CORSICA AMARA: LA PATRIA CHE NON C'E'

Manlio Triggiani

Un canto lamentoso, duro, quello di un corso anonimo che ha scritto un libro
dedicato alla Corsica, "la patria che non c’è", terra ormai coinvolta dalla
mondializzazione e dall’eliminazione delle differenze culturali, terra dove
la lingua corsa si va perdendo, dove anche i figli di famiglie antiche
cominciano a usare il corso solo per espressioni gergali, dimenticando la
lingua degli avi. E’ un discorso che prende a pretesto la terra che l’autore
ama, ma in realtà ha un valore paradigmatico per tutti i Paesi in cui la
globalizzazione cresce. E in questo pamphlet l’anonimo "Corso Donati"
traccia il filo di questa decadenza partendo dall’oppressione francese,
parlando del popolo corso dai sentimenti italiani, dall’amore per l’
irredentista Pasquale Paoli e per l’antipatia violenta che i corsi provano
per il più grande corso della storia, Napoleone, nato da padre corso e madre
toscana, militare che ha lasciato alle spalle la Corsica, pur avendola
sempre nel cuore.

Ma nonostante l’imperatore francese fosse, in realtà, di Ajaccio, e parlasse
con un accento che per tutta la vita ebbe un’inflessione italiana, della
Corsica il potere centrale, in tutte le epoche non si è accorto. "La Corsica
è un’isola, e un’isola circondata di acqua" disse ironicamente l’onorevole
còrso Emmanuele Arene, alla Camera dei deputati nel Palais Bourbon per
rimarcare l’ignoranza dei francesi per le cose di Corsica e la loro
ostentata noncuranza. In realtà, come afferma "Corso Donati", la lontananza
è più spirituale che geografica di questa isola "più vicina delle isole
lontane".

Ma Donati non indulge in un facile amarcord: parla anche delle
responsabilità dei corsi, di quelle famiglie potenti dell’isola che
prontamente servirono i francesi per garantirsi carriere e buoni affari. Se
la prende con certo "familismo", tipico di molte zone d’Italia, che porta a
difendere il "particulare", piuttosto che la comunità in senso ampio, il
Paese, la nazione. E le assonanze con situazioni italiane ricorrono, non a
caso, come è sottolineato nel libro, i corsi sono tutti discendenti di
pisani, di toscani, soprattutto di genovesi.

E per questo la repressione dell’identità è stata praticata sin dall’
Ottocento in tutte le forme possibili. Chi aveva studiato all’Università di
Pisa non poteva avere accesso a cariche pubbliche e a impieghi nella
pubblica amministrazione, il bilinguismo, dopo un certo periodo di
tolleranza, fu cancellato. E proprio la perdita della lingua, dice Donati,
significa la perdita di sé della propria realtà di nazione. Insomma, proprio
la Francia, culla della democrazia, insieme con la Gran Bretagna, è stato il
Paese che ha maggiormente represso e schiacciato la cultura corsa. Ma il
discorso potrebbe continuare parlando anche di altri popoli… Un libro
scritto con il cuore, che rivendica soltanto la propria cultura, il proprio
spirito, la propria terra.


Corso Donati - Corsica AmaraTerziaria Saggi 9I edizione aprile 2000 - Pag.
102 + X - € 10,33 - ISBN 88-86818-53-XCedola di commissione libraria
Da: "ASEFI Editoriale <programma.asefi@asefi.it>