Mattino di Padova 02/12/2002
Risse selvagge e raid notturni in Prato
Rumeno rapinato e picchiato a sangue da ignoti
Marocchino brillo minaccia la gente col bastone
L'episodio del pestaggio è avvenuto ieri notte Il ferito è ricoverato in Clinica chirurgica
Sabato notte ruggente in Prato della Valle, con due aggressioni alla «si salvi chi può» messe in atto a poche ore di distanza l'una dall'altra, complice l'elevato tasso alcolico dei contendenti. Entrambe evidenziano aspetti misteriosi. Specialmente l'ultima, una presunta rapina avvenuta verso l'1.40 all'angolo tra Prato della Valle e Corso Vittorio Emanuele. Pestato selvaggiamente da sconosciuti, un giovane rumeno è crollato a terra, mentre gli aggressori si sono dissolti nell'oscurità come meteore. I soccorritori l'hanno trovato supino, in una maschera di sangue.
Hanno provato a farlo parlare: macché. Proprio in quel momento transitava una gazzella dei carabinieri. Un cittadino è corso a bloccarla. Dai primi accertamenti è emerso che il rumeno non era stato solo picchiato. Qualcuno gli aveva pure sbattuto la testa contro la vicina pompa di benzina. Il ferito, condotto in «sala rossa» del pronto soccorso, è stato poi ricoverato in Clinica chirurgica con una prognosi di 10 giorni, non avendo le radiografie evidenziato fratture. La sua testa ed il suo volto hanno però traumi contusivi dappertutto.
Il ferito si chiama Stephan Minaila ed ha 29 anni. La sua identificazione è risultata rapida poiché vicino a lui è stato recuperato il suo giubbotto nero con relativi documenti a comprovare che era in attesa di ottenere il permesso di soggiorno tramite un contratto di lavoro subordinato. All'inzio non appariva im grado di connettere e nemmeno di muovere la testa. Verso l'alba, smaltiti i fumi dell'alcol, Stephan si è ricordato che abitava in via Algarotti e che alcuni sconosciuti, piombati alle sue spalle, lo avevano riempito di botte per rapinarlo. Predatori della notte o rissanti a tutta...birra?
La seconda storia vede protagonista Mohadin Abblamagjd, un marocchino di 39 anni, finito sabato sera all'ospedale per la frattura del setto nasale. Verso le 20.50, ai piedi della basilica di Santa Giustina, un gruppo di magrebini comincia a farsi effervescente. Gli animi s'infiammano. I più accaniti nel darsele di santa ragione sono due marocchini, impegnati in una lotta all'ultimo respiro che si protrae fino all'interno dell'Isola Memmia dove Mohadin riceve dall'antagonista un poderoso pugno al volto che gli rompe il naso. E giù sangue, mentre il rivale se la svigna approfittando della confusione. A quell'ora infatti Prato della Valle è tutt'altro che deserto.
La scena finale ricalca una partita di baseball. Il ferito va su tutte le furie. Afferra un bastone e punta minaccioso verso due cingalesi estranei alla rissa. Con la sbornia che si ritrova, tutto per lui diviene confuso. A loro non resta che scappare. Solo i carabinieri riescono a bloccare Mohadin, caricato in ambulanza e condotto all'ospedale dove gli aggiustano il naso e lo trattengono fino a domenica mattina. Ma lui quella notte brava l'ha già dimenticata.
Si lancia dal poggiolo, inseguito e preso
Movimentato arresto di un ladro e del palo sorpresi in un ufficio di Rubano
RUBANO. Un ladro era arrampicato sul poggiolo e se ne stava chino davanti alla serratura della porta-finestra dell'ufficio, armeggiando con un grosso cacciavite, al primo piano della palazzina di piazza Martin Luter King 21 di Rubano.
Il complice stava immobile sotto il balcone, a fare da «palo». Questa la scena che si è presentata alle due pattuglie dei carabinieri del Radiomobile, accorse lì l'altra notte. Era stato un residente a chiamare, in quanto aveva sentito degli strani colpi al piano sotto, sede dell'Ufficio di consulenza del lavoro di Carla Michelotto. Appena hanno visto i lampeggianti i due malviventi hanno cercato di scappare via come razzi.
Più facile la fuga per quello che faceva da «palo», ma è stato raggiunto e bloccato dai militari dopo poche decine di metri. L'altro non ha esitato a lanciarsi giù dal poggiolo: è caduto a terra, si è rialzato come una molla e, pur zoppicante, si è messo a correre. Con la forza della disperazione.
Dopo un breve inseguimento è stato anche lui ammanettato. I due slavi, il croato Igor Lacovic, 30 anni, e il bosniaco Goran Zivanovic, 31 anni, entrambi clandestini, senza fissa dimora, sono stati arrestati per tentato furto aggravato.
La Nuova Venezia 02/12/2002
«Assassini, farete una brutta fine»
Giustizia fai-da-te per il delitto di Fiesso
Due rapine dopo il raid alla Cadoro
EMERGENZA CRIMINALITÀ
FIESSO. Un macabro messaggio agli assassini di Paolo Biasiolo: due fantocci sparati alla nuca che sostengono un cartello con scritto: «Ecco la fine che farete quando uscirete di galera». I due fantocci sono stati trovati la sera tra venerdì e sabato in piazza a Fiesso, non lontano dal municipio. E ora le forze dell'ordine temono episodi di giustizia fai-da-te. Intanto, nel Veneziano, dopo la rapina di sabato sera al supermercato Cadoro, ne sono state compiute altre due: a Musile tre donne, una sui cinquanta, le altre sui trent'anni, hanno preso di mira una fioreria, mentre a Mira un bandito solitario ha messo a segno un colpo in tabaccheria.
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FIESSO. Un macabro messaggio agli assassini di Paolo Biasiolo: due fantocci sparati alla nuca che sostengono un cartello con scritto ''ecco la fine che farete quando uscirete di galera''. I due fantocci sono stati trovati la sera tra venerdì e sabato in piazza a Fiesso non lontano dal municipio. E ora le forze dell'ordine temono episodi di giustizia fai-da-te.
I fantocci sono stati recuperati dai carabinieri della compagnia di Chioggia dopo che qualcuno aveva segnalato la loro presenza al 112. I due manichini avevano sulla nuca du macchie rosse a indicare un colpo di arma da fuoco. Nel cartello che avevano appeso era impressa la scritta «ecco la fine che farete quando uscirete di galera». La frase è riconducibile a quella pronunciata da uno dei due assassini di Biasiolo che ha detto: «tanto se ci prendono, fra sei mesi siamo fuori». Il macabro rituale non è altro che un sintomo di una voglia di giustizia fai-di-te che sta aumentando in Riviera del Brenta come del resto anche in altre zone della nostra provincia. Ma pure anche nel resto del veneto dove sempre pià spesso si ricorre alla vigilanza privata. Non a caso i due fantocci sono stati messi davanti al municipio. Infatti il sindaco Daniela Contin oltre a sostenere fin dall'inizio che non bisogna criminalizzare gli extracomunitari ha messo in guardia la popolazione sulla presenza di eventuali «ronde paramilitari» che si stanno organizzando in paese sull'onda emotiva per la morte di Paolo Biasiolo. Il sindaco pubblicamente ha detto no a questa forma di tutela anche perchè chi le organizza a suo dire «pesca nel torbido». Insomma la tensione in paese sta crescendo e sull'accaduto oltre ai carabinieri sta indagando pure la Digos considerato il fatto che si tratta comunque di un messaggio politico. Le indagini proseguono. I tre magrebini fino ad ora indagati saranno sottoposti al test del Dna e al confronto delle impronte rilevate nel luogo del delitto e nelle case di via Milano visitate dai ladri. Su questo fronte gli investigatori dei carabinieri non si sbilanciano. Affermano solo che è in corso il confronto tra i dati delle indagini scientifiche con gli elementi raccolti da chi ha «lavorato in strada». I tre magrebini in base a diversi elementi raccolti sono i primi sospettati dell'omicidio. A loro i militari sono arrivati interrogando diversi immigrati, raccogliendo dati sulla presenza di clandestini in Riviera e confrontando la descrizione fatta, dalla moglie e dal figlio della vittima, degli assassini con la loro fisionomia. A due dei tre, di circa trent'anni, gli investigatori sono arrivati seguendo alcune indicazioni di altri stranieri e sviluppando le informazioni raccolte durante i controlli compiuti nel passato. I due fisicamente ricordano la coppia di assassini: uno basso ed esile, l'altro un po' più alto. Sono stati trovati in un paese del Padovano. Il terzo indagato, invece, è finito nell'inchiesta per colpa di alcune intercettazioni telefoniche nelle quali sono state registrate strane conversazioni.
Tre donne rapinano una fioreria
Sembravano normali clienti poi una di loro ha estratto un coltello
MUSILE. Rapina in rosa nel tardo pomeriggio alla fioreria Lo Gnomo di Musile di Piave. Tre donne, una armata di coltello, hanno rapinato di circa quattrocento euro e dei documenti la titolare del negozio. Sono entrate come normali clienti. Donne all'apparenza tranquille una di circa cinquant'anni e le altre sui trenta. Una delle due più giovani, quando la negoziante ha chiesto cosa servisse loro, ha estratto un coltellaccio e le ha fatto capire cosa volevano: il denaro. In breve le altre due complici hanno arraffato la borsetta della donna scappando con quanto conteneva. Fuori ad attenderle c'era un complice a bordo di un'auto che nessuno però ha saputo descrivere. La donna rapinata ha immediatamente chiamato i carabinieri e sul posto sono intervenuti i militari della compagnia di San Donà. Dalla descrizione fatta dalla vittima con tutta probabilità si tratta di nomadi.
E' assai raro che delle donne commettono una rapina. Nella nostra provincia le rapine compiute da donne, per di più a volto scoperto, negli ultimi dieci anni, si contano sulle dita di una mano. In altre circostanze si è trattato di furti finiti in rapina perche le vittime, soprattutto persone anziane si accorgevano di quanto stava succedendo e per questo venivano strattonate. E' successo spesso all'interno delle abitazioni delle stesse persone rapinate. Le indagini per individuare le tre donne non sono facili. Infatti la descrizione corrisponde a mille altre nomadi che compiono truffe e raggiri ai danni delle persone anziane. Ladre e truffatrici che quasi sempre la fanno franca.
I militari battono la pista dei nomadi diventati quasi stanziali. Si tratta di gente che vive sia nelle abitazioni fisse che in caravan e che appartengono all'etnia dei sinti. Sono specialisti soprattutto nel prendere di mira le persone anziane.
IN VIA DANTE
Aggredito con un coltello e derubato
MESTRE. Un'altra rapina ieri notte, nel sottopasso di via Dante che collega Mestre a Marghera passando sotto la stazione ferroviaria. Attorno alle 21.40 un uomo, mentre tornava a casa, è stato affrontato da un maghrebino alto un metro e ottanta che lo ha minacciato dicendogli «Dammi i soldi». Al rifiuto del malcapitato, l'extracomunitario ha tirato fuori un coltello e gli ha tagliato il marsupio, ferendo l'uomo a un dito. Nel portafogli, oltre ai documenti, c'erano 80 euro. L'uomo è stato medicato al Pronto soccorso, guarirà in una settimana. Sotto choc, l'uomo ha denunciato il fatto alla polizia.
La Tribuna di Treviso 02/12/2002
La famiglia di Ponzano concederà la struttura alle comunità islamiche trevigiane per celebrare la fine del Ramadan. Oggi don Canuto a villa Minelli
Il Palaverde aperto verso la Mecca
Gilberto Benetton: «Il palasport di Villorba è a disposizione di tutti»
Sarà «PalaMecca». I Benetton hanno sostanzialmente dato una risposta affermativa alla richiesta avanzata da don Canuto Toso (nella foto al centro), responsabile di Migrantes, per conto delle comunità islamiche trevigiane che hanno chiesto la disponibilità del Palaverde (nella foto grande) per festeggiare la fine del Ramadan, in programma fra mercoledì e giovedì prossimi.
Ufficialmente il sacerdote, che si sta attivando molto per stringere buoni rapporti tra le diverse religioni, etnie e nazionalità presenti nella Marca, non ha ancora avuto alcuna risposta ufficiale dalla famiglia dell'impero di Ponzano, ma questa mattina tornerà a farsi vivo a villa Minelli per accertare la disponibilità del palasport di Villorba e per concordare costi e impegni burocratici, non ultimo quello dell'assicurazione contro qualsiasi tipo di incidente, senza la quale difficilmente la struttura potrà essere utilizzata per la funzione religiosa musulmana.
Don Canuto si dice «soddisfatto e incoraggiato dalle risposte indirette lette sulla stampa. Ma non credo che le comunità islamiche abbiano la disponibilità immediata dei seimila euro necessari per l'affitto, come normalmente avviene». Tuttavia è anche convinto che questo sia un ostacolo superabile.
Sta di fatto che dicendo «il Palaverde è a disposizione di tutti» Gilberto Benetton ha chiaramente lasciato intendere che nessun imbarazzo è stato provato dalla famiglia per l'insolita richiesta, nonostante l'«amico» Gentilini, da un'altra sponda li richiami a negare la struttura, perché per lui «migliaia di musulmani che arrivano da ogni dove sono un problema di ordine pubblico» ed è per questo che lui ha negato il Prato della Fiera per la medesima manifestazione. Di più: il sindaco minaccia di scrivere al cardinal Sodano e al vescovo Magnani per protestare contro i «preti buonisti». Come se il fatto di essere tolleranti e aperti nei confronti degli altri non fosse un comandamento cristiano o un valore, e anzi abbia assunto una valenza peccaminosa. Quindi il suo invito ai Benetton affinché neghino la struttura è destinato a cadere nel vuoto.
Molto più laicamente Gilberto Benetton ha riferito a un quotidiano locale: «Il Palaverde è a disposizione di tutte le persone, senza distinzioni. Ovviamente come si fa ogni volta che arrivano richieste per l'utilizzo del Palazzetto, si dovrà valutare la serietà della manifestazione e di chi la organizza. Ma la nostra regola è che il palasport è a disposizione di tutti».
E sarebbe quantomeno singolare che i Benetton accogliessero l'invito del sindaco di Treviso, proprio loro che il palazzetto hanno dovuto costruirselo, dopo che avevano portato due squadre trevigiane (volley e basket in serie A) e dopo aver vanamente atteso che il Comune realizzasse un palasport adatto a ospitarle. Così a un certo punto, stanchi di attendere la fine dela tela di Penelope, se lo sono costruiti a proprie spese, a Villorba (un bello schiaffo), e poi hanno però regalato a Treviso una cittadella dello sport, la Ghirada, che supplisce alle croniche macanze dell'ente pubblico locale.
PREVENZIONE FURTI
Otto zingarelli bloccati dalla polizia
Altri otto zingarelli bloccati in città dalla polizia prima che potessero entrare in azione. Ieri mattina, poco prima delle 10.30, gli agenti delle volanti hanno fermato gli otto nomadi, tre ragazzini e cinque ragazzine tutti minori di 13 anni, mentre si aggiravano per le vie di Treviso, pronti a far man bassa di goielli nelle case lasciate momentaneamente incustodite dai proprietari. Anche questa volta è stata preziosa la collaborazione dei residenti che, alla vista delle sospette comitive in circolazione senza adulti, hanno immediatamente avvertito il 113.
Un gruppetto è stato fermato in viale IV Novembre, l'altro in via delle Acquette a S. Maria del Rovere. Gli otto zingarelli avevano in tasca le schede telefoniche usate che utilizzano abitualmente per aprire le serrature, infilandole di traverso tra battente e stipite. I ragazzini sono stati accompagnati in questura per l'identificazione di rito - anche se solitamente i piccoli nomadi forniscono false identità - e successivamente al centro di accoglienza Buon Pastore di Marghera.




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