Saddam ora gioca a nascondino
di Diego
Gabutti
In attesa dell'Onu libera tutti i prigionieri
Per dimostrare che su vita e morte decide lui
E dare un'arma ai pacifisti di tutto il mondo
Ma per spiazzare avrebbe dovuto dimettersi
A differenza della sinistra italiana, che si diverte col suo eterno girotondo, Saddam Hussein preferisce giocare a nascondino ed è infatti con un "liberi tutti" che oggi cerca d'arruffianarsi l'opinione pubblica internazionale (e anche un po' l'opposizione interna, per quel che gliene cale). Soffiano da ovest venti d'apocalisse e lui, sperando d'evitare il peggio, dichiara che entro le prossime 48 ore, prima che l'Onu deliberi e che le furie si scatenino, concederà "una grazia totale, globale e definitiva" a "tutti i cittadini iracheni, condannati o detenuti per ragioni politiche o altri reati, che si trovano all'interno del Paese o all'estero".
Come un tiranno, anzi come un führer o un commissario del popolo, delle "Mille e una notte", a Bagdad è lui a decidere chi vive e chi muore. In Iraq non c'è altra legge che il suo capriccio: ieri era mio piacere che tu fossi incatenato, domani sarà mio piacere che tu vada libero con la benedizione d'Allah. Non che la libertà per i suoi nemici sia esattamente ciò che Saddam intende per giustizia: equo e santo, in fatto di giustiza, è solo quel che gli fa comodo e perpetua il suo regime. Con questo atto di clemenza Saddam non vuole farsi degli amici in patria, dove gli bastano e avanzano i risultati bulgari delle elezioni truccate, ma intende impressionare con qualche effetto speciale il fronte straniero dei pacifondai, a protezione del suo posteriore minacciato.
Come mossa non è granché, diciamo la verità. Saddam avrebbe senz'altro potuto fare di meglio. Avrebbe potuto, per esempio, con un annuncio a sorpresa proclamare che rinunciava per sempre al potere e andarsene subito dopo in esilio a quel paese. Ciò avrebbe disarmato Bush jr e le sue falangi, senza contare che mezzo mondo, a cominciare dall'Iraq, avrebbe esultato e alzato lodi all'Altissimo. Saddam ha preferito spiegare, con un atto apparentemente misericordioso e in sostanza completamente arbitrario, in che conto viene tenuto il diritto sotto il suo regime (a ulteriore dimostrazione che i baffoni dell'autocrate meritano d'essere cancellati dalla faccia del Medio Oriente).
Ma vedrete che le falangi dell'antiamericanismo, in mancanza d'altro, s'appelleranno anche a quest'odiosa e sgangherata manifestazione di compassione autoritaria per denunciare le esibizioni muscolari della Casa Bianca e salvare la pelle al Califfo di Bagdad. Imparassero da lui almeno a preferire il "nascondino" al "girotondo"! Potrebbero invitare, per esempio, Ilda Boccassini a chiedere l'assoluzione di Previti, invece che applaudirla quando gli augura 13 anni di galera. Potrebbero invitare il partito dei giudici, sull'esempio di Saddam, a proclamare un compassionevole "liberi tutti" generale. Ma non lo faranno: la "giustizia", che per Saddam è un affare di politica estera, per i nostri girotondisti è l'unico affare di politica interna.




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