L'automobilista non l'ha vista: ha avvertito un colpo sulla fiancata, è tornato indietro e ha trovato la ragazza esanime
Prostituta investita e uccisa
Slovacca di 22 anni ieri notte era lungo la circonvallazione
CASTELFRANCO. Aveva 22 anni, era una clandestina di nazionalità slovacca. E' morta ieri notte sulla circonvallazione, morta sul colpo dopo essere stata investita da un'auto che nemmeno l'aveva vista. Il conducente della Golf aveva avvertito un colpo sordo, ma era passato oltre quel gruppetto di persone ferme sul ciglio della statale. Poi è tornato indietro: sulla strada non c'era più nessuno, in mezzo alla carreggiata c'era il corpo, immobile, di una donna.
Di lei si sa solo che si chiamava Monika Burianova ed era nata nel 1980. Era stata identificata, tempo fa, dalle forze dell'ordine castellane. Dove vivesse, non si sa; forse aveva condiviso una casa nella Castellana insieme alle amiche che l'altra sera erano con lei, quelle che poi sono fuggite di corsa abbandonandola alla sua sorte su quella strada buia.
Monika era una delle tante lucciole che ormai da anni, alla faccia delle retate dei carabinieri, frequentavano la circonvallazione di Castelfranco. Con serio pericolo per la loro incolumità, perchè nelle ore notturne automobilisti e camionisti su questo rettilineo sfrecciano a forte velocità, e per quella di chi è di passaggio, che di punto in bianco potrebbe trovarsi davanti a un'auto che improvvisamente si blocca o a una donna che «passeggia» quasi in mezzo alla carreggiata.
Più o meno quello che è successo L.B., venticinquenne di Castelfranco, che martedì sera poco prima di mezzanotte stava percorrendo la statale 53 al volante della sua Golf. Il giovane, stando alla sua testimonianza, si era accorto di un gruppetto di persone ferme, qualcuno in auto e qualcuno no, lungo il ciglio della strada. Si sarebbe portato verso il centro della carreggiata ma probabilmente, proprio mentre li stava superando, la ragazza si è spostata finendo contro l'auto. Un colpo preso sulla fiancata che il conducente ha sentito senza però avvertire la gravità del fatto. Per capire cos'era successo il giovane è tornato indietro. Nel buio ha visto il corpo di una donna sull'asfalto e la strada deserta. Ha chiamato i soccorsi e i carabinieri: per Monika non c'era più niente da fare. Sarà effettuata l'autopsia per capire le cause della morte.
Riconosce le ladre dal giornale
In tribunale due zingare che avevano rubato 600 euro
MONTEBELLUNA. «Sono loro quelle che mi hanno portato via i soldi - ha esclamato di scatto Filomena Bordin - Le riconosco: sono queste due persone in foto sul giornale». Ha avuto davvero una buona memoria la donna derubata di Valdobbiadene, che a distanza di 15 giorni è riuscita a ricordarsi la fisionomia delle due zingare che le avevano sottratto quasi 600 euro. Quando pensava che ormai non fosse più possibile risalire alle ladre, nelle mani di Filomena Bordin è arrivato, invece, il giornale con la foto delle zingare, cioè Sonia e Annamaria Levacovic. Inutile precisare che le foto erano a corredo di un articolo che raccontava il fermo delle due donne, eseguito dalle forze dell'ordine in quanto avevano commesso altri reati. La donna di Valdobbiadene, a questo punto, ha presentato una querela contro di loro. Un fatto accaduto nel marzo del 2001: ieri, in tribunale a Montebelluna, è iniziato il processo, ma è stato rinviato perché Sonia e Annamaria Levacovic hanno fornito un alibi, sostenendo che il giorno del furto si trovavano entrambe a Roma. Nella prossima udienza si verificherà chi ha ragione
Si è concluso, invece, il processo per altre due nomadi, sorprese a rubare in casa Boschin, a Montebelluna in via Col dell'Orso. Erano state portate in caserma: Milka Petrovic indossava un braccialetto rubato ai Boschin: è stata condannata a 8 mesi di carcere e 300 euro di multa; la Jovanovic a 2 mesi.
POLIZIA
Controlli a tappeto sui clandestini
CONEGLIANO. «Gli esposti in commissariato contro presunti immigrati clandestini che si insediano negli appartamenti e nelle aree dismesse della città ci arrivano a pioggia. Dal 10 novembre partiremo con le verifiche a tappeto»: il vicequestore Giuseppe Corsi annuncia l'avvio di una serie di servizi di controllo che saranno svolti subito dopo l'entrata in vigore della nuova legge Bossi-Fini. In questo periodo i controlli si sono ridimensionati perché pendeva la possibilità della sanatoria. Le segnalazioni giunte dai quartieri sono state qualche decina negli ultimi mesi, quattro solo negli ultimi giorni. «C'è chi si lamenta della presenza di cinesi, com'era già avvenuto in via Manin, con proteste per trambusti e rumori - spiega il vicequestore - e chi se la prende con altri extracomunitari. Sono tutte segnalazioni che vanno verificate, per accertare se si tratti di soggetti in possesso del permesso di soggiorno oppure no». Nel recente passato le situazioni più calde hanno riguardato l'ex area Zanussi, dove tra le macerie erano state realizzate piccole baraccopoli, alcuni alloggi disabitati in via Manin, l'area ex Enel in viale Matteotti, dove erano stati sistemati dei giacigli nei capannoni abbandonati, e un capannone dismesso in via Maggior Piovesana, poco distante dalla sede del commissariato, capannone che ospitava diversi cittadini orientali, sistemati in condizioni a dir poco precarie.
Dalla Tribuna di Treviso 07/11/2002




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