Termini, «disobbedienti come voi»

Daniele Zaccaria
Termini Imerese - nostro servizio

In paese non si parla d'altro: l'arrivo dei "Disobbedienti" per la prima iniziativa comune tra no global e lavoratori "licenziandi" della Fiat. Approdiamo alla stazione di Termini Imerese dopo un estenuante viaggio attraverso il sud ribelle che sono appena le sei del mattino. La piazza centrale del paese già formicola di gente, non solo i lavoranti dei piccoli esercizi commerciali, ma anche semplici abitanti, che vogliono vedere, incontrare, chiacchierare con i giovani accorsi in solidarietà attiva con le tute blu in lotta. «Il signor Agnelli si rende conto che se qui si chiude è tutta la Sicilia che cola a picco?», esclama un signore di mezza età: suo figlio lavora da alcuni anni alla Magneti Marelli, impresa dell'indotto Fiat. Qui a Termini tutta la vita ruota intorno alla costruzione di automobili, e ognuno ha almeno un fratello, uno zio, un cugino, un parente stretto impiegato dal colosso torinese. Il rapporto tra officina e territorio non è solo una formula estrapolata da un trattato di sociologia del lavoro. Ma un legame vivo che coinvolge l'esistenza concreta delle persone, non compressa negli scenari dickensiani delle Company Town del profondo nord, immense città dormitorio. Un legame diretto, specifico come sono queste terre la cui bellezza resiste altera persino alla furia della speculazione edilizia, dell'abusivismo mafioso, delle orrende colate di cemento che aggrediscono la stupenda costa palermitana.

"Operai no global oggi sposi" titolava l'edizione locale della "Repubblica", mettendo in luce, al di là dei toni, il vero significato politico della giornata. «Siamo qui per imparare dalle vostre lotte, perché il sud, tutti i sud del mondo sono dei laboratori di democrazia» scandisce Luca Casarini tra gli applausi. Il presidio permanente dei lavoratori accoglie i cinquecento disobbedienti con un calore impensabile solo alla vigilia. «Non so se questo riuscirà a fermare i licenziamenti - commenta il signor Schillaci ex operaio in pensione - ma la vostra è l'unica solidarietà reale che abbiamo ricevuto; quelli del governo dicono di stare dalla nostra parte, ma chi li ha visti?». Il più duro però è don Vitaliano Della Sala, il prete no global che appena sente sussurrare il nome della famiglia Agnelli si incavola: «I miliardi che mancano ai loro bilanci li hanno rubati tutti a voi», ancora applausi. Il gazebo operaio davanti ai "cancelli" è l'improvvisato teatro di fitti capannelli di discussione. «La domanda più frequente che ci viene posta è, "che cos'è la globalizzazione? ", - ci spiega la giovane giurista Francesca la Forgia, responsabile per la pace del Prc pugliese - è un fatto importante perché i lavoratori vogliono capire i meccanismi del sistema economico che li schiaccia e noi sperimentare pratiche di ricostruzione del blocco sociale». Quel che colpisce è che la saldatura tra queste due dimensioni dell'agire politico non avviene sui nomi, sulle definizioni. Sono le cose stesse a generare i linguaggi e non il contrario. Attaccare uno striscione, condividere un caffé, raccontare i propri conflittuali percorsi politici, sono piccoli atti di gestualità condivisa. L'evento di questa inedita contaminazione, ancor prima che politico è antropologico.

Ore 12, una delegazione mista si incammina verso la stazione per una breve occupazione dei binari. I poliziotti, non più di una decina, assistono discreti senza intervenire: qui a Termini Imerese nessuno oserebbe alzare un dito su una tuta blu. Nel pomeriggio va in scena la partecipatissima assemblea congiunta, sotto il palco sono assiepati ormai in più di duemila. Non per ascoltare passivamente dei comizi dall'alto, ma per compilare l'agenda di lotta comune. «Quel che accade qui in questi stabilimenti accade in tutto il mondo, Termini Imerese è il mondo, e il mondo è Termini Imerese», insiste Casarini facendo venire i lucciconi agli occhi a chi lo ascolta. Poi la proposta: «Compiremo azioni sulle proprietà della famiglia Agnelli, a sorpresa, in una data che dovrà essere stabilita e chiederemo che una parte del valore di quei beni affluiscano in un fondo per gli operai». «Oggi io mi sento una disubbidiente come voi - dichiara con orgoglio Gegia, insegnante e moglie di un operaio - e sono commossa, davvero commossa per la vostra iniziativa. Perché questo è un movimento di teste pensanti e non un gregge di violenti come lo dipingono i grandi giornali». Applausi, ancora applausi per l'intervento in assoluto più toccante. Anche Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale dei Giovani comunisti e portavoce errante dei disobbedienti è commosso: «dopo questa straordinaria giornata nasce una speranza, ci siamo parlati, ci siamo conosciuti anche nelle differenze ed è stata una cosa bellissima, oggi abbiamo cominciato a scrivere la prima pagina per un nuovo futuro». E oggi il movimento si ritrova a Cosenza dove sfilerà, portando in piazza uno striscione degli operai in lotta di Termini, chiedendo libertà per i compagni sbattuti in galera dalle forze dell'ordine. E martedì ci si rivedrà tutti a Roma per costruire la manifestazione nazionale dei lavoratori della Fiat. Una manifestazione che ormai entra a far parte a pieno titolo del movimento dei movimenti.