da www.corriere.it
" Spinta al Berlusconi bis ma il cammino è lungo
Secondo la più classica liturgia politica, il fuoco divampato all’interno della Casa delle Libertà è stato prima circoscritto e poi spento. Del resto, dopo l’intervento di Silvio Berlusconi, lunedì pomeriggio, non poteva essere altrimenti. Perciò i «centristi» dell’Udc - i Follini, i Buttiglione - non fanno molti sforzi per mascherare la loro soddisfazione. Perché non dovrebbero? Sono usciti vincitori dallo scontro e hanno acquistato un’imprevedibile «visibilità» giusto alla vigilia del dibattito in Parlamento sulla legge finanziaria. Qui è il punto. Nessuno crede davvero che l’attacco di Bossi e l’ostilità di An abbiano a che fare con la disputa storica sulla Dc. La stessa intervista di Bossi al Corriere è chiara. Ciò che è emerso è l’inquietudine di una parte della maggioranza verso la capacità manovriera dei post-democristiani. Verso la loro abilità nel riannodare antichi contatti e nello sfruttare a proprio vantaggio la frattura che si è aperta nel blocco sociale berlusconiano.
Senza gli sferzanti giudizi del presidente della Confindustria sui limiti della Finanziaria e le continue punture di spillo del governatore della Banca d’Italia sull’urgenza delle riforme, senza gli allarmi sui conti dello Stato, forse non sarebbe accaduto nulla. Ma una volta che il varco è stato aperto, Bossi (e con lui An) ha subito colto gli indizi di un gioco di potere in corso. Gli indizi di una rete «democristiana» che si allarga sul governo facendo leva sulle polemiche e sugli affanni della politica economica.
E in un certo senso la vera partita comincia ora. Passa attraverso la riscrittura della Finanziaria in modo da spostare risorse verso il Mezzogiorno e ridefinire certi assetti di potere. Ma passa anche attraverso il tentativo di stringere in un angolo il ministro cardine del governo Berlusconi, ossia Giulio Tremonti. L’immagine stessa del berlusconismo in economia.
«Una tregua operosa» la definisce Tabacci. In realtà si tratta di un gioco complesso, i cui effetti si potranno misurare solo tra qualche mese. Il messaggio che si vuole inviare agli imprenditori, ai centri del potere economico, è piuttosto esplicito: dentro la maggioranza e in Parlamento ci sono interlocutori più affidabili rispetto all’asse Berlusconi-Bossi-Tremonti finora dominante. Ecco il richiamo alla «cultura di governo» e alla capacità di essere «classe dirigente» su cui insistono gli uomini dell’Udc. E che la Lega ha inteso come parole in codice di una riemergente Dc.
E’ chiaro che il traguardo di tale operazione è più ambizioso di un semplice «rimpasto». Si usa la minaccia (solo la minaccia) di un ritiro degli attuali ministri centristi, adombrando un «appoggio esterno» in stile prima Repubblica, per fissare il vero obiettivo. Che non può esser altro che un governo Berlusconi-bis, magari in primavera, con un nuovo ministro dell’Economia destinato a essere punto di riferimento di un equilibrio spostato al centro.
Quali sono i rischi di questa manovra? Uno solo, in sostanza: le elezioni anticipate che darebbero a Berlusconi un’arma decisiva nei confronti dei suoi alleati. Ma le elezioni non sono prevedibili, data la situazione del Paese. E comunque non le vuole nemmeno l’opposizione. D’Alema e Fassino lo hanno già detto e si capisce: il loro problema è la ricostruzione dell’Ulivo. E per una volta anche la Margherita e i «prodiani» sono d’accordo.
Al di fuori dell’ipotesi di elezioni, c’è un terreno fertile per chi lavora in vista di un Berlusconi-bis. E non è escluso che in Parlamento, quando si tratterà di riscrivere la Finanziaria, i centristi dei due schieramenti possano trovare in qualche caso un linguaggio comune.
Rispetto a tutto questo Berlusconi sembra avere una sola scelta: recuperare al più presto la leadership politica sull’intera Casa delle Libertà. E alzare il profilo del governo attraverso un programma di riforme possibili. Ieri Umberto Bossi ha fatto la sua parte, delineando il quadro della cosiddetta «devoluzione» federalista. Ma siamo ancora ai preliminari. Senza contare che alcuni temi, come la riforma della Corte Costituzionale, sembrano fatti apposta per riaprire il conflitto con i centristi. Nonostante i «patti» sottoscritti.
di STEFANO FOLLI "
Saluti liberali




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