IL PERSONAGGIO / "Sulla devoluzione parla chiaro
il patto elettorale, il Nord è stanco di essere un nano politico"
Il senatur: "Se ci fanno la guerra
io e Silvio al contrattacco"
di GUIDO PASSALACQUA


MILANO - "Io padrone d'Italia? Ma se non riesco nemmeno a piazzare i dieci cuccioli di labrador che ho per casa... D'Alema si sbaglia io non sono padrone di un bel niente". A sentire Umberto Bossi, ieri sera dopo il comizio sfuriata di venerdì a Pavia, sembra che non sia successo niente, come se non avesse detto: "Se non passa la devolution, stop si ferma il governo e tutti a casa", e adesso dice: "Non ci sarà bisogno della fiducia". In realtà venerdì notte e sabato mattina devono essere successe molte cose e ci devono essere state molte telefonate se poi Silvio Berlusconi da Parigi è corso immediatamente a disinnescare la bomba messa dal senatur sotto le poltrone del governo. Ma ieri Bossi, sornione, faceva finta di niente. In realtà la sua strategia del "ricatto" verso Berlusconi (il termine non è casuale, ma è stato usato dallo stesso Bossi nell'ultimo consiglio federale, un mese fa, per spiegare ai suoi dirigenti come si sarebbe mosso nelle settimane a venire), ha funzionato.

Ministro Bossi quante telefonate ci sono state con Berlusconi?
"Nemmeno una, non ci siamo sentiti per niente, delle sue dichiarazioni ho avuto notizia da un giornalista dell'agenzia Ansa".

Sicuro?
"Certo, non c'era bisogno".

Perché?
"Ma è chiaro, la devoluzione e il federalismo sono diventati la bandiera comune della Casa delle libertà".

Allora perché Berlusconi ha sentito il bisogno di fare quella dichiarazione impegnativa?
"La sinistra sta sparando un sacco di balle sulla devoluzione, e hanno avuto la risposta che si meritavano. Continuavano e continuano a fare polemiche, ecco, hanno avuto la risposta. Dicono che si disfa lo stato. Sembrano quei centralisti che tanti anni fa, ed era la Dc piagnona, quando si fecero le Regioni piangevano e dicevano che sarebbe stata minata la sovranità dello Stato, tutte balle allora e oggi. I diritti fondamentali sono garantiti, non è che salterà, che so, la sanità. Oramai è chiaro nei prossimi anni assisteremo al cambiamento federalista del Paese, questo della devoluzione, del titolo V è un segnale importante".

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Se è così, perché venerdì sera ha minacciato di fare cadere il governo?
"Ero arrabbiatissimo"

Con chi?
"Con la sinistra con tutte le storie che sta raccontando in giro".

Era arrabbiato solo con la sinistra? Sembrava che da Pavia mandasse un chiaro messaggio alla maggioranza...
"Davo messaggi a tutti, anche ai miei: è ora che si torni sul territorio, dobbiamo farci vedere. Domenica a Brescia faremo una manifestazione potente sulla devoluzione".

Adesso, dopo le parole di Berlusconi, è meno arrabbiato?
"Sono molto soddisfatto. Berlusconi ha dimostrato che se gli altri fanno la guerra noi andiamo al contrattacco".

Una vittoria della sua posizione.
"Io sono un interventista. Se quattro burattinai e i loro gioppini prendono in giro la gente bisogna rispondere a tono".

Insomma ha vinto lei.
"Io sono convinto che la Casa delle libertà sia compatta. Le aggressioni della sinistra stanno facendo cadere la maschera dell'Ulivo, forza centralista, e il Nord questo lo deve capire bene. Adesso anche le regioni più importanti del Sud capiscono che hanno bisogno del federalismo. A sinistra non è ben chiaro che il mondo sta cambiando".

Allora tutto bene, nessuna incertezza?
"Sulla devoluzione parla chiaro il patto elettorale. Certo l'Ulivo doveva tentare di fare casino, ma lo fa per onor di firma. Da Pavia volevo mandare un messaggio preciso alla sinistra: stop. Loro sparano a zero ma il Nord è stanco di essere un gigante economico e un nano politico".

Ma è sicuro che tutta la maggioranza sia compatta sulla devoluzione?
"È chiaro che c'è il gioco della sinistra di fare leva su qualcuno che teme che si metta la fiducia sulla Finanziaria o sulla devoluzione, ma io non vedo problemi sostanziali all'interno della Cdl. I problemi li vedo per questa sinistra".

Il vice presidente del consiglio Gianfranco Fini dice che non si arriverà alla fiducia.
"Lo penso anch'io. Non ce ne sarà bisogno".

E allora perché Berlusconi ha fatto quella dichiarazione?
"Avrà sentito tutto il vociare dei falsificatori e si sarà preoccupato. Ha fatto un ragionamento saggio".

Per cui nessuna preoccupazione.
"Vedremo tra una settimana cosa sarà degli emendamenti ostruzionistici. Vedremo, aspettiamo una settimana".

Massimo D'Alema dice che lei è il "padrone d'Italia".
"Ma siamo matti. Io sono uno che deve andare in giro con le mutande di ghisa perché altrimenti... certo che lui non le ha messe e vede come è finito, i suoi amici lo hanno sistemato. Peccato perché D'Alema era uno che poteva fare le riforme, ma ora rincorre i girotondini...".

(24 novembre 2002)