Billè: "Errori colossali sul fisco"


Il presidente della Confcommercio si dice "deluso" dal Governo Berlusconi e non esclude una manifestazione di protesta. A Pezzotta chiede di unire le sigle, per creare un fronte comune.


ROMA - Il governo sta facendo ''una serie di errori colossali sul fisco”. Lo sostiene, in un'intervista al Corriere della Sera, il presidente della Confcommercio Sergio Billè. Il leader dei commercianti si dice profondamente deluso. ''Berlusconi – afferma - si ricordi che sta a Palazzo Chigi perché lo abbiamo votato noi autonomi. E il governo, invece, che fa? Ci emargina anche fisicamente. Quando ci invitavano a Palazzo Chigi, ci facevano sedere di fianco alla Confindustria. Negli ultimi vertici, invece, ci hanno assegnato il posto più vicino alla porta''.

Billè non esclude una protesta; nel 1996 i commercianti organizzarono una manifestazione di piazza contro il governo dell'Ulivo, non è detto che non succeda di nuovo, contro il governo del Polo: ''noi della Confcommercio –spiega - riuniremo il consiglio nazionale per il 18 novembre. Decideremo in quella sede''. E dai commercianti potrebbe partire un'iniziativa coordinata con gli altri lavoratori autonomi: ''già la prossima settimana avvieremo qualche contatto. Comunque - dice Billè - vedo che nel popolo delle partite Iva, cioè di quei 4 milioni di lavoratori autonomi e piccoli imprenditori che hanno votato questo governo, crescono delusione e malcontento''.

Tanto da arrivare a una manifestazione comune contro Tremonti e Berlusconi? ''Non mi sentirei di poterlo escludere, né potrei dire se si arriverà a una manifestazione comune''. Manifestazione comune o da soli, ma i commercianti non diserteranno i vertici governo-parti sociali: ''a quelli -sostiene Billè - continueremo ad andare''. E a Pezzotta, che ha definito inutili confronti cui partecipino 37 sigle associative, risponde: ''io dico che non è un caso che ci siano tante sigle. Così è più facile per il governo trattare sotto il tavolo e non sopra, come si dovrebbe fare. Se ho capito bene - dice Billè - il

problema sarebbe che a quel tavolo siedono sigle che non rappresentano nessuno. Ebbene, noi siamo lì per conto di quasi 800 mila imprese, siamo l'organizzazione più rappresentativa tra i datori di lavoro. Allora perché non ripeschiamo la legge sulla rappresentanza e ci 'pesiamo' tutti davvero?''.

Un tentativo fu fatto, nella scorsa legislatura, ma non ebbe risultati ''perché quando si arrivò al nocciolo, cioè a stabilire i criteri con cui calcolare la rappresentatività di un'organizzazione, ci fu una vergognosa azione di depistaggio. Qualcuno fece ferro e fuoco per smontare la legge''. Quel qualcuno, afferma Billè fu Confindustria. Una Confindustria in grado di dettare la linea di politica economica al governo? ''Io sto ai fatti. Qualche settimana fa, il ministro Tremonti contattò le nostre associazioni per spiegarci che avrebbe proposto un decreto per mettere fine alla scandalosa sperequazione fiscale che esiste in questo Paese. Lo stesso ministro ci disse che le piccole imprese sopportano un carico tributario due- tre volte maggiore rispetto alle grandi aziende''.

E dopo il decreto di settembre su Dit e Superdit ''è bastato che la rappresentanza degli industriali si chiudesse per qualche ora nello studio di Berlusconi perché venisse cambiato tutto o quasi''.

Quanto la 'lobbing' di Confcommercio sul decreto per favorire i consumi, Billè afferma che ''anche in questo caso c'è stata un'iniziativa di Tremonti dopo i dati Istat sul calo dei consumi. Ci siamo confrontati per settimane su ipotesi come quella di introdurre vendite rateali a tasso zero. Ma rilanciare i consumi è corporativo? A me sembra che tutta l'economia ne guadagnerebbe''. Poi il decreto è scomparso, ''è evidente che le priorità del governo sono cambiate. E questo è un altro errore colossale. Lo stesso discorso vale sulla finanza locale''. A questo punto è probabile che si arrivi alla protesta ''a meno che Berlusconi non cambi rotta''.