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  1. #1
    Le fondamenta di POL
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    Predefinito Scioperano, ma non sanno per cosa o per chi.

    Nuovo sciopero generale, la CGIL torna nelle piazze per riaffermare la sua lotta contro il governo Berlusconi e la sua politica in materia di lavoro. Stavolta si è aggiunta anche la protesta contro la Finanziaria, che peraltro deve ancora essere varata dal Parlamento.
    Imponente l’organizzazione messa su e per riempire le strade di contestatori la CGIL è dovuta ricorrere inevitabilmente al sostegno di “esterni”, come i no global ed i girotondini, a conferma della radicalizzazione che ormai il sindacato sta sempre più approntando. Lotta dura, ma per cosa? Spesso ci sorge il ragionevole dubbio che non sempre i promotori di queste proteste siano a conoscenza loro stessi dei diritti reclamati. O che non sempre ne siano stati a conoscenza ed in quel caso sentirsi presi in giro da costoro è una reazione del tutto naturale. Ad esempio la CGIL ed i suoi leader, con Cofferati (il vecchio) ed Epifani (il nuovo) in testa, dovrebbero spiegarci dov’erano appena pochi mesi fa, quando con al governo Amato, il centrosinistra andò a toccare proprio l’articolo 18 per tutti i lavoratori delle Coop, escludendoli dalla sua tutela senza neppure riconoscere quell’aumento di indennizzo che oggi propone il Governo Berlusconi. Possibile che fossero così distratti dal non protestare, lanciare un piccolo grido di dolore? Forse ritengono quei lavoratori di serie B e non degni del supporto e delle lotte del sindacato? E come è possibile che all’epoca chiusero occhi ed orecchie ed oggi diventano così intransigenti dal non potersi nemmeno sedere ad un tavolo di trattative con il Governo quando si parla di articolo 18? E dovrebbero spiegarci anche con che faccia abbiano predisposto dei banchetti per la raccolta di firme per un referendum contro le modifiche dell’articolo 18, quando per primo il sindacato gode di una deroga all’articolo 18 potendo licenziare i suoi dipendenti senza giusta causa. Cofferati, messo alle strette qualche tempo fa, affermò che mai il sindacato aveva sfruttato quella deroga. Infatti il sindacalista abruzzese Luigi Castiglione, fu liquidato dalla CGIL con sei mensilità proprio invocando la deroga prevista dalla Legge 108/90 art.4, dopo che il Tribunale stabilì l’insussistenza della giusta causa per il suo licenziamento e chiesto il reintegro. Insomma, oltre alla demagogia si aggiunge anche una grossa dose di falsità e menzogne. Difficile ritenere simili personaggi seri interlocutori, eppure oggi si propongono come gli unici rappresentanti dell’opposizione, avendo scalzato nelle cronache i vari leader di quello che resta dell’Ulivo.
    In piena confusione, i vertici della Cgil hanno deciso uno sciopero contro il Governo ma per ragioni non ancora ben chiare. Proclamato tempo fa, quando alla guida c’era ancora il novello Robin Hood Cofferati, oggi nelle trasmissioni e nei dibattiti apprendiamo che la Cgil scende in piazza contro la Finanziaria (che deve essere ancora approvata....), per la difesa del lavoro degli operai FIAT (ma il piano di ristrutturazione non è ancora definitivo ed il Governo si sta movendo con grande solerzia e decisione per difendere 8.000 posti di lavoro). Simili deliri non fanno che palesare la gran accozzaglia che volutamente la CGIL vuole produrre pur di riempire le piazze. Questo è grave, pericoloso e non dona certo dignità all’azione di protesta messa in atto in questi mesi.

    www.legnostorto.com

  2. #2
    Ospite

    Predefinito Re: Scioperano, ma non sanno per cosa o per chi.

    Originally posted by Österreicher
    Nuovo sciopero generale, la CGIL torna nelle piazze per riaffermare la sua lotta contro il governo Berlusconi e la sua politica in materia di lavoro. Stavolta si è aggiunta anche la protesta contro la Finanziaria, che peraltro deve ancora essere varata dal Parlamento.
    Imponente l’organizzazione messa su e per riempire le strade di contestatori la CGIL è dovuta ricorrere inevitabilmente al sostegno di “esterni”, come i no global ed i girotondini, a conferma della radicalizzazione che ormai il sindacato sta sempre più approntando. Lotta dura, ma per cosa? Spesso ci sorge il ragionevole dubbio che non sempre i promotori di queste proteste siano a conoscenza loro stessi dei diritti reclamati. O che non sempre ne siano stati a conoscenza ed in quel caso sentirsi presi in giro da costoro è una reazione del tutto naturale. Ad esempio la CGIL ed i suoi leader, con Cofferati (il vecchio) ed Epifani (il nuovo) in testa, dovrebbero spiegarci dov’erano appena pochi mesi fa, quando con al governo Amato, il centrosinistra andò a toccare proprio l’articolo 18 per tutti i lavoratori delle Coop, escludendoli dalla sua tutela senza neppure riconoscere quell’aumento di indennizzo che oggi propone il Governo Berlusconi. Possibile che fossero così distratti dal non protestare, lanciare un piccolo grido di dolore? Forse ritengono quei lavoratori di serie B e non degni del supporto e delle lotte del sindacato? E come è possibile che all’epoca chiusero occhi ed orecchie ed oggi diventano così intransigenti dal non potersi nemmeno sedere ad un tavolo di trattative con il Governo quando si parla di articolo 18? E dovrebbero spiegarci anche con che faccia abbiano predisposto dei banchetti per la raccolta di firme per un referendum contro le modifiche dell’articolo 18, quando per primo il sindacato gode di una deroga all’articolo 18 potendo licenziare i suoi dipendenti senza giusta causa. Cofferati, messo alle strette qualche tempo fa, affermò che mai il sindacato aveva sfruttato quella deroga. Infatti il sindacalista abruzzese Luigi Castiglione, fu liquidato dalla CGIL con sei mensilità proprio invocando la deroga prevista dalla Legge 108/90 art.4, dopo che il Tribunale stabilì l’insussistenza della giusta causa per il suo licenziamento e chiesto il reintegro. Insomma, oltre alla demagogia si aggiunge anche una grossa dose di falsità e menzogne. Difficile ritenere simili personaggi seri interlocutori, eppure oggi si propongono come gli unici rappresentanti dell’opposizione, avendo scalzato nelle cronache i vari leader di quello che resta dell’Ulivo.
    In piena confusione, i vertici della Cgil hanno deciso uno sciopero contro il Governo ma per ragioni non ancora ben chiare. Proclamato tempo fa, quando alla guida c’era ancora il novello Robin Hood Cofferati, oggi nelle trasmissioni e nei dibattiti apprendiamo che la Cgil scende in piazza contro la Finanziaria (che deve essere ancora approvata....), per la difesa del lavoro degli operai FIAT (ma il piano di ristrutturazione non è ancora definitivo ed il Governo si sta movendo con grande solerzia e decisione per difendere 8.000 posti di lavoro). Simili deliri non fanno che palesare la gran accozzaglia che volutamente la CGIL vuole produrre pur di riempire le piazze. Questo è grave, pericoloso e non dona certo dignità all’azione di protesta messa in atto in questi mesi.

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    eheheheh,lo sappiamo perchè scioperiamo,non ti preoccupare.
    anzi no,preoccupati,perchè per questo governo di ladri è cominciata la via del tramonto

  3. #3
    ora ltd poi lti
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    Predefinito Österreicher scrive ma non sa per cosa o per chi...

    Originally posted by Österreicher
    Nuovo sciopero generale, la CGIL torna nelle piazze per riaffermare la sua lotta contro il governo Berlusconi e la sua politica in materia di lavoro. Stavolta si è aggiunta anche la protesta contro la Finanziaria, che peraltro deve ancora essere varata dal Parlamento.
    Imponente l’organizzazione messa su e per riempire le strade di contestatori la CGIL è dovuta ricorrere inevitabilmente al sostegno di “esterni”, come i no global ed i girotondini, a conferma della radicalizzazione che ormai il sindacato sta sempre più approntando. Lotta dura, ma per cosa? Spesso ci sorge il ragionevole dubbio che non sempre i promotori di queste proteste siano a conoscenza loro stessi dei diritti reclamati. O che non sempre ne siano stati a conoscenza ed in quel caso sentirsi presi in giro da costoro è una reazione del tutto naturale. Ad esempio la CGIL ed i suoi leader, con Cofferati (il vecchio) ed Epifani (il nuovo) in testa, dovrebbero spiegarci dov’erano appena pochi mesi fa, quando con al governo Amato, il centrosinistra andò a toccare proprio l’articolo 18 per tutti i lavoratori delle Coop, escludendoli dalla sua tutela senza neppure riconoscere quell’aumento di indennizzo che oggi propone il Governo Berlusconi. Possibile che fossero così distratti dal non protestare, lanciare un piccolo grido di dolore? Forse ritengono quei lavoratori di serie B e non degni del supporto e delle lotte del sindacato? E come è possibile che all’epoca chiusero occhi ed orecchie ed oggi diventano così intransigenti dal non potersi nemmeno sedere ad un tavolo di trattative con il Governo quando si parla di articolo 18? E dovrebbero spiegarci anche con che faccia abbiano predisposto dei banchetti per la raccolta di firme per un referendum contro le modifiche dell’articolo 18, quando per primo il sindacato gode di una deroga all’articolo 18 potendo licenziare i suoi dipendenti senza giusta causa. Cofferati, messo alle strette qualche tempo fa, affermò che mai il sindacato aveva sfruttato quella deroga. Infatti il sindacalista abruzzese Luigi Castiglione, fu liquidato dalla CGIL con sei mensilità proprio invocando la deroga prevista dalla Legge 108/90 art.4, dopo che il Tribunale stabilì l’insussistenza della giusta causa per il suo licenziamento e chiesto il reintegro. Insomma, oltre alla demagogia si aggiunge anche una grossa dose di falsità e menzogne. Difficile ritenere simili personaggi seri interlocutori, eppure oggi si propongono come gli unici rappresentanti dell’opposizione, avendo scalzato nelle cronache i vari leader di quello che resta dell’Ulivo.
    In piena confusione, i vertici della Cgil hanno deciso uno sciopero contro il Governo ma per ragioni non ancora ben chiare. Proclamato tempo fa, quando alla guida c’era ancora il novello Robin Hood Cofferati, oggi nelle trasmissioni e nei dibattiti apprendiamo che la Cgil scende in piazza contro la Finanziaria (che deve essere ancora approvata....), per la difesa del lavoro degli operai FIAT (ma il piano di ristrutturazione non è ancora definitivo ed il Governo si sta movendo con grande solerzia e decisione per difendere 8.000 posti di lavoro). Simili deliri non fanno che palesare la gran accozzaglia che volutamente la CGIL vuole produrre pur di riempire le piazze. Questo è grave, pericoloso e non dona certo dignità all’azione di protesta messa in atto in questi mesi.

    www.legnostorto.com
    Dopo le farneticazioni di cui sopra, si riportano le seguenti informazioni, corrette e arcinote:

    Il 18 ottobre sarà uno sciopero generale per l'Italia dei diritti e della coesione sociale; per uno Stato sociale universale e moderno; per una scuola e una formazione per tutti e di qualità; per uno sviluppo basato sulla ricerca, l'innovazione ed efficienti infrastrutture di sistema; per un Sud che non veda interrotto il cammino di una speranza fatta di lavoro, di reddito, di legalità; per un futuro di lavoro tutelato per tutti i giovani: un'Italia in cui il valore del lavoro diventi un valore per tutti.
    Sarà uno sciopero contro la modifica introdotta all'articolo 18 con il Patto per l'Italia. Contro una Finanziaria che non punta allo sviluppo e all'equità, che prevede tagli dove ci vorrebbero investimenti (scuola e sanità), che, violando la Costituzione, riduce finanziamenti, ruoli e poteri di Regioni e Comuni. Contro una Finanziaria che assicura entrate con un condono fiscale che premia i disonesti e con cartolarizzazioni che svendono il patrimonio pubblico per fare cassa, mettono a rischio i beni culturali e ambientali, stimolano affarismo e corruzione. Contro una Finanziaria che alla crisi economica in atto non oppone alcun disegno di politica industriale, di sostegno agli investimenti, di sviluppo per il Sud.
    Contro le deleghe che cambiano profondamente, e in peggio, mercato del lavoro, previdenza e fisco. E contro quelle che destrutturano la tutela dell'ambiente e della salute nei luoghi di lavoro. Contro lo stanziamento in Finanziaria di risorse per i contratti del pubblico impiego inferiori a quanto serve. Contro la conferma di un tasso d'inflazione programmata all'1,4 per cento, che assesta un ulteriore colpo alla politica dei redditi e mette in difficoltà l'intera stagione dei rinnovi contrattuali.
    Il Patto per l'Italia era sbagliato e inutile, l'avevamo detto proclamando questo sciopero generale. A poco più di due mesi dalla sua firma si è sfaldato, come dimostrano le polemiche tra i firmatari e le dure prese di posizione delle imprese, soprattutto di quelle meridionali.

    Articolo 18
    Un diritto indisponibile

    La modifica introdotta allo Statuto dei lavoratori con il Patto per l'Italia è grave: è stato leso un diritto che era indisponibile alla contrattazione. Il presidente di Confindustria l'aveva detto: l'importante è aprire una falla nella diga dei diritti. Questa falla è stata aperta e avrà conseguenze rilevanti anche in termini numerici. La modifica non riguarda solo le imprese con meno di 15 dipendenti che decidano di assumere: l'articolo 18 infatti non si applicherà in tutte le aziende di nuova formazione, anche se queste avessero mille dipendenti. E non ci sarà nessuna decadenza automatica della norma dopo tre anni.

    Mercato del lavoro
    Sempre più precarietà

    Nel frattempo il Parlamento continua a lavorare. E' stata già approvata dal Senato la delega sul mercato del lavoro (il ddl 848).
    Che attraverso nuovi istituti contrattuali (staff leasing, lavoro a chiamata, lavoro a progetto: una flessibilità tutta dalla parte delle imprese) rende più precario il lavoro e più debole il lavoratore.
    Che attraverso la normativa sul trasferimento del ramo d'azienda consente la frantumazione di imprese che, in questo modo, potranno non applicare più l'articolo 18.
    Che dà un totale via libera a operatori privati in tutti i servizi che riguardano il mercato del lavoro, e rende così impossibile la costruzione di un vero sistema integrato sul territorio.
    Che, prevedendo la possibilità per enti bilaterali costituiti da sindacati e imprese di gestire i servizi, comporterebbe una posizione privilegiata per le parti sociali impegnate nella gestione, facendo dell'adesione al sindacato non più un fatto libero e volontario, ma quasi un obbligo per trovare lavoro.

    Pensioni
    La decontribuzione affossa il sistema

    Mentre si rincorrono le voci su possibili interventi sulle pensioni d'anzianità (con l'ovvio effetto negativo di spingere all'esodo anche chi magari non ne avrebbe avuto l'intenzione), in Parlamento continua a pendere come una spada di Damocle la legge delega che, se approvata, affosserebbe il sistema previdenziale pubblico attraverso il meccanismo della decontribuzione di 3-5 punti per i nuovi assunti, che danneggerebbe gravemente i giovani: meno contributi pagati dalle imprese, con oneri e conseguenze che si scaricherebbero tutti sui pensionati, quelli attuali e quelli futuri.
    Accanto a questo lo scippo del tfr, destinato d'imperio ai fondi complementari, superando la libertà di scelta del singolo lavoratore. E la possibilità di essere incentivati a continuare a lavorare, per chi abbia maturato i requisiti pensionistici, ma subordinata di fatto alla volontà dell'impresa.
    Gli stanziamenti per portare le pensioni minime a un milione di lire, avanzati lo scorso anno, non serviranno, come aveva promesso il ministro Maroni, per aumentare la platea dei beneficiari, ma verranno dirottati per altri scopi. Oltre 5 milioni di pensionati resteranno inutilmente in attesa del milione promesso.

    Sanità
    E il cittadino paga

    Con il taglio dei trasferimenti e la compressione della finanza regionale e locale aumentano i ticket e si riducono le prestazioni del sistema sanitario pubblico, il cui fondo è peraltro già sottostimato, dando spazio ai privati, nella logica di un sistema sempre meno solidale, dove scompare la prevenzione e resta solo la cura, come merce da vendere. I tagli indiscriminati nel sistema ospedaliero, già iniziati, sono in questo quadro un ulteriore colpo assestato alla capacità del Servizio sanitario nazionale di stare al passo con le esigenze dei cittadini, soprattutto quelli a reddito medio-basso.


    Scuola
    Risparmi sul futuro dei giovani

    In Finanziaria sono previsti tagli e riduzioni del personale, docente e non docente. Ma la scelta del governo è stata da subito quella di non investire sul futuro del paese e di penalizzare la scuola pubblica per favorire il processo di privatizzazione contenuto nella delega del ministro Moratti, che cancella nei fatti l'obbligo scolastico. L'Italia resterà così, tra i paesi sviluppati, quello con il minor numero di diplomati e laureati. Meno scuola vuol dire maggiore esclusione sociale, maggiore debolezza di fronte ai cambiamenti, minore cittadinanza.

    Fisco
    Con una mano danno con due tolgono

    Il governo ha destinato una cifra pari a 5,5 miliardi di euro alla riduzione dell'Irpef per i redditi fino a 25 mila euro annui. Questa cifra è comunque inferiore a quanto sarebbe spettato ai cittadini italiani se si fossero applicate le riduzioni d'aliquota previste dalla Finanziaria Amato del 2001(2,5 miliardi) e se fosse stato restituito, come previsto dalla legge, il drenaggio fiscale del 2001 e del 2002 (3,5 miliardi). Con questa operazione il governo tenta di mascherare la gigantesca redistribuzione verso i contribuenti più ricchi, iniziata con l'abolizione della tassa di successione, proseguita con la sanatoria per i capitali esportati illegalmente all'estero e che troverà compimento nella legge delega che sta per essere approvata in via definitiva dal Parlamento. A fronte di una modesta riduzione oggi per i redditi medio-bassi, che con questa Finanziaria saranno penalizzati in termini ben più consistenti dai tagli alla sanità e ai servizi locali, ai più ricchi verrà dato oltre il 70 per cento del beneficio totale della contro-riforma Tremonti.

    Mezzogiorno
    La politica che non c'è.

    Dopo mesi di discussioni e un Patto per l'Italia che prevedeva impegni generici ma nessuna risorsa aggiuntiva, con i provvedimenti assunti subito dopo il Patto e con la Finanziaria il governo ha ridotto ulteriormente gli stanziamenti e annullato gli incentivi specifici per il Mezzogiorno, facendo venir meno qualsiasi quadro di certezza per le imprese.
    Ormai sembra definitivamente abbandonata la logica della qualità nell'incentivazione alle imprese, che ha rappresentato il tratto nuovo dell'esperienza dell'ultimo decennio, e si profila un ritorno a erogazioni discrezionali e clientelari. Mentre, per quanto riguarda le infrastrutture, si continua a puntare sull'immagine (Ponte di Messina) invece che sulle vere necessità del Sud.

    Autonomie locali
    Federalismo addio

    Non c'è solo la riduzione dei trasferimenti alle Regioni e agli enti locali che colpisce la spesa sociale. Tutta la manovra infatti tende a ridurre il ruolo istituzionale del sistema delle autonomie locali sancito dalla Costituzione, con un nuovo centralismo che fa tornare indietro il paese e riduce gli spazi di partecipazione e di democrazia. E' questa l'idea di federalismo della maggioranza di governo?

  4. #4
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    Predefinito Re: Österreicher scrive ma non sa per cosa o per chi...

    Originally posted by lsu


    Dopo le farneticazioni di cui sopra, si riportano le seguenti informazioni, corrette e arcinote:

    Il 18 ottobre sarà uno sciopero generale per l'Italia dei diritti e della coesione sociale; per uno Stato sociale universale e moderno; per una scuola e una formazione per tutti e di qualità; per uno sviluppo basato sulla ricerca, l'innovazione ed efficienti infrastrutture di sistema; per un Sud che non veda interrotto il cammino di una speranza fatta di lavoro, di reddito, di legalità; per un futuro di lavoro tutelato per tutti i giovani: un'Italia in cui il valore del lavoro diventi un valore per tutti.
    Sarà uno sciopero contro la modifica introdotta all'articolo 18 con il Patto per l'Italia. Contro una Finanziaria che non punta allo sviluppo e all'equità, che prevede tagli dove ci vorrebbero investimenti (scuola e sanità), che, violando la Costituzione, riduce finanziamenti, ruoli e poteri di Regioni e Comuni. Contro una Finanziaria che assicura entrate con un condono fiscale che premia i disonesti e con cartolarizzazioni che svendono il patrimonio pubblico per fare cassa, mettono a rischio i beni culturali e ambientali, stimolano affarismo e corruzione. Contro una Finanziaria che alla crisi economica in atto non oppone alcun disegno di politica industriale, di sostegno agli investimenti, di sviluppo per il Sud.
    Contro le deleghe che cambiano profondamente, e in peggio, mercato del lavoro, previdenza e fisco. E contro quelle che destrutturano la tutela dell'ambiente e della salute nei luoghi di lavoro. Contro lo stanziamento in Finanziaria di risorse per i contratti del pubblico impiego inferiori a quanto serve. Contro la conferma di un tasso d'inflazione programmata all'1,4 per cento, che assesta un ulteriore colpo alla politica dei redditi e mette in difficoltà l'intera stagione dei rinnovi contrattuali.
    Il Patto per l'Italia era sbagliato e inutile, l'avevamo detto proclamando questo sciopero generale. A poco più di due mesi dalla sua firma si è sfaldato, come dimostrano le polemiche tra i firmatari e le dure prese di posizione delle imprese, soprattutto di quelle meridionali.

    Articolo 18
    Un diritto indisponibile

    La modifica introdotta allo Statuto dei lavoratori con il Patto per l'Italia è grave: è stato leso un diritto che era indisponibile alla contrattazione. Il presidente di Confindustria l'aveva detto: l'importante è aprire una falla nella diga dei diritti. Questa falla è stata aperta e avrà conseguenze rilevanti anche in termini numerici. La modifica non riguarda solo le imprese con meno di 15 dipendenti che decidano di assumere: l'articolo 18 infatti non si applicherà in tutte le aziende di nuova formazione, anche se queste avessero mille dipendenti. E non ci sarà nessuna decadenza automatica della norma dopo tre anni.

    Mercato del lavoro
    Sempre più precarietà

    Nel frattempo il Parlamento continua a lavorare. E' stata già approvata dal Senato la delega sul mercato del lavoro (il ddl 848).
    Che attraverso nuovi istituti contrattuali (staff leasing, lavoro a chiamata, lavoro a progetto: una flessibilità tutta dalla parte delle imprese) rende più precario il lavoro e più debole il lavoratore.
    Che attraverso la normativa sul trasferimento del ramo d'azienda consente la frantumazione di imprese che, in questo modo, potranno non applicare più l'articolo 18.
    Che dà un totale via libera a operatori privati in tutti i servizi che riguardano il mercato del lavoro, e rende così impossibile la costruzione di un vero sistema integrato sul territorio.
    Che, prevedendo la possibilità per enti bilaterali costituiti da sindacati e imprese di gestire i servizi, comporterebbe una posizione privilegiata per le parti sociali impegnate nella gestione, facendo dell'adesione al sindacato non più un fatto libero e volontario, ma quasi un obbligo per trovare lavoro.

    Pensioni
    La decontribuzione affossa il sistema

    Mentre si rincorrono le voci su possibili interventi sulle pensioni d'anzianità (con l'ovvio effetto negativo di spingere all'esodo anche chi magari non ne avrebbe avuto l'intenzione), in Parlamento continua a pendere come una spada di Damocle la legge delega che, se approvata, affosserebbe il sistema previdenziale pubblico attraverso il meccanismo della decontribuzione di 3-5 punti per i nuovi assunti, che danneggerebbe gravemente i giovani: meno contributi pagati dalle imprese, con oneri e conseguenze che si scaricherebbero tutti sui pensionati, quelli attuali e quelli futuri.
    Accanto a questo lo scippo del tfr, destinato d'imperio ai fondi complementari, superando la libertà di scelta del singolo lavoratore. E la possibilità di essere incentivati a continuare a lavorare, per chi abbia maturato i requisiti pensionistici, ma subordinata di fatto alla volontà dell'impresa.
    Gli stanziamenti per portare le pensioni minime a un milione di lire, avanzati lo scorso anno, non serviranno, come aveva promesso il ministro Maroni, per aumentare la platea dei beneficiari, ma verranno dirottati per altri scopi. Oltre 5 milioni di pensionati resteranno inutilmente in attesa del milione promesso.

    Sanità
    E il cittadino paga

    Con il taglio dei trasferimenti e la compressione della finanza regionale e locale aumentano i ticket e si riducono le prestazioni del sistema sanitario pubblico, il cui fondo è peraltro già sottostimato, dando spazio ai privati, nella logica di un sistema sempre meno solidale, dove scompare la prevenzione e resta solo la cura, come merce da vendere. I tagli indiscriminati nel sistema ospedaliero, già iniziati, sono in questo quadro un ulteriore colpo assestato alla capacità del Servizio sanitario nazionale di stare al passo con le esigenze dei cittadini, soprattutto quelli a reddito medio-basso.


    Scuola
    Risparmi sul futuro dei giovani

    In Finanziaria sono previsti tagli e riduzioni del personale, docente e non docente. Ma la scelta del governo è stata da subito quella di non investire sul futuro del paese e di penalizzare la scuola pubblica per favorire il processo di privatizzazione contenuto nella delega del ministro Moratti, che cancella nei fatti l'obbligo scolastico. L'Italia resterà così, tra i paesi sviluppati, quello con il minor numero di diplomati e laureati. Meno scuola vuol dire maggiore esclusione sociale, maggiore debolezza di fronte ai cambiamenti, minore cittadinanza.

    Fisco
    Con una mano danno con due tolgono

    Il governo ha destinato una cifra pari a 5,5 miliardi di euro alla riduzione dell'Irpef per i redditi fino a 25 mila euro annui. Questa cifra è comunque inferiore a quanto sarebbe spettato ai cittadini italiani se si fossero applicate le riduzioni d'aliquota previste dalla Finanziaria Amato del 2001(2,5 miliardi) e se fosse stato restituito, come previsto dalla legge, il drenaggio fiscale del 2001 e del 2002 (3,5 miliardi). Con questa operazione il governo tenta di mascherare la gigantesca redistribuzione verso i contribuenti più ricchi, iniziata con l'abolizione della tassa di successione, proseguita con la sanatoria per i capitali esportati illegalmente all'estero e che troverà compimento nella legge delega che sta per essere approvata in via definitiva dal Parlamento. A fronte di una modesta riduzione oggi per i redditi medio-bassi, che con questa Finanziaria saranno penalizzati in termini ben più consistenti dai tagli alla sanità e ai servizi locali, ai più ricchi verrà dato oltre il 70 per cento del beneficio totale della contro-riforma Tremonti.

    Mezzogiorno
    La politica che non c'è.

    Dopo mesi di discussioni e un Patto per l'Italia che prevedeva impegni generici ma nessuna risorsa aggiuntiva, con i provvedimenti assunti subito dopo il Patto e con la Finanziaria il governo ha ridotto ulteriormente gli stanziamenti e annullato gli incentivi specifici per il Mezzogiorno, facendo venir meno qualsiasi quadro di certezza per le imprese.
    Ormai sembra definitivamente abbandonata la logica della qualità nell'incentivazione alle imprese, che ha rappresentato il tratto nuovo dell'esperienza dell'ultimo decennio, e si profila un ritorno a erogazioni discrezionali e clientelari. Mentre, per quanto riguarda le infrastrutture, si continua a puntare sull'immagine (Ponte di Messina) invece che sulle vere necessità del Sud.

    Autonomie locali
    Federalismo addio

    Non c'è solo la riduzione dei trasferimenti alle Regioni e agli enti locali che colpisce la spesa sociale. Tutta la manovra infatti tende a ridurre il ruolo istituzionale del sistema delle autonomie locali sancito dalla Costituzione, con un nuovo centralismo che fa tornare indietro il paese e riduce gli spazi di partecipazione e di democrazia. E' questa l'idea di federalismo della maggioranza di governo?
    Ah, ecco... ora è tutto chiaro... peccato che ogni politico intervistato, compreso Epifani ieri a Primo Piano, ha dato una sua personalissima visione...

    Mettetevi d'accordo prima tra voi e poi scendete in piazza, perché quando Cofferati ha proclamato lo sciopero generale le ragioni mi sembra fossero diverse... ma ovviamente quelle vere ve le tenete nascoste solo per gli eletti, furfanti....

  5. #5
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  6. #6
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    Originally posted by Österreicher


    vedi caro austriaco,la differenza che c'è tra il popolo della sinistra e voialtri è fondamentalmente che se noi scendiamo in piazza lo facciamo per qualcosa in cui crediamo e lottiamo.
    voialtri invece,come pecore,seguite il vostro padrone per farvi una scampagnata gratis....
    infatti vi offre l'autobus o il treno,il pranzo al sacco e voi tutti contenti

  7. #7
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    Caro amico austriaco , visto che sei di Napoli potevi affacciarti dalla finestra e chiedere perchè scioperavano....sai perdere i quattrini senza una vera ragione non piace a nessuno.

  8. #8
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    Originally posted by yankeesgohome




    vedi caro austriaco,la differenza che c'è tra il popolo della sinistra e voialtri è fondamentalmente che se noi scendiamo in piazza lo facciamo per qualcosa in cui crediamo e lottiamo.
    voialtri invece,come pecore,seguite il vostro padrone per farvi una scampagnata gratis....
    infatti vi offre l'autobus o il treno,il pranzo al sacco e voi tutti contenti
    Questa è proprio buona... ci vuole grande coraggio e faccia tosta per fare simili affermazioni.

    Quando il cdx scese in piazza, io mi pagai per intero biglietto del treno e tutte le altre spese. Quando il centrosinistra o i sindacati scendono in piazza viaggiano con treni a prezzi dimezzati e con il Veltroni di turno che offre la corsa gratuita sui mezzi pubblici.

    A quanto pare le pecore sono ben altre...

  9. #9
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    Originally posted by Oasis
    Caro amico austriaco , visto che sei di Napoli potevi affacciarti dalla finestra e chiedere perchè scioperavano....sai perdere i quattrini senza una vera ragione non piace a nessuno.
    Ma io l'ho più volte chiesto ai sindacalisti che ho nel mio palazzo e non mi sembra che avessero le idee molto chiare.... non sanno manco di cosa parlano e non conoscono le leggi, tanto è vero che mi hanno dato del bugiardo quando gli ho fatto notare che i dipendenti Cgil non fossero assoggettati alla tutela dell'articolo 18. Infatti.....

  10. #10
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    Predefinito Un motivo

    Fazio e le errate statistiche contro gli operai

    Su queste colonne ho già sostenuto che il panico dei politici del potere, siano essi al governo o all'opposizione, nei confronti della crisi della Fiat abbinato al dogmatismo di non toccare il capitale fa rimpiangere l'apertura mentale di persone che, ad eccezione di Sylos Labini, di sinistra non erano. Ora, a causa di strafalcioni pronunciati da Antonio Fazio, volutamente effettuati contro i salari operai, devo perfino rimpiangere un grande conservatore come Guido Carli. Sul Corriere della Sera di mercoledì 16 ottobre Roberto Bagnoli riporta lungamente una parte del discorso del Governatore della Banca d'Italia (ormai euroridondante) Antonio Fazio. Riprendiamo il passaggio di Bagnoli per intero: "Fazio tocca più volte il tema della competitività. ‘Se l'Italia è il settimo Paese più industrializzato del mondo - ha affermato il Governatore - ma è al ventottesimo posto nella media del Pil pro capite vuol dire che c'è qualcosa che non va'. Ed è il costo del lavoro. ‘Il livello dei salari in Corea è circa metà del nostro - puntualizza Fazio - ma in Corea fanno macchine più o meno come noi, non sono peggiori di quelle italiane, forse di quelle tedesche sì…'. Insomma per Fazio c'è un problema di competitività legato al ‘nostro tenore di vita'".


    Parole in libertà, da parte di Fazio, che pur dovrebbe disporre di un nutrito ufficio studi che gli fornisca almeno delle statistiche precise e, per ignoranza riflessa, da parte del giornalista del Corriere della Sera. Ma tutto fa brodo per spostare la responsabilità della crisi dell'auto dal capitale ai lavoratori.

    Le statistiche citate da Fazio sono errate e spurie. In materia di reddito globale (Pil) e pro capite l'Ocse utilizza due misure ambedue in dollari Usa. Quella fondata sulla media annuale del tasso di cambio con la moneta americana e quella basata sulla parità del potere d'acquisto (si veda Oecd in Figures, Paris: July 2002). In termini di Pil aggregato l'Italia è al sesto posto nella graduatoria dei paesi Ocse. Ciò vale per entrambe le misure: 1088,7 miliardi di dollari sulla base del tasso di cambio vigente mediamente nel 2001 e 1510,6 miliardi in termini di parità di potere d'acquisto. Sesto non settimo. Forse all'infuori dell'Ocse la Cina ha un Pil più ampio di quello italiano. Tuttavia i dati aggregati sulla Cina compilati dalla Banca Mondiale devono essere presi con tonnellate di grani di sale. In termini di Pil la Corea meridionale con 47 milioni di abitanti si situa al decimo posto. Il dato importante, ammesso che queste statistiche significhino qualcosa, è quello del Pil pro capite. Calcolato sulla base del tasso di cambio l'Italia è al diciottesimo posto (18800 dollari Usa), Secondo il Corsera invece Fazio ha posto l'Italia al ventottesimo rango. E' semplicemente sbagliato. In termini di parità di potere d'acquisto invece l'Italia è al quindicesimo (26100 dollari). Secondo quest'ultima misura l'Italia supera la Francia (25100), la Gran Bretagna (25400) ed è ad un passo dalla Germania (26500). Ne consegue che, contrariamente a quanto vorrebbe farci credere Fazio l'Italia non è un paese ove il volume del reddito aggregato è alto per via della numerosa popolazione, come invece sarebbe il caso della Cina. Vi è pertanto una relazione tra il valore del reddito aggregato italiano e la sua collocazione in termini pro capite tra la Francia e la Germania. Il teorema di Fazio è quindi falso. L'Italia non è un paese a basso reddito pro capite.


    Chi glielo ha preparato il discorso di Foligno? Ma queste false correlazioni statistiche servivano a raccontare la favola che il reddito pro capite italiano sarebbe basso a causa dei salari eccessivi. Andiamo ora in Corea. Fazio dice che il livello dei salari coreani è metà del nostro. E'evidente che qui il calcolo è in termini di tasso di cambio monetario. Ebbene mentre in base a questa misura l'Italia ha, come abbiamo visto, un reddito pro capite di 18800 dollari Usa quello coreano arriva appena a 8800 dollari. Qual'è il rapporto tra 8800 e 18800? Risposta:47%. In altri termini vi è una relazione simmetrica tra il salario coreano ed il reddito pro capite medio dei coreani raffrontato ai salari ed al reddito pro capite italiano. A metà salario corrisponde metà reddito pro-capite, punto e basta. Sarà questo il vero messaggio di Fazio? ridurre cioè i salari ed i redditi pro capite italiani ai livelli coreani? Gli operai in procinto di essere licenziati dovrebbero venire a conoscenza dei falsi ideologici che vengono commessi per far gravare su di loro la responsabilità della crisi. Nazionalizziamo la Fiat e pensioniamo Fazio che di numeri non sembra capirci molto mentre non possiamo che rimpiangere, intellettualmente, Guido Carli.

 

 
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