Risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Il divorzio

  1. #1
    I amar prestar aen
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    Predefinito Il divorzio

    Sono Cattolico, e avrei una curiosità da soddisfare, anni fa ho letto un libro (mi sembra fosse la biografia romanzata di Schliemann(?) lo scopritore delle rovine di troia) dove si diceva che gli ortodossi potevano divorziare (forse dicevano ripudiare) tre volte. E' vero oppure è una invenzione letteraria dello scrittore? E se fosse vero qualcuno saprebbe spiegarmi le motivazioni teologiche di questa prassi?

    Cordiali saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  2. #2
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    Predefinito "divorzio" e ortodossi

    Non è semplice rispondere alla domanda perchè, di fronte alla parola "divorzio", il cristiano d'occidente evoca alla sua mente una visione del tutto laica di questo istituto che nientre ha a che fare con la prassi ortodossa di consentire - in certi casi - le seconde e - in casi eccezionalissimi - le terze nozze.
    Per capire la prassi ortodossa occorre richiamare due concetti propri del diritto canonico della Chiesa Ortodossa, quello di AKRIVIA e quello di OIKONOMIA. Il primo indica l'osservanza esatta e precisa della norma, il secondo la condiscendenza pastorale e misericordiosa della Chiesa verso l'uomo debole e peccatore. La OIKONOMIA è basata sulle parole evangeliche che "Il Sabato è fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato" con le quali il Signore intende finalizzare la legge alla priena realizzazione dell'uomo, creatura fatta a sua immagine e somiglianza.
    La Chiesa Ortodossa crede nel Matrimonio uno ed insissolubile, "Grande Mistero" per esprimersi con san Paolo, che ripete sacramentalmente l'indissolubile unione di Cristo e della sua Chiesa. Pertanto prescrive ai suoi fedeli di non lasciarsi reciprocamente e di astenersi da un secondo matrimonio sia nel caso di vedovanza (il sacramento infatti, essendo mistero trascendente, va oltre la morte del corpo) sia nel caso di abbandono. Tuttavia può darsi il caso in cui un cristiano, abbandonato ingiustamente per causa di adulterio, oppure un vedovo, percepiscano come un peso insopportabile la loro solutidine affettiva. In questo caso la Chiesa, Madre misericordiosa, attraverso il ministero del vescovo, può consentire che il coniuge innocente, o il vedovo, possano contrarre nuove nozze, come un atto di misericordia che hanno certamente minore pienezza sacramentale delle prime ma che mettono al riparo il credente da una - talora insopportabile - esposizione alla tentazione della fornicazione.
    Queste seconde nozze si celebrano con un rito diverso dalle prime, pieno di preghiere penitenziali, nelle quali la Chiesa prega perchè Dio "perdoni, rimetta ed assolva il peccato dei suoi servi che non avendo potuto sopportare il peso della carne convengono ad una seconda comunione matrimoniale", ed impone loro cinque anni di astensione dalla santa Comunione accompagnati da un reime di vita penitenziale tendente ad un reinserimento pieno nella Chiesa del suo figlio più debole.
    Come si vede si tratta di tutt'altra cosa rispetto al "divorzio" come è comunemente inteso. Questa prassi oikonomica era, in antico, praticata anche dalla Chiesa Romana.

    Approfitto di questa lettera per slutare i 'partecipanti al forum visto che sarò lontano 10 giorni in quanto mi reco in Ucraina con la scuola ove insegno per uno scambio culturale.
    Quando sarò a Kiev, nella Sacra Lavra delle Grotte, culla del monachesimo russo, pregherò per tutti gli amici.

    +Silvano, l'ultimo fra i monacia

  3. #3
    Qoelèt
    Ospite

    Predefinito Vedo che ha già risposto p.Silvano, comunque ecco la mia risposta...

    Caro Locke, anzitutto ti ringrazio per avermi dato l’opportunità di parlare di una questione mal capita dai latini e spesso non compresa neppure da tanti ortodossi occidentali. Prima di parlare di divorzio vero e proprio voglio fare un accenno al metodo canonico-disciplinare ortodosso e in particolare al principio di ECONOMIA. L’economia potrebbe essere giustamente definita una teologia applicata al mondo, un mondo sì redento da Cristo ma che vive in quella parentesi escatologica tra il già e il non ancora.Totalmente estranea alla concezione giuridico-legalistica latina (e spesso male interpretata come permissivismo) l’economia è una deroga,un’eccezione temporanea o permanente a una prescrizione normativa ecclesiastica (senza per questo compromettere la validità della legge stessa) che solo la Chiesa, corpo Mistico di Cristo e sua presenza salvifica in terra, può dare. L’economia è il segno concreto dell’infinito amore misericordioso di Dio verso l’uomo peccatore (pensiamo ai tanti passi evangelici come il perdono della donna adultera), è l’ “arte della Chiesa di governare le anime”, è volontà che “tutti gli uomini siano salvati”(1 Tim 2,4) e perciò è deroga giustificata a una rigidità normativa che potrebbe essere d’ostacolo alla salvezza, essa è pertanto addolcimento nello Spirito di una “lettera (della Legge) che può uccidere”. L’economia,caro Locke, si spiega solamente in un ‘ottica ascetica,dove l’uomo è icona di Dio chiamato a ristabilire nella sua divinizzazione terrena la sua dignità-immagine divina;non potrà mai essere capita in una concezione latina dell’uomo come “mostro morale” chiamato da Dio all’obbedienza quasi supina della Legge .
    Ti faccio ora un esempio di oikonomia molto concreto e personale: una prescrizione normativa ortodossa prevede il digiuno (ossia l’astensione dalle carni,dal pesce,dalle uova,da latte e dai latticini,dall’olio e dagli alcolici) ogni mercoledì e venerdì oltre che nei vari periodi di Quaresima (Natività-Teofanie, Pasqua,Digiuno degli Apostoli,Dormizione della Dei para),tale digiuno non è un ossequio alla legge di Dio, un “fioretto”, né un merito agli occhi di Dio per andare in paradiso: è uno strumento per l’uomo (sempre inteso nella sua unità pneumo-psico-somatica) di divinizzazione, è rendere più leggero il corpo per meglio ricevere lo Spirito… Questa è la norma canonica.
    Andando all’università sono però spesso costretto a causa degli intensi orari di lezione a mangiare in mensa(dove è già un miracolo sopravvivere al pasto) ,dove certo del mio digiuno non gliene può fregare di meno…preso atto di questa situazione, il mio padre spirituale applicando alla norma del digiuno l’economia mi ha concesso una mitigazione del digiuno:posso pertanto fare uso nonostante il giorno di digiuno di latticini o di olio ad es., ma l’economia non mi può permettere di diventare così “economico” e lassista da magiare in digiuno per golosità un panino con porchetta,trippa e lardo di Colonnata (anche perché dopo per l’indigestione mi dovrebbero fare l’officio di Panichida-il funerale)!!! Lo stesso discorso può valere per una persona malata o con problemi alimentari, per la quale un digiuno potrebbe risultare un ostacolo e non un mezzo di salvezza.
    Ora veniamo al matrimonio. Il matrimonio porta testimonianza dell’azione di Dio costantemente presente nella vita degli uomini, esso è mystero,sacramento,vita vissuta come rapporto tra Cristo e la sua Chiesa,chiamata dello Spirito a diventare una sola carne per accostarsi a Dio nel cammino di divinizzazione dell’uomo. La Chiesa ortodossa è ancora più rigorosa di quella cattolica ad affermare l’unità del matrimonio cristiano,tant’è vero che anche un nuovo matrimonio contratto dopo la morte del coniuge è una “concessione”, un atto di economia: è meglio risposarsi “anziché bruciare” (1 Cor 7,9) per dirla con San Paolo.
    Si sa che come muore un coniuge così è possibile (non “normale”) che muoia il matrimonio stesso: ecco perciò che dinanzi all’alternativa di una vita di peccato per l’incapacità dei divorziati di vivere una vita in continenza, la Chiesa , PER LA SALVEZZA DELLE LORO ANIME, in via d’ economia prende atto della morte del matrimonio e in rito penitenziale concede al divorziato (che viene equiparato al vedovo!) di contrarre nuove nozze: ma questo solo in virtù della fragilità della condizione umana di fronte al peccato! La Chiesa così facendo non soddisfa le passioni,la concupiscenza del divorziato, lo fa risposare come atto di misericordia ma in via penitenziale perché egli sia salvo,perché possa rendere mystero il suo matrimonio! Attualmente la Chiesa ortodossa concede la possibilità delle terze nozze (senza distinzione tra vedovi e divorziati) ma in via del tutto economica ed eccezionale. Come ho già detto è la Chiesa stessa ad applicare l’economia, non dimentichiamoci però della paternità spirituale che la Chiesa ha verso i suoi figli…se pertanto un padre spirituale e il vescovo sono concordi che PER LA SALVEZZA DELL’ANIMA sia meglio attenersi alla legge in tutto il suo rigore canonico (come di regola andrebbe fatto: la cosiddetta AKRIBEIA ) si può negare l’autorizzazione alle seconde nozze dei divorziati-vedovi . Tutto questo rientra perfettamente nell’insegnamento dei Padri (che mai smettono di parlare di filantropia dell’agire di Dio) e nella Tradizione: l’economia si può però applicare al comportamento, NON ALLA FEDE: sulla Fede e sulla Dottrina un ortodosso non può MAI scendere a compromessi CON NESSUNO , che ortodosso sarebbe altrimenti?

    P.S.: discorso a parte è per i membri del clero che,in quanto pastori,devono essere di esempio per la comunità:il sacerdote deve vivere una vita in perfetta monogamia e fedeltà alla propria moglie così come ci insegna San Paolo nelle sue lettere 1Tm 3; 1-13 e Tt 1;5-9 .

  4. #4
    I amar prestar aen
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    Vi ringrazio delle dotte risposte, ovviamente non ho la minima intenzione di divorziare mi chiedevo come mai la Chiesa Ortodossa permettesse una cosa che quella Cattolica vieta. Sapevo che le diversità tra le due non dovevano essere enormi, anzi non avendo fatto quella Ortodossa nessuna riforma del tipo Concilio Vaticano II, la pensavo più "legata" alle tradizioni.

    Cordiali Saluti
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  5. #5
    Qoelèt
    Ospite

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    Caro amico, le differenze tra ortodossia e chiesa di Roma ci sono e, a mio avviso, sono enormi...non capisco cosa tu intenda quando dici che pensavi la Chiesa Ortodossa più legata alle tradizioni: la Chiesa Ortodossa è la Tradizione poichè,a differenza della chiesa latina, nulla ha cambiato di ciò che i Santi Padri ci hanno trasmesso, essa incarna perfettamente il famoso "Ecclesia numquam reformanda " di San Cipriano di Cartagine.
    Luca

  6. #6
    I amar prestar aen
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    Originally posted by Qoelèt
    Caro amico, le differenze tra ortodossia e chiesa di Roma ci sono e, a mio avviso, sono enormi...non capisco cosa tu intenda quando dici che pensavi la Chiesa Ortodossa più legata alle tradizioni: la Chiesa Ortodossa è la Tradizione poichè,a differenza della chiesa latina, nulla ha cambiato di ciò che i Santi Padri ci hanno trasmesso, essa incarna perfettamente il famoso "Ecclesia numquam reformanda " di San Cipriano di Cartagine.
    Luca
    Intendevo che le due chiese sono più vicine tra loro di quanto non lo siano con le Chiese Protestanti soprattutto sulle cose fondamentali tipo i Sacramenti. Ovviamente io non sono assolutamente un esperto di Chiesa Ortodossa, ne un teologo di nessun tipo e quindi tante differenze non le vedo. Dalle letture fatte (sicuramente di orientamento cattolico-protestante-laico) emergeva una visione di una Chiesa Ortodossa molto legata alla tradizione (il nome stesso se non sbaglio..) e quindi mi "suonava strano che avesse una posizione più sensata sul 'divorzio' o sulla possibilità di contrarre seconde o terze nozze.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
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  7. #7
    Qoelèt
    Ospite

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    L'abbraccio tra Gioacchino ed Anna:

    L'icona della festa della concezione della Deipara da parte di Gioacchino ed Anna (9 Dicembre) ci mostra i due sposi che si incontrano sulla porta della città dopo che Dio aveva rivelato in modi diversi ad entrambi la Sua Volontà di togliere la loro sterilità e di renderli genitori della Theotokos, ed avi del Signore Gesù Cristo. L'intensità dell'abbraccio sponsale rivela la santità delle nozze e la sacralità dell'eros coniugale messo a disposizione del progetto salvifico di Dio. (Silvano Livi- La Chiesa Dei nostri Padri ; Chegai Editore)




 

 

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