Gli interessi degli Stati Uniti d'America e quelli dell'Europa sono sempre stati divergenti. Anzi, contrapposti.Ma c'è stata una guerra, una bruciante sconfitta, una spartizione del mondo definita a Yalta, un muro che ha diviso Berlino e la Germania, una pantomima tra complici che è passata alla storia come "Guerra Fredda", ma che di fatto è stata una vera occupazione di oltre mezzo secolo, non solo militare, ma anche economica e culturale.
E le fonti di informazione, monopolizzate dai vincitori, hanno convinto larghi strati della pubblica opinione europea che gli americani restavano a casa nostra per difenderci e favorire il nostro benessere. Gli interessi d'America e d'Europa sono apparsi a questo punto convergenti, persino complementari. Le basi americane sono state potenziate, le direzioni dei giornali, delle televisioni e delle case editrici si sono riempite di "amici" degli USA, meglio ancora se ebrei.
Poi, l'Unione sovietica, il complice della guerra fredda, è implosa. Senza bisogno di guerre perdute, o carestie, o terremoti è scoppiata come sempre scoppia chi poggia la propria costruzione sull'utopia.
Ora, l'America è rimasta sola a dominare il mondo e non riesce più a mascherare ,nonostante i ridicoli sforzi che fanno i suoi proconsoli per dimostrare il contrario il suo disegno di sopraffazione e di delirante onnipotenza.
Oggi però, l'Europa comincia a capire ciò che è sempre stato: i suoi interessi e quelli americani sono contrapposti. Una sola nazione, da questa parte dell'Oceano, fa eccezione: l'Inghilterra. Conniventi ieri, conniventi oggi. Grazie a Dio c'è la Manica a dividere, anche territorialmente, i nostri destini.
I sintomi del solco che si sta aprendo tra America ed Europa ,nonostante i servilismi e le complicità ancora imperanti, le informazioni addomesticate ancora preponderanti , cominciano ad affiorare con sempre maggiore frequenza.
Nel Golfo Persico ci siamo andati tutti come se fosse l'unica cosa giusta da fare. In Serbia ci siamo andati, ma le perplessità cominciavano ad emergere. In Iraq potremo forse anche tornarci, ma le perplessità di ieri stanno già diventando critiche, distinguo, dichiarazioni di profonda, sempre più profonda estraneità. Un'estraneità al disegno di sopraffazione che somiglia sempre più a una ribellione. Anzi, una rivolta. Una rivolta contro i padroni del mondo.
Padroni del mondo dei quali finalmente si cominciano a conoscere nomi e cognomi, facce e indirizzi.
Padroni sono gli americani, definitivamente convinti di poter trattare tutto il mondo con la gaglioffa prepotenza dei cow-boy del Far-West. Questa d'altronde è la storia d'America, la sua tradizione, la sua cultura. Null'altro.
Padroni sono i grandi banchieri che condizionano, ricattano, premiano o condannano, a loro piacimento, individui e popoli, attraverso una vera e propria truffa monetaria planetaria.
Padroni sono i sionisti e le lobbies filoisraeliane che operano in ogni Paese. Lobbies al servizio di un antistorico colonialismo che respinge con arroganza le risoluzioni dell'ONU e i più elementari principi di giustizia, ai danni del popolo palestinese, vera vittima di un vero olocausto.
Rivolta.
Rivolta contro l'imperialismo anglo-sionista.
Potrebbe sembrare un'incitazione, e forse lo è. Potrebbe sembrare un augurio, e probabilmente lo è. E' , sicuramente, una previsione, meditata, cosciente, responsabile, convinta, che noi, come europei e come uomini liberi facciamo.
A questa "rivolta" dedichiamo questo numero de l'Uomo libero. Affrontiamo, articolo dopo articolo, il tema dell'imperialismo anglo-sionista nei suoi vari aspetti: geopolitico, finanziario e monetario, storico e culturale.
Una "rivolta" ispirata dal meraviglioso sogno europeo _ un sogno che ha sfidato i secoli _ quello della sovranità dei popoli e del loro inalienabile diritto alla specificità politica, culturale, economica. Da realizzarsi in un contesto di autentica giustizia sociale.
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