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Discussione: Condannato Andreotti

  1. #1
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    Predefinito Condannato Andreotti

    PERUGIA - La corte d' appello di Perugia ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado per l' omicidio di Mino Pecorelli, condannando a 24 anni il senatore a vita Giulio Andreotti ed egualmente a 24 anni Tano Badalamenti. Confermate invece le assoluzioni per tutti gli altri imputati.
    "Abbiamo bisogno della libertà per impedire che lo Stato abusi del suo potere e abbiamo bisogno dello Stato per impedire l’abuso della libertà".
    KARL R. POPPER

  2. #2
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    Predefinito

    I commenti e le reazioni politiche

    Follini: ''Questa condanna e' l'espressione di una giustizia capovolta che cammina a testa in giu' e con i piedi per aria''.

    Castagnetti: ''E' una sentenza incredibile che mette a dura prova anche quanti si ostinano a credere nell'imparzialita' della giustizia''.

    Buttiglione: ''Con tutto il rispetto per la magistratura non posso non esprimere stupore e sdegno per il tentativo pervicace e reiterato di distruggere moralmente e fisicamente un uomo di Stato''.

    Di Pietro: ''E' il momento di tenere tutti i nervi saldi e non lasciarsi andare a recrudescenze, ne' su un fronte ne' su un altro''.
    "Abbiamo bisogno della libertà per impedire che lo Stato abusi del suo potere e abbiamo bisogno dello Stato per impedire l’abuso della libertà".
    KARL R. POPPER

  3. #3
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    Predefinito

    ''Ho sempre creduto nella giustizia e continuo a crederci, anche se questa sera faccio fatica ad accettare una tale assurdita'''. Cosi' il senatore Giulio Andreotti reagisce alla notizia della condanna a 24 anni inflittagli dal tribunale di Perugia per l'omicidio Pecorelli.
    "Abbiamo bisogno della libertà per impedire che lo Stato abusi del suo potere e abbiamo bisogno dello Stato per impedire l’abuso della libertà".
    KARL R. POPPER

  4. #4
    Sospeso
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    il commento piu' sobrio, ancora una volta, e' venuto dal diretto interessato...

  5. #5
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    Da mai statgo democristiano dico: E' sicuramente un grande Uomo di Stato, giudicato da piccoli uomini che fanno politica con il potere conferito loro dall'aver vinto un pubblico concorso.

    Shalom!

  6. #6
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    Predefinito A qualcuno piace Perugia...

    Previti si è detto "fiducioso" nel fatto che la Cassazione sposterà il suo processo a Brescia. Ha annunciato anche che, qualora il processo finisse effettivamente a Brescia, i suoi legali chiederanno immediatamente di spostarlo a Perugia, definita "la sua sede naturale". "Esiste", ha affermato, "una competenza territoriale che va rispettata. Io sono di Roma, lavoro a Roma, i fatti che mi vengono contestati sarebbero avvenuti a Roma. Dunque è qui che deve finire il processo e poi, visto che sono coinvolti magistrati che erano in servizio nella capitale, gli atti vanno trasmessi a Perugia. Allo stato la competenza di Milano è uno scippo puro e semplice che anche il più fideista dei girotondini non può non capire".

  7. #7
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    Predefinito

    ah ecco..adesso abbiamo i grandi uomini di stato, per definizione aldisopra della legge e comunque innocenti, e dall'altro noi, poveri mortali, per i quali nessuno si sognerebbe di imbastire queste ridicole cagnare sul "complotto "politico se veniamo giudicati per i reati che ci vengono addebitati

    e nessuno dalla Curia si scomoderebbe per noi, piccoli insignificanti esseri mortali, per proporre stravaganti paragoni al Calvario di Gesu' Cristo quando anche andassimo in galera...
    Antonio

  8. #8
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    Predefinito

    Io non credo ad un complotto politico, ma non credo neppure che Andreotti sia il mandante di un omicidio.
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  9. #9
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    Predefinito a me piacerebbe

    conservare la buona usanza di leggere le sentenze della magistratura prima di commentarle. Poi appartengo ad una tradizione che le sentenze non le commenta. Certo che strabilio all'idea che senza sapere chi sia l'omicida si punti il dito contro il mandante! E' un caso piuttosto singolare che non concede molto credito alla nostra magistratura come non lo concede il fatto che per una procura, Napoli, non c'è reato per ciò che concerne Caruso e soci, reato che è visto dalla procura di Cosenza. Comunque per la prima volta nella mia vita mi atterrei a quello che ha detto Veltroni, e giuro a tutti che la cosa mi costa molto, solidarietà umana ad Andreotti e rispetto per la sentenza fino a prova contraria. Credo infine che veda bene il vecchio Macaluso, quando sostiene che la Cassazione annullerà la sentenza.

  10. #10
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    Predefinito

    Capisco ma...Io appartengo invece a una tradizione che le sentenze non le commenta solo se definitive, assolutorie e logiche.
    Se ha ragione la Corte perugina allora tutti gli stereotipi diffusi dall'anti-italianismo più becero all'estero, sono veri e corroborati. Questo fa parte però di un quadro mistificatorio della storia che è troppo simile a quello proposto da una certa parte politica, che ha costituito per decenni l'UNICA vera, grave e infame minaccia alla democrazia italiana, essendo quinta colonna di una potenza totalitaria avversaria e armata fino ai denti, e che vuole farsi passare come una forza democratica in un Italia golpista, mafiosa e corrotta. Questa falsificazione della storia, nota anche come "teoria del doppio stato" è già stata radicalmente confutata sul piano storiografico, lo sarà anche su quello giudiziario.....

    da www.iltempo.it

    " SIAMO STANCHI DI QUESTA MAGISTRATURA


    di ANDREA PAMPARANA

    SE QUELLO che ha sentenziato la Corte d'Assise d'Appello di Perugia, fosse la verità storica di quanto accadde più di vent'anni fa, giusto sarebbe prendere il prendibile e andarsene all'estero. Perché vorrebbe dire che l'allora capo del Governo Giulio Andreotti, all'apogeo della sua potenza politica, che governava con il sottinteso consenso del più forte Partito comunista al mondo dopo quello sovietico e cinese, il partito di Enrico Berlinguer, avrebbe avuto tempo e modo di progettare, architettare, far eseguire, in accordo con il capo di Cosa Nostra, Tano Badalamenti, l'assassinio di un giornalista, Mino Pecorelli. Un legame che stando a questa sentenza delinea questo incredibile quadro storico: lo Stato, impersonato da Andreotti avrebbe stretto un patto di sangue con la cupola mafiosa. Un fatto che consegna all'estero il ritratto di un paese spaventoso, invivibile, ricattato e ricattabile. Un orrore vero e per questo irricevibile. L'Italia, con i suoi difetti, i suoi drammi, le sue debolezze, la sua accertata corruttibilità, non è quella disegnata dalla Corte d'Assise d'Appello. Avremo modo di leggere, certo, le motivazioni della sentenza. E di capire come sia possibile di un delitto indicare con assoluta precisione i mandanti e mandare assolti gli esecutori. Per lo meno il dubbio che l'inchiesta sia stata in qualche modo carente dovrebbe esserci. Anni fa, parlando con Giovanni Falcone per un libro che stavo scrivendo su Cosa Nostra negli Stati Uniti, il magistrato mi disse, proprio in merito al rapporto tra politica e mafia, alla ricerca di quel terzo livello così caro a tanta dietrologia nostrana: «Ci possono essere stati, ci sono e ci saranno collusioni, cointeressenze. Ma lì dentro, nella cupola, c'è un solo capo. E non è a Roma, mi creda». Gli ho sempre creduto, anche quando l'entusiasmo del cronista mi portava a sposare quella dietrologia che ha minato la verità in questo paese.
    E ora si va a Palermo. Dove tra poco un altro processo d'Appello ci dirà forse che Andreotti era, invece, il capo della mafia. Così come altri pubblici ministeri ci vogliono raccontare di un'Italia governata oggi da stragisti e mandanti di altri omicidi eccellenti. Ci sono voci, e credo non infondate, che da settimane riportano cosiddetti "boatos", rumori, da Palermo. E non sarà solo il senatore Dell'Utri ad essere protagonista, suo malgrado, di questo disegno. Che è, lo diciamo subito affinchè sia chiaro, un tentativo di vera destabilizzazione del sistema democratico. No, così non si può continuare. Dobbiamo dire basta a questa giustizia di parte che vuole scrivere la storia d'Italia attraverso prima inchieste e poi sentenze assurde. E chissà se qualche girotondista dell'ultima ora, magari per decenni amico e sodale della vecchia Dc, ora, spaventato da quel che è accaduto, non riveda la propria posizione. Non tanto per il suo interesse, quanto per il bene dell'Italia. La gente, i cittadini, noi, siamo stanchi di una giustizia che legge la storia di questa Italia come quella di un paese europeo retto per anni da malavitosi, ladri e corruttori. Siamo stanchi di doverci vergognare di essere italiani perché alcuni giudici hanno deciso di «sovvertire» la democrazia, malata, certo, difettosa, a volte imperfetta, ma pur sempre una democrazia.

    lunedì 18 novembre 2002
    "

    Fa male l'articolista a parlare genericamente di "gente" e di "cittadini", anche i girotondisti e i giustizialisti sono gente e cittadini. Si deve dire i cittadini democratici che credono nei valori dell'Occidente Liberal-Democratico e dello Stato di Diritto.

    Saluti liberali e radicalmente antigiustizialisti, anticomunisti e antinazisti.

 

 
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