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  1. #21
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    Così festeggiano l'impunità gli eroi della Casa Delle Libertà Jannuzzi e De Michelis


    Un bell'articolo di Jannuzzi, il dipendente he scrive sul Foglio, Giornale e Panorama.

    Avviso per i pollisti: le cose che scrive qua sono FALSE. Se non ci credete, provate a documentarvi. Ma non su un giornale berluschino, sennò siamo punto e a capo.


    L'ULIVO DIMENTICA LA LEGGE AD PERSONAM PER PRODI, SCALFARO E BURLANDO




    Pubblichiamo questo articolo del VeLino, diretto da Lino Jannuzzi

    Leggi ad personam, quando l’Ulivo salvò Prodi e Burlando. Abituato a tuonare, Oscar Luigi Scalfaro ha scelto, nella polemica che ha contrapposto i poli sul disegno di legge presentato da Melchiorre Cirami, l’understatement. Chissà, forse quella toga che gli è rimasta cucita sulla pelle dopo i tre anni scarsi di esercizio della professione nel secolo scorso, si è un po’ sgualcita. O forse, ed è assai più probabile, Scalfaro ha voluto tenersi in disparte per evitare che venisse rievocato con tutti i dettagli un episodio che lo riguarda direttamente e che ha qualche analogia con la vicenda che ha provocato in questi giorni le intemerate dei giustizialisti e le manifestazioni in stile sudamericano dei seguaci di Pancho Pardi, Nanni Moretti e Lidia Ravera (quella di Porci con le ali). Era il 1997, Scalfaro regnava ed emanava editti. Uno di questi, subito raccolto dal Parlamento, indicava l’assoluta necessità e urgenza di modificare le norme sull’abuso d’ufficio. Gli articoli in questione del codice penale (323) e del codice di procedura penale (289, 416 e 555), come Scalfaro aveva chiesto, furono modificati con la legge 16 luglio 1997, n. 234 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.172 del 25 luglio dello steso anno. Con una conseguenza importante, anzi due. Il presidente del Consiglio Romano Prodi, inquisito per abuso di ufficio per la vicenda Cirio, fu prosciolto ed evitò il rinvio a giudizio. E la stessa sorte toccò a Claudio Burlando, ministro dalemiano dei Trasporti, anche lui inquisito in quel periodo (e non era la prima volta) per abuso d’ufficio. Il caso di Burlando è il più interessante. I magistrati infatti annunciarono la sospensione del procedimento che lo riguardava in attesa delle decisioni del Parlamento.

  2. #22
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    Predefinito Interessante il post di...

    ...brunik, il quale copia un articolo di Jannuzzi vecchio di una settimana e ce lo dà seguito dall'avviso ai naviganti: attenzione, son tutte balle.

    E seguita: se volete la "verità rivelata" leggete i giornali che leggo io.

    Appunto: ecco un altro che pretende di avere la linea diretta col "Padreterno"...o con il duo Lenin-Stalin, che è poi la stessa cosa, perchè assieme a Mao costituiscono la santissima trinità marxista.

    E poi si lamentano perchè gli italiani si sono stancati di loro.

  3. #23
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    Originally posted by antonio
    caro Mustang...con 'sta storia dei Lenin Stalin etc..appiccicata alla coda di gatto per non dire altro a questioni diverse ti rendi ridicolo oltre ogni limite...
    anche perche' vengono da uno come te che , per davvero, una divinità storica cui rivolge il suo culto ce l'ha e si chiama Berlusconi, dalle cui labbra pende e le cui stronzate scimmiotta...

    chi si lamenta poi perche' gli italiani si son stancati di loro?
    ma vi siete visti allo specchio? anzi..avete visto le figure di merda a ripetizione che state facendo, ad esempio, con l vicenda RAI?..
    e voi sareste quelli che..il conflitto di interessi non esiste...
    -----------------------------
    Vedi, antonio, contestare chi contesta la sciocca arroganza di un ulivista in malafede come il tuo capetto brunik parlando di scimmiottare, di stronzate, di ridicolaggini, di culto alla divinità, di specchi e di merda, con il solito contorno di "conflitto d'interessi" fa di te un esemplare raro, da coltivare.

    Sei un prezioso "alleato".

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    .......scritto la Verità.


    Aveva scritto che Bruno Contrada era innocente, e lo era.

    Ora tocca a Lino Jannuzzi andare in galera.
    Per una querela.

    saluti
    Mafia, Contrada condannato in via definitiva



    L'ex numero tre del Sisde Bruno ContradaLa Cassazione ha confermato la condanna, in ultimo grado, di Bruno Contrada, l'ex numero tre del Sisde già dichiarato colpevole - nel 1996 e nel 2006 - per concorso esterno in associazione mafiosa. L'ex poliziotto era stato al centro di una vicenda giudiziaria particolarmente intricata: in mezzo ai primi due gradi di giudizio, Contrada era stato assolto dalla Corte di Appello di Palermo nel 2001.
    Ora, con la decisione di giovedì, la Suprema Corte ha reso definitiva la condanna (sempre per concorso esterno in associazione mafiosa) emessa il 25 febbraio 2006, a carico di Contrada, nel processo d'appello bis dalla Corte di Appello di Palermo. I supremi giudici della Sesta Sezione Penale oltre ad aver «rigettato» il ricorso avanzato dai legali dell'ex numero tre del Sisde, lo hanno anche condannato al pagamento delle spese di giustizia.

    Per lui, ora, ci sarà il carcere militare e come dice l'avvocato Piero Milio, difensore dell'ex super-poliziotto, «andrà nel penitenziario di Santa Maria Capua Veter, ma solo quando arriverà l'ordine di esecuzione della pena da parte della magistratura». Non subito, dunque, poiché, continua il suo difensore, «Contrada non può consegnarsi spontaneamente prima che l'ordine di esecuzione della pena sia eseguito». Anche se adesso ha 77 anni ed è andato in pensione, «nonostante il pensionamento ed essendo un ex militare - ha spiegato Milio - Contrada deve andare nel carcere militare e per chi come lui è stato condannato per reati di mafia, la legge non prevede misure alternative al carcere se non in presenza di gravissime condizioni di salute».

    La conferma della condanna a 10 anni dell'ex numero 3 del Sisde chiude così una vicenda giudiziaria durata per quasi 15 anni. Cosa era successo: Contrada venne arrestato il 24 dicembre 1992, in carcere rimase per trentuno mesi, fino al 31 luglio del ‘95, malgrado ricorsi presentati perfino alla Corte europea per i diritti dell'uomo. Il 12 aprile del '94 iniziò il primo processo a suo carico, e il 19 gennaio del '96, al termine di una requisitoria protrattasi per 22 udienze, il pubblico ministero chiese la condanna di Contrada a 12 anni. Il Tribunale, il 5 aprile, inflisse all'ex poliziotto 10 anni di reclusione e tre di libertà vigilata.

    Ma il verdetto di primo grado fu ribaltato dalla Corte d'Appello di Palermo che con la sentenza del 4 maggio 2001, che assolse Contrada. Il 12 dicembre del 2002, tuttavia, la Cassasione riaprì il caso, annullando l'assoluzione e dispondendo un nuovo giudizio di secondo grado davanti a una diversa sezione della Corte di Appello di Palermo. Questo nuovo processo era giunto a conclusione il 25 febbraio del 2006.

    Tra i primi a parlare di un rapporto ambiguo di Contrada con la mafia, e in particolare con il boss di San Lorenzo, Rosario Riccobono, eliminato con il metodo della "lupara bianca" durante la guerra tra le cosche negli anni '80, sono stati i collaboratori di giustizia Tommaso Buscetta, Gaspare Mutolo, Giuseppe Marchese e Rosario Spatola. Dopo loro, altri pentiti di primo piano, tra i quali Francesco Marino Mannoia, Salvatore Cancemi, Gioacchino Pennino, Angelo Siino e Giovanni Brusca, hanno sostenuto che Contrada era «a disposizione» di alcuni esponenti mafiosi.

    Pubblicato il: 10.05.07

 

 
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