Intervista al costituzionalista Ugo Rescigno, docente all'Università La Sapienza di Roma, sulla riscrittura dell'articolo 117
"Uno sfascio preparato dalla riforma dell'Ulivo"


Angela Azzaro

«Sono veramente preoccupato. Se passa la devolution, come sembra che stia per accadere, si minano principi fondamentali come quelli di uguaglianza, solidarietà, progresso, civiltà. Si attacca la possibilità che esista una comunità». Ugo Rescigno, docente di diritto costituzionale all'Università La Sapienza a Roma, non usa mezzi termini per descrivere lo sfascio cui la riforma della Lega sta per dare vita. Uno sfascio annunciato, «preparato - denuncia il costituzionalista - dalla riforma federalista del centrosinistra».

Partiamo dall'oggi così gravido di minacce per un futuro in cui il diritto di cittadinanza sia veramente tale. Che cosa stanno combinando centrodestra e governo sulla spinta del ricatto bossiano?
L'idea è che in tre settori fondamentali - sanità, istruzione, polizia locale - si passi alla competenza esclusiva delle regioni. Come unico limite la Costituzione, ma senza alcun vincolo generale di tipo statale. Che poi vuol dire nazionale. Avremo così ventun scuole, con ventun programmi, altrettanti sistemi sanitari.

Con quali effetti sulle politiche delle singole regioni?
Il quadro che si va prospettando è abbastanza evidente: le regioni, soprattutto del Sud, che non hanno risorse abbasseranno di molto il livello dei servizi; quelle soprattutto del Nord, con molti più soldi a disposizione, continueranno a cedere il sociale ai privati, con un aumento dei costi tali che solo chi ha molti soldi potrà permettersi una sanità o una scuola degne di questo nome. La devoluzione porta di fatto la competizione economica anche sul piano delle istituzioni. Spero che la stessa maggioranza si ravveda e non ceda al ricatto della Lega. E smetta di soffiare sul fuoco, mettendo a rischio l'unità del Paese. E' assurdo che una forza politica così piccola, riesca ad avere un potere tanto forte. "Merito" del sistema maggioritario, che veniva spacciato come una possibilità di arginare questi fenomeni ora così determinanti.

Qual è il meccanismo più pericoloso che mette in moto la riforma dell'articolo 117?
In origine, prima della riforma federalista,
alle regioni spettavano poche competenze subordinate ai principi fondamentali. Le leggi regionali disciplinavano l'organizzazione o il personale, ma non il rapporto con i cittadini regolato dalle leggi nazionali. Oggi si assiste a una vera e propria schizofrenia. Mentre a livello europeo si tende a una forte centralizzazione legislativa, per tenere insieme una comunità, in Italia si va nella strada esattamente opposta.

Ancora prima un fatto o misfatto fondamentale: la modifica del titolo V della Costituzione promosso dal centrosinistra. Che cosa ha comportato?
Ha comportato che abbiamo già ora regimi diversi nelle diverse regioni. Il centrosinistra si difende con il richiamo alla Costituzione, che garantisce i livelli essenziali, ma questi alla fine si rivelano essere sempre quelli minimi. L'Ulivo ha fatto il deserto sposando l'ideologia delle privatizzazioni. Oggi dovrebbe cambiare completamente linguaggio, tentando di farsi capire.

Quali altri effetti ha avuto la riforma federalista voluta dall'Ulivo e, purtroppo, sancita da un referendum?
Quello che è stato fatto apre la strada alla devoluzione, ancora più disastrosa, che si vuole realizzare oggi. Se il centrosinistra non avesse voluto quella riforma, anche in questi giorni l'azione di opposizione avrebbe un altro valore. Di fatto il centrodestra non fa che esasperare un processo già iniziato, tanto che gli basta un articolo di poche righe per scrivere la devoluzione. Il resto è già stato approvato.

Come uscire da una situazione così grave?
L'unica arma che abbiamo è quella del referendum. Una battaglia che richiede una grande mobilitazione da parte di tutti. Il referendum si può vincere, ma non abbiamo certezze e, se si perdesse, sarebbe veramente un disastro.

Liberazione 28 novembre 2002
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