Il primo che dice di essere di Scientology si merita il pernacchione. :giagia:


Il primo che dice di essere di Scientology si merita il pernacchione. :giagia:
"Bad karma"






Non smontano ogni principio stabile, ma smontano la nostra concezione di essere uomini, ma bisogna vedere fino a che punto, anche perché non ci resta che quello da vedere altrimenti la storia della filosofia finirebbe con Severino, invece per certi versi ricomincia con lui.
Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini.






Lo dico altrimenti: nella veduta severiniana non c'è posto per Dio, né per la legge morale, di cui viene smascherata l'inconsistenza.
Se poi credi con Severino che la violenza sia illusoria, beh... in questo caso potrai fare a meno di scaldarti contro la coercizione. Tanto mica esiste.
"Poiché esiste l'inviolabile è necessario dire che, come la violenza si illude di essere vittoriosa e di dominare il mondo, così la disperazione del sofferente scaturisce da quella stessa illusione, cioè dalla convinzione che la violenza domina il mondo realmente - e che si è stati vinti da essa."
E invece no: non si è vinti. Allegria!
Ultima modifica di Prinz Eugen; 15-09-09 alle 15:16


Ultima modifica di Prinz Eugen; 15-09-09 alle 15:18


Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini.


Leggiti Differenza e Negazione di Tarca e Aporia del Fondamento di Donà, due volumi davvero poderosi e consistenti, le uniche considerazioni critiche degne di lettura sulla sua speculazione..non a caso si tratta dei suoi due migliori ex allievi, per conto mio..oltretutto mi pare di capire che le osservazioni che gli muovono confluiscono sul medesimo problema e che lo sviluppino in modo simile, Tarca nell'altro saggio che ti avevo consigliato, Donà in Oltre la Negazione..
Degne di nota anche le puntualizzazioni del beneamato e ormai defunto Bontadini, che obiettava a Severino che almeno l'apparire deve divenir nulla, giacchè l'apparire empirico che appare qui e ora (nel trascendentale) non può esser l'apparire scomparso dall'unità dell'esperienza attuale (giacchè l'uno, per definizione, è apparire che appare e l'altro apparire che non appare). Molti degli ex allievi di Severino, cattolici, insistono su questa "confutazione" ma probabilmente in Tautotes ha dato risposta e loro non se ne sono avveduti..
Ovviamente no, d'altra parte l'invito ad approfondire le meditazioni severiniane e ad ampliarle con i saggi prodotti dai suoi allievi più illustri rimane (leggiti magari anche dal Diveniente all'Immutabile, di Goggi), anche perchè tendenzialmente dimostrano un acume più rilevante rispetto all'ala "teologica" dei suoi interlocutori..solitamente..poi se confrontiamo i contributi dei teologi rispetto a quello dei laici non c'è paragone, i primi hanno certamente una forma mentis più equilibrata e adatta a questioni di questo tipo, i secondi rimangono affascinati dalle procedure scientifiche e sono figli del rifiuto del teoreticismo a favore del prassismo, sicchè è difficile vederli impegnati in tal senso, se non armati di pregiudizi..D'altronde mi pare che lo spazio della speculazione teologica tradizionale sia ancora più angusto, dopo Gentile, N. e Leopardi, no?
Credi che la dovremmo fa con questi la convergenza?
Ultima modifica di Platone; 15-09-09 alle 15:22
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.