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Discussione: Immigrati news

  1. #31
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    PROSTITUZIONE
    Sfruttata dal fidanzato rumeno Ventiduenne liberata dagli agenti:


    (À.Cim.) Gli uomini della squadra mobile lo tenevano sotto osservazione da un bel po' di tempo. Avevano scrupolosamente registrato ogni sua mossa: quando la andava a portare sul marciapiede, e quando veniva a riprendersela dopo il lavoro.
    Come fidanzato, il rumeno Aurelian Rentea, ventitrenne e clandestino, non era esattamente un tipo affidabile.

    La sua giovane compagna, un anno più giovane di lui, lo aveva seguito in Italia probabilmente per amore; ma era stata ripagata, dicono gli investigatori, con quella vischiosa miscela di botte, minacce, ritorsioni e terrore che è tipica degli sfruttatori.

    La ragazza era costretta a prostituirsi sulle strade padovane, tutte le sere. Il suo luogo fisso, via Guido Reni.

    Alla fine della serata il suo sfruttatore la riportava in qualche squallido alberghetto, che la coppia cambiava spesso.

    Non è facile, per una giovane straniera catapultata in una realtà sconosciuta, senza conoscere la lingua, e con la paura di tutto, trovare la forza per andare dalla polizia e troncare il ciclo perverso.

    Per fortuna in questura c'è ormai una squadra specializzata, con grande esperienza nel trattare temi così delicati, e, soprattutto nell'infondere fiducia alle vittime. Così, per la ventiduenne rumena, si è aperta la strada di una comunità protetta. E per il suo sfruttatore quella del carcere, con le accuse di induzione e sfruttamento della prostituzione, oltre che di immigrazione clandestina.

    Dal Gazzettino di Padova 26/10/2002

  2. #32
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    Molte le irregolarità: carenze igieniche, alimenti conservati senza precauzioni, surgelati spacciati per cibi freschi

    Multate le cucine di ventidue ristoranti

    I carabinieri del Nas passano al setaccio i locali gestiti dai cinesi

    di Paola Malagoli

    PADOVA. Difficile trovare cucine perfettamente linde nei ristoranti cinesi. La prova è venuta dai controlli decisi dai carabinieri del Nas, il Nucleo antisofistificazioni. Ventidue i controlli eseguiti, undici in città, undici in provincia. In tutti i casi il risultato è stato il medesimo. Uno scarso o assente rispetto delle condizioni igieniche imporste dalla legge e sovente una cattiva conservazione dei cibi. Nella maggior parte dei casi mancavano del tutto o parzialmente le protezioni contro gli insetti. I controlli del Nas sono stati decisi all'interno di una più ampia operazione condotta a livello nazionale nei locali etnici gestiti da cittadini stranieri.
    --------------------------------------------------------------------------------
    Difficile trovare cucine perfettamente linde nei ristoranti cinesi. Forse è anche questione di cultura e di abitudini degli orientali. Ma devono adeguarsi, anche a forza di controlli dei carabinieri del Nas. Nei giorni scorsi ne hanno ispezionati ventidue, tra città e provincia.
    E un po' ovunque hanno trovato carenze igienico-sanitarie. Più o meno lampanti, che si sono tradotte in altrettante violazioni di carattere amministrativo. Ma le situazioni più gravi sono state portate anche a conoscenza dell'Ufficio igiene dell'Usl perchè intervenga a sua volta. Undici i ristoranti visitati dal Nas in città e altrettanti in provincia, nell'ambito dei controlli sui locali etnici che sono stati disposti a livello nazionale dal Ministero della Sanità. Da noi sono prevalentemente cinesi, e le ispezioni si sono concentrate solo su questi esercizi pubblici.
    Tre i gestori orientali che sono stati denunciati penalmente per frode in commercio in quanto spacciavano ai loro clienti per alimenti freschi prodotti che, viceversa, erano congelati (mancava ogni indicazione in tal senso nei menù).
    Piuttosto diffuse poi le carenze di carattere igienico-sanitario che sono state portate alla luce durante le ispezioni. I carabinieri hanno trovato cucine generalmente sporche, proprio perchè i dipendenti non si sprecano a lustrare fornelli, tavoli e altri piani di lavoro. Gli alimenti non sempre erano conservati al meglio, ed è stata evidenziata anche la mancanza abbastanza diffusa di protezioni alle porte e alle finestre contro l'intrusione di insetti. Niente zanzariere, oppure rotte, tende e finestre tenute sistematicamente aperte.
    Riscontrate anche irregolarità più lievi che vanno dalla mancanza di libretti sanitari aggiornati per alcuni dipendenti alla mancata previsione o attuazione di un piano di autocontrollo, una specie di registro previsto dalla legge in cui devono essere indicati orari di pulizia dei locali, temperature massime e minime del frigo e altri riferimenti, destinati a testimoniare la buona e corretta gestione dell'esercizio pubblico.
    In un ristorante, infine, gli investigatori del Nas hanno scoperto anche un cinese clandestino, un lavoratore che era privo di permesso di soggiorno e quindi veniva pagato in nero, che è stato portato all'Ufficio immigrazione della questura per l'espulsione. Nei confronti del gestore è scattata la denuncia per sfruttamento di manodopera illegale.

    Dal Mattino di Padova 29/10/2002

  3. #33
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    Nel piazzale di una ditta di autotrasporti alla Zip
    Otto afghani clandestini
    trovati in un container
    Non mangiavano da due giorni Erano diretti a Milano


    Pensavano di essere arrivati a Milano, città dov'era diretto il carico di cotone imballato. Così hanno messo la testa fuori dal container. Gli otto afghani si trovavano nel piazzale di una ditta di autotrasporti, nel cuore della zona industriale di Padova. Avevano l'aria stralunata ed impaurita. Solo uno conosceva qualche parola d'inglese, servita per comunicare con i poliziotti del Commissariato.
    Gli immigrati clandestini, tutti giovani tra i venti e i trent'anni, erano reduci da un viaggio lungo e massacrante. Durato giorni. Compiuto nell'ultima fase all'interno del container, che era stato caricato su una nave greca al porto di Patrasso.
    Il camionista padovano era andato a recuperare il carico a Venezia, dove la nave aveva attraccato. E l'aveva portato nella sede dell'azienda di autotrasporti padovana, che avrebbe dovuto consegnarlo successivamente ad una ditta di Milano. Come risultava dai documenti di accompagnamento della merce.
    Gli afghani erano stati soccorsi e, soprattutto, sfamati, in quanto non mangiavano da due giorni (almeno la durata del viaggio via mare). Erano rimasti sempre segregati all'interno dello scatolone metallico, in mezzo alle balle di cotone. In un angolo si erano ricavati un piccolo spazio per i loro bisogni fisiologici.
    In tasca non avevano passaporti, ma solo pochi effetti personali. Gli abiti erano quelli che avevano addosso, jeans e giubbotti, con i quali erano partiti dal loro Paese d'origine, sognando una vita migliore rispetto dalla miseria che avevano lasciato alle spalle. E per rincorrere quel sogno avevano dato fondo a tutti i loro risparmi, forse le loro famiglie si erano anche indebitate. E' finita male, invece.
    Una volta portati in questura e rifocillati, sono passati per l'Ufficio immigrazione dove sono stati identificati e fotosegnalati. Poi sono stati caricati su un pulmino e riportati al porto di Venezia, dove era ancora attraccata la nave con la quale erano arrivati alcune ore prima. Sbrigate le formalità di rito sono stati rispediti a Patrasso (il traghetto per questo motivo è partito con un'ora di ritardo), come prevedono gli accordi di Schengen. Sarà poi la polizia greca a decidere sulla loro sorte.

    Dal Mattino di Padova 29/10/2002

  4. #34
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    Marocchino senza permesso salvato dalla futura sposa

    A toglierlo dai guai è arrivata a sorpresa la promessa sposa. Una diciottenne di Abano, una ragazza a posto con la quale il nordafricano deve sposarsi a giorni. La giovane lo aveva cercato disperatamente per tutta la giornata di sabato, in quanto avevano una serie di ultime incombenze da sbrigare insieme. Alla fine l'ha rintracciato negli uffici della questura: lo straniero era stato portato lì dagli agenti delle Volanti nel corso di una retata di clandestini effettuata alla stazione ferroviaria.
    Il giovane marocchino, essendo privo di permesso di soggiorno, era già destinato al rimpatrio, ma gli agenti non hanno voluto rovinare la festa alla ragazza. Che, per dimostrare che diceva la verità, si è affrettata a portare in questura pubblicazioni, documenti italiani e stranieri e quant'altro avevano già preparato per il prossimo matrimonio. I poliziotti l'hanno accontentata e il marocchino è tornato a casa con lei.
    Gli agenti delle Volanti hanno fatto irruzione anche in un casolare diroccato che si trova in lungargine Rovetta, che era diventato il rifugio di cinque extracomunitari illegali (due tunisini, un marocchino, un algerino e un palestinese). Tutti finiti in questura e destinatari del provvedimento di espulsione del questore.
    Visitata dagli investigatori anche un'abitazione in via Salvini, dove sono stati trovati due ucraini. Anche quelli clandestini, che hanno avuto la stessa sorte.

    Dal Mattino di Padova 29/10/2002

  5. #35
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    PONTE S.NICOLO'
    Tunisino ingoia bustina di droga

    PONTE SAN NICOLO'. Alla vista dei carabinieri ha infilato la bustina con la droga in bocca e l'ha mandata giù in un istante. Non è servito ad evitare il carcere. Come non è servito resistere ad ogni tentativo da parte dei sanitari dell'ospedale di Piove di Sacco di fargli espellere lo stupefacente, che aveva in pancia.
    Ben Salem Abdelmajid, 26 anni, tunisino, senza permesso di soggiorno, è stato arrestato per detenzione di droga a scopo di spaccio. Era stato sorpreso dai carabinieri di Legnaro a Ponte San Nicolò mentre vendeva una bustina di droga ad un giovane di Camponogara. Appena i militari si sono avvicinati lo stupefacente è misteriosamente sparito. Ma c'è chi ha visto chiaramente il nordafricano metterlo in bocca. Di qui le manette.

    Dal Mattino di Padova 29/10/2002

  6. #36
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    Vigonza:
    Arrestati 7 marocchini: hanno occupato, depredato e distrutto villa Barisoni. I danni ammontano a 20.000 euro.
    Un covo tutto da saccheggiare.
    Allacciamenti-pirata,muri anneriti dal fuoco acceso nel salone.

    VIGONZA. Villa Barisoni violata e danneggiata da un gruppo di clandestini, che aveva scelto l'edificio storico come casa. Gli occupanti si erano aperti alcuni varchi spaccando porte e finestre. Ci avevano portato dentro brandine, materassi, tv color e radio. Avevano rotto i sigilli ai contatori elettrici e spaccato i tubi dell'acqua. E, per scaldarsi, avevano acceso un grande falò nel salone nobile del palazzo.
    I sette marocchini sono stati tutti arrestati dai carabinieri di Pionca per furto aggravato e danneggiamento, in quanto la proprietaria della villa veneta, che vive a Vicenza, ha presentato denuncia. Esterrefatta e indignata per le condizioni in cui era stato ridotto l'edificio di via Carpane 5, noto come il castello di Vigonza, un immobile sottoposto a tutela da parte della Sovrintentenza, affidato in gestione a uno studio immobiliare.
    I militari hanno fatto irruzione nella villa ieri mattina all'alba, cogliendo gli immigrati nel sonno. Si erano divisi le stanze del palazzo, che si sviluppa su due piani, avevano messo i telefonini sotto carica, appoggiato in giro i loro effetti personali, sistemato tv e radio. Erano tutti clandestini, senza lavoro, anche se potevano permettersi un tenore di vita piuttosto alto. Abiti piuttosto eleganti, cellulari e quant'altro. Extracomunitari che, comunque, si erano adeguati ai lussi dell'abitazione scelta come rifugio. Per entrare nell'edificio, che era completamente chiuso, i clandestini hanno spaccato due porte decorate, nonché gli scuri e i vetri di altrettante finestre. Una volta all'interno hanno danneggiato l'impianto elettrico e rotto i tubi dell'acqua, che erano stati chiusi, in maniera da poter pienamente utilizzare i bagni. Per difendersi dal freddo non hanno esitato ad accedere il fuoco in un angolo del salone, utilizzando i pezzi di legno che trovavano fuori (fortunatamente non c'erano mobili, altrimenti avrebbero bruciato pure quelli). In compenso hanno annerito le pareti, arrivando a un danno complessivo forse addirittura superiore ai 20.000 euro quantificati dalla proprietaria.

    Dal Mattino di Padova 29/10/2002

  7. #37
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    MONZA

    Costretta a prostituirsi con riti voodoo

    Costretta a prostituirsi da due connazionali che la tenevano in stato di soggezione psicologica con riti voodoo. E' la denuncia di una nigeriana di 30 anni, clandestina, fermata dai carabinieri di Monza. La giovane, è stato poi accertato, viveva segregata in un appartamento, in via Puglia 6, a Monza. I due connazionali, un operaio e un commerciante, sono stati arrestati per sequestro di persona e sfruttamento della prostituzione.

    Dal Corriere della Sera 29/10/2002

  8. #38
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    Cronaca Milano
    Notte d’incubo

    ORE 1.00 Due giovani Mohamed Sahim, marocchino, 20 anni, e Alì Nasar, tunisino, 18 anni, entrano in un bar, rubano birra e vengono cacciati dai dipendenti
    ORE 1.30
    Una delle ragazze finisce il turno: i due la aspettano, la sequestrano e la violentano
    ORE 2.30
    Ferita, la ragazza trova aiuto presso una casa isolata; parte la caccia ai suoi aguzzini, arrestati poco dopo.


    Dipendente di un pub cade nell’agguato di due nordafricani che poco prima avevano rubato nel locale


    Violentata mentre torna a casa dal lavoro

    La giovane, in motorino, speronata dall’auto degli aggressori e trascinata in un campo a Melegnano


    MELEGNANO - Hanno aspettato che uscisse dal lavoro, all'1.30 di notte. L'hanno seguita mentre, in motorino, tornava verso casa, l'hanno speronata con l'auto, trascinata a forza in un campo e violentata a turno. È successo, nella notte tra giovedì e venerdì scorso, a una giovane donna ecuadoriana di 24 anni, sposata e madre di un bimbo. La donna, Carla il nome di fantasia, lavora in un locale non lontano da Melegnano. Qui, verso l’una di notte, entrano due giovanissimi nordafricani, ubriachi. Si fermano un po’, rubano delle bottiglie di birra finché, notati da Carla e dai colleghi, si allontanano. Tutti si augurano che la vicenda finisca lì. Ma i due, Mohamed Sahim, 20 anni e Alì Nasar, 18, entrambi irregolari, incensurati, non si allontanano; si nascondono invece nel parcheggio davanti al pub e aspettano Carla.
    Non devono attendere molto, la ragazza finisce il turno di lavoro all'1.30: esce e sale in motorino per tornare a casa, in un comune del Sud Milano. Gli immigrati la seguono con una Ford Fiesta verde, rubata quella stessa sera a San Giuliano Milanese.
    Affiancano la ragazza, la speronano e la fanno cadere a terra. Poi la caricano sull’auto e la portano in un campo, dove abusano di lei. Quando decidono di andarsene, le rubano anche soldi e telefono cellulare.
    Carla, sotto choc, trova soccorso in una casa isolata nei dintorni di Melegnano. Di qui parte l’allarme, mentre lei viene ricoverata al centro specializzato per le violenze dell'ospedale Mangiagalli di Milano, dove descrive con precisione gli aggressori, che vengono individuati quasi subito.
    Una pattuglia dei carabinieri di Melegnano li incrocia in una strada di campagna a San Zenone al Lambro e li insegue, la Ford Fiesta finisce fuori strada. I due riescono però a fuggire, nascondendosi tra la vegetazione. I carabinieri circondano allora l'area, chiedono l'intervento dei vigili del fuoco che arrivano con le fotocellule. Poi, organizzano una vera e propria battuta, con oltre cinquanta militari impegnati a frugare ogni cespuglio.
    Alla fine, i due vengono scoperti: si erano riparati in una roggia, sperando che i carabinieri desistessero. Addosso, gli vengono trovati il cellulare e le chiavi di casa della donna, cadute nella macchina nella quale era stata trascinata.
    I due sono stati arrestati per violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona, rapina e furto.


    Dal Corriere della Sera 29/10/2002

  9. #39
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    Originally posted by moshe-dayan
    TUTTO GIUSTO.
    Però mi sembrava che molti di voi fossero a favore di questi mussulmaiali (antisraeliani come voi)
    Decidetevi


    Lo sterco sale sin a Bologna
    con stupro e fuoco, e dove il cavallo bagna
    son Marocchini ed altra immondizia
    che nominar è vergogna.....
    (Ezra Pound)
    Io li ho sempre odiati e voi ebrei mi siete del tutto indifferenti.

  10. #40
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    Lotta ai clandestini. Sono stati catturati nell'ambito di una retata, dovranno affrontare il processo per direttissima.

    Legge Bossi-Fini: i primi arresti:

    Algerino e russo in carcere: hanno contravvenuto all'espulsione

    di Paola Malagoli

    I primi due clandestini sono finiti tra le maglie della legge Bossi-Fini. Sono un algerino e un russo, arrestati ieri mattina all'alba dagli agenti delle Volanti per violazione dell'ordine impartito dal questore di lasciare il territorio italiano entro cinque giorni. Reato contravvenzionale ed arresto obbligatorio. I due clandestini, su disposizione del pubblico ministero, sono stati accompagnati in carcere. In attesa del processo per direttissima. Questo l'orientamento della nostra Procura.
    Che ovviamente non ha alcuna intenzione di snaturare la normativa. Il reato di ingresso clandestino in Italia prevede, infatti, l'arresto da sei mesi ad un anno, l'immediata scarcerazione dopo il processo e l'espulsione dell'immigrato. O, in alternativa, l'accompagnamento in un Centro di permanenza temporaneo. Se verrà nuovamente trovato in Italia scatterà nei suoi confronti un altro provvedimento restrittivo, con una condanna più pesante. Da uno a quattro anni. In mezzo ci sono ordinanze di espulsione, denunce e altri cavilli, che le forze di polizia dovranno superare. Per i nostri giudici si tratta dei primi due arresti in base alla Bossi-Fini, quindi di una vera e propria novità. Altrove sono già emersi i primi malumori proprio nei tribunali, dove non passa giorno che non sia in calendario una direttissima per violazione del decreto di espulsione del questore. Con l'extracomunitario che, dopo la condanna a qualche mese di reclusione, torna libero in quanto non è sempre possibile procedere al suo immediato rimpatrio.
    L'algerino finito in cella era stato scovato dalla polizia in un edificio di via Dei Colli, che faceva parte dell'ex complesso ospedaliero. Gli agenti delle Volanti ci hanno fatto irruzione all'alba insieme alla polizia municipale. All'interno c'erano i tre nordafricani, compreso l'algerino che era stato già colpito dall'ordine di espulsione del questore di Asti. Così è scattato l'arresto. La scena si è ripetuta nell'abitazione tra via Da Ponte e via Duprè, già visitata dai poliziotti dieci giorni fa. Ieri sono tornati con la proprietaria e gli operai per chiudere con i mattoni porte e finestre. E hanno trovato l'immobile ancora occupato dai clandestini. Tra loro anche un russo, lo stesso che era stato identificato ed espulso nella precedente occasione con ordinanza del questore Poli. Anche lui è finito in cella in applicazione della Bossi-Fini.
    Durante i controlli, gli investigatori del Commissariato Stanga hanno fatto scattare altre due volte le manette. Ai polsi di Said Aoufi, 35 anni, spacciatore marocchino, pescato in via Grassi con un po' di droga (era anche colpito da ordinanza di carcerazione della Procura di Treviso), e di Henry William Clifford, 37 anni delle Isole Barbados, venditore di «fumo» in via D'Avanzo.

    Dal Mattino di Padova 30/10/2002

 

 
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