da www.voceoperaia.it

Lettera ai compagni
DISOBBEDIENZA E SOCIETA' DELLO SPETTACOLO







Alcuni, da un po' di tempo, ci rimproveravano di avere un "debole" per i Disobbedienti. Di essere indulgenti dimenticando le "malefatte" delle extutebianche, come quando, durante l'aggressione alla Iugoslavia, appoggiavano Otpro, il braccio politico della NATO. Non è così.
In realta' i fatti confermano la mia opinione: che nella melassa del movimento contro la guerra, ci piaccia o no, i Disobbedienti, come dire, stanno sul fianco sinistro, e dunque e' imprescindibile rapportarsi e cercare momenti di unita' d'azione con loro. Le vicende dei blocchi ferroviari avvalorano questa tesi e pongono agli antimperialisti, in modo stringente, la questione di trovare delle modalita' di lotta unitaria con le tanto vituperate extutebianche.

Proprio perche' e' necessario unire le forze e proprio perche' i Disobbedienti (soprattutto grazie ai media) appaiono come in prima linea sul terreno dell'azione concreta, la questione di stabilire una modalita' di relazionamento diventa cruciale.

So gia' che ci saranno coloro che faranno spallucce, quelli che ritengono questo problema di lana caprina. Vabbe'! Peggio per loro.

Il Casarini e' parte integrante di quella che Guy Debord chiamava "societa' dello spettacolo". Dove la realta' non e' solo spettacolarizzata, ma dove essa viene letteralemente de-ricostruita-falsificata-virtualizzata, e sempre nella forma del puro spettacolo funzionale ad un sistema che esalta i gesti esemplari ma li svuota di ogni significato realmente eversivo, proprio perche' la spettacolarizzazione serve a passivizzare e cloroformizzare le masse davantio alla scatola catodica.

I Disobbedienti se ne rendono conto? Comunque giocano tutto sul terreno della spattacolarizzazione, vanno incontro agli appetiti delle tv e delle testate. La cosa e' anche piu' seria: rispondono ad un'esigenza reale, quella delle nuove generazioni che, figlie della "societa' dello spettacolo", non riescono a concepire la lotta sociale se non come... lotta spettacolare e spettacolarizzabile.

Lo spettacolo e' rischioso anche per altre ragioni: induce meccanismi di brutale semplificazione. Mette al posto del ragionamento serio lo slogan urlato, al posto dell'azione efficace quella a massimo effetto immaginifico. A lungo andare la spettacolarizzazione ottunde e disarma il movimento anticapitalista, lo sterilizza, lo riconcilia con la sua impotenza --poiche' il passaggio televisivo sembra che sia sufficiente a se stesso. Poi il campo dello spettacolo e' presidiato e pilotato dal nemico, il quale ha mezzi ancor piu' ottundenti e spettacolari che i suoi modesti avversari. L'aggressione all'raq sara' cosi il piu colossale spettacolo in diretta di tutti i tempi. E non ci sara' Disobbedienza che possa competere a quel livello.

Non dobbiamo essere incartapecoriti, dobbiamo saper cogliere il nuovo che avanza, le nuove forme della lotta e dell'organizzazione delle masse. Ma la Disobbedienza non e' per niente una pratica nuova (la uso' Ghandi in India e poi i radicali in Italia). Ma i Disobbedienti sono lo sporco delle unghie del ghandismo, mentre si rivelano autentici emuli di Pannella, il quale a sua volta storpio' l'esperienza di Ghandi, torcendola e schiacciandola dentro la sintassi della "societa' dello spettacolo".


Io penso che la Disobbedienza civile oltre a non essere una forma di lotta adeguata al livello dello scontro con questo nemico concreto che e' l'imperialismo, e che invece di organizzare sia gravida di disorganizzazione.

Guardiamo al blocco dei treni, atto sacrosanto. Sappiamo bene che tutte le azioni disobbedienti vengono programmate anzitutto in base alle disponibilita' delle troupes televisive. Quando esse arrivano inzia l'agitazione, partite le troupes, cala la quiete. Questo, a lungo andare, e' un boomerang, anche se, sulle prime, serve senz'altro a amplificare la mobilitazione. Chiaro: alla fine i treni passano, poiche' i blocchi non hanno la massa critica per paralizzare il traffico ferroviario (come furono in grado di fare verdi e gli autonomi tedeschi ai tempi del trasporto di uranio alle centrali nucleari, o i compagni greci a Salonicco durante l'aggressione NATO alla Iugoslavia -altro che penetrazione concordata dentro la base di AViano!).
Non sarebbe meglio allentare su questa o quella linea, un tratto di cinquanta-cento metri dei bulloni su cui sono inchiodate le rotaie, lontani ovvio, dalle telecamere? Cosi Trenitalia sarebbe obbligata a controllare chilometri di rete ferroviaria e cio' causerebbe la vera paralisi del trasporto.
Lo ammetto, questo sarebbe "sabotaggio". Ma la guerra e' cosa seria e sono certo che in tanti, tantissimi, capirebbero e in cuor loro simpatizzerebbero. E immagino che tutti i capi disobbedienti e/o pacifisti lancerebbero strali delatori, come fecero contro i "provocatori" Blac Block; che sono "azioni dannose enon paganti"... perche' non si passa sulle TV.

Casarini ritiene che la disobbedienza sia una panacea. Pensa che coniughi al meglio conflitto e consenso. Non e' cosi. Adesso che la guerra e' solo nell'aria le azioni sono comunque minoritarie, domani a guerra scoppiata le azioni di disturbo appariranno carezze. Bazzegole.
Se davvero riusciremo a mobilitare le masse, e se le masse si radicalizzeranno, altro che disobbedienza! Lo Stato calera' le sue carte, e dunque, o tutti a casa o si alza il tiro e lo scontro sara' frontale, senza esclusione di colpi.

La partita decisiva, come sembra, si gioca a Livorno.
Chiedo: ma se i portuali scenderanno in sciopero e il governo usera' il Genio civile che si fara'? E se attorno al porto ci saranno migliaia di persone, ma con la forza imbarcano i mezzi militari, che si fara'?
Ci illudiamo di rispondere con la Disobbedienza? Non diciamno fregnacce. Basta poco perche' partano le cariche. Genova 2001 insegna. A quel punto sappiamo cosa faranno i Casarini-Bertinotti (spalleggiati dagli amici Beati costruttori di pace). Quello che gia' fecero in Via Tolemaide. Dietro-front al Carlini, per poi lasciare i piu' coraggiosi a battersi da soli (salvo poi metterci indegnamente il cappello politico sopra).

Se non ci poniamo questi problemi rischiamo che a Livorno (eventualmente) venga fuori una grande pagliacciata, con i Cento e i Bulgarelli a calmare la piazza per far caricare i mezzi sulle navi.
Ci sono momenti in cui occorre dare spazio e respiro alla rivolta. In questi momenti serve tanto piu' sia la testa che una buona organizzazione. Portare migliaia di persone accanto ai portuali in sciopero (eventualmente) per poi non ottenere nulla (ma solo grandi passaggi televisivi) produrra' un rinculo, il disincanto, un forte riflusso. Dal quale guadagnarennao solo i ceti politico-elettorali e ovviamente, i disobbedienti, che nell'impotenza, appariranno ai giovani come la forza piu' radicale. Solo ottenendo tangibili vittorie sul campo il movimento si allarga e i radicalizza.

Con i disobbedienti tatticamente dunque, ma contro la disobbedienza strategicamente. E se non diciamo come la pensiamo, se non contrastiamo lo spettacolo adesso, se restiamo all'ombra loro, rischiamo che questa corrente si consolidi per un lungo periodo. Sarebbe una iattura.

Non disobbedienza dunque, ma sabotaggio, e non come forma avanguardistica, come fuga in avanti di piccoli nuclei autoreferenziali. Sabotaggio come modalita' complementare e subordinata all'azione diretta e di massa. Quindi nel solco della tradizione proletaria e antimperialista.







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=> Ci dicono che la mani di Pisa e' riuscita, 10mila persone reali. Due le componenti fondamentali, i Cobas in testa e dietro di Disobbedienti, che sono i piu' rumorosi e quelli che sono riusciti a portarsi dietro la gente piu' giovane e molti cani sciolti. Chiaro: essi appaiono come i piu' duri e determinati e intercettano dunque meglio la spinta alla radicalizzazione. E questa e' una brutta gatta pelare per chi si consideri comunista e non movimentista.

****

Gennaro mi rimproverava di avere un "debole" per i Disobbedienti.
In realta' i fatti confermano la mia opinione: che nella melassa del movimento contro la guerra, ci piaccia o no, i Disobbedienti, come dire, stanno sul fianco sinistro, e dunque e' imprescindibile rapportarsi e cercare momenti di unita' d'azione con loro.
Le vicende dei blocchi ferroviari avvalorano questa tesi e pongono agli antimperialisti, in modo stringente, la questione di trovare delle modalita' di lotta unitaria con le extutebianche.

Proprio perche' e' necessario unire le forze e proprio perche' i Disobbedienti (soprattutto grazie ai media) appaiono come in prima linea sul terreno dell'azione concreta, la questiobne di stabilire una modalita' diventa cruciale.

So gia' che ci saranno coloro che faranno spallucce, quelli che ritengono questo problema di lana caprina. Vabbe'! Peggio per loro.

Il Casarini e' parte integrante di quella che Guy Debord chiamava "societa' dello spettacolo". Dove la realta' non e' solo spettacolarizzata, ma dove la realta' viene letteralemente ricostruita-falsificata-virtualizzata, e sempre nella forma del puro spettacolo.
I Disobbedienti lo sanno e giocano tutto sul terreno della spattacolarizzazione, vanno incontro agli appetiti dele tv e delle testate. La cosa e' anche piu' seria: rispondono ad un'esigenza reale, quella delle nuove generazioni che, figli della "societa' dello spettacolo", non riescono a concepire la lotta sociale se non come... lotta spettacolare e spettacolarizzabile.

Ma lo spettacolo e' rischioso, induce meccanismo di brutale semplificazione. Mette al posto del ragionamento serio lo slogan urlato, al posto dell'azione efficace quella a massimo effetto immaginifico. A lungo andare la spettacolarizzazione ottunde e disarma il movimento anticapitalista, lo sterilizza, lo riconcilia con la sua impotenza --poiche' il passaggio televisivo sembra che sia sufficiente, abbastanza. Poi il campo dello spettacolo e' presidiato e pilotato dal nemico, il quale ha mezzi ancor piu' ottundenti e spattacolari che i suoi modesti avversari. L'aggressione all'raq sara' cosi il piu colossale spettacolo in diretta di tutti i tempi. E non ci sara' disobbedienza che possa competere a quel livello.

Non dobbiamo essere incartapecoriti dobbiamo saper cogliere il nuovo che avanza, le nuove forme della lotta e dell'organizzazione delle masse. Ma la Disobbedienza non e' per niente una pratica nuova (la uso' Ghandi in India e poi i radicali in Italia). Io ritengo infine che non sia una forma di lotta adeguata al livello dello scontro, e che invece di organizzare e' gravida disorganizzazione.

Guardiamo al blocco dei treni, atto sacrosanto. Sappiamo bene che tutte le azioni disobbedienti vengono programmate anzitutto in base alle disponibilita' delle troupes televisive. Quando esse arrivano inzia l'agitazione, partite le troupes, cala la quiete. Questo, a lungo andare, e' un boomerang, anche se, sulle prime, serve senz'altro a amplificare la mobilitazione. Chiaro: alla fine i treni passano, poiche' i blocchi non hanno la massa critica per paralizzare il traffico ferroviario (come furono in grado di fare i verdi e gli autonomi tedeschi ai tempi del trasporto di uranio alle centrali nucleari).
Non sarebbe meglio allentare su questa o quella linea un tratto di cinquanta-cento metri dei bulloni su cui sono inchiodate le rotaie, lontani ovvio, dalle telecamere? Cosi Trenitalia sarebbe obbligata a controllare chilometri di rete ferroviaria e cio' causerebbe la vera paralisi del trasporto.
Lo ammetto, questo sarebbe "sabotaggio". Ma la guerra e' cosa seria e sono certo che in tanti, tantissimi, capirebbero e in cuor loro simpatizzerebbero. E immagino che tutti capi disobbedienti e pacifisti lacerebbero strali come fecero contro i "provocatori" Blac Block, per di piu' sono azioni che i Disobbedienti considerano non paganti, perche' non si passa sulle TV.

Casarini ritiene che la disobbedienza siano una panacea. Pensa che coniughi al meglio conflitto e consenso. Non e' cosi. Adesso che la guerra e' solo nell'aria le azioni sono comunque minoritarie, domani a guerra scoppiata le azioni di disturbo appariranno carezze. Bazzegole.
Se davvero riusciremo a mobilitare le masse, e se le masse si radicalizzeranno, altro che disobbedienza! Lo Stato calera' le sue carte, e dunque, o tutti a casa o si alza il tiro e lo scontro sara' frontale, senza esclusione di colpi.

La partita decisiva, come sembra, si gioca a Livorno.
Chiedo: ma se i portuali saranno in sciopero e il governo usa il Genio civile che si fa? E se attorno al porto ci saranno migliaia di persone, ma con la forza imbarcano i mezzi militari, che si fa?
Ci illudiamo di rispondere con la Disobbedienza? Non diciamno fregnacce. Basta poco perche' partano le cariche. Genova 2001 insegna. A quel punto sappiamo cosa faranno i casarini-bertinotti: quello che gia' fecero in Via Tolemaide. Dietro-front al Carlini, per poi lasciare i piu' coraggiosi a battersi da soli (salvo poi metterci indegnamente il cappello politico sopra).

Se non ci poniamo questi problemi rischiamo che a Livorno (eventualmente) venga fuori una grande pagliacciata, con i Cento e i Bulgarelli a calmare la piazza per far caricare i mezzi sulle navi.
Ci sono momenti in cui occorre dare spazio e respiro alla rivolta. In questi momenti serve tanto piu' sia la testa che una buona organizzazione. Portare migliaia di persone accanto ai portuali in sciopero (eventualmente) per poi non ottenere nulla (ma solo grandi passaggi televisivi) produrra' un rinculo, il disincanto, un forte riflusso. Dal quale guadagnarennao solo i ceti politico-elettorali e ovviamente, i disobbedienti, che nell'impotenza, appariranno ai giovani come la forza piu' radicale.

Con i disobbedienti tatticamente dunque, ma contro la disobbedienza strategicamente. E se non diciamo come la pensiamo, se non contrastiamo lo spettacolo adesso, se restiamo all'ombra loro, rischiamo che questa corrente si consolidi per un lungo periodo. sarebbe una iattura.

Non disobbedienza dunque, ma sabotaggio, e non come forma avanguardistica, come fuga in avanti di piccoli nuclei autoreferenziali. Sabotaggio come modalita' complementare e subordinata all'azione diretta e di massa. Quindi nel solco della tradizione proletaria e antimperialista.

Mor.


=> Ci dicono che la mani di Pisa e' riuscita, 10mila persone reali. Due le componenti fondamentali, i Cobas in testa e dietro di Disobbedienti, che sono i piu' rumorosi e quelli che sono riusciti a portarsi dietro la gente piu' giovane e molti cani sciolti. Chiaro: essi appaiono come i piu' duri e determinati e intercettano dunque meglio la spinta alla radicalizzazione. E questa e' una brutta gatta pelare per chi si consideri comunista e non movimentista.

****

Gennaro mi rimproverava di avere un "debole" per i Disobbedienti.
In realta' i fatti confermano la mia opinione: che nella melassa del movimento contro la guerra, ci piaccia o no, i Disobbedienti, come dire, stanno sul fianco sinistro, e dunque e' imprescindibile rapportarsi e cercare momenti di unita' d'azione con loro.
Le vicende dei blocchi ferroviari avvalorano questa tesi e pongono agli antimperialisti, in modo stringente, la questione di trovare delle modalita' di lotta unitaria con le extutebianche.

Proprio perche' e' necessario unire le forze e proprio perche' i Disobbedienti (soprattutto grazie ai media) appaiono come in prima linea sul terreno dell'azione concreta, la questiobne di stabilire una modalita' diventa cruciale.

So gia' che ci saranno coloro che faranno spallucce, quelli che ritengono questo problema di lana caprina. Vabbe'! Peggio per loro.

Il Casarini e' parte integrante di quella che Guy Debord chiamava "societa' dello spettacolo". Dove la realta' non e' solo spettacolarizzata, ma dove la realta' viene letteralemente ricostruita-falsificata-virtualizzata, e sempre nella forma del puro spettacolo.
I Disobbedienti lo sanno e giocano tutto sul terreno della spattacolarizzazione, vanno incontro agli appetiti dele tv e delle testate. La cosa e' anche piu' seria: rispondono ad un'esigenza reale, quella delle nuove generazioni che, figli della "societa' dello spettacolo", non riescono a concepire la lotta sociale se non come... lotta spettacolare e spettacolarizzabile.

Ma lo spettacolo e' rischioso, induce meccanismo di brutale semplificazione. Mette al posto del ragionamento serio lo slogan urlato, al posto dell'azione efficace quella a massimo effetto immaginifico. A lungo andare la spettacolarizzazione ottunde e disarma il movimento anticapitalista, lo sterilizza, lo riconcilia con la sua impotenza --poiche' il passaggio televisivo sembra che sia sufficiente, abbastanza. Poi il campo dello spettacolo e' presidiato e pilotato dal nemico, il quale ha mezzi ancor piu' ottundenti e spattacolari che i suoi modesti avversari. L'aggressione all'raq sara' cosi il piu colossale spettacolo in diretta di tutti i tempi. E non ci sara' disobbedienza che possa competere a quel livello.

Non dobbiamo essere incartapecoriti dobbiamo saper cogliere il nuovo che avanza, le nuove forme della lotta e dell'organizzazione delle masse. Ma la Disobbedienza non e' per niente una pratica nuova (la uso' Ghandi in India e poi i radicali in Italia). Io ritengo infine che non sia una forma di lotta adeguata al livello dello scontro, e che invece di organizzare e' gravida disorganizzazione.

Guardiamo al blocco dei treni, atto sacrosanto. Sappiamo bene che tutte le azioni disobbedienti vengono programmate anzitutto in base alle disponibilita' delle troupes televisive. Quando esse arrivano inzia l'agitazione, partite le troupes, cala la quiete. Questo, a lungo andare, e' un boomerang, anche se, sulle prime, serve senz'altro a amplificare la mobilitazione. Chiaro: alla fine i treni passano, poiche' i blocchi non hanno la massa critica per paralizzare il traffico ferroviario (come furono in grado di fare i verdi e gli autonomi tedeschi ai tempi del trasporto di uranio alle centrali nucleari).
Non sarebbe meglio allentare su questa o quella linea un tratto di cinquanta-cento metri dei bulloni su cui sono inchiodate le rotaie, lontani ovvio, dalle telecamere? Cosi Trenitalia sarebbe obbligata a controllare chilometri di rete ferroviaria e cio' causerebbe la vera paralisi del trasporto.
Lo ammetto, questo sarebbe "sabotaggio". Ma la guerra e' cosa seria e sono certo che in tanti, tantissimi, capirebbero e in cuor loro simpatizzerebbero. E immagino che tutti capi disobbedienti e pacifisti lacerebbero strali come fecero contro i "provocatori" Blac Block, per di piu' sono azioni che i Disobbedienti considerano non paganti, perche' non si passa sulle TV.

Casarini ritiene che la disobbedienza siano una panacea. Pensa che coniughi al meglio conflitto e consenso. Non e' cosi. Adesso che la guerra e' solo nell'aria le azioni sono comunque minoritarie, domani a guerra scoppiata le azioni di disturbo appariranno carezze. Bazzegole.
Se davvero riusciremo a mobilitare le masse, e se le masse si radicalizzeranno, altro che disobbedienza! Lo Stato calera' le sue carte, e dunque, o tutti a casa o si alza il tiro e lo scontro sara' frontale, senza esclusione di colpi.

La partita decisiva, come sembra, si gioca a Livorno.
Chiedo: ma se i portuali saranno in sciopero e il governo usa il Genio civile che si fa? E se attorno al porto ci saranno migliaia di persone, ma con la forza imbarcano i mezzi militari, che si fa?
Ci illudiamo di rispondere con la Disobbedienza? Non diciamno fregnacce. Basta poco perche' partano le cariche. Genova 2001 insegna. A quel punto sappiamo cosa faranno i casarini-bertinotti: quello che gia' fecero in Via Tolemaide. Dietro-front al Carlini, per poi lasciare i piu' coraggiosi a battersi da soli (salvo poi metterci indegnamente il cappello politico sopra).

Se non ci poniamo questi problemi rischiamo che a Livorno (eventualmente) venga fuori una grande pagliacciata, con i Cento e i Bulgarelli a calmare la piazza per far caricare i mezzi sulle navi.
Ci sono momenti in cui occorre dare spazio e respiro alla rivolta. In questi momenti serve tanto piu' sia la testa che una buona organizzazione. Portare migliaia di persone accanto ai portuali in sciopero (eventualmente) per poi non ottenere nulla (ma solo grandi passaggi televisivi) produrra' un rinculo, il disincanto, un forte riflusso. Dal quale guadagnarennao solo i ceti politico-elettorali e ovviamente, i disobbedienti, che nell'impotenza, appariranno ai giovani come la forza piu' radicale.

Con i disobbedienti tatticamente dunque, ma contro la disobbedienza strategicamente. E se non diciamo come la pensiamo, se non contrastiamo lo spettacolo adesso, se restiamo all'ombra loro, rischiamo che questa corrente si consolidi per un lungo periodo. sarebbe una iattura.

Non disobbedienza dunque, ma sabotaggio, e non come forma avanguardistica, come fuga in avanti di piccoli nuclei autoreferenziali. Sabotaggio come modalita' complementare e subordinata all'azione diretta e di massa. Quindi nel solco della tradizione proletaria e antimperialista.