il fondamentalismo è il risultato di questa deculturalizzazione». Del resto, un fenomeno analogo è visibile anche «nel Cristianesimo, sottoposto al medesimo scollamento tra religione e cultura. La religiosità prevale sulla religione, c'è disinteresse nei confronti dell'intellettualismo e della teologia». Negazione della storia, sradicamento, estraneità al passato: sono questi gli elementi che favoriscono il passaggio al fondamentalismo, il ripiegamento identitario, l'invenzione di una comunità immaginaria retta da valori originari. «Il ritorno all'origine» è un'aspirazione che conquista anche «i giovani arabi che vivono in Francia, nei quartieri difficili». E' proprio questo «Islam deterritorializzato», sradicato dai paesi d'origine, che si riproduce in forma dogmatica. In questo senso, il fondamentalismo è un prodotto della globalizzazione, di un meccanismo che distrugge e sradica le culture. Se si tiene fermo questo punto, allora si comprende come il fenomeno del terrorismo di Bin Laden non abbia nulla a che fare con la guerra religiosa. Piuttosto, è espressione di un Islam sradicato e periferico, alimentato dall'adesione di arabi giovani che «hanno riscoperto l'islamismo in Occidente, in versione fondamentalista. Gli uomini di Bin Laden si battono in Europa, in America, nella periferia del mondo arabo. Ed è attraverso questa scelta che esprimono uno spirito di rivolta, fino a qualche decennio fa incarnato dall'estrema sinistra. Non si tratta di arabi che abbandonano il Medioriente per fare la Jihad agli occidentali. Non è un'importazione in Occidente del conflitto palestinese».

    Anche Jacques Sojcher, docente di estetica e filosofia all'Università di Bruxelles, attribuisce alla perdita di memoria e al revisionismo storico, la crisi della cultura, «lo smarrimento del nostro rapporto con l'universale». E' proprio l'impoverimento delle categorie culturali, la debolezza a comprendere le differenze, che provoca il «ripiegamento identitario» e la «xenofobia». Un pericolo dal quale l'Occidente non è immune. Anzi, rischia di fomentarlo, avverte Susan Bassnett, studiosa di cultura e letteratura britannica: «Dobbiamo rivedere la convinzione che esista un unico modello valido per tutti ed esportabile ovunque. Il mondo anglosassone si chiude sempre più rispetto alle altre culture. Il primato dell'inglese, ad esempio, fa sì che si studino sempre meno le altre lingue».


    Liberazione 19 settembre 2002
    http://www.liberazione.it

  2. #2
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Jul 2012
    Messaggi
    8,634
     Likes dati
    15
     Like avuti
    11
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: L'Islam inventato

    Originally posted by Roderigo
    Il primo luogo comune da sfatare riguarda la presunta estraneità dell'Islam rispetto all'Occidente. Nella sola Europa la comunità musulmana conta una popolazione tra i dieci e i quindici milioni di persone, con la conseguenza che le loro forme di vita, cultura e religione costituiscono un dato di fatto "interno".
    Non mi sembra abbastanza per dire che l'islamismo è parte integrante della cultura europea.

    Originally posted by Roderigo
    «La difficoltà di vivere all'estero - ha affermato Sergio Romano, introducendo i lavori, subito dopo l'assessore alla cultura Gianni Borgna - ha favorito nella comunità musulmana un rafforzamento della propria identità religiosa, al punto da provocare, per reazione, un ritorno alla religiosità anche nella cultura occidentale. Mai come ora c'è una ripresa dei motivi della cristianità, tanto che l'Europa vorrebbe addirittura scriverla sulla propria Costituzione». La coesistenza tra le due culture - è il senso del ragionamento di Sergio Romano - è possibile a due condizioni: «che la febbre religiosa scenda e che si creino interessi comuni così forti da poter stabilire un patto collettivo».
    Veramente è il papa che vorrebbe che, nella "Costituzione" europea, si nominasse il cristianesimo. Mi sembra un po' poco per palrare di "ritorno alla religiosità"; né mi pare che ci sia una "febbre religiosa": le nostre società sono molto secolarizzate, non credo lo siano mai state altrettanto.

    Patto collettivo? Si chiama stato laico: ma la laicità deve valere per tutti, senza esenzioni.

    Originally posted by Roderigo
    Lo schema Occidente-Islam rinvia, a sua volta, alle categorie storiche con cui è costruito, elaborato e diffuso nell'immaginario sociale. «Preferisco dire "Europa" - precisa Muhamed Arkoun, docente di filologia e letteratura araba all'Università della Sorbonne di Parigi e direttore della rivista «Arabica» - in riferimento al nuovo spazio di cittadinanza che si sta costituendo con l'Ue. L'Occidente, per essere rigorosi, è invece lo spazio geostorico di tutti i popoli del Mediterraneo».
    Se lo dice lui...

    Originally posted by Roderigo
    Quali sono i processi che hanno reso estranee due culture che hanno condiviso per lunghi tratti storici spazi materiali e ideali in comune? «Nello stessa cultura islamica - spiega Arkoun - c'è stato un distacco, una rimozione dell'Occidente, inteso come spazio comune. C'è stata una rottura del suo stesso pensiero. E' stato messo da parte tutto il periodo che va dal VII al XIII secolo. Così si è persa, ad esempio, l'intera problematica religiosa di Averroè».
    Questo è vero.

    Originally posted by Roderigo
    Né la storia del Novecento ha favorito il riavvicinamento tra paesi arabi ed ex potenze coloniali. Con la decolonizzazione i dominatori d'un tempo si sono «semplicemente ritirati. Il risultato è che abbiamo, l'uno dell'altro, rappresentazioni fantasmatiche». Per recuperare una conoscenza reale dell'Altro occorre «una cultura del pensiero critico moderno che ci metta sullo stesso livello. Smettiamola di riattizzare la teoria di Sant'Agostino della "guerra giusta" che traduce perfettamente il termine arabo di jihad. Il linguaggio religioso va sovvertito con gli strumenti della ragione, che però non può essere quella illuministica, cieca e militante di fronte al fatto religioso».
    Agostino d'Ippona era UN teologo; le sue teorie sulla "guerra giusta" sono UN punto di vista.

    La jihad è, invece, considerata un dovere del musulmano.

    E poi, cosa si vuole dai paesi occidentali? Non devono essere invadenti, non devono essere distanti...ma non dovrebbero essere i paesi musulmani a trovare una propria strada?

    Originally posted by Roderigo
    Un altro equivoco è dietro l'angolo quando si identifica il fondamentalismo con la cultura islamica. «Il fondamentalismo è anticulturale in tutte le religioni - esordisce invece Olivier Roy, direttore del Centro nazionale della ricerca scientifica di Parigi, esperto del mondo islamico, arabo e persiano - poiché pretende di risalire alle origini. Considera tutto ciò che è prodotto della storia, del pensiero e della filosofia come perverso». Si crea in questo modo un'opposizione tra bene e male, tra l'origine e la cultura stessa, frutto del tempo. «L'immigrazione massiccia all'estero - spiega ancora Roy - è un'altra causa che ha contribuito all'impoverimento culturale, allo sradicamento. Il fondamentalismo è il risultato di questa deculturalizzazione». Del resto, un fenomeno analogo è visibile anche «nel Cristianesimo, sottoposto al medesimo scollamento tra religione e cultura. La religiosità prevale sulla religione, c'è disinteresse nei confronti dell'intellettualismo e della teologia». Negazione della storia, sradicamento, estraneità al passato: sono questi gli elementi che favoriscono il passaggio al fondamentalismo, il ripiegamento identitario, l'invenzione di una comunità immaginaria retta da valori originari. «Il ritorno all'origine» è un'aspirazione che conquista anche «i giovani arabi che vivono in Francia, nei quartieri difficili». E' proprio questo «Islam deterritorializzato», sradicato dai paesi d'origine, che si riproduce in forma dogmatica. In questo senso, il fondamentalismo è un prodotto della globalizzazione, di un meccanismo che distrugge e sradica le culture. Se si tiene fermo questo punto, allora si comprende come il fenomeno del terrorismo di Bin Laden non abbia nulla a che fare con la guerra religiosa. Piuttosto, è espressione di un Islam sradicato e periferico, alimentato dall'adesione di arabi giovani che «hanno riscoperto l'islamismo in Occidente, in versione fondamentalista. Gli uomini di Bin Laden si battono in Europa, in America, nella periferia del mondo arabo. Ed è attraverso questa scelta che esprimono uno spirito di rivolta, fino a qualche decennio fa incarnato dall'estrema sinistra. Non si tratta di arabi che abbandonano il Medioriente per fare la Jihad agli occidentali. Non è un'importazione in Occidente del conflitto palestinese».
    Un'interpretazione molto discutibile.

    Originally posted by Roderigo
    Anche Jacques Sojcher, docente di estetica e filosofia all'Università di Bruxelles, attribuisce alla perdita di memoria e al revisionismo storico, la crisi della cultura, «lo smarrimento del nostro rapporto con l'universale». E' proprio l'impoverimento delle categorie culturali, la debolezza a comprendere le differenze, che provoca il «ripiegamento identitario» e la «xenofobia». Un pericolo dal quale l'Occidente non è immune. Anzi, rischia di fomentarlo, avverte Susan Bassnett, studiosa di cultura e letteratura britannica: «Dobbiamo rivedere la convinzione che esista un unico modello valido per tutti ed esportabile ovunque. Il mondo anglosassone si chiude sempre più rispetto alle altre culture. Il primato dell'inglese, ad esempio, fa sì che si studino sempre meno le altre lingue».
    Quel che vale per l'inglese vale, a maggior ragione, per l'arabo.

    Ci sono studi che mostrano come, nei paesi arabi, si pubblichi una quantità minima di libri provenienti dall'estero.

    Inoltre l'Occidente non è solo di lingua inglese, e noi italiani dovremmo saperlo.

  3. #3
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito Re: L'Islam inventato

    Originally posted by Roderigo
    Studiosi del mondo arabo a confronto in un convegno svoltosi ieri a Roma
    L'Islam inventato


    Tonino Bucci

    Scenari di guerra e vecchi schemi propagandistici ricalcati sulla contrapposizione tra civiltà e barbarie, sembrano ormai dominare qualunque dibattito sulle categorie di Islam e Occidente. Un serio tentativo di approfondimento della questione è stato invece fornito dal convegno "Il dialogo tra le varie culture: una sfida naufragata? ", organizzato ieri mattina a Roma dal Comune capitolino e dall'associazione degli enti culturali europei presenti nella capitale.
    Il primo luogo comune da sfatare riguarda la presunta estraneità dell'Islam rispetto all'Occidente. Nella sola Europa la comunità musulmana conta una popolazione tra i dieci e i quindici milioni di persone, con la conseguenza che le loro forme di vita, cultura e religione costituiscono un dato di fatto "interno". «La difficoltà di vivere all'estero - ha affermato Sergio Romano, introducendo i lavori, subito dopo l'assessore alla cultura Gianni Borgna - ha favorito nella comunità musulmana un rafforzamento della propria identità religiosa,

    RE: interessante. Prima ci sorbiamo qualcosa come 10/15 milioni di muslims, poi si spiega il "rafforzamento" dell'identità islamica con le "difficoltà di vivere all'estero". Ergo, noi poveri fessi europei non solo ce li sciroppiamo ma siamo, neppur velatamente, accusati di essere causa delle difficoltà altrui. Al paese mio si dice "cornuti e mazziati"


    al punto da provocare, per reazione, un ritorno alla religiosità anche nella cultura occidentale. Mai come ora c'è una ripresa dei motivi della cristianità, tanto che l'Europa vorrebbe addirittura scriverla sulla propria Costituzione». La coesistenza tra le due culture - è il senso del ragionamento di Sergio Romano - è possibile a due condizioni: «che la febbre religiosa scenda e che si creino interessi comuni così forti da poter stabilire un patto collettivo».

    Lo schema Occidente-Islam rinvia, a sua volta, alle categorie storiche con cui è costruito, elaborato e diffuso nell'immaginario sociale. «Preferisco dire "Europa" - precisa Muhamed Arkoun, docente di filologia e letteratura araba all'Università della Sorbonne di Parigi e direttore della rivista «Arabica» - in riferimento al nuovo spazio di cittadinanza che si sta costituendo con l'Ue. L'Occidente, per essere rigorosi, è invece lo spazio geostorico di tutti i popoli del Mediterraneo». Quali sono i processi che hanno reso estranee due culture che hanno condiviso per lunghi tratti storici spazi materiali e ideali in comune? «Nello stessa cultura islamica - spiega Arkoun - c'è stato un distacco, una rimozione dell'Occidente, inteso come spazio comune. C'è stata una rottura del suo stesso pensiero. E' stato messo da parte tutto il periodo che va dal VII al XIII secolo. Così si è persa, ad esempio, l'intera problematica religiosa di Averroè».


    RE: l'illustre soggetto dimentica di ricordare che la tradizione s'è persa da quando gli Almohadi di Spagna bruciarono le opere di Averroè e Al-Ghazali condannò in blocco la filosofia araba


    Né la storia del Novecento ha favorito il riavvicinamento tra paesi arabi ed ex potenze coloniali. Con la decolonizzazione i dominatori d'un tempo si sono «semplicemente ritirati. Il risultato è che abbiamo, l'uno dell'altro, rappresentazioni fantasmatiche». Per recuperare una conoscenza reale dell'Altro occorre «una cultura del pensiero critico moderno che ci metta sullo stesso livello. Smettiamola di riattizzare la teoria di Sant'Agostino della "guerra giusta" che traduce perfettamente il termine arabo di jihad. Il linguaggio religioso va sovvertito con gli strumenti della ragione, che però non può essere quella illuministica, cieca e militante di fronte al fatto religioso».

    RE: passo simpaticamente ambiguo. A quale "ragione" allude il tipo? E poi recuperare quale conoscenza dell'altro se ci si colloca sullo stesso piano?

    Un altro equivoco è dietro l'angolo quando si identifica il fondamentalismo con la cultura islamica. «Il fondamentalismo è anticulturale in tutte le religioni - esordisce invece Olivier Roy, direttore del Centro nazionale della ricerca scientifica di Parigi, esperto del mondo islamico, arabo e persiano - poiché pretende di risalire alle origini. Considera tutto ciò che è prodotto della storia, del pensiero e della filosofia come perverso». Si crea in questo modo un'opposizione tra bene e male, tra l'origine e la cultura stessa, frutto del tempo.

    RE: esperto di caz...


    «L'immigrazione massiccia all'estero - spiega ancora Roy - è un'altra causa che ha contribuito all'impoverimento culturale, allo sradicamento. Il fondamentalismo è il risultato di questa deculturalizzazione».


    RE: anche qui, clamoroso...Non solo ci becchiamo i muslims ma poi scopriamo che proprio l'immigrazione causa il fondamentalismo. sempre più cornuti e mazziati...


    Del resto, un fenomeno analogo è visibile anche «nel Cristianesimo, sottoposto al medesimo scollamento tra religione e cultura. La religiosità prevale sulla religione, c'è disinteresse nei confronti dell'intellettualismo e della teologia». Negazione della storia, sradicamento, estraneità al passato: sono questi gli elementi che favoriscono il passaggio al fondamentalismo, il ripiegamento identitario, l'invenzione di una comunità immaginaria retta da valori originari. «Il ritorno all'origine» è un'aspirazione che conquista anche «i giovani arabi che vivono in Francia, nei quartieri difficili». E' proprio questo «Islam deterritorializzato», sradicato dai paesi d'origine, che si riproduce in forma dogmatica.


    RE: ancora la stessa solfa. L'immigrazione come causa del fondamentalismo. Ma allora perché stì "scienziati" non propugnano un bel ritorno a casa in massa dei muslims?


    In questo senso, il fondamentalismo è un prodotto della globalizzazione, di un meccanismo che distrugge e sradica le culture. Se si tiene fermo questo punto, allora si comprende come il fenomeno del terrorismo di Bin Laden non abbia nulla a che fare con la guerra religiosa. Piuttosto, è espressione di un Islam sradicato e periferico, alimentato dall'adesione di arabi giovani che «hanno riscoperto l'islamismo in Occidente, in versione fondamentalista. Gli uomini di Bin Laden si battono in Europa, in America, nella periferia del mondo arabo. Ed è attraverso questa scelta che esprimono uno spirito di rivolta, fino a qualche decennio fa incarnato dall'estrema sinistra. Non si tratta di arabi che abbandonano il Medioriente per fare la Jihad agli occidentali. Non è un'importazione in Occidente del conflitto palestinese».


    RE: mitica minimizzazione dell'Islam unita alla solita solfa. In breve, bin Laden è colpa dello sradicamento da emigrazione. Proposta: se ne tornino da dove sono venuti e risolviamo tutti i problemi. Semplice, no?

    Anche Jacques Sojcher, docente di estetica e filosofia all'Università di Bruxelles, attribuisce alla perdita di memoria e al revisionismo storico, la crisi della cultura, «lo smarrimento del nostro rapporto con l'universale». E' proprio l'impoverimento delle categorie culturali, la debolezza a comprendere le differenze, che provoca il «ripiegamento identitario» e la «xenofobia». Un pericolo dal quale l'Occidente non è immune. Anzi, rischia di fomentarlo, avverte Susan Bassnett, studiosa di cultura e letteratura britannica: «Dobbiamo rivedere la convinzione che esista un unico modello valido per tutti ed esportabile ovunque. Il mondo anglosassone si chiude sempre più rispetto alle altre culture. Il primato dell'inglese, ad esempio, fa sì che si studino sempre meno le altre lingue».

    RE: solito miscuglio funambolico di gente che manco sa di che parla. Prima si parla di "smarrimento del rapporto con l'universale". Poi si svolazza sulla debolezza nel comprendere le differenze. Un pò contraddittorio mi pare. Poi, ovviamente, il "ripiegamento identitario" non è, come invece parrebbe ovvio, un salvaguardare la propria differenza ma xenofobia. Al contempo le differenze altrui vanno "comprese". Ohibò! E' un maracanà concettuale. Conclusione: ma fatem' u' piacer'

    Cordialità


    Liberazione 19 settembre 2002
    http://www.liberazione.it

  4. #4
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Re: L'Islam inventato

    Originally posted by Jan Hus
    Non mi sembra abbastanza per dire che l'islamismo è parte integrante della cultura europea.
    Nel passaggio a cui replichi non si dice che l'islamismo è "parte integrante" della cultura europea, si dice che "Il primo luogo comune da sfatare riguarda la presunta estraneità dell'Islam rispetto all'Occidente."

    R.

  5. #5
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Re: L'Islam inventato

    Originally posted by Jan Hus
    Veramente è il papa che vorrebbe che, nella "Costituzione" europea, si nominasse il cristianesimo. Mi sembra un po' poco per palrare di "ritorno alla religiosità"; né mi pare che ci sia una "febbre religiosa": le nostre società sono molto secolarizzate, non credo lo siano mai state altrettanto.
    Non solo il papa. Anche i partiti cattolici ed i loro alleati. Lo vuole la nostra coalizione di governo. E' favorevole Romano Prodi.
    Le nostre società sono molto secolarizzate, certo, ma non sono impermeabili alla xenofobia, all'idea del conflitto di civiltà, ed alcune importanti componenti della nostra società cercano nella religione lo strumento per nobilitare, per sostenere, per dare forma a questi atteggiamenti. Cosa è, per esempio, la proposta lanciata dalla Lega e confermata dal ministro della pubblica istruzione di imporre per legge l'affissione del crocefisso nei luoghi pubblici?

    R.

  6. #6
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Re: L'Islam inventato

    Originally posted by Jan Hus
    Se lo dice lui...
    Non ha torto. Non tutta l'Europa è Occidente.
    "Occidente ha molti significati". In termini geopoiltici, l'Occidente è Washington. Oppure il sistema di alleanze ad egemonia Usa. A volte, addirittura, comprende persino il Giappone.

    R.

  7. #7
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Re: L'Islam inventato

    Originally posted by Jan Hus
    Agostino d'Ippona era UN teologo; le sue teorie sulla "guerra giusta" sono UN punto di vista.
    La jihad è, invece, considerata un dovere del musulmano.
    Le teorie di S. Agostino sulla guerra giusta sono un punto di vista che ha avuto molto successo nella chiesa cattolica e nella cultura cristiana. Egli è stato il teologo per eccellenza di una intera epoca. Solo un teologo, poichè nel cattolicesimo esisteva ed esiste una autorità centrale, che nell'islam è assente. Ma anche nell'Islam l'interpretazione del Jihad come "guerra santa" è solo un punto di vista.

    R.

  8. #8
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Re: L'Islam inventato

    Originally posted by Jan Hus
    E poi, cosa si vuole dai paesi occidentali? Non devono essere invadenti, non devono essere distanti...ma non dovrebbero essere i paesi musulmani a trovare una propria strada?
    Semplicemente che trattino gli arabi alla pari. Che riconoscano loro pari dignità. Gli occidentali sono distanti sul piano del dialogo del confronto culturale, ma sono invadenti su quello militare e dello sfruttamento delle risorse. Dovrebbero trovare un equilibrio. Anche perchè oggi non esistono strade proprie, le quali permettano di non incrociare nessuno.

    R.

  9. #9
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Re: L'Islam inventato

    Originally posted by Jan Hus
    Quel che vale per l'inglese vale, a maggior ragione, per l'arabo.
    Ci sono studi che mostrano come, nei paesi arabi, si pubblichi una quantità minima di libri provenienti dall'estero.
    Inoltre l'Occidente non è solo di lingua inglese, e noi italiani dovremmo saperlo.
    Ma Susan Bassnett riferiva la sua critica al mondo anglosassone che "si chiude sempre più rispetto alle altre culture. Il primato dell'inglese, ad esempio, fa sì che si studino sempre meno le altre lingue". Succede anche nei paesi arabi? Può darsi. Ma credo sia più facile trovare un intellettuale o uno studente arabo che conosca l'inglese, che non un intellettuale o uno studente anglosassone che conosca l'arabo. Poichè la lingua è anche una struttura logico-sintattica, conoscere la lingua dell'altro vuol dire anche conoscere il suo modo di pensare.

    R.

  10. #10
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito Re: Re: L'Islam inventato

    Originally posted by Roderigo

    Nel passaggio a cui replichi non si dice che l'islamismo è "parte integrante" della cultura europea, si dice che "Il primo luogo comune da sfatare riguarda la presunta estraneità dell'Islam rispetto all'Occidente."

    R.
    Strano, perché, tanto per dirne una, a spezzare l'unità del Mediterraneo furono proprio gli arabi (è la nota tesi di Henri Pirenne)

    Cordialmente

 

 
Pagina 1 di 6 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. CHI ha INVENTATO il TELEFONO?
    Di Majorana nel forum Destra Radicale
    Risposte: 17
    Ultimo Messaggio: 07-01-11, 13:58
  2. Chi ha inventato il telefono??
    Di Majorana nel forum Esoterismo e Tradizione
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 05-01-11, 04:37
  3. CHI ha INVENTATO il TELEFONO?
    Di Majorana nel forum Socialismo Nazionale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 04-01-11, 19:17
  4. Completamente inventato
    Di L'Europeo nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 17-09-08, 14:03
  5. Chi ha inventato i naziskin?
    Di Lucio nel forum Destra Radicale
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 08-05-08, 17:43

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito