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Discussione: Immigrati news

  1. #71
    P.N.F.
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    L'automobilista non l'ha vista: ha avvertito un colpo sulla fiancata, è tornato indietro e ha trovato la ragazza esanime
    Prostituta investita e uccisa
    Slovacca di 22 anni ieri notte era lungo la circonvallazione

    CASTELFRANCO. Aveva 22 anni, era una clandestina di nazionalità slovacca. E' morta ieri notte sulla circonvallazione, morta sul colpo dopo essere stata investita da un'auto che nemmeno l'aveva vista. Il conducente della Golf aveva avvertito un colpo sordo, ma era passato oltre quel gruppetto di persone ferme sul ciglio della statale. Poi è tornato indietro: sulla strada non c'era più nessuno, in mezzo alla carreggiata c'era il corpo, immobile, di una donna.
    Di lei si sa solo che si chiamava Monika Burianova ed era nata nel 1980. Era stata identificata, tempo fa, dalle forze dell'ordine castellane. Dove vivesse, non si sa; forse aveva condiviso una casa nella Castellana insieme alle amiche che l'altra sera erano con lei, quelle che poi sono fuggite di corsa abbandonandola alla sua sorte su quella strada buia.
    Monika era una delle tante lucciole che ormai da anni, alla faccia delle retate dei carabinieri, frequentavano la circonvallazione di Castelfranco. Con serio pericolo per la loro incolumità, perchè nelle ore notturne automobilisti e camionisti su questo rettilineo sfrecciano a forte velocità, e per quella di chi è di passaggio, che di punto in bianco potrebbe trovarsi davanti a un'auto che improvvisamente si blocca o a una donna che «passeggia» quasi in mezzo alla carreggiata.
    Più o meno quello che è successo L.B., venticinquenne di Castelfranco, che martedì sera poco prima di mezzanotte stava percorrendo la statale 53 al volante della sua Golf. Il giovane, stando alla sua testimonianza, si era accorto di un gruppetto di persone ferme, qualcuno in auto e qualcuno no, lungo il ciglio della strada. Si sarebbe portato verso il centro della carreggiata ma probabilmente, proprio mentre li stava superando, la ragazza si è spostata finendo contro l'auto. Un colpo preso sulla fiancata che il conducente ha sentito senza però avvertire la gravità del fatto. Per capire cos'era successo il giovane è tornato indietro. Nel buio ha visto il corpo di una donna sull'asfalto e la strada deserta. Ha chiamato i soccorsi e i carabinieri: per Monika non c'era più niente da fare. Sarà effettuata l'autopsia per capire le cause della morte.



    Riconosce le ladre dal giornale
    In tribunale due zingare che avevano rubato 600 euro

    MONTEBELLUNA. «Sono loro quelle che mi hanno portato via i soldi - ha esclamato di scatto Filomena Bordin - Le riconosco: sono queste due persone in foto sul giornale». Ha avuto davvero una buona memoria la donna derubata di Valdobbiadene, che a distanza di 15 giorni è riuscita a ricordarsi la fisionomia delle due zingare che le avevano sottratto quasi 600 euro. Quando pensava che ormai non fosse più possibile risalire alle ladre, nelle mani di Filomena Bordin è arrivato, invece, il giornale con la foto delle zingare, cioè Sonia e Annamaria Levacovic. Inutile precisare che le foto erano a corredo di un articolo che raccontava il fermo delle due donne, eseguito dalle forze dell'ordine in quanto avevano commesso altri reati. La donna di Valdobbiadene, a questo punto, ha presentato una querela contro di loro. Un fatto accaduto nel marzo del 2001: ieri, in tribunale a Montebelluna, è iniziato il processo, ma è stato rinviato perché Sonia e Annamaria Levacovic hanno fornito un alibi, sostenendo che il giorno del furto si trovavano entrambe a Roma. Nella prossima udienza si verificherà chi ha ragione
    Si è concluso, invece, il processo per altre due nomadi, sorprese a rubare in casa Boschin, a Montebelluna in via Col dell'Orso. Erano state portate in caserma: Milka Petrovic indossava un braccialetto rubato ai Boschin: è stata condannata a 8 mesi di carcere e 300 euro di multa; la Jovanovic a 2 mesi.

    POLIZIA
    Controlli a tappeto sui clandestini

    CONEGLIANO. «Gli esposti in commissariato contro presunti immigrati clandestini che si insediano negli appartamenti e nelle aree dismesse della città ci arrivano a pioggia. Dal 10 novembre partiremo con le verifiche a tappeto»: il vicequestore Giuseppe Corsi annuncia l'avvio di una serie di servizi di controllo che saranno svolti subito dopo l'entrata in vigore della nuova legge Bossi-Fini. In questo periodo i controlli si sono ridimensionati perché pendeva la possibilità della sanatoria. Le segnalazioni giunte dai quartieri sono state qualche decina negli ultimi mesi, quattro solo negli ultimi giorni. «C'è chi si lamenta della presenza di cinesi, com'era già avvenuto in via Manin, con proteste per trambusti e rumori - spiega il vicequestore - e chi se la prende con altri extracomunitari. Sono tutte segnalazioni che vanno verificate, per accertare se si tratti di soggetti in possesso del permesso di soggiorno oppure no». Nel recente passato le situazioni più calde hanno riguardato l'ex area Zanussi, dove tra le macerie erano state realizzate piccole baraccopoli, alcuni alloggi disabitati in via Manin, l'area ex Enel in viale Matteotti, dove erano stati sistemati dei giacigli nei capannoni abbandonati, e un capannone dismesso in via Maggior Piovesana, poco distante dalla sede del commissariato, capannone che ospitava diversi cittadini orientali, sistemati in condizioni a dir poco precarie.

    Dalla Tribuna di Treviso 07/11/2002

  2. #72
    P.N.F.
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    In un container sull'aia la "casa" dei clandestini e nella vecchia filanda altri immigrati irregolari:

    Un vasto servizio di prevenzione è stato effettuato la scorsa notte dai carabinieri di Cittadella. Una ventina i militari impiegati. I controlli hanno interessato gli edifici abbandonati nella zona di competenza della Compagnia. Nella vecchia filanda di San Martino di Lupari, in via Cardinale Agostini, sono stati trovati cinque giovani immigrati romeni sprovvisti del permesso di soggiorno. L'edificio, abbandonato da anni, assomiglia ad una discarica: vecchie gabbie per polli, spazzatura, ratti. A Villa del Conte, nella casa colonica di S.V., agricoltore cinquantaquattrenne, i carabinieri hanno trovato altri otto romeni clandestini. Quattro uomini e quattro donne, che vivevano in un container e in una roulotte collocati sull'aia del rustico, in mezzo a tacchini e mucche. Sono stati tutti accompagnati in Questura per l'espulsione. Una decina di loro sarà imbarcata oggi su un aereo a Bologna. Uno degli stranieri trovati alla filanda, ventunenne, è stato arrestato in applicazione della nuova normativa sull'immigrazione in quanto risultato inottemperante al decreto di espulsione emesso dal questore di Gorizia.


    VIA GUIDO RENI
    Auto-ariete contro la farmacia: bottino di 5 euro

    A giudicare dalla macchina utilizzata come "ariete" non è improbabile che il colpo sia opera di romeni. A farne le spese è stata la farmacia di via Guido Reni, a San Carlo. L'allarme è scattato alle tre e mezza di ieri notte. Con una Ford Fiesta di colore scuro i ladri hanno sfondato la vetrina anteriore della farmacia. Il fracasso ha svegliato gli abitanti del condominio che si sono affacciati alla finestra convinti che si trattasse di un incidente stradale. Invece hanno fatto appena in tempo a scorgere i ladri che se la svignavano in fretta e furia. Tanti danni, ma bottino assai magro: cinque euro soltanto sottratti dal registratore di cassa. Secondo la polizia le modalità della spaccata - quasi una sorta di firma - potrebbero far ritenere che gli autori siano immigrati dell'Est europeo. Di recente, all'Arcella, è stato istituito un posto di vigilanza della Questura.


    AUTO USATE
    Truffato dai nomadi operaio padovano Vende la vettura in cambio di euro fantasma
    Castelfranco
    NOSTRO SERVIZIO

    Tenta di vendere l'auto e si ritrova truffato. Protagonista della disavventura un giovane operaio padovano, Fabio Vanuzzo, che circa un anno fa decide di mettere in vendita la sua auto, una Golf 1.900 turbo diesel. Sperando in un affare, evitando l'intermedizione di un concessionario, mette un annuncio in una nota rivista di inserzioni gratuite. La risposta tarda ad arrivare, presto lo chiama al telefono un altro ragazzo intenzionato all'acquisto per la cifra pattuita di 35 milioni di vecchie lire. L'appuntamento per lo scambio avviene a Castelfranco. L'operaio padovano consegna la sua macchina, l'acquirente un cospicuo assegno. Ma la felicità per la vendita conclusa dura ben poco, giusto il tempo di arrivare alla banca per mettere all'incasso il titolo di credito e scoprire che è totalmente scoperto. L'indagine, scattata a seguito della denuncia del padovano, ha accertato che l'acquirente aveva aperto il giorno stesso dello scambio, un conto corrente "fantasma" presso il Banco Posta castellano. Un conto su cui naturalmente non aveva versato un soldo. Ieri il processo per truffa a carico di Giordan Braidich, questo il nome giovane nomade identificato come l'acquirente, residente a Mirano ma di fatto senza fissa dimora. Il Tribunale di Treviso nella sezione staccata di Castelfranco ha accolto la richiesta di patteggiamento e ha condannato il nomade a 6 mesi di reclusione con la sospensione condizionale e al pagamento di 200 euro di multa più 600 euro per le spese di parte civile. Intanto l'auto è sparita, già rivenduta ad un terzo che ora si troverà anche lui nei guai per l'incauto acquisto.

    Dal Gazzettino di Padova 07/11/2002

  3. #73
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    Padova, giovedì 7 novembre 2002, S. Ernesto

    CITTADELLA CAMPOSAMPIERO

    Rumeni ammucchiati fra gli animali
    e rifugiati nell'inferno della filanda

    di Paola Malagoli

    SAN MARTINO DI LUPARI. Vivevano in condizioni pietose. Quasi disumane. In mezzo alla sporcizia, agli escrementi e ai topi. Tredici rumeni clandestini sono stati scovati l'altra notte dai carabinieri: alcuni dormivano all'interno dell'ex filanda, in via Agostini di San Martino di Lupari. Gli altri in roulotte e container divorati dalla ruggine, nell'aia di un agricoltore di Villa del Conte.
    Uomini e donne che, per ripararsi dal freddo, sono costretti a coricarsi in mezzo alle immondizie e ai sorci. Venti i militari che hanno effettuato i controlli. Come prima tappa sono andati a dare un'occhiata all'interno dell'ex filanda, un edificio da troppo tempo abbandonato all'incuria e alla devastazione, in condizioni vergognose. Oltre che estremamente pericolose (un eventuale incendio comporterebbe rischi enormi per l'intero isolato). In quegli ampi spazi, dove topi e scarafaggi vivono da padroni, dove ci sono ancora le vecchie gabbie arrugginite dei polli, tra macerie crollate ed escrementi, si rifugiano costantemente i clandestini. Ce n'erano cinque, l'altra notte. Tutti rumeni, tra i venti e i trent'anni. Poveri disperati. Che sono stati svegliati, portati prima in caserma a Cittadella e poi in questura a Padova. Tra loro ce n'era uno, un ventunenne, che era stato colpito un mese fa da un ordine di espulsione del questore di Gorizia: in attuazione della nuova legge Bossi-Fini è stato arrestato e, questa mattina, sarà processato per direttissima.
    Da San Martino di Lupari e Villa del Conte per togliere il coperchio a un'altra situazione drammatica. Due vecchie roulotte e un container, ormai inservibili, erano piazzati in mezzo all'aia di S.B., agricoltore di 57 anni, residente in via Casere. In mezzo ai pollai e alle stalle. Lì vivevano ammucchiati altri otto rumeni, quattro uomini e altrettante donne, giovani che non vanno oltre i 35 anni. Anche loro vivevano in condizioni raccapriccianti, ospitati dall'agricoltore che, in cambio, si faceva probabilmente aiutare nel lavoro dei campi. Pure questi stranieri hanno finito la nottata all'Ufficio immigrazione della Questura. Al termine delle lunghe e difficili operazioni di identificazione, dieci rumeni sono stati accompagnati all'aeroporto di Bologna per il rimpatrio.

    Il Mattino di Padova
    http://www.mattinopadova.quotidianie...tcam/mp701.htm

  4. #74
    Veneta sempre itagliana mai
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    Padova, sabato 9 novembre 2002, S. Oreste

    Il Mattino di Padova


    ABANO TERME COLLI

    BATTAGLIA
    Giovane operaia nigeriana
    denunciata per due clandestini


    BATTAGLIA. La cittadina termale sta diventando sempre più il dormitorio degli africani, che sbarcano il lunario facendo gli ambulanti abusivi. A Padova e dintorni. Per questo motivo i carabinieri hanno accentuato i controlli negli appartamenti affittati regolarmente dai connazionali, dove spesso trovano ospitalità (più o meno a pagamento) gli illegali. L'altra mattina all'alba hanno fatto irruzione nell'abitazione, in via Maggiore 64, dove vive una giovane nigeriana, una ventinovenne, in regola con il permesso di soggiorno, che lavora come operaia. All'interno dormivano due connazionali, di 19 e 20 anni, clandestini, ai quali aveva messo a disposizione i posti-letto. Nella stanza c'era anche la merce (fazzoletti di carta e quant'altro) che i due andavano vendendo durante il giorno. La nigeriana è stata denunciata per favoreggiamento all'immigrazione clandestina.
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    Padova, sabato 9 novembre 2002, S. Oreste
    Il mattino di Padova

    PADOVA

    Nove rumeni sorpresi dai vigili
    Retata di clandestini
    alla Fornace Morandi


    Clandestini scovati all'interno dell'ex Fornace Morandi. Gli agenti della polizia municipale hanno fatto irruzione insieme agli agenti delle Volanti all'interno del grande edificio abbandonato di via Duprè, che continua ad essere ricovero di stranieri illegali. Che negli ampi stanzoni dormono tra macerie ed immondizie, nascondendo anche refurtiva e droga. Nove rumeni, l'altra mattina, sono stati svegliati dai vigili urbani della Sis (Settore interventi speciali). Un risveglio burrascoso: i nove rumeni sono stati portati all'Ufficio immigrazione della questura, e ieri pomeriggio sei di loro erano già all'aeroporto di Verona dove era in partenza in volo per Bucarest. Rimpatrio immediato, quindi, per coloro che erano già stati colpiti dall'ordine di espulsione. All'interno dell'edificio i vigili hanno trovato anche un discreto gruzzolo di refurtiva; c'erano portafogli, autoradio, libretti degli assegni, ammucchiati in un angolo. Ogni cosa è stata sequestrata, ed ora è al vaglio degli inquirenti, che cercheranno di risalire ai proprietari.
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    Padova, sabato 9 novembre 2002, S. Oreste
    Il mattino di Padova

    PADOVA

    Volanti all'Arcella, spacciatore catturato in via Anelli
    Due ladruncoli sorpresi
    a saccheggiare il market


    Due rumeni sorpresi a rubare all'interno di un supermercato. Un altro bloccato dai poliziotti delle Volanti mentre tentava di rubare una macchina all'Arcella. Molto giovani i ladruncoli che stavano facendo la spesa gratis al «Lidl» di via Sorio 114. Prendevano scatolette e barattoli dai vari scaffali e li nascondevano sotto i giubbotti o nella cintola, tanto da sembrare gli «omini» della pubblicità Michelin. Hanno cercato di superare le casse senza pagare, ma sono stati subito bloccati dagli addetti alla vigilanza. Che hanno chiamato i carabinieri del Radiomobile. I due rumeni, ragazzini di 15 e 17 anni, sono stati denunciati. Viceversa è finito in cella Gheorghita Purcario, 31 anni, rumeno. E' stato catturato dagli agenti delle Volanti in via Piacentino, sorpreso mentre cercava di rubare una Ford Fiesta. Tentava di collegare i fili dell'accensione per metterla in moto quando si è accorto dell'arrivo dei poliziotti. E' schizzato fuori dalla vettura, cercando di scappare via. Ma è stato raggiunto e preso. Aveva divelto la portiera della macchina, staccato i fili e rovistato all'interno. Un altro arresto è stato compiuto dagli agenti del Commissariato, che hanno bloccato uno spacciatore tunisino. Arfaoui Hassan, 32 anni, è stato notato mentre confabulava con due «tossici» friulani nel cortile di via Anelli. Appena ha visto gli agenti è scappato, infilandosi nell'androne del civico 31. Inseguito, si è lanciato per le scale buttando giù vari sacchetti. Che via via venivano raccolti dai poliziotti. Sono stati sequestrati 13 grammi di eroina e due di coca.
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    Treviso, sabato 9 novembre 2002, S. Oreste
    La tribuna di treviso

    CONEGLIANO

    Il negozio rapinato

    AL SUPERMERCATO CAD DI VIA CADORE
    Immigrato fa la spesa senza pagare il conto
    Un cassiere lo ferma, lui lo getta a terra e scappa

    f.a.

    CONEGLIANO. Fa la spesa senza pagare il conto e poi fugge tra le casse spedendo a terra uno dei dipendenti del supermercato che cercano di bloccarlo. Una rapina impropria è stata messa a segno giovedì, poco prima di mezzogiorno, al supermercato Cad di via Cadore, una rivendita all'ingrosso di profumi e di altri prodotti. Un giovane immigrato, probabilmente albanese, è entrato nel negozio e si è impadronito di tre confezioni di profumo senza farsi notare dal personale. Al momento di raggiungere le casse si è allontanato a tutta velocità, percuotendo e facendo cadere a terra un dipendente del negozio che cercava di sbarrargli la strada, e che è stato soccorso dagli altri dipendenti.
    Inutile il tentativo di agguantare il malvivente nonostante l'inseguimento per strada.
    Al proprietario del supermercato non è rimasto che sporgere denuncia contro ignoti al commissariato di polizia di Conegliano. «L'ipotesi che si tratti di un immigrato è stata formulata dallo stesso denunciante - spiega il vicequestore Giuseppe Corsi - il giovane è riuscito a fuggire approfittando della confusione in centro dell'ora di punta».
    All'inseguimento del malvivente, molto movimentato, hanno assistito molti passanti.
    Dopo l'assalto a villa Armellin in via Croce e sei furti commessi in pochi giorni ai danni di auto e camion parcheggiati, la situazione dell'ordine pubblico in centro e nell'immediata periferia di Conegliano continua a restare piuttosto calda. E infatti le forze dell'ordine hanno deciso di aumentare i controlli.









  5. #75
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    Sabato 9 Novembre 2002

    Un algerino clandestino aveva fatto di viale Piave il suo quartier generale
    Scoperto con dosi d’eroina e arrestato:

    Spaccia droga in un casolare abbandonato di viale Piave e quando vede la polizia, nascosto nello scantinato cerca di ingoiare un involucro di nylon con sette grammi di eroina. Il personale del primo nucleo squadra volante e del commissariato sezionale di pubblica sicurezza ha arrestato l’algerino Alì Ayari, 27 anni, sedicente, clandestino con precedenti per reati concernenti gli stupefacenti. Erano state le numerose segnalazioni arrivate al «113» a mettere in allerta la polizia che ha iniziato a tenere sotto controllo l’edificio in cui era stato segnalato l’andirivieni. E così ieri mattina, alle 9.30, dopo un appostamento, la polizia è entrata in azione. Nello scantinato e addosso all’uomo è stata trovata la droga, che è stata sequestrata, assieme a 250 euro ritenuti proventi dello spaccio. L’algerino è stato quindi portato a Montorio a disposizione dell’autorità giudiziaria. (a.v.)


    Sequestrati i mezzi di due autisti lituani e di un moldavo
    Camionisti stranieri... sregolati dritti nel mirino della Stradale:

    Ha dato immediati frutti la giornata di impegno di una pattuglia della Polstrada di Verona che in un pomeriggio ed in una mattinata ha controllato 26 autotreni stranieri ed ha riscontrato che ben quattro non erano in regola e non avevano diritto di viaggiare sulle strade italiane. «Abbiamo applicato le norme. Gli automezzi, tra cui due lituani ed uno polacco - spiega il vicequestore aggiunto Maria Laura Barbera della Polstrada scaligera - sono stati posti sotto sequestro per tre mesi e i documenti sono stati ritirati. Probabilmente erano, in partenza, molti di più i mezzi non in regola, ma gli autisti, avvertiti dai colleghi, alla frontiera hanno regolarizzato la documentazione». La Polstrada tornerà a controllare mezzi e autisti perché tutto sia regolare, con vantaggio per la sicurezza stradale, ma anche per gli operatori corretti. «Siamo pienamente soddisfatti dell’esito delle verifiche - conferma il presidente dell’Unione autotrasportatori, Upav, Francesco Corsi - perché si è confermata la preparazione dei nostri agenti, insieme alla validità delle nostre leggi e si è impedito che proseguisse in modo sempre più clamoroso un'attività illecita e di concorrenza sleale».
    Infatti, mentre gli automezzi italiani sono sottoposti a rigidi controlli sulle strade d'Europa (e gli autisti sono obbligati anche a conoscere le lingue straniere, come in Germania) c'era la convinzione che in Italia tutto fosse più o meno permesso. Per entrare nel nostro Paese con un carico, ad esempio, è necessario che i mezzi siano muniti di un documento internazionale(Cem), valido per un solo viaggio andata e ritorno e che deve accompagnare le merci fino alla destinazione.
    Una delegazione di Upav ed Assindustria è stata ricevuta dal prefetto Francesco Giovannucci al quale ha fatto presente questa situazione chiedendo al rappresentante del Governo di trasmettere ai vari ministeri competenti la richiesta degli operatori veronesi di una normalizzazione dei controlli, con applicazione semplicemente delle leggi italiane, alle varie dogane. Il prefetto Giovannucci ha espresso compiacimento per l'attività della Polstrada scaligera ed ha indetto un incontro per un riesame della situazione e dei possibili interventi degli organismi statali.


    E’ scattato l’arresto per tentato omicidio. Il ferito risiede in città
    Un cinese titolare di una stireria accoltellato da un connazionale:

    Ha accoltellato un imprenditore, suo connazionale, per un a mancata assunzione. Protagonista dell ’ episodio un cittadino cinese clandestino, Zhiming Wang, 37 anni, arrestato la scorsa notte dai Carabinieri di Alba Adriatica (Teramo) con l ’ accusa di tentativo di omicidio.
    L ’ episodio è avvenuto poco dopo mezzanotte di ieri a Nereto (Teramo), nei pressi dell ’ abitazione di un imprenditore tessile, Y.Z. 32 anni , residente a Verona, titolare di una stireria.
    I due hanno cominciato a discutere violentemente per la richiesta di Wang di farsi assumere. All ’ improvviso Wang ha estratto un coltello a serramanico e ha colpito al torace il connazionale .
    L’ uomo è riuscito a spostarsi all ’ ultimo momento, evitando che la lama perforasse i polmoni; il colpo gli ha provocato però una profonda ferita suturata dai medici del pronto soccorso dell ’ ospedale di Sant ’ Omero (Teramo).
    L ’ imprenditore guarirà in una ventina di giorni.
    Wang è stato rintracciato, bloccato ed arrestato dai c arabinieri della locale stazione pochi minuti dopo l ’ accoltellamento. È stato rinchiuso nel carcere di Castrogno a disposizione del magistrato. Per lui si profila la pesante ipotesi di tentato omicidio


    Da L'Arena di Verona

  6. #76
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    Sabato 9 Novembre 2002

    Piccola patria con grandi problemi
    2 - Veronetta. La forte concentrazione di immigrati in un contesto di degrado abitativo crea una miscela esplosiva. Tuttavia c’è qualcuno che prova a migliorare la situazione

    Molti stranieri si sentono quasi a casa loro. Ma i veronesi doc sono esasperati

    Veronetta è unanimemente considerato il quartiere cittadino più esposto a problemi di sicurezza, legati in parte allo stato di abbandono, in qualche caso degrado vero e proprio, in cui certe zone sono state lasciate, in parte alla concentrazione di immigrati stranieri che - seguendo una logica ben nota a tutti i fenomeni migratori urbani da un secolo e mezzo a questa parte - tendono a raggrupparsi in quelle che Ulderico Bernardi, nel suo libro La Babele possibile , chiama «piccole patrie». Scrive il professore di Sociologia dei processi culturali nel dipartimento di scienze economiche di Ca’ Foscari che esse «svolgono in un primo tempo funzioni di ammortizzatore sociale e culturale, agevolano il trapianto con le cure dell’aria conosciuta, fatta di voci che si intendono, di negozi che offrono le derrate abituali, di locali che servono i cibi e le bevande consuete, di chiese della propria fede. Queste forme organizzate che ripropongono i modi di vita tradizionale e che dovrebbero permettere una comunicazione e un’integrazione garantita, richiamano a considerare l’importanza e il ruolo delle politiche locali, urbane e regionali. Anche per impedire che le patrie di quartiere si trasformino in ghetti, generando chiusure tra i cittadini autoctoni e immigrati».
    «Parole illuminanti», sottolinea il presidente della Prima Circoscrizione Luisa Caregaro, «che faccio mie, come progetto proprio per affrontare e possibilmente risolvere i problemi di Veronetta, per i quali ce la stiamo mettendo tutta».
    In realtà la zona dove maggiormente è sentito l’allarme sicurezza è un quadrilatero che occupa circa un quarto dell’intero quartiere, che si estende lungo l’ansa dell’Adige dentro la cinta delle mura scaligere da Porta San Giorgio a Porta Vittoria. Un quadrilatero che ha per lati l’asta via Don Mazza via Cantarane, salita Santo Sepolcro, via San Zeno in Monte, via Carducci e via San Vitale, e come tracciati principali interni via XX Settembre e via San Nazaro che poi si biforca in via Muro Padri e via Trezza. Questa «red zone» è chiusa a sud dal complesso Università-caserme (che dovrebbero in prospettiva diventare la cittadella universitaria una volta avviata la trasformazione della Passalacqua e della Santa Marta) e a nord dalle colline di San Giovanni in Valle, Fontana del ferro e Madonna del Terraglio.
    Un’inchiesta della Associazione famiglie veronesi contro la droga, finanziata dalla Regione, che scade a dicembre, ha monitorato con una rete di osservatori i problemi di sicurezza sociale che rendono difficile la vita dei cittadini nei quartieri e nel centro storico di Verona. Interessante proprio perché è una sommatoria di episodi acuti, per usare una terminologia medica, questa indagine, che è riportata anche in Internet nel sito http://www.itinerarisicurezza.org , indica in Veronetta la zona più «a rischio», segnalando scippi, siringhe abbandonate, presenza di clandestini, spaccio di droga, sporco, degrado e perfino prostituzione, anche se non esercitata per strada come in altri quartieri.
    I problemi di convivenza tra italiani e stranieri sono poi senz’altro acuiti dalla percentuale altissima di anziani. Secondo una indagine della Caritas gli ultrasessantenni sono infatti oltre il 65 per cento dei novemila abitanti (contro 40 mila di un tempo) delle cinque parrocchie storiche di Veronetta: San Paolo, San Nazaro, San Tomaso, Santa Maria in Organo e Santo Stefano. «Molti di questi anziani vivono soli», dice Gilberto Corazza dell’associazione, «e incontrano problemi di pressioni psicologiche, che talvolta sfociano in vere aggressioni, quando escono senza accompagnamento in certe strade».
    Secondo l’avvocato Augusta Selmo, che in un altro servizio testimonia la trasformazione del quartiere nel corso degli anni, i problemi di malavita sono collegati alla presenza di due contrapposti clan di stampo mafioso. «Da un lato ci sono i nordafricani, i maghrebini, che hanno il loro quartier generale nella galleria Embassy», dice, «dall’altro gli slavi e gli albanesi, che operano nei pressi del supermercato Ins. Spesso ci sono scontri tra loro per il controllo del territorio. Devo anche però sottolineare», conclude la Selmo, «che gli africani, che sono la stragrande maggioranza, sono generalmente tranquilli e conducono una loro vita senza disturbare».
    Nel quartiere è molto attivo anche un comitato, il Gruppo famiglie di Veronetta, che ha il quartier generale nelle parrocchie di San Nazaro e San Paolo, dove ha attivato un centro di ascolto con il «Progetto Osservatorio», e pungola gli amministratori: quelli di centrodestra prima, quelli di centrosinistra ora. Per ben due volte la Caregaro nelle scorse settimane è scesa nella «fossa dei leoni» di Veronetta per rendersi conto di persona del clima di esasperazione vissuto dagli abitanti e capire dove provvedere con maggior urgenza. Adesso tocca al sindaco Paolo Zanotto: nei prossimi giorni è infatti fissato un incontro.
    Intanto qualcosa di concreto per migliorare la vivibilità la Prima circoscrizione sta già facendo. «Stiamo raggiungendo un accordo per la chiusura notturna della Galleria Embassy», riferisce la Caregaro, «e abbiamo sollecitato e ottenuto una maggior vigilanza nel quartiere, dove potrebbe essere dislocato anche il comando dei vigili di quartiere. Onoltre con l’Amia c’è l’accordo per un lavaggio settimanale delle aree più degradate dal punto di vista igienico. Da questo punto di vista vedremo di realizzare dei servizi igienici pubblici, con bagni chimici. Abbiamo fatto un sopralluogo al parco giochi di San Sepolcro e provvederemo a renderlo più agibile. Infine tra non molto i ponteggi che chiudono il passaggio di Porta Vescovo saranno tolti per il restauro e l’area sarà risanata».
    Risposte concrete. È proprio questo che gli abitanti di Veronetta attendono da molti, troppi anni.

    - Quasi 11 mila abitanti. Molti i fatti di nera
    Numerose le risse con il coltello Nel 2001 c’era scappato il morto

    Veronetta è uno dei quattro quartieri che rientrano nella Circoscrizione Prima - Centro Storico, al pari di San Zeno, Cittadella e Città Antica. Al suo interno, si compone di quattro «zone omogenee», come vengono definite dalla terminologia comunale, ovvero San Paolo, Veronetta propriamente detta, San Giovanni in Valle e San Stefano. Conta su sette parrocchie: San Paolo, Santi Nazaro e Celso, San Tomaso, Santa Maria in Organo, San Giovanni in Valle, Santo Stefano e San Giorgio in Braida. Gli abitanti, esclusi ovviamente gli irregolari, sono circa 10.700 di cui 1300 bambini e giovani fino ai 18 anni, 4270 persone tra i 19 e i 44 anni, 5080 oltre i 45 anni. Tra maschi e femmine c’è una differenza di oltre 600 unità a favore di queste ultime. Su 5380 famiglie ben 3040 sono nuclei con un solo componente. n Non è solo il quartiere dell’Università, delle caserme, degli istituti religiosi, degli immigrati, delle osterie. Veronetta sale purtroppo abbastanza spesso alla ribalta della cronaca nera, soprattutto per accoltellamenti e risse. L’episodio più grave risale al 29 maggio 2001, quando un pensionato fu accoltellato a morte in casa, in via Don Mazza (l’immigrato sospettato del delitto fu rimesso in libertà per insufficienza di prove). Il 4 agosto di quest’anno, una domenica, ad essere accoltellata, in via XX Settembre, è una ragazza di colore. A fine settembre, dopo una serie di risse, uno strano incendio in galleria Embassy mette a repentaglio la vita di alcune persone: per un soffio, il peggio viene evitato. Il 5 novembre due stranieri vengono accoltellati in Alto San Nazaro.

    - La testimonianza
    Paradiso di artigiani oggi dominio di racket e fracassoni

    L’avvocato Augusta Selmo è una «veronettiana de soca». Nata a San Nazaro, da una famiglia che vi abita da generazioni e dove vive tuttora. «Ho assistito alla trasformazione, che spesso assomiglia a una lunga agonia, del mio quartiere», dice quando le chiediamo di rievocare come è cambiata Veronetta intorno a lei nel corso dei decenni. «Quando sono nata io, nel 1940, questo era un quartiere di famiglie numerose e di artigiani operosi e bravissimi. E anche di industrie. Qui, di fronte a casa mia, ad esempio, c’era il primo stabilimento delle Officine Grafiche Mondadori. Fu proprio mio padre, che era avvocato di Arnoldo Mondadori, a mediare la permuta con il Comune dei terreni a San Michele (che l’amministrazione pubblica aveva ricevuto in eredità da Achille Forti) dove poi è sorto l’attuale stabilimento. Ma c’erano anche Groppo, in via XX Settembre, dove operava anche Cavadini, una delle migliori fonderie di campane d’Italia». «Via Trezza», continua l’amarcord dell’avvocatessa, «era piena di tanti piccoli artigiani molto qualificati, barbieri, sarti, restauratori che erano veri e propri artisti del legno e costruivano burattini meravigliosi. Tutto scomparso».
    Scomparso per la metamorfosi di un’intera società, non solo di un quartiere. Forse la caratteristica di Veronetta di essere zona residenziale di grandi famiglie nobiliari in decadenza, che hanno lasciato palazzi immensi in decadimento, ma insieme anche di grandi caserme (che a loro volta avevano preso il posto di ex conventi) e di attività imprenditoriali votate o a essere spostate per poter affrontare le nuove sfide del mercato o a scomparire di fronte alla modificazione dei commerci, ha accentuato certi problemi.
    «In effetti questa è un’area di grandi palazzi storici oggi in degrado», conferma la Selmo. «Qui i proprietari delle case erano padroni da cielo a terra, come si dice, e questo fa sì che oggi non investano nel restauro. C’è un palazzetto, in via San Nazaro, di proprietà di un medico legnaghese, che è un ricettacolo di topi».
    L’evoluzione però ha coinvolto anche il tessuto sociale del quartiere. «Oggi qui c’è un amalgama di tutte le razze», dice. E usa proprio questo bel termine, entrato nel mondo occidentale durante il medioevo, come trascrizione dell’arabo « amal al-jama’a », che significa «attuazione di un’unione» e per estensione poi «mescolanza omogenea di elementi diversi». Un termine che dimostra con la sua storia come le parole possano trasmigrare da una cultura all’altra, da una lingua all’altra. E se lo fanno le parole, segno dei pensieri, perché non potrebbero farlo anche gli uomini che quelle parole hanno inventate?
    La Selmo denuncia il caporalato che viene attuato da alcuni immigrati nei pressi di Porta Vescovo, in un esercizio che è anche centro di riciclaggio di biciclette rubate e altra refurtiva, nello stesso tempo però punta il dito sui «fracassoni della notte». «Qui c’è una concentrazione incredibile di locali aperti di notte fino alle 2 e oltre. C’è gente, tutti italiani, che arrivano con macchinoni che parcheggiano ovunque dove capita e rendono impossibile dormire. E per la loro sicurezza si portano dietro cagnoni terribili, dobermann e altro, che sono così spaventosi per cui si ha anche paura a scendere in strada. E gli schiamazzi che fanno sono inenarrabili». (g.b.)

    La presenza di studenti stempera la tensione
    I molti giovani iscritti all’Università sono avvertiti dalla gente come un elemento positivo

    Dai colori delle facce e dalle scritte multilingue dei negozi, sembra di trovarsi in un sobborgo di Parigi, o di New York. Invece siamo a Veronetta. Via XX Settembre è un incrocio di razze, di culture e anche di problemi. In questa zona, dove è massiccia la presenza di extracomunitari non sempre regolari, si alimentano le paure della popolazione, allarmata per le risse, gli schiamazzi, gli ubriachi, i traffici «strani», gli appartamenti vicini sovraffollati di immigrati che solo in gruppo possono permettersi di pagare certi affitti stratosferici. Basta domandare in giro e la paura, in particolare nelle persone anziane, si percepisce chiaramente, anche se a chiedere di cosa esattamente hanno paura, non sanno rispondere. Il problema della sicurezza non è sentito allo stesso modo ovunque. Ad esempio, la crescita dell'Università ha portato più giovani nelle case e nelle strade intorno all'ateneo, e la gente passeggia più tranquilla, nonostante la presenza del dormitorio pubblico in fondo a via Campofiore.
    «Ci sono sempre più ragazzi per strada, a tutte le ore, e questo fa sentire più sicuri» spiega Mario Olivieri, che abita vicino all'Università. «Ma io non esco lo stesso la sera, perché in via Campofiore c'è troppo buio, i lampioni sono alti e coperti dalle piante. Non si vede dove si mettono i piedi. Abbiamo raccolto 60 firme l'anno scorso, chiedendo anche migliore pulizia, ma non ci è stato risposto».
    Si gira l'angolo e la situazione cambia totalmente. Perfino la postina, Mariarosa Albrigi (sorella dell'assessore Marialuisa), pur «conoscendo» un po' tutti, non si fida più: «Troppa delinquenza. Porto sempre con me le chiavi del motorino, quando entro negli androni».
    E le forze dell'ordine? «Passano molto, questa zona è controllata» risponde Mario Fino, fruttivendolo di via XX Settembre. «Ma il problema vero è che non si sa chi abita veramente in queste case. Se continuiamo ad affittarle a prezzi alti, è normale che gli immigrati si organizzino. Gli extracomunitari in questo quartiere sono tanti, ma non mi danno alcun problema. Stanno sempre tra loro». Di tutt'altro parere una cliente, Angela Olivieri: «Io abito non lontano dal Teatro Camploy. Lì, dove ci sono i giardini fuori della porta Vescovo, si trova di tutto, gente che dorme, che fa i suoi bisogni, che litiga in continuazione. E le strade? Non si può più camminare sui marciapiedi, sempre pieni di macchine parcheggiate. Ci sentiamo abbandonati». Stesso tono per la direttrice del discount "In's mercato" di via XX Settembre. «Furti e danni sono all'ordine del giorno» dice allargando le braccia. «Abbiamo dovuto mettere un dispositivo antitaccheggio, ma serve più controllo. E poi c'è il problema del nostro parcheggio, dove la sera stazionano anche 50-60 immigrati, bevono, si ubricano e pisciano dappertutto. Noi usciamo alle 20.30 e abbiamo paura». Di fronte al parcheggio c'è la macelleria Molon. Il titolare Alessandro delinea scenari apocalittici: «Molti immigrati dormono in Alto San Nazaro e si ritrovano qui dalle sei-sette di sera in poi: gli stranieri spacciano e gli italiani comprano. La situazione prima o poi degenererà e Veronetta non sarà più il quartiere storico di Verona: già ci sono molti negozi e ristoranti stranieri, poi cominceranno anche a comprarsele, le case, e l'anima veronese di Veronetta scomparirà».
    Altro «punto caldo», via San Nazaro. Lo testimonia Caterina Santin: «Davanti alle poste la sera, verso mezzanotte, inizia lo spaccio, è tutto un viavai di motorini e auto. E la scalinata? Un vespasiano. Abbiamo chiamato più volte l'Amia, che ha pulito, ma il giorno dopo è tutto come prima».
    Il problema dello spaccio di droga, a Santa Toscana come nella zona di piazza Isolo, è vecchio come il mondo e non sembra scomparire. «Da quando c'è il cantiere, i vicoli sono tornati luoghi di spaccio e di ritrovo degli sbandati» spiega Gianni Pelosato, che ha l'edicola in piazza Isolo, spostata temporaneamente davanti alla chiesa di Santa Maria in Organo. «La gente si rintana in casa, tanto che alle 19 chiudo tutto, perché non passa più nessuno. Ma il vero problema di questa zona è il traffico, ormai insostenibile».
    «Il problema sicurezza è a macchia di leopardo. Io abito in una delle zone calme, ma conosco situazioni di disagio, parlo di Duca d'Aosta, XX Settembre, Cantarane» testimonia Maurizio Zanetti, professore che abita a Veronetta. «Penso comunque che complessivamente si possa uscire tranquilli, la sera: le osterie tengono aperto fino a tardi, e sono sempre piene di gente. Il male più grave del quartiere è il traffico di attraversamento, in particolare in via Carducci, e il parcheggio selvaggio. Speriamo nel nuovo parcheggio di piazza Isolo, che risolva almeno in parte questo problema».
    «Tutto da rifare. Servono più controlli», dice lapidario Gardino Bocchi, titolare del bar Pippo in piazzetta Santo Stefano. «Gli extracomunitari non preoccupano, è il traffico che ci soffoca». Il signor Renato porta a passeggio il cane poco lontano, ai giardini a fianco della chiesa di San Giorgio: «C'è sempre tanta gente qui, soprattutto d'estate, e molti immigrati che si ritrovano. Ti chiedono soldi, sigarette. A volte sono un po' insistenti, ma niente di grave. Il problema sorge quando bevono troppo».
    Daniela Bruna Adami


    - Due parroci: La criminalità attecchisce sulla povertà

    «Sono qui da un mese e quindi è presto per formulare una mia opinione, ma il primo impatto è che Veronetta è una realtà complessa, dove purtroppo sono molti i poveri gravemente poveri». Don Orfeo Massalongo dal 6 ottobre è il nuovo parroco di San Nazaro, nel cuore di Veronetta. E' passato da una comunità di nemmeno mille abitanti, San Rocco di Piegara, ad una parrocchia di quattromila persone e piena di problemi. Si sofferma sul tema della povertà non a caso, ma perché convinto che della povertà si approfitta la criminalità.
    «Sento la gente che si lamenta sempre degli extracomunitari, ma poi all'incontro sull'integrazione razziale con l'assessore Brunelli, sono venuti in pochi» dice don Orfeo. «Non ci sono molti contatti tra le culture, tranne forse con gli immigrati dello Sri Lanka, che sono cattolici e la gente li incontra in chiesa. Degli africani, quasi tutti musulmani, nessuno sa niente. In questo quartiere convivono indifferenza e grandi slanci. Qui vicino ha sede la San Vincenzo, che distribuisce vestiti usati e vi arrivano molti immigrati anche da altri quartieri».
    Don Carlo Fiorini, prete di Santa Toscana, sdrammatizza con ironia. «La sicurezza a 'Negronetta'? Non ho mai avuto problemi, anche se molto prima che arrivassero gli immigrati, questo quartiere era chiamato delle tre C: chiese, caserme e casini. È ancora così».
    Sulla convivenza con gli extracomunitari, don Fiorini concorda col parroco di San Nazaro: «Il problema vero è che non c'è integrazione tra le diverse culture, non c'è un vero contatto tra i veronesi e gli immigrati. La paura nasce dalla non conoscenza, e infatti nessuno si lamenta degli srilankesi, che lavorano e vanno
    in chiesa esattamente come
    noi». (d.b.a.)

    - Un sondaggio: I questionari confermano il forte disagio

    Nata nel 1981, per iniziativa di Carlo Avanzini, l’Associazione famiglie veronesi conta oggi una novantina di soci. È presieduta da Gilberto Corazza e ha due sedi, quella centrale in via del Carroccio 15 e quella operativa in uno scantinato (una sistemazione poco dignitosa, obiettivamente, per entrare bisogna infatti passare dai garage e farsi strada tra le auto e il camper antidroga) nel superpalazzo che ospita il Sert 1 in via Germania. Da tre anni ha ricevuto l’incarico di monitorare il territorio per l’emergenza sicurezza sociale. Per questo ha predisposto un questionario, distribuito finora a 1353 persone di 10 quartieri - Borgo Venezia, Porto San Pancrazio, Borgo Milano, Borgo Roma, Quartiere Stadio, Centro storico, Borgo San Pio X, San Zeno, Santa Lucia e Golosine - con cui ha cercato di individuare le aree esposte a maggior rischio. Ha contattato inoltre 60 referenti di enti o associazioni, da comitati di famiglie a parroci, e soprattutto, grazie ai 12 operatori che ha messo in campo, ben 750 esercenti di pubblici esercizi, considerati osservatori privilegiati. Per il 65% degli intervistati nei rispettivi quartieri ci sono problemi di sicurezza, mentre per il 62% ci sono rischi per la salute. Nel sito Internet http://www.itinerarisicurezza.org i dati fino al 31 dicembre 2001 segnalano 25 zone di abbandono siringhe, individuate in Centro storico e Veronetta, 115 punti di crisi per la sicurezza in Centro Storico, Veronetta e San Zeno, 23 punti di emergenza microcriminalità, 120 persone con problemi di tossicodipendenza contattate sul territorio. Si tratta di statistiche non eseguite su campioni significativi scientificamente testati, ma comunque interessanti perché raccolgono la punta dell’iceberg del fenomeno, dal punto di vista di chi maggiormente percepisce l’insicurezza nelle zone in cui vive. Una sommatoria di lamentele e segnalazioni di episodi di microcriminalità. Spesso le analisi sono un po’ troppo piene di «sembra», «si sospetta», «si dice», «hanno segnalato», ma il dato relativo alle percezioni degli intervistati sulla efficacia degli interventi dei servizi sociali e delle forze dell’ordine dimostra come questa fascia di popolazione, formata probabilmente da persone maggiormente spaventate, si senta poco protetta. Solo per il 18,3% gli interventi delle forze dell’ordine sono efficaci, mentre le risposte sfiduciate, che assommano l’inefficacia, la scarsa presenza, l’impotenza, la mancanza di personale e di strumenti, l’indifferenza e l’insufficiente organizzazione, arrivano al 72,9%. Ancora una volta la percezione del problema è più grave di quanto il problema effettivamente sia.

    Da L'Arena di Verona

  7. #77
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    Sabato 9 Novembre 2002

    Carabinieri e vigili: Hanno rubato auto e motorino Due fermati

    Villafranca. I Carabinieri della stazione di Villafranca hanno eseguito un fermo di polizia giudiziaria verso un ragazzo rumeno, O.S. del 1975, risultato non in regola e a bordo di un ciclomotore rubato. Il giovane è stato condotto alla casa circondariale di Montorio. All’operazione ha collaborato la polizia municipale. Analogo intervento è stato eseguito dai carabinieri in servizio a Sommacampagna, sempre con l’appoggio dei vigili urbani. In questo caso è stato fermato un giovane di Teramo, D.S. del 1971, senza fissa dimora e pluripregiudicato, a bordo di una Renault Twingo rubata sulla quale aveva montato targhe false. È stato portato al carcere di Montorio a disposizione dell’autorità giudiziaria. (f.m.)

    Da L'Arena di Verona

  8. #78
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    Roma: 60 ovuli di cocaina in pancia:

    Fiumicino, arrestata un'ecuadoregna

    Una giovane cittadina ecuadoregna è stata arrestata all'aeroporto di Fiumicino per essere stata trovata in possesso di due chili e mezzo di cocaina. La donna, tra l'altro in stato interessante, teneva gran parte della droga in 60 ovuli nascosti nell'addome, mentre il resto del carico era nello zaino. Le indagini hanno permesso un altro arresto, quello di un imprenditore romano del mondo dello spettacolo, A.J., destinatario della partita di cocaina.
    Alle prime domande dei finanzieri di Fiumicino, la sudamericana aveva risposto ostentando sicurezza ma, dopo un controllo approfondito, nello zaino che portava sulle spalle è stata trovata la cocaina, ben occultata nei doppifondi.
    A tradire la ragazza è stato il suo nervosismo: a quel punto i finanzieri l'hanno condotta all'ospedale di Ostia, dove la donna ha confessato ai medici non solo di avere oltre 60 ovuli di cocaina nell'addome, ma anche di essere incinta.
    La partita di droga, una volta tagliata, avrebbe fruttato circa un milione e mezzo di euro. Dall'inizio dell'anno, le Fiamme Gialle hanno arrestato 33 corrieri di droga, con oltre 150 chili di sostanze stupefacenti.


    Da tgcom.it

  9. #79
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    CERIMONIA
    Cittadinanza italiana a un giordano: da 32 anni vive e lavora in città

    Un uomo di 51 anni, nato in Giordania, che da 32 anni vive e lavora nella Capitale, è stato insignito ieri dal sindaco Veltroni della cittadinanza italiana. La nuova cerimonia verrà usata di solito dall’ufficiale dell’anagrafe che donerà anche una copia rilegata del decreto del presidente della Repubblica.

    IMMIGRAZIONE
    Fiumicino, 25 stranieri irregolari arrestati dalla Polaria in 20 giorni

    Negli ultimi 20 giorni gli uomini della Polaria hanno fermato e arrestato 25 stranieri, la maggior parte eritrei, sorpresi all’aeroporto di Fiumicino con documenti falsi e già colpiti da provvedimento di espulsione. Gli inquirenti hanno individuato un’organizzazione dedita al traffico di documenti falsi.

    Corriere della Sera - Cronaca di Roma 09/11/2002

  10. #80
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    I sindacati: migliaia di irregolari licenziati. Un rumeno si uccide

    MILANO - Un cittadino romeno di 45 anni si è tolto la vita ieri a Civitavecchia, impiccandosi ad un albero. In tasca aveva un biglietto nel quale spiegava i motivi del suo gesto: senza un lavoro regolare, non era riuscito a rientrare nell’ultima sanatoria. Chi lo conosceva racconta che aveva il terrore di essere rimpatriato. A Nereto, in provincia di Teramo, un immigrato clandestino cinese, Zhiming Wang, 37 anni, ha accoltellato il suo datore di lavoro, Y. Z. un connazionale che fa l’imprenditore tessile. Wang gli aveva chiesto si assumerlo e lui si era rifiutato. La vittima guarirà in una ventina di giorni, Wang è stato arrestato dai Carabinieri e ora si trova in carcere.
    Due episodi apparentemente scollegati fra loro, ma che fotografano l’incertezza e l’angoscia che ha colto tanti extracomunitari che lavorano in Italia alla vigilia della scadenza dei termini per la sanatoria che li potrebbe regolarizzare. L’ultimo giorno utile è lunedì. E in queste ore sono molti i segnali preoccupanti che arrivano dal mondo del lavoro, spesso sommerso, nel quale si muovono gli immigrati nel nostro Paese.
    Secondo la Uil di Roma e Lazio, per esempio, la lista di extracomunitari licenziati dai propri datori di lavoro che non vogliono regolarizzarli si è allungata a dismisura. «Nei primi cinquanta giorni utili per la domanda sono state licenziate 4.500 persone. Nel primo mese erano state circa 1.700», ha spiegato il segretario generale Alberto Sera. Secondo i dati del sindacato, al primo posto ci sono i peruviani, seguiti da bengalesi, moldavi, rumeni, ucraini, colombiani e polacchi. «Risparmiati», invece, filippini e capoverdiani, che spesso sono presenti in Italia da più tempo. E ancora non basta. Un allarme simile era stato lanciato due giorni fa dalla Cgil a Milano, dove centinaia di lavoratori extracomunitari che avevano chiesto l’assunzione a chi fino ad ora li impiegava «in nero» sono stati licenziati. «Oltre 700 lavoratori immigrati si sono presentati agli sportelli della Camera del Lavoro per denunciare il fatto di essere stati licenziati, invece che regolarizzati, dai rispettivi datori di lavoro - spiegava il comunicato della Cgil -. E’ successo nel primo dei tre giorni utili per presentare richiesta di permesso di soggiorno da parte di chi aveva un lavoro, seppur in nero».
    Per il sindacato sarebbe la prova che i meccanismi della Bossi-Fini sono troppo rigidi per i datori di lavoro e possono causare discriminazioni per i lavoratori immigrati.


    Immigrati, in 550 mila per la sanatoria
    Lunedì ultimo giorno: il 40% sono colf e badanti. Restano i permessi per chi denuncia di essere in nero

    ROMA - La «circolare della discordia» non è stata ritirata e resta in vigore così com’era previsto fino a lunedì prossimo: 6 mesi di permesso di soggiorno all’immigrato che denuncia il datore di lavoro non disposto a regolarizzarlo. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri placando tuoni e fulmini scagliati il giorno prima da Umberto Bossi. E mentre si ricompone l’ennesimo scontro sull’immigrazione all’interno della maggioranza, con la Lega da una parte, An e Ucd dall’altra, le previsioni sulla sanatoria che scadrà l’11 novembre parlano di 550 mila domande. Con una sorpresa che ribalta le attese della vigilia: solo il 40% delle domande riguarderebbe colf e badanti mentre il 60% sarebbe costituito da extracomunitari dipendenti di imprese. LA CIRCOLARE - Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi (Udc), esce soddisfatto dal Consiglio dei ministri: «C’è stato un chiarimento con Pisanu e alla fine Bossi ha condiviso il contenuto della circolare». Il giorno prima il leader della Lega si era scagliato contro il testo ispirato da An perché avrebbe protetto gli extracomunitari e punito i datori di lavoro. È toccato a Gianfranco Fini, prima del Consiglio dei ministri, chiarire a Bossi il contenuto della circolare spiegando che aveva la funzione di evitare una raffica di regolarizzazioni per via giudiziaria (nonché di ricorsi alla Consulta), data l’indifendibilità di chi licenzia l’immigrato per non metterlo in regola. Così, ieri mattina a Palazzo Chigi, sono bastati dieci minuti al vicepresidente del Consiglio, sostenuto da Giovanardi e Buttiglione, per chiudere la vicenda.
    «UN ATTO DI CIVILTA’» - Alfredo Mantovano (An) conferma che la circolare è stata la «prosecuzione tecnica» dell’intervento fatto da Gianfranco Fini pochi giorni prima al Parco Principi, quando invitò a chiare lettere gli immigrati a denunciare i datori di lavoro che procedessero al licenziamento anziché alla regolarizzazione. Ma il sottosegretario all’Interno canta vittoria non solo per quest’ultima battaglia, ma per tutta l’operazione che porterà alla probabile emersione di circa mezzo milione di extracomunitari: «Non è stata una sanatoria, ma un atto di civiltà». E di fronte alla Lega che continua a più riprese a storcere il naso di fronte agli effetti della nuova legge, così risponde: «Ma potevamo forse espellere 500 mila persone? No, e comunque è meglio vederle integrate a pieno diritto nella nostra società piuttosto che farle restare in un perenne stato di irregolarità».
    MENO COLF DEL PREVISTO - La sorpresa delle ultime ore riguarda soprattutto la percentuale di colf e badanti sul totale delle domande presentate agli uffici postali per la regolarizzazione: rappresentano solo il 40 per cento, mentre il resto, cioè la maggioranza, sarebbe costituito dagli extracomunitari dipendenti di imprese. Si tratta delle previsioni ufficiose del Viminale. Il ministero dell’Interno azzarda anche una cifra sul totale delle pratiche che dovranno essere esaminate dalle prefetture quando, lunedì prossimo, scadrà il termine fissato per la sanatoria: 550 mila circa, per le quali si ipotizza una «scrematura» attorno al 10 per cento. Quindi alla fine i regolarizzandi potrebbero essere mezzo milione. Se la cifra sarà confermata si tratterà della più grande operazione di messa in regola mai effettuata.
    LE SANATORIE «FUNZIONANO» - Uno studio dell’Istituto Cattaneo, mettendo insieme i dati delle quattro passate regolarizzazioni, dimostra che in Italia il principale strumento utilizzato per stabilizzare la popolazione immigrata è proprio la sanatoria. Perché fino ad oggi ne hanno usufruito ben 800 mila stranieri ai quali si aggiungeranno ben presto i 500 mila dell’operazione in corso. Ma il dato interessante è che appena il 5 per cento finora è tornato, per diversi motivi, in una situazione di irregolarità. E quindi gli immigrati che vengono messi in regola mettono le radici in Italia, continuando a lavorare e a risiedere nel territorio con le loro famiglie. In altre parole, le sanatorie «funzionano».

    Dal Corriere della Sera 09/11/2002

 

 
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