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Discussione: Immigrati news

  1. #91
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    Tribuna di Treviso 13/11/2002

    Zampese scrive a Sindaco e Prefetto. E sulla linea 1 aumentano i borseggi
    «Portoghesi» sul bus numero 4 l'Actt fa salire i vigili a bordo

    Troppi «portoghesi» sui bus di linea. E l'Actt si prepara ad una nuova campagna per contrastare l'antipatico fenomeno, che comincia a pesare sulle tasche dell'azienda di trasporti. «Sto preparando una lettera per chiedere al sindaco di poter avere i vigili urbani sugli autobus perché controllino. Voglio interessare del problema anche il Prefetto - fa sapere il presidente dell'Actt, Sandro Zampese (in foto) -. Non è la prima volta che mettiamo in atto un'iniziativa del genere. Posso assicurare che ce n'è di nuovo bisogno, soprattutto per gli stranieri».
    Non è ancora dato sapere quando la campagna «anti portoghesi» potrà partire, ma è certo che nel frattempo i borseggi all'interno degli autobus di linea stanno avendo una nuova impennata. Nel mirino dei borseggiatori di professione c'è in particolare la linea numero 1. I professionisti del furto agile, hanno mani leggere come piume ed altrettanto veloci. Accorgersi che il portafogli è stato sfilato dalla tasca posteriore dei pantaloni, oppure che è sparito dalla borsetta a tracolla, è quasi impossibile.
    E se il numero 1 è il bus dei borseggi, il numero 4 si distingue per una cospicua presenza di di «portoghesi». Per la maggiornza si tratterebbe di cittadini stranieri in regola con i permessi.


    Rapinarono commessa di Intimissimi
    Nomadi condannate a 2 anni di carcere

    Due anni di reclusione alle nomadi accusate di aver rapinato lo scorso maggio una commessa del negozio «Intimissimi», in centro città, puntandole un coltello all'addome. Ruza e Marjia Mirkovic, rispettivamente di 47 e 34 anni, entrambe serbe, residenti al campo nomadi di via dell'Aeroporto, sono comparse davanti al giudice Anna Pagotto e processate con rito abbreviato. La difesa, cartina stradale alla mano, ha sostenuto che le donne, poco prima della rapina, si trovavano in tutt'altra parte di Treviso e che pertanto non potevano raggiungere il negozio nell'ora del colpo. Una ricostruzione che però non ha convinto il giudice Pagotto: per entrambe le imputate è scattata pertanto la condanna a 2 anni e 10 giorni di reclusione e al pagamento di mille euro di multa. I fatti risalgono al mattino del 30 maggio scorso quando, stando all'accusa, le due donne entrano nel negozio di biancheria intima «Intimissimi» e, puntantando un coltello all'addome della commessa, E.Z., si fanno consegnare il portafoglio (contenente 25 euro e i documenti di identità), 2 bracciali e un orologio.
    Le Mirkovic vengono arrestate due ore dopo il colpo, mentre cercano di raggiungere una Renault 5 che le attende in piazza Duomo. La commessa ha subito riconosciuto nelle due nomadi, le rapinatrici che poco prima l'avevano derubata.


    Ladra clandestina incinta Colta in flagrante

    CASTELFRANCO. L'hanno beccata con le mani nel sacco: Anita Radulocich, di 22 anni, stava frugando ieri mattina in un'abitazione di viale Brigata Cesare Battisti. L'hanno vista dei vicini che hanno allertato i carabinieri. Immediato l'arrivo della pattuglia che ha trovato la donna, clandestina dell'ex Jugoslavia, mentre frugava nelle stanze del reparto notte. Con lei un ragazzino di una decina di anni. La donna è stata rimessa subito in libertà in quanto è in attesa di un bimbo. Contro di lei sono state presentate altre due denunce per furto da parte di due persone che l'hanno riconosciuta.


    CONEGLIANO
    Evade per un caffè condannato a 3 mesi

    CONEGLIANO. Condannato per spaccio di droga, aveva ottenuto gli arresti domiciliari con la possibilità di uscire nei giorni feriali, fino alle 17, per andare a lavorare. Abdellah Braie, 33 anni, residente in via Cacciatori delle Alpi a Conegliano, ha ritenuto che la regola delle 17 valesse anche nei giorni festivi. E così, domenica 7 settembre, è uscito nel primo pomeriggio per bere un caffè. L'uomo è stato condannato ieri in tribunale a 3 mesi di reclusione.

  2. #92
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    Resto del Carlino - Cronaca Bologna 13/11/2002

    Israeliano scappa dal Cpt: subito preso

    Ha scavalcato la prima recinzione del Centro di permanenza temporanea di via Mattei e ha tentato di darsela a gambe. Ma il giovane israeliano, che l'altra notte ha scatenato la sommossa nell'ex caserma Chiarini, è stato fermato pochi metri dopo dagli uomini dell'Arma in servizio. Gli altri extracomunitari in attesa di espulsione hanno approfittato del momento di agitazione e dalla finestre hanno iniziato a tirare oggetti alle forze dell'ordine intervenute che dopo una buona mezz'oretta sono riusciti a riportare la situazione alla normalità.

  3. #93
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    Il Piccolo di Trieste 13/11/2002

    TRIESTE: Rito abbreviato, a gennaio, per la donna dell’ex Jugoslavia che si era conquistata la fiducia di un’anziana coppia per poi estorcerle un centinaio di milioni di vecchie lire
    A giudizio la badante accusata di aver raggirato due ottantenni

    Sarà processata a gennaio con rito abbreviato. E’ accusata di aver estorto un centinaio di milioni di vecchie lire a due anziani coniugi triestini che l’avevano accolta in casa come «badante». Un po’ collaboratrice familiare, un po’ infermiera, un po’ confidente.
    In due anni, tra il 1998 e il 1999, secondo le indagini, Dragana Maucec aveva conquistato la fiducia della signora Emilia K. e del marito entrambi ottuagenari. Poi si era fatta via via più intraprendente e insinuante. Prima aveva chiesto e ottenuto un «prestito» di 20 milioni; infine aveva minacciato i due coniugi.
    «O mi date altri 90 milioni o vi lascio soli, senza assistenza. Me ne vado per sempre». Ma non basta. Per essere più persuasiva, sempre secondo l’accusa, Dragana Maucec, nata nel 1954 a Ramac, nell’allora ex Jugoslavia, aveva alzato la voce minacciando di denunciare il marito alla magistratura. «Tua moglie è caduta in casa. Si è spezzata il femore. Io posso rovinarti con le mie parole...».
    L’uomo era caduto in un profondo stato di prostrazione collegato a un senso di colpa immotivato. Di quella caduta lui non aveva alcuna responsabilità: né morale, né di altro genere. Tra mille difficoltà e mille ripensamenti l’anziano era comunque riuscito a reagire e aveva denunciato la collaboratrice.
    Nel corso dell’inchiesta è emerso che dalla abitazione dei due anziani coniugi erano spariti proprio in quel periodo alcuni monili d’oro, una fede, un fermacravatte e alcuni orecchini. Nell’udienza in calendario per gennaio la badante dovrà rispondere anche del reato di furto.
    Dragana Maucec si è comunque sempre proclamata innocente. Anzi si è detta vittima delle situazioni e delle fantasie. A suo dire all’epoca la casa dei due anziani, era frequentata anche da altre persone che avrebbero potuto impadronirsi dei gioielli.
    Le indagini su questa pista non hanno dato esito. I sospetti si sono dissolti. Processo inevitabile, due capi d’accusa, estorsione e furto.


    Blitz della Mobile a Mestre Clandestini seguiti preso il passeur

    Li hanno trovati in centro a Muggia. Moldavi senza visto sul passaporto. Clandestini a tutti gli effetti. I poliziotti non li hanno fermati ed espulsi subito ma, seguendo le indicazioni del pm Federico Frezza, li hanno pedinati fino a Mestre. Lì, nei pressi della stazione ferroviaria, gli investigatori del commissariato e della squadra Mobile hanno bloccato l’uomo che li attendeva e lo hanno arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione illegale. Massimo riserbo sull’identità dell’arrestato. Le indagini infatti non sono concluse.
    Ora i poliziotti stanno cercando di risalire alle persone che gestivano il traffico in Italia. L’operazione è stata messa a segno tra domenica e lunedì pomeriggio quando gli agenti di una pattuglia del commissariato di Muggia hanno visto il gruppetto di clandestini che stavano camminando in direzione di Trieste, diretti in stazione. E’ stato avvisato il magistrato e sono stati chiamati i poliziotti della Mobile che li hanno seguiti arrestando l’uomo che li aspettava.


    GORIZIA: Già espulso,torna in Italia: jugoslavo arrestato

    Per non aver ottemperato al decreto di espulsione già emesso dalla Questura di Gorizia, il cittadino jugoslavo Ismet Hoti, di 29 anni, residente a Carraluke, è stato arrestato dalla Polizia nel capoluogo isontino.
    L' arresto è avvenuto nella serata di lunedì nell'ambito dei servizi predisposti dalla questura di Gorizia per arginare il fenomeno dell' immigrazione clandestina lungo il confine isontino.

  4. #94
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    Corriere della Sera - Cronaca di Roma 14/11/2002

    VIA DEL MARE
    Cadavere senza testa nel Tevere Era un romeno, forse è omicidio

    Il corpo senza testa di un romeno, Viorel Spataru, 36 anni, è stato ripescato ieri pomeriggio nel Tevere, tra il depuratore, il raccordo anulare e la via del Mare. Il cadavere, avvistato da un pescatore, era in acqua da una decina di giorni. Non si esclude che l’immigrato sia stato ucciso.

    TERMINI
    Nomade di 14 anni fermata 61 volte

    Fermata 61 volte dal ’98. Il record è di una nomade di 14 anni bloccata ieri dai carabinieri a Termini: la rom aveva rubato 12 portafogli assieme a compagne di 13, 14, 15 e 16 anni.

    IMMIGRAZIONE
    Vivevano in vagoni ferroviari Fermati sei romeni clandestini

    Sei romeni, tra i quali una donna, trovati in possesso di documenti falsi, hashish, telefonini cellulari ed altri oggetti rubati sono stati fermati. Il gruppo occupava tre vagoni delle Ferrovie dello Stato abbandonati in via del Mandrione, Secondo la legge Fini-Bossi rischiano l’arresto e l’espulsione.

  5. #95
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    Corriere della Sera - Cronaca di Milano 14/11/2002

    I carabinieri dei Nas hanno trovato scarafaggi nelle cucine e piatti conservati per terra. Sequestrati 500 chili di pesce, irregolarità anche in bar e negozi

    Ristoranti cinesi, la frode è servita

    Sette denunce per truffe alimentari e un locale chiuso. Venti commercianti controllati, nessuno in regola

    Nel cuore di Chinatown. Tra scarafaggi, alimenti avariati e condizioni igieniche proibitive. Nei ristoranti, nei supermercati, nei bar. Venti i negozi finiti nel mirino dei carabinieri dei Nas che hanno setacciato il quartiere cinese attorno a via Bramante: sette persone denunciate per frode alimentare, 83 violazioni amministrative rilevate e un ristorante messo sotto sequestro. Un bilancio pesante in un giorno qualsiasi di controlli dei militari del nucleo antisofisticazioni. Nessuno dei commercianti è risultato in regola con le norme amministrative e sanitarie. I reati contestati vanno dalla frode alla cattiva conservazione dei cibi, alla mancanza di libretti sanitari e dei requisiti di sicurezza. Non solo: per la prima volta il pm Antonio Genna, dopo aver ordinato la chiusura del ristorante Hua Li Du (via Bramante 22), ha disposto la distruzione di tutti gli alimenti. Quando i carabinieri hanno varcato la soglia di ingresso, coordinati dal tenente Paolo De Grassi, hanno trovato «una situazione apocalittica»: scarafaggi che passeggiavano tranquillamente in cucina, tra piatti pronti per essere serviti appoggiati a terra. Croste di unto alle pareti e fili elettrici scoperti e volanti. Un frigorifero pieno di ghiaccio e ruggine e personale di cucina con il libretto sanitario scaduto. Il titolare, Yu Jingjing, 20 anni, è stato multato di circa 2 mila euro e denunciato per il cattivo stato di conservazione degli alimenti e frode in commercio, in quanto alcuni cibi venduti come freschi erano invece surgelati. Secondo i detective Yu Jingjing potrebbe essere solo un prestanome. Tra l’altro, non più di un mese fa, aveva ricevuto la visita dei tecnici dell’Asl che gli avevano imposto di mettersi in regola.
    Il blitz è scattato lunedì e tra le attività controllate anche due bar, tre supermercati, uno snackbar, un panificio, tre erboristerie e una pescheria di proprietà di due fratelli, alla quale sono stati sequestrati 500 chili di prodotti ittici (pesce azzurro, molluschi e crostacei) per un valore di oltre 2 mila euro. La merce era alterata e veniva ugualmente venduta.
    Anche in un «discount» di via Lomazzo i militari, oltre ad aver denunciato il titolare, hanno trovato e sequestrato prodotti ittici congelati parzialmente, decongelati o in cattivo stato di conservazione, in contenitori non idonei e a diretto contatto con il ghiaccio di condensa. Nel panificio di via Giusti, invece, c’erano sacchi di farina appoggiati sul pavimento e il titolare e un dipendente avevano il libretto sanitario scaduto.

  6. #96
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    Corriere della Sera - cronaca - 14/11/2002

    «Sono poveri» niente arresto per due clandestini

    Rimessi in libertà: non hanno denaro per espatriare. Dopo Bologna, ricorsi anche a Torino

    MILANO - Nuovi stop giudiziari, tra le proteste del Polo, al reato di «permanenza clandestina in Italia» introdotto dalla Bossi-Fini. Dopo il ricorso in Cassazione del procuratore di Bologna, ieri un pm di Milano ha scagionato due immigrati perché troppo poveri per poter rispettare la legge. E a Torino un giudice ha impugnato il reato davanti alla Corte costituzionale. I nuovi casi, come già a Bologna, riguardano l’articolo 14/5 della Bossi-Fini, che punisce con la condanna da sei mesi a un anno l’immigrato che non rispetta «senza giustificato motivo» l’ordine del questore di lasciare l’Italia «entro 5 giorni». A Milano, ieri, la norma è stata bocciata per la terza volta in 7 giorni. Il pm Giovanni Rollero ha rimesso in libertà un ucraino e un romeno per la loro «assoluta indigenza», documentata tra l’altro dalle tessere per la mensa dei poveri: non avere i soldi per il viaggio è un «giustificato motivo» per escludere il reato. Di qui il no alla convalida dei due arresti nel rito direttissimo.
    A Torino il giudice Paolo Gallo ha scarcerato due immigrati e sollevato una questione di incostituzionalità: l’arresto in flagranza dovrebbe colpire una «spiccatissima pericolosità sociale», mentre il nuovo reato è «di modesta entità». Una «contravvenzione» con limiti di pena che non consentono la custodia in carcere, per cui «l’arresto di polizia è destinato per sua natura a sfociare nell’immediata liberazione».
    Pesanti le reazioni politiche. Il ministro Carlo Giovanardi accusa i magistrati di «arrogarsi un potere che non hanno». Il senatore leghista Luigi Peruzzotti chiede al ministro Castelli di inviare «una circolare interpretativa alle Procure per far rispettare la legge». E alle interpellanze di Fabio Garagnani (Fi) ed Enzo Raisi (An), replica Walter Vitali (Ds) che accusa: «I magistrati non sono al servizio del governo. E questa è una legge razzista».

  7. #97
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    Mattino di Padova 14/11/2002

    Negoziante cinese multata di 220 mila euro
    Nel suo bazar vendeva CD, DVD e cassette privi del contrassegno Siae

    Una bella batosta è capitata a J.C., cinquantenne cinese, titolare di un negozio stile bazar di tutto e di più in via Foscolo 3. L'altro ieri le sono capitati poliziotti e vigili che, in uno dei loro controlli amministrativi a locali e attività commerciali, hanno deciso forse non a caso di dare un'occhiata a quel negozio a mandorla. Risultato, a un calcolo per difetto, la signora dovrà pagare qualcosa come 220 e passa mila euro: 400 milioni in vecchie lire tra multa e sanzione di natura amministrativa. Non solo, la legge (del 1941 sulla tutela dei diritti d'autore) prevede pure la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Un'apocalisse. Ma alla Siae non si sfugge: e io non sfussi, direbbe qualcuno (la signora cinese non apprezzerebbe la battuta). Insomma, nel negozio in via Foscolo, agenti e vigili hanno trovato un bel tot di dvd, cd e musicassette, non contraffatti ma tutti, rigorosamente, senza contrassegno Siae. Il che vuol dire, vai con multe, sanzioni e quant'altra penitenza. La titolare del bazar aveva una fornitura niente male: 1523 DVD, 302 CD audio e 303 musicassette. Oltre alla reclusione, la legge prevede multa da 5 a 30 milioni e soprattutto una sanzione accessoria di carattere amministrativo pari al doppio del prezzo di ogni singolo pezzo. Ed è quando ha fatto due conti che la signora cinese ha chiesto un doppio sakè.

  8. #98
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    La Nuova Venezia 14/11/2002

    PROSTITUZIONE
    Pattuglione notturno fermate anche cinque armene

    MESTRE. Giro di vite nel mondo dell'immigrazione clandestina. Gli agenti del commissariato di Mestre in collaborazione con i colleghi di Marghera e dei vigili urbani hanno compiuto un nuovo «pattuglione» sulle vie del sesso mestrine. Complessivamente sono state trovate undici ragazze distribuite sulle strade a luci rosse di Marghera, del Terraglio, di via Ca' Marcello e di San Giuliano. Hanno fatto la loro comparsa, per la prima volta, cinque giovani armene. Una delle quali è stata arrestata perchè non aveva rispettato il foglio di espulsione rimediato nella vicina provincia di Treviso. La ragazza quindi è stata condannata in tribunale in viale San Marco e poi condotta in un centro di permanenza temporanea per essere espulsa. Tra le controllate c'erano inoltre ghanesi, ugandesi e dell'est Europa. Fermato anche un transessuale sudamericano.
    Tutte le ragazze, compreso il trans, erano nuove per la piazza mestrina. E' il sintomo di come la legge Bossi-Fini stia avendo un notevole effetto su questo mondo. Per evitare che le ragazze vengano arrestate le organizzazioni criminali che le sfruttano le cambiano velocemente. Il cambio avviene non solo tra città diverse del nostro Paese, ma anche con altri paesi europei.

    TRAFFICO DI DROGA
    La Finanza arresta 11 persone

    MESTRE. Undici persone sono state arrestate, tra italiani ed extracomunitari, al termine di una difficile inchiesta della Guardia di Finanza contro il traffico internazionale di droga. Un'inchiesta che ha portato gli uomini del nucleo regionale delle Fiamme Gialle anche in altre città del Nord Italia, tra cui Milano e Genova, dove sono avvenuti alcuni degli arresti ordinati ieri ed eseguiti dagli stessi uomini della Guardia di Finanza di Mestre. L'operazione, che è stata battezzata «Saiza», ha visto impegnati parecchi uomini ed è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia che ieri ha firmato le ordinanze di custodia cautelare. Altri sviluppi dell'inchiesta non sono esclusi nelle prossime ore, vista la vastità del territorio interessato dalle indagini alle quali hanno collaborato anche i nuclei regionali della Guardia di Finanza di altre regioni.


    Senegalesi al Comune «Solo promesse...»

    MESTRE. «Si fa presto a dire che tutti sono abusivi, che sono tornati in centro storico e che sono tutti senegalesi. Ma non è così. La gran parte dei miei connazionali sono in regola, hanno il permesso di vendita e i documenti per restare in Italia. Siamo i primi a non volere coprire chi sbaglia, chi non rispetta le regole e chi si comporta male. Ma le colpe sono personali e non si deve generalizzare»: a parlare è Bassirou Ndiaye, presidente dell'associazione Deggo che raggruppa oltre ottocento senegalesi che vivono nella nostra provincia. In questi mesi è stato il ponte tra la sua gente e le nostre autorità, un impegno difficile soprattutto in primavera, quando scoppiò la clamorosa protesta dei gondolieri finito in uno scontro con alcuni venditori abusivi. «Successivamente, come associazione abbiamo preso degli impegni soprattutto nel convincere la nostra gente a comportarsi corettamente, a non continuare a vendere merce abusivamente. La gran parte lo ha fatto. Non possiamo essere accusati di continuare a vendere abusivamente se a fare questo sono poche persone. Se sbagliano si assumono le proprie responsabilità, ma a pagare non devono essere tutti come sta accadendo», continua il rappresentante della comunità senegalese. «Noi abbiamo mantenuto i nostri impegni, il Comune non ancora. Infatti doveva individuare le zone dove i miei connazionali con permesso di vendita potevano sistemarsi per lavorare, non lo ha ancora fatto. Noi nel frattempo stiamo costituendo una cooperativa per gestire queste aree». Poi, il presidente dell'associazione si rivolge al questore Salvatore Presenti e dice: «Il questore sbaglia quando afferma che si tratta di una questione di ordine pubblico. E' una questione di ordine sociale. E non va risolta generalizzando il problema, trattando nella stessa maniera chi è in regola e chi no. Ripeto, bisogna collaborare tutti e sopprattutto quando si prendono gli imopegni bisogna mantenerli. Altrimenti si rischia veramente di perdere il controllo della situazione e allora in quel caso - conclude Bassirou Ndiaye - nessuno potrà garantire per nessuno. E la disperazione a volte fa brutti scherzi».

    Giovane ai domiciliari per estorsione e furti
    Scippatrice fermata e subito condannata

    MESTRE. In manette e già processata la giovane romena che, l'altro pomeriggio, è stata fermata da un agente della Squadra mobile che l'ha vista mentre si avvicinava ad una donna, le infilava la mano nella borsa estraendovi poi il portafogli.
    Il poliziotto ha atteso che la ladra completasse il borseggio e quindi l'ha bloccata. La borseggiatrice è stata portata in caserma a Santa Chiara e arrestata. Si tratta di una romena di 29 anni, già conosciuta alle forze dell'ordine. Ieri mattina la donna è stata processata e condannata a quattro mesi di reclusione, con la condizionale e a trecento euro di multa. E' già stata espulsa.
    Sempre gli agenti della Squadra mobile hanno arrestato l'altro pomeriggio Sabino Fiore, 27 anni, barese di nascita e di residenza ma domiciliato a Mestre per motivi di lavoro. E' finito in manette e poi agli arresti domiciliari per ordine del gip di Barletta e in seguito ad un'indagine della locale procura della Repubblica, riguardante un'organizzazione criminale che si occupava di estorsioni, ricettazione, furti e altri reati. La posizione di Fiore, nell'organizzazione, è marginale tanto che il gip l'ha messo agli arresti domiciliari. Il giovane lavorava in una ditta impegnata nella ricostruzione del teatro della Fenice. Ha già raggiunto la sua abitazione.

  9. #99
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    Tribuna di Treviso 14/11/2002

    «Niente tendone per il Ramadan»
    Gentilini respinge la richiesta dell'Unione marocchina

    Niente piazze o tensostrutture per festeggiare la fine del Ramadan. Gentilini rispedisce al mittente le richieste avanzate al Comune dall'Unione marocchina - e coordinamento Fratelli d'Italia - e dall'Associazione culturale islamica. I primi avevano presentato formale domanda per montare un tendone a Prato della Fiera, mentre la seconda è una richiesta solo provocatoria, ma la risposta del sindaco è lo stesso perentoria: «Niente moschee in città, sarebbe un luogo pericoloso. L'ho sempre detto, le moschee nel Veneto si potranno fare quando nasceranno le chiese nei Paesi musulmani. Non concederò il permesso per montare un tendone, né l'agibilità di una piazza ai musulmani, la religione dei veneti è un'altra. Non intendo farlo per non creare un pericoloso precedente. E comunque a prescindere da ogni ragionamento di principio, non ci sono spazi disponibili».
    Gentilini chiude per l'ennesima volta la porta in faccia agli immigrati. La polemica cresce proprio quando arrivano i dati della sanatoria della legge Bossi-Fini. Sono state 11.500 le regolarizzazioni di immigrati effettuate in provincia di Treviso (circa 2.500 le badanti). «E' un dato sorpredente - afferma Antonio Soldera, della segreteria provinciale della Cisl - ben più alto di quanto ipotizzato in precedenza. Se lo raffrontiamo con le 50.000 regolarizzazioni registrate in tutto il Veneto, possiamo notare che Treviso ospita circa il 20 per cento degli immigrati regolarizzati presenti in regione. E a questi si devono aggiungere quelli già in regola prima della Bossi-Fini».
    Per Mirco Ceotto, anch'egli della Cisl, dopo la regolarizzazione occorre applicare il contratto di lavoro: «La regolarizzazione non conclude tutte le operazioni che un datore di lavoro deve fare per mettere in regola un proprio dipendente. Il passo successivo deve essere quello dell'attuazione del contratto di lavoro. Questo passaggio è automatico per le aziende, un po' meno per le famiglie che mettono in regola una badante e che molto spesso non conoscono le modalità per normalizzare un rapporto di lavoro. Vogliamo quindi ricordare che gli sportelli Cisl sono aperti per offrire la consulenza necessaria per realizzare un contratto».


    Aggredì il parroco di Cavasagra: marocchino scarcerato

    VEDELAGO. Era finito in carcere con l'accusa di tentata estorsione nei confronti del parroco di Cavasagra. Il marocchino Brahim Roundi, 36 anni, aveva minacciato di botte don Lorenzo Piran: lo avrebbe risparmiato solo se il sacerdote gli avesse consegnato 3 mila euro, soldi che sarebbero serviti per «pagare» la sanatoria. Il parroco aveva chiamato i carabinieri ed erano scattati gli arresti nei confronti del marocchino. L'altra mattina Roundi è stato scarcerato dal tribunale del Riesame di Venezia. Il difensore, l'avvocato Alessandra Nava, ha spiegato ai giudici lagunari che le richieste di denaro da parte del marocchino erano dovute all'esigenza di «comprare» un contratto di lavoro necessario a ottenere la sanatoria, secondo le nuove disposizioni della legge Bossi-Fini. Non era comunque la prima volta che il marocchino si presentava nella canonica di don Lorenzo. All'inizio si accontentava dell'elemosina del prete, 10-20 euro a volta. Poi le visite del clandestino, che abitava a Badoere di Morgano, si sono fatte più frequenti. A fine ottobre, rimasto senza lavoro, Roundi aveva cominciato a chiedere 3 mila euro, dicendo appunto che gli servivano per mettersi in regola. Il marocchino si era fatto sempre più insistente: alla fine aveva aggredito don Lorenzo in canonica.


    Sedici mesi al rapinatore che aggredì un automobilista a Nervesa:

    NERVESA. Si era fermato per fare benzina al distributore Q8 sulla Pontebbana, a Nervesa. Improvvisamente, sul piazzale, è comparsa una Y10 dalla quale sono scesi due uomini: uno dei due l'ha colpito al volto e l'ha spintonato facendosi poi consegnare il portamonete. Domenico Cannito, 22 anni, residente a Sacile in via Fasan, non si è lasciato intimidire e ha deciso di seguire i rapinatori in fuga, avvertendo al tempo stesso i carabinieri. E' iniziato l'inseguimento: i banditi, finiti fuori strada, sono stati catturati dai militari della stazione di Spresiano.
    Ieri mattina in tribunale a Treviso, a carico del serbo Smilijkovic Bojan di 23 anni si è tenuto il processo celebrato per direttissima: l'uomo ha patteggiato 1 anno e 4 mesi di reclusione e 800 euro di multa; la pena è stata sostituita con il provvedimento dell'espulsione dal territorio italiano per cinque anni. I fatti risalgono allo scorso 18 ottobre quando Cannito sta tornando a casa in auto, in compagnia di tre amici. E' mezzanotte e mezza quando il sacilese si ferma al distributore di benzina di Nervesa. Mentre gli amici si allontanano per andare alla toilette, lui fa rifornimento. Ed è in questo momento che scatta l'aggressione. I rapinatori, a dire il vero, non hanno molta fortuna: prima vengono inseguiti dalla stessa vittima e poi dai carabinieri, finendo infine fuori strada. Bojan viene portato all'ospedale, a seguito delle lesioni riportate ed è qui che viene riconosciuto dall'automobilista rapinato.

    Tre casi in sole 48 ore
    La sanatoria fa fioccare le risse tra immigrati

    CONEGLIANO. Scadono i termini per la sanatoria, volano botte da orbi. Tre risse sono state denunciate nelle ultime quarantott'ore al commissariato di polizia per violente liti tra immigrati che, stando agli inquirenti, sarebbero scoppiate per questioni di ospitalità di clandestini e accordi mancati tra extracomunitari. Un'immigrata africana di 34 anni si trova ricoverata in osservazione nell'ospedale di Conegliano, con un trauma occipitale e trauma cranico. Presenta una vasta tumefazione al volto. La donna sostiene di essere stata aggredita a suon di pugni e calci da una connazionale, anch'essa finita in ospedale con dei graffi al volto per le unghiate ricevute e dimessa dopo esser stata medicata. In un'altra zuffa capitata in via Zandonai, nel quartiere Lourdes, sono rimasti coinvolti due giovani senegalesi. E' stato denunciato a piede libero S.M., 31 anni, che ha aggredito un suo connazionale a pugni e calci. L'operaio aggredito ha chiesto l'intervento della polizia, all'arrivo degli agenti l'aggressore S.M. stava tornando proprio sul luogo della zuffa a bordo di un ciclomotore. E' stato perquisito e addosso gli è stato trovato un coltello da cucina con la lama lunga trenta centimetri, che secondo l'aggredito aveva già usato per minacciarlo, mentre secondo S.M. gli serviva solo per effettuare riparazioni al motorino. Il senegalese è stato denunciato per minaccia aggravata e porto di armi od oggetti atti ad offendere. Analoga la dinamica di una terza rissa dove un immigrato è stato colpito a pugni e calci dopo una lite con dei connazionali, anche qui sarebbero spuntati i coltelli. Il commissariato sta indagando su questa escalation di zuffe proprio alla scadenza dei termini per la sanatoria.

    Arrestata una prostituta clandestina

    CORDIGNANO. E' stata arrestata in base alla nuova legge Bossi-Fini sull'immigrazione clandestina. I carabinieri di Cordignano hanno infatti trovato, sabato scorso, una prostituta extracomunitaria lungo la Pontebbana. Ma quando è stata condotta in caserma, per accertamenti, gli uomini dell'Arma hanno scoperto che Franca Osaigbovo, 21 anni, nigeriana era già stata espulsa dall'Italia nel dicembre del 2000, e non aveva rispettato l'obbligo di tornare nel proprio Paese. Di qui, in base alla nuova normativa, la decisione dei carabinieri di arrestarla. Nei giorni seguenti, comunque, la donna è stata rimessa in libertà su disposizione dell'autorità giudiziaria. L'arresto era avvenuto nell'ambito dei servizi di controllo del territorio coordinati dalla Compagnia dei carabinieri di Vittorio.


    Ai camerunensi una sala dell'ex elementare
    «Sono gente fidata e non faranno una moschea»

    PIEVE DI SOLIGO. Il comune ha deciso di dare degli spazi aggregativi agli extracomunitari. La giunta ha infatti approvato una convenzione con l'associazione di camerunesi Laakam che prevede la concessione in uso, per due volte al mese, di una sala posta al primo piano dell'ex scuola elementare di Barbisano. Lo spazio sarà destinato esclusivamente ad attività aggregative e culturali e gli stranieri si sono impegnati a svolgere attività di volontariato, pulendo con regolarità lo spazio circostante alla scuole e, una volta al mese, anche il vicino parco pubblico. «Si tratta di un'iniziativa volta a incentivare l'integrazione degli extracomunitari nella nostra collettività attraverso una civile convivenza - spiega il sindaco Giustino Moro (nella foto) - che ci è sembrato giusto portare avanti perché la Laakam è un'associazione legalmente riconosciuta che svolge da tempo un'attività seria e spesso collabora anche con altre realtà associative del comune». L'iniziativa avrà però anche un seguito poiché, alla luce di un positivo periodo di sperimentazione, la giunta ha in animo di siglare una convenzione analoga anche con l'associazione Basco, costituita da un gruppo di bengalesi che vivono a Pieve e nei comuni limitrofi. In questo caso i cittadini originari del Bangladesh hanno già dato la loro disponibilità a tenere pulita un'area parcheggi in piazza Caduti Nei Lagher e presso il Foro Boario, in cambio di una stanza dove potersi ritrovare per svolgere attività culturali e ricreative. «Va sottolineato che le attività di volontariato che le associazioni s'impegnano a svolgere sono a beneficio, non solo dei loro gruppi, ma anche dell'intera collettività di Pieve - spiega il sindaco - La convenzione sarà quindi analoga a quella della Laakam e a scanso di malintesi riporterà anche la dicitura secondo cui non sono previste attività di culto». Una precisazione importante, visto che i bengalesi, a differenza dei camerunesi (cattolici), professano la religione musulmana e qualcuno potrebbe paventare che la sala concessa dal Comune diventi una moschea.

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    L'Arena di Verona 14/11/2002

    Furto sventato in via XX Settembre a Veronetta. Giovane si infila nel locale mentre il proprietario è nel retro, prende i soldi dalla cassa, ma è costretto a fuggire

    Titolare di rosticceria s’avventa contro un ladro

    Tenta di ripulire la rosticceria ma non fa i conti con la reazione del proprietario che salva l’incasso e mette in fuga il «manolesta». È avvenuto ieri, in pieno giorno, nella trafficatissima via XX Settembre. La cronaca di quanto avvenuto è stata ricostruita dai poliziotti delle volanti, intervenuti sul posto, sulla base del racconto fatto dal titolare del negozio. Mancano pochi minuti alle 16 e il signor Giampaolo Carozzi è al lavoro nel retro della gastronomia Olimpia, al civico 140 di via XX Settembre, uno dei negozi centrali di Santa Toscana. La porta a vetri è aperta e la serranda solo appoggiata. Carozzi, infatti, attende l’arrivo delle sue collaboratrici e per questo non ha chiuso a chiave; nel frattempo, termina di cuocere alcune pietanze, in cucina. «Ho sentito il rumore della serranda che veniva aperta», racconta l’uomo, «e pensando fosse uno dei collaboratori sono andato nel negozio a salutarlo». Invece all’ingresso c’è un ragazzo, poco più che ventenne, straniero, quasi certamente un nordafricano. Il giovane ha un attimo di esitazione, poi opta per una domanda quanto meno singolare: «Vendete roba da mangiare?». «Gli ho risposto che essendo una gastronomia sarebbe strano il contrario. Allora mi ha ha detto che sarebbe tornato più tardi ed è uscito».
    La vicenda sembra finita lì. Il signor Carozzi torna nel retro, prende un pentolone pieno d’acqua e si appresta a suotarlo. «Ma mi sono bloccato subito, perché ho avuto una specie di "sesto senso". O forse quel tipo mi aveva insospettito, senza rendermene conto. Così sono tornato in negozio». Appena il tempo di affacciarsi e il commerciante vede il giovane di prima che sta in piedi davanti alla cassa del negozio, con in mano un fascio di banconote che ha appena prelevato dal cassetto. «Non ci ho più visto: sono corso verso di lui urlando di mettere giù subito i soldi». I due, per un attimo, vengono a contatto, finiscono contro un vetro, che separa la merce esposta in vetrina dall’ingresso, e lo mandano in frantumi.
    Nel parapiglia il giovane pensa bene di dileguarsi. Rimasto solo, Carozzi chiama il 113. Sul posto arriva subito una volante, mentre altre pattuglie iniziano a perlustrare la zona alla ricerca del fuggitivo. «Pensavo avesse portato via i soldi, invece, girando attorno alla cassa, ho ritrovato una mazzetta di banconote gettata a terra». Il fuggitivo riesce a far perdere le tracce, almeno per il momento.
    Carozzi ripulisce il pavimento della gastronomia dai vetri infranti, e dopo aver raccontato tutto ai poliziotti torna al lavoro: nel suo negozio, in uno dei luoghi più caratteristici e suggestivi, ma anche non sempre facili della città.

    Un extracomunitario a ponte Nuovo
    Prima cammina sul parapetto, poi si butta in Adige

    Lo hanno visto camminare sul parapetto del ponte Nuovo e poi cadere in Adige. Erano circa le 20, l’ora in cui si rientra dal lavoro e la passeggiata pericolosa di quel giovane extracomunitario non è sfuggita. Lo hanno visto in equilibrio poi saltare sul marciapiede. Sembrava tutto finito e invece a metà ponte, in corrispondenza di un punto profondo del fiume e lontano dai massi, ha scavalcato con un balzo il parapetto e si è lasciato cadere nel vuoto. I testimoni di quel tuffo hanno avvisato le forze dell’ordine mentre lui, dopo aver nuotato per un paio di metri in mezzo alla corrente, fortunatamente non troppo forte, è salito sul pezzo di terra in prossimità del secondo pilone. Da dove, infreddolito, ha urlato per mezz’ora.
    Sopra il ponte un centinaio di spettatori, una pattuglia della polizia, un’ambulanza allertata da Verona Emergenza e i vigili del Fuoco, che all’altezza della Giarina hanno calato in acqua il gommone e sono andati a recuperarlo, portandogli anche una coperta. Lo hanno riportato a riva da dove è stato portato in ospedale.

 

 
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