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  1. #31
    scemo del villaggio
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    Predefinito

    [mid]http://xoomer.virgilio.it/francesco.rinaldi29/KAR_ITALIANE/Albano/Albano_&_Romina_-_Felicita'.mid[/mid]


    Caro Calvin.

    grazie per l'intervento equilibrato anche se non ho capito bene, nella selva di negazioni, la risposta sui gerarchi nazionalsocialisti (anche perchè ci sarebbe da aprire tutta la questione sulla legalità del processo di Norimberga).
    Della mia vicenda scolastica si occuparono le cronache nazionali, ma vedo che non è ancora abbastanza nota, d'altra parte è un po' lunga da riassumere e mi ripugna farmi pubblicità. Vedrò di farne un sunto telegrafico quando avrò più tempo. Del resto c'è anche il caso Berger in Francia, di cui si è occupato Mario Spataro (e quello è un mio collega che ha perso il posto e si è fatto un anno di galera per il contenuto ideologico di una lezione, senza che nessuno facesse cortei, fiaccolate o processioni come per l'impostore Marsiglia) e ci sono decine di studiosi costretti al silenzio o all'esilio (è il caso di Jurgen Graf) per reati d'opinione. Il caso più noto penso sia quello di Garaudy. Per quanto riguarda i profilattici (cosiddetti) rimando gli interessati agli articoli del prof. Johannes Lelkens di Kerkrade su "Studi cattolici2 1994. Li ho qui a portata di mano ma non ce nìè una versione online. Anche qui vedrò di fare un sunto.

  2. #32
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    Predefinito dicevo semplicemente

    che noi condanniamo il nazismo in quanto totalitarismo e quindi persecutore e oppressore della libertà di opinione. La legalità del processo di Norimberga si rimette nella filosofia dei vincitori: Guai ai vinti. Piuttosto fu alquanto sommario, ma rimase esemplare.
    Capisco l'obiezione: Giordano Bruno è cosa della chiesa, proprio perchè ritengo giusto che i vinti della seconda guerra mondiale fossero nelle mani dei vincitori, ma qui fermerei ogni altra possibile analogia, anche perchè mi è difficile capire da che parte stesse la ragione nel conflitto fra la Chiesa e Giordano Bruno, mentre mi è più facile capire la ragione di chi vince una guerra sul piano militare. Comunque Norimberga non fece giustizia e non credo che l'abbia fatta la chiesa con il povero frate.
    Aspetto di essere edotto sui punti rimasti aperti e in particolare la Sua vicenda che non conosco, credo per mia specifica ignoranza, soprattutto.

  3. #33

  4. #34
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    Predefinito caspita damiani

    lei è un'autentica celebrità! Ovviamente credo alla sua versione dei fatti, quale mi pare venga, riferita da un'agenzia di stampa. In ogni caso ciascuno può pensarla un po' come gli pare a proposito della storia, che certo non è una scienza esatta. E' chiaro che poi se Lei fosse d'accordo con le tesi negazioniste, non potremmo esprimerLe quella solidarietà che altrimenti Le estendiamo molto volentieri.

  5. #35
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    Predefinito ... riceviamo da MARIA MANTELLO ...

    mercoledì 19 feb. alle ore 18.00
    a cura dell'associazione NO GOD
    (atei per la laicità degli Stati)
    alle ore 18.00
    in Via dei Ramni, 4
    Roma
    verrà presentato il 4° volume della
    Storia criminale del cristianesimo
    di K. Deschner

    relatore: C. Pauer Modesti

  6. #36
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    Predefinito ... riceviamo da MARIA MANTELLO ...

    Associazione Nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno
    aderente all'Union Mondiale des libres penseurs


    sezione di Roma: Via Aldo Manuzio, 91 (presso Endas) tel: 3297481111

    e-mail: mmantello53@virgilio.it

    Presidenza nazionale: avv. Bruno Segre, Via della Consolata,11 -10122 Torino.

    Telefax: 0115212000 e.mail: linc@marte.aerre.it

    www.liberopensiero.20m.com

    A conclusione dei lavori del Convegno:
    Laicità: garanzia di libertà
    tenuto dall'Associazione Nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno, con il patrocinio del Comune di Roma (Assessorato alle Politiche culturali) domenica 16 feb 2003 presso la sala Pietro da Cortona, Musei Capitolini, piazza del Campidoglio, Roma, è stato redatto questo appello di resistenza laica che vi invitiamo a firmare e a far circolare per la s
    sottoscrizione.

    APPELLO

    Negli ultimi tempi assistiamo con preoccupazione ad una serie di iniziative legislative e amministrative gravemente lesive dei principi di laicità previsti e sanciti dalla nostra Costituzione: la legge che consente l'immissione nel ruolo dello Stato degli insegnanti di religione cattolica, che scelti dai vescovi ma pagati dallo Stato, con un trattamento di favore rispetto alla normativa vigente per gli altri docenti, andranno a ricoprire progressivamente anche altre cattedre d'insegnamento, determinando una clericalizzazione della scuola statale; la legge sulla procreazione medicalmente assistita concepita in un ottica gradita alla Chiesa cattolica, come pure gli indirizzi di bioetica nella ricerca scientifica; le sovvenzioni a pioggia da parte di Regioni, Province e Comuni a favore delle parrocchie; l'esposizione del crocefisso nelle scuole e negli edifici pubblici reintrodotta a cura di numerosi enti locali…

    Sono tutti episodi che testimoniano una deriva clericale che sta investendo il nostro Paese e che rischia di estendersi anche all'Europa, grazie anche al sostegno offerto alla pretesa vaticana di mettere il sigillo della religione nella Carta Costituzionale europea.

    A fronte di tutto questo e per scongiurare l'abrogazione nei fatti dei principi di laicità garantiti dalla Costituzione, chiediamo a tutti coloro che siano interessati a salvaguardare questo irrinunciabile valore di democrazia a mobilitarsi testimoniando il proprio impegno con la firma di questo appello.

    (la sottocrizione deve portare la dicitura: firmo l'appello RESISTENZA LAICA

    si può inviare per fax o alle seguenti e-mail linc@marte.aerre.it mmantello53@virgilio.it

  7. #37
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    Predefinito tratto da IL RIFORMISTA 22 febbraio 2003

    Scandaloso Garaudy, l'ex-comunista che nega l'Olocausto

    Parigi .- Roger Garaudy, condannato nel febbraio 2001 in Francia per il reato di negazione di crimini contro l'umanità, torna alla carica pubblicando un saggio intitolato Processo al sionismo israeliano, uscito tre mesi fa a Parigi e che inizia già a circolare anche su internet. In quest'opera, distribuita da un piccolo editore, Vent du large, l'ex dirigente comunista convertitosi all'Islam, divenuto un eroe in alcuni paesi arabi, ripropone le sue tesi negazioniste sull'Olocausto.
    Queste stesse idee, quando furono esposte nel saggio I miti fondatori della politica israeliana gli costarono la condanna di un tribunale parigino a 120 mila franchi di multa (Garaudy ha proposto appello, ma l'udienza non è ancora stata fissata). Nei Miti, - che riprendeva nel 1995 le tesi del revisionista Robert Faurisson - Roger Garaudy mette in dubbio l'esistenza delle camere a gas nei campi di sterminio nazisti, inerpicandosi in una disamina tecnicistica sul funzionamento meccanico di tali atroci macchine di morte e rimettendo in causa le stesse testimonianze dei sopravvissuti.
    Nel recente Processo al sionismo israeliano - 175 pagine non prive di citazioni e riferimenti bibliografici - Roger Garaudy si scaglia invece contro il «dogma e la sacralità del numero d'oro» di sei milioni di ebrei sterminati dai nazisti e chiede di nuovo un «dibattito scientifico e pubblico sul problema delle camere a gas». Afferma anche che «la storia del sapone fatto con il grasso umano» dei detenuti dei campi di sterminio è «una di quelle frottole di cui si è fatto propagatore Simon Wiesenthal».
    La pubblicazione - in linea con l'ondata di judéophobie che percorre di questi tempi la Francia - è stata naturalmente disapprovata da gran parte della cultura francese. Gli intellettuali d'Oltralpe non hanno però capito che scagliarsi ogni volta contro Garaudy finisce comunque per fare di ogni sua iniziativa un nuovo "caso", editoriale e politico. Tanto che il saggista è divenuto popolare anche all'estero. Già dal momento della pubblicazione de I miti fondatori della politica israeliana, e dopo la condanna, lo scrittore francese - difeso durante un breve periodo anche dall'Abbé Pierre - ha infatti acquistato una grande popolarità tra chi non fa mistero di avversare Israele. In Iran è stato ricevuto dalle più alte autorità, tra cui l'Ayatollah Ali Khamenei, la guida della Repubblica islamica, che ha pubblicamente reso omaggio al «coraggio instancabile di Roger Garaudy nella sua lotta contro i sionisti», e dal presidente Mohammad Khatami. In Egitto è stato ricevuto dall'Imam di Al Azhar, la più alta autorità dell'Islam sunnita, ed è stato insignito della «medaglia della predicazione islamica», la più alta riconoscenza islamica in Egitto. Ma non finisce qui: un partito islamico egiziano legato ai Fratelli Musulmani, il Partito del lavoro, in occasione del Ramadan ha celebrato festosamente Garaudy, mentre a Gaza decine di intellettuali palestinesi gli hanno manifestato sostegno sfilando fino al Centro culturale francese, dietro striscioni che accusavano la giustizia di Parigi di «sudditanza al terrorismo sionista».
    Secondo la casa editrice Vent du large, che detiene i diritti dei saggi di Garaudy, Processo al sionismo israeliano sarà presto tradotto in arabo: contatti sono in corso con i principali editori del mondo musulmano. Naturalmente, l'unione delle comunità ebraiche francesi non ci sta e preannuncia nuove azioni legali: vedremo come andrà a finire.

    -------------------------------------------------------------------

  8. #38

  9. #39
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    Predefinito tratto da IL GIORNALE DI BRESCIA 4 aprile 2003


    A colloquio con Lorenzo Bianchi, curatore di una nuova edizione dei «Racconti filosofici»

    Torna l’intolleranza, rileggiamo Voltaire

    Il suo maggiore insegnamento è l’idea di libertà e cosmopolitismo, contro il fanatismo

    Spesso scopriamo che alcuni episodi apparentemente insignificanti o curiosi della vita di un uomo di genio sono, in realtà, estremamente rivelatori della sua intelligenza. È il caso di Voltaire - al secolo François-Marie Arouet - filosofo, storico, politico, poeta e romanziere, nonché figura di punta dell’Illuminismo francese e di tutto il XVIII secolo. Un giorno egli acquistò il palazzo di Ferney, dove progettava di trascorrere in pace gli ultimi anni della sua vita. Sembrerebbe un gesto di nessuna rilevanza, ma indagando più a fondo si scopre che la proprietà era a cavallo del confine tra Francia e Svizzera; in questo modo, dal momento che la sua schiettezza e le sue idee progressiste gli avevano alienato i potenti di tutta l’Europa, Voltaire ogni giorno poteva scegliere il lato dove correva minor pericolo di finire nelle mani dei gendarmi, e passeggiare nel giardino che apparteneva alla Confederazione elvetica o in quello situato nella madrepatria. Per riassaporare lo spirito e la sagacia di colui che seppe condensare il suo pensiero e la sua critica della società francese in celeberrimi motti - «Se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo», esclamò di fronte all’ateismo di Diderot; «Disapprovo ciò che dici, ma difenderò sino alla morte il tuo diritto di dirlo», diceva difendendo il principio della tolleranza, - possiamo rileggere i suoi racconti filosofici, riuniti in una nuova edizione in Pot-pourri (Feltrinelli, 268 pagine, 9,00 euro). Ne parliamo con Lorenzo Bianchi, curatore del volume e docente di Storia della filosofia del Rinascimento all’Università di Napoli. - Professore, come s’inquadrano questi racconti, con i quali Voltaire intendeva "lasciar intravedere, sotto il velo della favola, qualche fine verità che sfugge al volgo", nella sua opera complessiva? «I racconti filosofici parvero inizialmente occupare uno spazio minore e più appartato, non fosse che per le ridotte dimensioni e per la limitata importanza attribuita loro dallo stesso autore, che li definiva "bagatelle" o "sciocchezze"; rimasero inoltre schiacciati, nel Settecento, sotto la mole delle tragedie a cui Voltaire intendeva legare la propria fama letteraria. Si dovette aspettare il XX secolo perché queste composizioni fossero lette e apprezzate in tutto il loro valore e diventassero l’emblema della leggerezza e dello spirito filosofico a cui si associa il nome di Voltaire. Nati un po’ casualmente e destinati a essere letti fra amici come piacevole passatempo, i racconti accompagnano la vita letteraria di Voltaire per un lunghissimo periodo: Zadig viene pubblicato nel 1747, mentre gli ultimi racconti, come Storia di Jenni, appaiono a stampa nel 1775, quando Voltaire ha ormai più di ottant’anni. Essi ripropongono in una forma agile e spontanea le stesse polemiche filosofiche e religiose che egli andava sostenendo in opere di più diretto impegno teorico come le Lettere filosofiche, del 1734, il Trattato sulla tolleranza del 1763, o il Dizionario filosofico, del 1764. Ricordo che il volume Pot-pourri contiene opere pubblicate a partire dagli anni Sessanta del ’700, relative cioè alla piena maturità di Voltaire». - Quali sono i temi di fondo dei Racconti? «La cultura e la filosofia inglese - Locke e Newton in particolare - e insieme la critica al fanatismo e la difesa della tolleranza religiosa sono il retroterra teorico dei racconti di Voltaire. Vi è inoltre tutta una tradizione letteraria che confluisce nei contes philosophiques: si spazia da storie di gusto esotico e ambientazione fantastica al romanzo epistolare e alla narrazione avventurosa, sulla falsariga dei racconti inglesi di Jonathan Swift - I viaggi di Gulliver - o di Daniel Defoe. Voltaire non si indirizza dunque a un pubblico di specialisti o di filosofi, ma a una più ampia platea di lettori, rappresentata dal ceto professionale e intellettuale che si stava affermando in tutta l’Europa. Era un pubblico nuovo, culturalmente curioso e socialmente mobile, che era anche l’interlocutore privilegiato dell’Encyclopédie di d’Alembert e Diderot». - Secondo lei, si può tracciare un parallelo tra i racconti filosofici di Voltaire e le Operette morali di Leopardi? «Vi sono certamente alcuni elementi comuni, che la critica novecentesca ha in parte rilevato. Non si dimentichi che Leopardi è profondamente legato alla cultura e alla filosofia illuminista e quindi non sorprende che in taluni scritti - penso al Dialogo della Natura e di un Islandese - emergano affinità e convergenze con alcuni racconti di Voltaire. Ciononostante le Operette morali mantengono anche nella forma, che privilegia essenzialmente il dialogo, un impianto più classico, che le colloca entro la tradizione dei dialoghi morali, come quelli di Plutarco o di Luciano. I racconti di Voltaire e le Operette morali di Leopardi hanno dunque due registri diversi: l’uno più giocoso e brillante, l’altro più legato a una tradizione etica». - Qual è l’insegnamento più importante che ci ha lasciato Voltaire? «Bisogna innanzitutto ricordare che alcune delle grandi questioni da lui sollevate - basti pensare all’idea di ragione, di libertà, tolleranza e cosmopolitismo - sono alla base della nostra civiltà giuridica e politica. Malgrado ciò, oggi si sente molto la mancanza di una critica "voltairiana" della ragione, ovvero l’esigenza di denunciare le nuove forme di fanatismo e intolleranza: Voltaire è drammaticamente attuale in questo inizio di millennio segnato da rinnovati conflitti etnici e religiosi e dall’insorgere di nuovi integralismi. E in questa prospettiva l’idea di tolleranza si configura come il lascito più importante di Voltaire, con cui il nostro secolo è ancora costretto a confrontarsi».

    Mascia Nassivera

  10. #40
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    Da "La leggenda nera del Medioevo" di Marco Tangheroni (n. 34-35 di "Cristianità" (1978).

    Essendo lo scopo di queste nostre considerazioni l'esame della formazione del «modello» di Medioevo proprio del pensiero rivoluzionario (ancorché - come appena visto - ciò comporti inevitabilmente anche l'indicazione del rovescio della medaglia), sarebbe fuori luogo soffermarci sulla cosiddetta storiografia erudita della fine del Seicento e della prima metà del Settecento. Tuttavia sarà bene ricordare che essa - con i suoi grandi meriti e con le sue opere tuttora, spesso, praticamente indispensabili - appartiene quasi completamente alla grande tradizione storiografica ecclesiastica (13). Si pensi ai padri maurini, e in particolare a Mabillon, fondatore della diplomatica, disciplina ausiliare della storia, necessaria per l'individuazione dell'autenticità dei documenti; ai bollandisti, società di gesuiti specializzati nell'agiografia; anche, per l'Italia, al Muratori, il quale, con tutte le sue esigenze - non aliene da influssi giansenistici - di una religiosità più intima e razionale, si riallaccia direttamente alla tradizione maurina per quel che riguarda il metodo storico.

    Di queste nuove acquisizioni non sempre seppe o volle giovarsi la storiografia illuministica, la quale fu animata da ben altri intenti, e, non provando per il Medioevo altro che profonda avversione, non poté neppure tentare di comprendere dall'interno, per così dire, quel periodo.

    È evidente, invece, in essa l'eredità delle polemiche rinascimentali e protestanti, a riprova del legame di filiazione di questa nuova tappa del processo rivoluzionario dalle due fondamentali tappe precedenti: il Rinascimento, appunto, e la Pseudo-Riforma.

    Ben noto, ed esemplare, in questo senso, è l'Essai sur les moeurs et l'ésprit des nations di Voltaire (14), con il relativo supplemento. Che cosa è stato per lui il Medioevo?

    Nove secoli di trionfo dell'opinione; un periodo in cui hanno trionfato le superstizioni, insieme lugubri e ridicole, imposte dalla Chiesa, colpevole d'avere allontanato l'Europa dai principi della ragione; una stasi nel progresso umano, anzi un ritorno alla barbarie; un succedersi di convulsioni e guerre senza senso, come le crociate.

    Certo, com'è stato messo in rilievo da altri (15), Voltaire è più benevolo con determinate forze o personaggi. Ma sono pur sempre le forze o i personaggi (la borghesia in via di laicizzazione o il solito Federico II) che gli sembrano avere collaborato alla distruzione di quella odiata civiltà. Tutto ciò che è cristiano gli appare insopportabile; della stessa Riforma protestante misconosce la portata dissolutrice perché era rimasta, pur sempre, in qualche modo, in ambito cristiano.

    L'esemplificazione degli errori e delle incomprensioni sarebbe agevole e ben lunga. Ma è del resto evidente, da quanto si è detto, che l'odio per ogni tradizione, specie se religiosa, e l'orgogliosa esaltazione razionalistica di una raison illuministica, astratta e superba, ben diversa dalla retta ragione cara al pensiero cristiano, non potevano fargli comprendere che ben poco dei secoli cristiani. Lo stesso Falco, pur così teso a cogliere in ogni autore studiato le tappe di un presunto costante progresso conoscitivo, così conclude il suo dettagliato esame: Voltaire «è assolutamente negato a capire il Medioevo nelle sue forze organiche: ordinatio ad unum, papato e impero, repubblica cristiana. In base alla ragione, ai diritti della natura, egli condanna, senza riviverli dall'interno, Chiesa, fede, miracoli, eresie, crociate, feudalesimo, in una parola tutto il Medioevo» (16)

 

 
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