...
vi lascio, scelgo un amico sincero
e lascio da parte l'amore.
Ho visto l'aquila ferita
volare nel cielo sereno,
e morire nella tana
la vipera del suo veleno.
So bene che quando il mondo
cede, livido, al riposo
sopra il silenzio profondo
mormora quieto il ruscello.
Ho posato la mano intrepida,
rigida d'orrore e di gioia,
sopra la stella spenta
caduta davanti alla mia porta.
Nascondo nel petto indomito
la pena che lo attanaglia:
il figlio di un popolo schiavo
vive per esso, tace e muore.
Tutto è bello e costante,
tutto è musica e ragione,
e tutto, come il diamante,
prima che luce è carbone.
So che lo sciocco si sotterra
con grande sfarzo e gran pianto,
e che non c'è frutto sulla terra
come quello del camposanto.
Taccio, e comprendo, e mi tolgo
la pompa del rimatore:
appendo a una pianta avvizzita
il mio tocco da dottore.
-Josè Martì-




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