Signor Presidente, questa dichiarazione di voto è formulata a nome di tutto l'Ulivo. È un atto politico chiaro... che vuole testimoniare la volontà comune con la quale l'opposizione, l'Ulivo insieme a Rifondazione comunista, prima al Senato e oggi alla Camera, si è opposta a questa proposta di legge con ogni forza, ma sempre, come ci hanno insegnato, nel rispetto delle regole e delle istituzioni democratiche .Non siamo di fronte ad un normale confronto tra un Governo di destra, che compie, ovviamente, scelte di destra ed un'opposizione riformista che, naturalmente, si oppone. Oggi siamo su un terreno diverso, un terreno sul quale non dovrebbero contare nulla le divisioni tra schieramenti. In questa vicenda si misura il senso dello Stato di ognuno di noi, che sediamo in quest'aula, il rapporto tra il paese e la classe dirigente, l'idea di un potere come luogo e fonte per creare privilegi per chi lo detiene. Le centinaia di migliaia di persone che hanno civilmente e pacificamente manifestato il mese scorso e che vi hanno tanto infastidito sono il segnale più chiaro del livello di indignazione raggiunto nel paese.
Avremmo potuto forse semplicemente limitarci ad affrontare questo dibattito ripetendo una, dieci, cento volte la scritta delle nostre aule di giustizia: la legge è uguale per tutti; o ricordandovi una, dieci, cento volte l'articolo 25 della Costituzione: nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge. Nessuno, ripeto: nessuno ! Sono i principi base della nostra civiltà giuridica, onorevole Taormina! Tentando di giustificare questo provvedimento, lei ha detto la cosa più comica sentita in tutto il dibattito: cercheremo il giudice imparziale e, alla fine, lo troveremo. Come se il giudice lo andasse a cercare l'imputato ! Sono i principi base, che oggi possono essere calpestati dal voto sulla proposta di legge Cirami! I principi già violentati nei mesi scorsi, con una serie di provvedimenti costruiti per interferire in processi specifici.
Lo denunciavamo e ci accusavate di essere strumentali. Ma oggi, qualcuno di voi può smentire che le nuove norme sul falso in bilancio, in contrasto con ciò che sta avvenendo in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all'Europa, alla ricerca di regole che garantiscano la trasparenza dei mercati per salvare lo stesso mercato, qualcuno di voi - dicevo - può smentire che quelle norme hanno comportato immediatamente che tre processi che riguardano l'onorevole Berlusconi siano inesorabilmente arrivati al capolinea? E adesso la «Cirami»: una proposta di legge costruita e freneticamente imposta al Parlamento, con tempi e modalità inimmaginabili, per bloccare due processi in cui sono coinvolti un potente parlamentare - si è visto -, il Presidente del Consiglio (addirittura in un processo come imputato e contemporaneamente come parte civile), il presidente della Commissione giustizia, come avvocato del citato imputato nonché Presidente del Consiglio e così via. L'onorevole Pecorella, che aveva solennemente annunciato che si sarebbe astenuto dal voto, da questa mattina diligentemente pigia il tasto dal suo banco . Perseguitati, avete detto! Perseguitati dai pubblici ministeri e da collegi giudicanti faziosi e diabolici protagonisti di un disegno politico . Non vogliamo esprimere un giudizio sull'imparzialità o meno di un collegio giudicante che spetta e spetterà comunque, al di là di questo provvedimento, solo alla Cassazione. Ciò che stupisce è vedere questa compatta solidarietà della maggioranza rispetto agli attacchi formulati dagli onorevoli Berlusconi e Previti ai giudici di Milano.
Anche nell'Ulivo vi sono differenze di valutazione, ormai letture storiche, sul ruolo di «mani pulite», su meriti ed eccessi, sul rapporto politica-magistratura nei primi anni novanta. È fisiologico. Ma tra di voi che oggi, compattamente, accusate la magistratura di Milano, si registrano conversioni che vorrei definire strepitose. Data 24 ottobre 1994: «Tutto si può dire di Borrelli ma non che abbia usato il suo ruolo per fini diversi da quelli di giustizia». Parole di Ignazio La Russa, capogruppo di Alleanza nazionale ! Ancora, 20 luglio 1992: «Vogliamo portare un applauso alla magistratura e soprattutto alla procura della Repubblica di Milano, la più grande forza politica del nord con tutti i suoi parlamentari farà fino in fondo la sua parte a fianco della magistratura». Parole di Umberto Bossi, oggi assente per pudore, ministro per le riforme istituzionali ! E ancora, 30 aprile 1993: lettera al procuratore capo di Milano per esprimergli solidarietà convinta e più sincero apprezzamento e poi parole di fermo richiamo a tutti noi politici: «Dai magistrati di "mani pulite" ci viene un alto esempio. Non si sono chiusi in logiche di casta; è ora che anche la classe politica si decida a considerarsi uguale a qualsiasi cittadino». La firma di Gianfranco Fini, Vicepresidente del Consiglio, assente, questa sera, per pudore . Non so se questo giudizio corrispondesse alla realtà. Non so se abbiate realmente cambiato idea (è legittimo cambiare opinione), ma voglio restare alle parole di Fini: non approvate una legge che mostri ai cittadini i politici come una casta che si fabbrica leggi su misura per sfuggire alla giustizia e le istituzioni come il luogo per cittadini diversi dagli altri! Una legge che ha già creato ferite gravi nei rapporti tra i poteri dello Stato; una legge che è stata presentata il 5 luglio, due giorni dopo l'ordinanza con la quale la Cassazione aveva rimesso alla Corte la questione di legittimità costituzionale; il 5 luglio, tre mesi fa, compreso agosto, data di partenza di una dissennata, spregiudicata, cinica corsa contro il tempo, per farla diventare legge ad ogni costo, prima della decisione della suprema Corte, prima della requisitoria del pubblico ministero al processo Previti, ad ogni costo, anche contro il buonsenso , contro i calendari parlamentari, conto la ragione, contro gli altri organi dello Stato, contro i civili rapporti con l'opposizione, costretta a valutare un maxiemendamento interamente sostitutivo, in poche ore, nell'ultima notte, imponendo ai relatori di firmare un emendamento scritto da altri, lo ha dichiarato pubblicamente, poco fa, l'onorevole Anedda. Un maxiemendamento che ha cambiato la forma ma ha lasciato identica la sostanza. Ha lasciato soprattutto identici gli obiettivi.
Un testo nuovo, chiuso con l'irraggiungibile vetta del comma 5, nuova norma: le richieste di rimessione, presentate prima dell'entrata in vigore della legge, conservano la validità; non dovrà nemmeno essere ripresentata! Dalle nostre parti - saggezza popolare - si dice: per stare dalla parte del frumentone, per essere sicuri di non sbagliare . Ma perché non potete fermarvi? Perché volete approvare un provvedimento fatto soltanto per fermare il processo che riguarda uno di noi - non dico di voi - dico uno di noi, un parlamentare!
Perché sbattere in faccia agli italiani quest'ingiustizia, questo gesto arrogante, che è anche offensivo per quelle centinaia di migliaia di cittadini che subiscono ogni giorno, sulla loro pelle, la lentezza della giustizia? Perché sbatterli in faccia a quelle 21 mila persone che, nelle nostre carceri, sono in attesa di giudizio a causa delle lentezze della giustizia? Perché ostentare la volgare arroganza di chi è arrivato al potere? Perché approvare una norma sbagliata, che rischia di devastare il sistema giudiziario italiano diventando uno strumento in mano alla criminalità per bloccare i processi? L'ha dichiarato, pochi giorni fa, l'avvocato Li Gotti, legale di Giovanni Brusca. Ha detto testualmente, con riferimento alla proposta Cirami: è chiaro che la userò, anche se non sono d'accordo. Se lo chiede il cliente, lo dovrò fare.
Perché riportare nel nostro ordinamento questo richiamo al legittimo sospetto, fonte, nella storia della giustizia italiana, di funeste vicende? Le ha volute ricordare il senatore Del Turco nell'aula del Senato: il processo per l'omicidio di Placido Rizzotto, sindacalista socialista assassinato a Corleone, che vedeva imputato Luciano Liggio, trasferito da Palermo a Bari; il processo per l'omicidio di Salvatore Carnevale, anche lui sindacalista assassinato, trasferito da Palermo a Santa Maria Capua Vetere; il processo di piazza Fontana, trasferito da Milano a Catanzaro! Perché fingere di ignorare che il legislatore del 1988, proprio a tutela dell'imparzialità del giudice, ma anche del corretto svolgimento dei processi, ha voluto non eliminare, come avete detto, il concetto di legittimo sospetto, ma inquadrarlo in una più complessa ed articolata normativa? Perché chiudere gli occhi di fronte al rischio che, in determinati processi di criminalità organizzata, vengano artificiosamente create situazioni ambientali - non è difficile! - tali da integrare, costruendolo, il presupposto di un legittimo sospetto che è ritornato troppo, troppo generico? Non è un prezzo troppo alto per risolvere il problema di una sola persona?
Dimenticate maggioranza e opposizione e guardate dentro la vostra coscienza di componenti del Parlamento della Repubblica!
Ricordate che è la Costituzione a renderci liberi: liberi di rispondere solo alla nazione, senza vincoli di mandato; liberi di ridere quando vi dicono, con una minaccia francamente più patetica che arrogante, che il Parlamento sarà sciolto se questa proposta di legge non sarà approvata.
Ricordate che ogni gesto, ogni parola pronunciata, ogni voto espresso all'interno di quest'aula (anche quello che ci sembra il più scontato, il più banale) è un piccolo pezzo della storia d'Italia, una pietra che si toglie o si aggiunge nella costruzione della nostra civiltà giuridica.
Ricordate che il tempo non può annacquare o cancellare, né permette di dimenticare come ci comportiamo qui, quello che succede in un Parlamento: una scelta sbagliata compiuta oggi aprirà una ferita dolorosa nel cuore della nostra democrazia .




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