Il Consiglio dei ministri inizia l’esame del provvedimento
ROMA - Sulla prostituzione il governo ha finalmente trovato la via per la “legge-manifesto”. Le difficoltà che si sono poste davanti al testo arrivato ieri in Consiglio dei ministri riguardava la presenza di una serie di scelte giudicate inaccettabili per la Lega e non solo.
Dell’originario disegno di legge del ministro per le Riforme Umberto Bossi era infatti rimasto troppo poco.
Separata inizialmente la prostituzione dalla pornografia, si sono via via aggiunte forti modifiche del testo originario tali da rendere scarsamente applicabile una simile legge.
Ad esempio, si prevedeva che i clienti delle prostitute sulle strade non solo venissero sanzionati amministrativamente, ma, per la reiterazione della violazione, ci fosse anche il fermo macchina per 40 giorni da effettuare sul posto.
Per quanto riguarda la questione sanitaria, tutti ricordano che il ministro Bossi aveva previsto il tesserino sanitario e l’obbligo per le prostitute di sottoporsi ad analisi mediche mensili per verificare che non avessero malattie trasmissibili attraverso il rapporto sessuale.
Ma, girando attorno al problema, nel timore di legalizzare la prostituzione, è stato eliminato l’obbligo della registrazione in questura, appellandosi alla fantomatica e fuori dal tempo Convenzione di New York, ratificata addirittura nel 1956, dall’Italia, ma non da altri paesi europei.
È emerso quindi un testo sulla salute che non può funzionare, che prevede, in caso di omicidio colposo per volontaria trasmissione di agenti patogeni attraverso rapporti sessuali o per lesioni personali colpose, la possibilità per il malcapitato di ricorrere in giudizio contro la prostituta, la quale, per difendersi, dovrebbe esibire i certificati medici mensili degli ultimi due anni.
Per fortuna ora è stata finalmente imboccata la via giusta: una legge che prevede la sanzione amministrativa e penale per chi si prostituisce in pubblico. Quindi: via dalle strade. Sarà poi il parlamento ad aggiungere tutto ciò che riguarda la garanzia sanitaria e l’impedimento a prostituirsi nei palazzi dove ci sono famiglie e bambini.
Forse adesso con questa minimo comun denominatore il disegno di legge del governo potrà finalmente mettersi in marcia




Rispondi Citando