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Discussione: Razzista? No grazie!

  1. #61
    Paul Atreides
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    Originally posted by gribisi
    E questo testo fa l' analisi dal punto di vista negazionista?
    Gesù...Ma ti pare che la Bollati ti pubblicava un testo revisionista? Comunque: trattasi di K. Paetzold-E. Schwarz, "Ordine del giorno: sterminio degli ebrei. La conferenza del Wannsee del 20 gennaio 1942", Bollati, 2000. Ci trovi una lunga introduzione, poi un buon numero di documenti compreso il verbale della conferenza e, infine, le schede bibliografiche dei partecipanti alla conferenza.

  2. #62
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    Originally posted by Paul Atreides
    PS. Se qualcuno ha salvato la discussione su Wansee tenuta sul forum CdL e la può postare qui mi fa davvero cosa gradita e lo ringrazio sin d'ora.
    Con gioia, carissimo Paul... Ripropongo la tua analisi postata nel suddetto forum... Per inciso, rileggendo, sono stato folgorato dal ricordo della domanda che mi avevi rivolto e che ho lasciato senza risposta... Me ne scuso e provvedero qui, domani...

    In questo thread, la discussione completa...

    http://www.politicaonline.net/forum/...e&pagenumber=1

    Ciao.


    Il verbale della conferenza di Wansee si apre (paragrafo I°) con l'elenco dei partecipanti
    Il paragrafo II° si apre con le seguenti parole: "all'inizio il capo della Polizia di sicurezza e del Sd, l'Obergruppenfuehrer della SS Heydrich, ha comunicato di essere stato incaricato dal maresciallo del Reich [Goering] della preparazione della soluzione finale della questione ebraica in Europa e ha accennato al fatto che la riunione era stata convocata allo scopo di chiarire alcune questioni fondamentali".
    Queste parole concorrono a spiegare la genesi della conferenza
    Il 29 novembre '41 quando Heydrich spedì gli inviti alla conferenza, originariamente prevista il 9 dicembre '41 e poi spostata il 20 gennaio '42, scriveva: "il 31 luglio 1941 il maresciallo del Reich mi ha incaricato di predisporre, con la partecipazione delle altre istanze centrali interessate, tutte le misure necessarie per preparare dal punto di vista organizzativo, pratico e materiale una soluzione globale della questione ebraica in Europa" (documento riportato in Paetzold-Schwarz, pp. 88-89)
    Ergo, bisogna andare alla lettera di Goering ad Heydrich appunto del 31 luglio '41. Tale lettera la si può leggere in Paetzold-Schwarz, p. 79. Ecco il testo iniziale: "a integrazione delle disposizioni dell'ordinanza del 24 gennaio 1939, nella quale la si incaricava di avviare la questione ebraica, mediante emigrazione o evacuazione, alla soluzione più favorevole in relazione alle circostanze, con la presente le assegno l'incarico di predisporre tutte le necessarie misure per preparare dal punto di vista organizzativo, pratico e materiale una soluzione globale della questione ebraica nell'area dell'Europa sotto influenza tedesca"
    Quindi è necessario ancora un passo indietro sino al decreto del 24 gennaio 1939 col quale Goering sanciva la nascita delle "Centrale del Reich per l'emigrazione ebraica", la cui direzione era stata affidata appunto ad Heydrich.
    Conclusione: la conferenza di Wansee è perfettamente inserita all'interno della politica nazista di emigrazione/evacuazione come la successione dei documenti dimostra. In particolar modo è essenziale l'incipit della lettera di Goering del luglio '41 dove si afferma che l'incarico della soluzione finale è appunto "a integrazione" della precedente ordinanza del '39 dove la soluzione passava "mediante emigrazione o evacuazione".

    Il paragrafo II° continua attraverso una ricapitolazione della politica ebraica. Si ricorda, di conseguenza, il decreto del gennaio '39 e le linee-guida da esso fissate: intensificare/accelerare l'emigrazione. Si ricorda poi come l'emigrazione fosse stata bloccata nell'ottobre '41 e si tirano le somme degli ebrei fatti emigrare: 537.000 da Germania, Marca orientale [Austria] e Protettorato di Boemia e Moravia. La chiusa del paragrafo è la seguente: "in considerazione dei pericoli rappresentati dall'emigrazione in tempo di guerra e delle possibilità offerte dall'Est, il Reichsfuehrer e capo della polizia tedesca [Himmler] ha, nel frattempo, vietato l'emigrazione degli ebrei" (p. 104 del testo i Paetzold-Schwarz)
    Commento: anche qui viene chiaramente indicata sia la continuità della politica ebraica perseguita dai nazisti sia le ragioni che stanno alla base della conferenza di Wannsee (pericolo dell'emigrazione e possibilità di sfruttare l'Est)
    Il paragrafo III° è in assoluto il più importante
    Riporto le prime righe: "all'emigrazione è ormai subentrata, quale ulteriore possibilità di soluzione, secondo quanto preventivamente approvato dal Fuehrer, l'evacuazione degli ebrei verso Est. Sebbene queste operazioni rappresentino soltanto una scappatoia, tuttavia, a questo riguardo, vengono fatte sin da ora, esperienze pratiche della massima importanza ai fini della futura soluzione finale [die kommende Endloesung] della questione ebraica" (p. 104)
    Commento: innanzitutto la traduzione è errata, a mio parere, in un punto importante. La 'scappatoia' traduce il termine 'Ausweichmoeglichkeiten'. Ora, 'scappatoia' (ma anche 'via d'uscita') in tedesco è reso con 'Ausweg'. Ma qui la traduzione corretta, sempre a mio parere, è 'possibilità di ripiego', perché nel termine tedesco il riferimento è al verbo 'ausweichen' che significa appunto 'ripiegare' unito a 'possibilità' (moeglichkeit).
    Detto questo, nel passo in questione non si può in alcun modo ritenere che l'evacuazione sia sinonimo di sterminio, perché in tal caso non avrebbe senso considerare lo sterminio stesso come una "possibilità di ripiego" né tantomeno avrebbe senso il rimando ad una "futura" soluzione finale. Infatti, quale "futura" soluzione potrebbe esserci dopo lo sterminio?

    PS. Tomàs, mi farebbe estremamente piacere sentire il tuo parere sul termine da me analizzato, visto che il mio tedesco è davvero rudimentale

    Sempre dal paragrafo III° (p. 106 del testo di Paetzold-Schwarz)
    andiamo ad un altro passo cruciale che riporto: "ora, nel quadro della soluzione finale della questione ebraica e sotto la necessaria guida, gli ebrei devono essere utilizzati all'Est nei compiti lavorativi giudicati più opportuni. Inquadrati in grandi colonne e separati per sesso, gli ebrei abili al lavoro saranno condotti in quei territori a costruire strade, operazione durante la quale senza dubbio una gran parte di loro soccomberà per riduzione naturale. Il nucleo che alla fine sopravviverà a tutto questo, e si tratterà della parte dotata della maggiore resistenza, dovrà essere trattato in maniera adeguata [entsprechend], poiché rappresentando il frutto di una selezione naturale, qualora fosse lasciato libero [bei Freilassung], dovrebbe essere considerato la cellula germinale di una nuova rinascita ebraica (si veda l'esperienza della storia)"
    Commento: è evidente che la morte di gran parte degli ebrei non è lo scopo principale delle deportazione all'Est, essendo lo scopo principale quello di sfruttare gli ebrei come manodopera neoschiavistica. E' evidente che tale sfruttamento è criminale e causa di morte ma esattamente come l'"arcipelago gulag" e non in vista di un piano programmato di sterminio.
    L'espressione 'bei Freilassung' smentisce nel modo più netto che fosse in programma uno sterminio sistematico degli ebrei, perché in tal caso non avrebbe senso. Se infatti tutti gli ebrei andavano sterminati che senso ha porsi il problema di una eventuale liberazione dei superstiti, visto che ovviamente non avrebbero potuto esserci dei 'superstiti'?
    In un piano di sterminio gli inabili al lavoro dovrebbero essere sterminati per primi. Invece il protocollo dichiara:"è previsto che gli ebrei al di sopra dei 65 anni non verranno evacuati, bensì internati in un ghetto per anziani - si è pensato Theresienstadt" (p. 107).
    Il trattamento 'entsprechend' consiste semplicemente nel tenere prigionieri gli ebrei superstiti.
    Inoltre, l'utilizzazione neoschiavistica degli ebrei, come risulta dal protocollo, è in contraddizione con uno dei cardini fondamentali della storiografia 'ufficiale', quello dei campi di sterminio totale (Belzec, Sobibor, Chelmno, Treblinka) nei quali si afferma che venissero sterminati anche gli ebrei abili al lavoro.
    Infine, se le deportazioni all'Est avessero come scopo lo sterminio mediante il lavoro, non avrebbero, di nuovo, senso le espressioni analizzate prima, ciòè quelle di "possibilità di ripiego" e di "futura" soluzione finale.

  3. #63
    Paul Atreides
    Ospite

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    Grazie mille, Tomàs

    Ciao

  4. #64
    Ospite

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    Caro Paul inanzitutto chi ha offeso sei te, ti sembra un modo corretto riesamina la tua risposta su una mia considerazione personale, mi ha dadto (tra l'altro senza dimostrare del deficiente).
    Non solo ma continui nel mistificare, dandomi del matto è dell'ignorante (in modo gratuito), il tuo comportamento non mi è parso da persona civile, ecco la mia frase sul giudeo,
    Chi è che era accusato di essere matto è ignorante, ancora oggi lò si dice di questa persona..........mah

  5. #65
    Mjollnir
    Ospite

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    Dai non litigate tra camerati, su, fate pace...

  6. #66
    Paul Atreides
    Ospite

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    Ad integrazione del commento al verbale della conferenza di Wannsee

    Esistono diversi documenti ed eventi importanti, e tutti risalenti ai primi mesi del 1942, che suffragano la tesi che a Wannsee venne decisa la deportazione a fini lavorativi degli ebrei e non certo il loro sterminio

    1) il 10 gennaio 1942 Hitler emanò l'ordinanza "Ruestung 42" [Armamento 42] che segnò il passaggio ad una vera e propria pianificazione della produzione bellica

    2) il 19 gennaio 1942, su ordine di Himmler, venne istituito l'ufficio centrale economico e amministrativo [il WVHA] delle SS, con a capo Oswald Pohl. In questa nuova struttura vennero fuse le sezioni Bilancio e costruzioni e Amministrazione ed economia. Questo nuovo ufficio era destinato a svolgere il fondamentale ruolo della organizzazione e della gestione del lavoro e della produzione nei lager

    3) il 3 marzo 1942 Himmler ordinò il trasferimento dell'Ispettorato dei campi di concentramento [il cui capo era Richard Gluecks] all'SS-WVHA, per centralizzare e razionalizzare sempre più la direzione degli sforzi bellici con riferimento soprattutto all'utilizzo sempre più massiccio di manodopera schiavistica

    4)il 21 marzo 1942 venne creato l'Ufficio del Plenipotenziario generale per l'impiego di manodopera, la cui carica fu da Hitler attribuita al Gauleiter della Turingia Fritz Sauckel

    5) l'8 febbraio 1942 Albert Speer assume la guida del Ministero degli armamenti, imprimendogli uno sviluppo immediato

    6) la sintesi più chiara di questa fondamentale ristrutturazione è offerta dal documento R-129 [lettera di Pohl a Himmler datata 30 aprile 1942]: "la guerra ha reso necessario un evidente cambio di struttura dei campi di concentramento e ha cambiato radicalmente i loro compiti riguardo all'impiego dei detenuti. La custodia di detenuti soltanto per motivi di sicurezza, di rieducazione o di prevenzione non è più in primo piano. Il centro di gravità si è spostato sull'aspetto economico. La mobilitazione di tutte le capacità lavorative dei detenuti anzitutto per i compiti di guerra (accrescimento dell'armamento) e successivamente per i compiti di ricostruzione in tempo di pace si pone sempre più in primo piano".

  7. #67
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    Originally posted by Tomás de Torquemada
    Commento: innanzitutto la traduzione è errata, a mio parere, in un punto importante. La 'scappatoia' traduce il termine 'Ausweichmoeglichkeiten'. Ora, 'scappatoia' (ma anche 'via d'uscita') in tedesco è reso con 'Ausweg'. Ma qui la traduzione corretta, sempre a mio parere, è 'possibilità di ripiego', perché nel termine tedesco il riferimento è al verbo 'ausweichen' che significa appunto 'ripiegare' unito a 'possibilità' (moeglichkeit).
    [/B]
    Perfetto, carissimo Paul...

    Dall'alto (eufemismo... ) del sesto anno di tedesco, appena iniziato, confermo che - dal momento che il verbo Ausweichen significa "ripiegare" e il sostantivo Die Möglichkeit vuol dire "possibilità" - la traduzione esatta è quella che hai indicato tu... Viceversa, alla luce di quanto detto, sarà chiaro anche per i profani che contrabbandare l'intera parola composta per "scappatoia" è grossolanamente errato...

    Questo dimostra, una volta di più, l'importanza della consultazione dei testi in lingua originale...

    Ciao.

    P. S. Per non lasciare la domanda in sospeso nel forum della CdL, invierò questo post anche nel thread d'origine...

  8. #68
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    Si deve ammettere che su vari argomenti Musollini e i fascisti non avevano le idee molto chiare!
    Il Duce è stato tutto e il contrario di tutto.
    Socialista e antisocialista, antirazzista e razzista, massone e antimassone, anticlericale e “cattolico”, filo e anti-britannico ecc. ecc. ecc.
    Nella famosa riunione dei fasci di San Sepolcro del 1919, fra gli altri, c'erano anche 5 ebrei, e fu uno di loro (Goldman) a procurare la sala all'associazione industriali dove Mussolini tenne a battesimo i fasci.
    Circa 230 ebrei ricevettero come onorificenza "il certificato della Marcia su Roma". Nel 1938, all'approvazione delle leggi razziali, 10.000 ebrei, quasi un adulto su tre in una comunità che contava in Italia circa 50.000 individui, erano membri del partito fascista. (Ne Il giardino dei Finzi-Contini, di Giorgio Bassani,
    il capofamiglia è ritratto come sostenitore dei fascisti fino alle leggi
    razziali). Che fascisti ed ebrei convivessero in armonia prima del 1938 era spiegato in pratica in ogni studio successivo, da Mussolini e gli Ebrei di Meir Michaelis del 1978, a Gli italiani e l'olocausto di Susan Zuccotti del 1987, per non parlare di tutta l'opera di De Felice.
    A Fiume con d'Annunzio c'erano ebrei, fra cui Aldo Finzi che divenne poi sottosegretario agli interni di Mussolini, mentre Dante Almansi ricoprì addirittura sotto Mussolini la carica di vice capo della polizia.
    Ebrei parteciparono ancora nel 1936 alla guerra d'Etiopia. Uno di loro (Alberto Liuzzi) fu perfino decorato personalmente da Mussolini di medaglia d'oro.
    All’nizio c'era solo Farinacci (un caso singolo ma del tutto personale) che nel suo giornale Cremona Nuova, ospitava qualche confuso scritto antiebraico. Solo in seguito quando trasformò il quotidiano in Regime Fascista (e Tevere) iniziò a fare una feroce campagna antisemitica, per compaicenza ai tedeschi. Altrettanto servili ai tedeschi gli “scienziati” che appoggiarono questa azione con teorie “scientifiche”, dando vita alla rivista Difesa della razza di Interlenghi, e firmarono poi il famoso Manifesto.
    Ma anche uomini di cultura non è che si tennero in disparte, pubblicando qui e là, articoli di "appoggio”.
    In quanto a razzismo etnico Mussolini non era di certo un fanatico; non dimentichiamo la famosa scenografia del 18 marzo 1937 a Tripoli, l'"apparizione" di Mussolini su un cavallo bianco che spunta dalla cima di una duna del deserto seguito da duemilaseicento cavalieri arabi, mentre snuda la fiammeggiante "spada dell'Islam" d'oro massiccio ricevuta dai capi arabi, ergendosi così a "difensore degli interessi dei popoli musulmani nel mondo". Si era impegnato a compiere la "missione" di Alessandro Magno: la riunione di popoli di varie razze, colore, lingue e religione. Vagheggiando "l'unificazione mondiale". Si disse e si scrisse (e i film Luce diffusero) che Mussolini compiva il suo secondo "miracolo" religioso ed etnico. I secolari "infedeli saraceni" alla Mecca, davanti alla Kaaba, invocarono Allah di proteggerlo e da lui farsi proteggere; lui "cristiano" il "protettore dell'Islam!". Hitler andò in bestia!
    Ma già nel 1933 (6 settembre) in un discorso a Bari Mussolini era stato perfino sprezzante nei confronti di Hitler razzista anche se non lo nominò "Trenta secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine d'oltr'Alpe, fatte da gente che ignorava la scrittura quando Roma aveva Cesare, Virgilio e Augusto". Un orgoglio di latinità.
    Una disposizione di tipo razzista (ma non antisemitica) fu fatta nelle colonie nel 1937, ma erano provvedimenti per evitare il molto diffuso concubinaggio degli "allegri" italiani con le "belle abissine". Una disposizione sanitaria insomma.
    Mentre tutto il resto che venne dopo fu solo in certi casi un vero e proprio sciacallaggio di corrotti funzionari per estorcere somme o sequestrare beni ai ricchi ebrei. Lo stesso Starace (proprio lui, capo della fazione razzista e divulgatore del "manifesto degli scienziati") non voleva rinunciare alla sua segretaria ebrea. Invitato a liberarsene (perchè gli si fece notare che era in contraddizione con i proclami che lui stesso emanava) rispose che lo avrebbe fatto purchè si cominciasse da quegli ebrei "protetti" dal fascismo. E per parlare così significa quindi che non era il solo.
    Per quanto riguarda i rapporti con l’odiata massoneria:
    I quadrumviri della Marcia su Roma del 1922 erano tutti iscritti alla massoneria. Lo stesso Benito Mussolini ebbe un vessillo del 33° grado massonico ad honorem da parte dell'osservanza di piazza del Gesù, il cui Gran Maestro era l’allora famoso Raul Palermi, che appoggiò il Duce durante tutto il regime. E proprio il giorno prima della Marcia su Roma, il futuro Duce si presentò alla Banca Commerciale Italiana e venne ricevuto dal suo fondatore, il massone Toeplitz. Quindi l’opposizione del fascismo alla massoneria era soltanto di facciata. E il solito Farinacci era un "fratello" con il grembiule, anche se in punto di morte chiese i conforti religiosi.
    Boh……

  9. #69
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    Non hai torto purtroppo è lò scotto che si paga, ha non avere il consenso

  10. #70
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    Predefinito Bene...

    Originally posted by CESARE BECCARIA
    Si deve ammettere che su vari argomenti Musollini e i fascisti non avevano le idee molto chiare!
    Il Duce è stato tutto e il contrario di tutto.
    Socialista e antisocialista, antirazzista e razzista, massone e antimassone, anticlericale e “cattolico”, filo e anti-britannico ecc. ecc. ecc.
    Nella famosa riunione dei fasci di San Sepolcro del 1919, fra gli altri, c'erano anche 5 ebrei, e fu uno di loro (Goldman) a procurare la sala all'associazione industriali dove Mussolini tenne a battesimo i fasci.
    Circa 230 ebrei ricevettero come onorificenza "il certificato della Marcia su Roma". Nel 1938, all'approvazione delle leggi razziali, 10.000 ebrei, quasi un adulto su tre in una comunità che contava in Italia circa 50.000 individui, erano membri del partito fascista. (Ne Il giardino dei Finzi-Contini, di Giorgio Bassani,
    il capofamiglia è ritratto come sostenitore dei fascisti fino alle leggi
    razziali). Che fascisti ed ebrei convivessero in armonia prima del 1938 era spiegato in pratica in ogni studio successivo, da Mussolini e gli Ebrei di Meir Michaelis del 1978, a Gli italiani e l'olocausto di Susan Zuccotti del 1987, per non parlare di tutta l'opera di De Felice.
    A Fiume con d'Annunzio c'erano ebrei, fra cui Aldo Finzi che divenne poi sottosegretario agli interni di Mussolini, mentre Dante Almansi ricoprì addirittura sotto Mussolini la carica di vice capo della polizia.
    Ebrei parteciparono ancora nel 1936 alla guerra d'Etiopia. Uno di loro (Alberto Liuzzi) fu perfino decorato personalmente da Mussolini di medaglia d'oro.
    All’nizio c'era solo Farinacci (un caso singolo ma del tutto personale) che nel suo giornale Cremona Nuova, ospitava qualche confuso scritto antiebraico. Solo in seguito quando trasformò il quotidiano in Regime Fascista (e Tevere) iniziò a fare una feroce campagna antisemitica, per compaicenza ai tedeschi. Altrettanto servili ai tedeschi gli “scienziati” che appoggiarono questa azione con teorie “scientifiche”, dando vita alla rivista Difesa della razza di Interlenghi, e firmarono poi il famoso Manifesto.
    Ma anche uomini di cultura non è che si tennero in disparte, pubblicando qui e là, articoli di "appoggio”.
    In quanto a razzismo etnico Mussolini non era di certo un fanatico; non dimentichiamo la famosa scenografia del 18 marzo 1937 a Tripoli, l'"apparizione" di Mussolini su un cavallo bianco che spunta dalla cima di una duna del deserto seguito da duemilaseicento cavalieri arabi, mentre snuda la fiammeggiante "spada dell'Islam" d'oro massiccio ricevuta dai capi arabi, ergendosi così a "difensore degli interessi dei popoli musulmani nel mondo". Si era impegnato a compiere la "missione" di Alessandro Magno: la riunione di popoli di varie razze, colore, lingue e religione. Vagheggiando "l'unificazione mondiale". Si disse e si scrisse (e i film Luce diffusero) che Mussolini compiva il suo secondo "miracolo" religioso ed etnico. I secolari "infedeli saraceni" alla Mecca, davanti alla Kaaba, invocarono Allah di proteggerlo e da lui farsi proteggere; lui "cristiano" il "protettore dell'Islam!". Hitler andò in bestia!
    Ma già nel 1933 (6 settembre) in un discorso a Bari Mussolini era stato perfino sprezzante nei confronti di Hitler razzista anche se non lo nominò "Trenta secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine d'oltr'Alpe, fatte da gente che ignorava la scrittura quando Roma aveva Cesare, Virgilio e Augusto". Un orgoglio di latinità.
    Una disposizione di tipo razzista (ma non antisemitica) fu fatta nelle colonie nel 1937, ma erano provvedimenti per evitare il molto diffuso concubinaggio degli "allegri" italiani con le "belle abissine". Una disposizione sanitaria insomma.
    Mentre tutto il resto che venne dopo fu solo in certi casi un vero e proprio sciacallaggio di corrotti funzionari per estorcere somme o sequestrare beni ai ricchi ebrei. Lo stesso Starace (proprio lui, capo della fazione razzista e divulgatore del "manifesto degli scienziati") non voleva rinunciare alla sua segretaria ebrea. Invitato a liberarsene (perchè gli si fece notare che era in contraddizione con i proclami che lui stesso emanava) rispose che lo avrebbe fatto purchè si cominciasse da quegli ebrei "protetti" dal fascismo. E per parlare così significa quindi che non era il solo.
    Per quanto riguarda i rapporti con l’odiata massoneria:
    I quadrumviri della Marcia su Roma del 1922 erano tutti iscritti alla massoneria. Lo stesso Benito Mussolini ebbe un vessillo del 33° grado massonico ad honorem da parte dell'osservanza di piazza del Gesù, il cui Gran Maestro era l’allora famoso Raul Palermi, che appoggiò il Duce durante tutto il regime. E proprio il giorno prima della Marcia su Roma, il futuro Duce si presentò alla Banca Commerciale Italiana e venne ricevuto dal suo fondatore, il massone Toeplitz. Quindi l’opposizione del fascismo alla massoneria era soltanto di facciata. E il solito Farinacci era un "fratello" con il grembiule, anche se in punto di morte chiese i conforti religiosi.
    Boh……
    ...non posso non essere concorde... (purtroppo). Hai messo il dito sulla piaga delle contraddizioni che contraddistinsero il ventennio. Mi sai per caso enunciare contraddizioni di egual portata relative la nazismo? Se si, ti ringrazio anticipatamente.

    MarcoL.

 

 
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