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  1. #31
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    Raso (Pri) soddisfatto dell’elezione dell’esponente di An

    CATANZARO - “Sono pienamente soddisfatto per l’entusiasmante vittoria conseguita da Wanda Ferro, alla quale faccio i migliori auguri di un proficuo lavoro, sicuro che la neo presidente opererà nel segno del riequilibrio territoriale, ponendo attenzione a tutte le esigenze provenienti dall’intera provincia”. È quanto afferma, in una nota il coordinatore provinciale del Partito Repubblicano Italiano di Catanzaro, Silvestro Raso. “L’intero coordinamento provinciale del Pri - aggiunge - si é dichiarato estremamente compiaciuto per l’ottimo risultato conseguito dal partito dell’edera, che, con il proprio consigliere eletto, si attesta ad essere una delle componenti essenziali della prossima compagine governativa di Palazzo di vetro. Il Coordinamento provinciale del partito, guidato a livello nazionale da Francesco Nucara, capolista in Calabria alla Camera, dopo Berlusconi e Fini, nonché probabile uomo guida nel prossimo Governo Berlusconi, si è altresì congratulato, ringraziandoli, con tutti i candidati repubblicani i quali, con la loro dedizione ed il loro impegno hanno fatto sì che il Pri ottenesse, in provincia di Catanzaro, circa 5000 voti, attestandosi così ad essere uno dei punti forti all’interno del nuovo e grande progetto riformatore del centrodestra”. “Il largo consenso - prosegue Raso - che il Pri ha ottenuto a Lamezia Terme costituirà la base da cui partire per rilanciare decisamente il partito sul territorio, forti dell’appoggio che a livello centrale verrà dal segretario nazionale, Nucara, il quale ha preso un serio impegno con i suoi conterranei, facendo sottoscrivere personalmente al cavaliere Berlusconi il programma di rilancio della Calabria, al cui interno sono contenuti tutti i punti su cui il prossimo governo dovrà incentrare la propria attenzione per lo sviluppo della nostra regione. Nucara, infatti, calabrese doc molto attento alle esigenze ed alle aspettative che provengono dalla sua terra, con particolare riferimento a Lamezia Terme, città che ben conosce e nella quale sarà molto presente lungo tutto l’arco della prossima legislatura, attraverso il Pri lametino avvierà, di concerto con il Pdl, un percorso di interventi mirati a far decollare compiutamente e definitivamente questo importante e strategico territorio, mediante la creazione di un programma specifico che miri alla realizzazione di adeguate infrastrutture essenziali per il decollo del turismo balneare, termale ed enogastronomico, e che punti molto sulla formazione, lo sviluppo dell’impresa e la creazione di nuove opportunità che garantiscano l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, in modo da assicurare alla città della piana quella dignità di territorio guida dell’intera regione, che, di fatto, le spetta”.

    tratto da http://www.giornaledicalabria.it/ind...tra_primopiano

  2. #32
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    Si rispettino gli impegni presi
    Provincia di Catanzaro - E’ quanto chiedono i repubblicani che pretendono maggiore attenzione

    LAMEZIA TERME. “I repubblicani rimangono pazientemente in attesa di sapere quali soluzioni politiche intenderà proporre il presidente della Provincia di Catanzaro, Wanda Ferro, per sanare il vulnus che ha creato nei confronti del Pri”. Lo ha reso noto, in una nota, il Pri, i cui dirigenti provinciali hanno incontrato a Lamezia Terme il segretario nazionale, Francesco Nucara. “Nel corso del lungo e articolato dibattito - è detto nella nota - si è presa in esame la situazione politica venutasi a determinare a seguito della formazione della Giunta provinciale. Il Pri ha condotto una battaglia elettorale i cui frutti si vedono nei numeri e per questa vittoria ha coinvolto il presidente Berlusconi, come è ben noto al presidente Ferro”. “I Repubblicani - aggiunge il Pri - si compiacciono per l’elezione dell’amico Fazio a presidente della commissione Ambiente, il quale si potrà ben coordinare con Francesco Nucara, membro della commissione Ambiente alla Camera dei Deputati e già vice ministro all’Ambiente. Allo stesso tempo si sarebbero anche aspettati una risposta adeguata, non soltanto per il risultato emerso dalle urne, ma anche e soprattutto per gli impegni sottoscritti”. “I Repubblicani - conclude la nota - non consentono a chicchessia di porre problemi di natura morale sui propri candidati e non pensano a ritorsioni di qualunque genere, poiché non sono abituati per educazione, storia e tradizione, a scrivere lettere anonime. Laddove ce ne fossero i presupposti, sono pronti ad affrontare in pubblico questioni di ordine morale, che potrebbero riguardare eletti e membri di Giunta. Tutto ciò premesso, il Pri rimarrà leale con la coalizione verso la quale ha dato il massimo contributo per la vittoria”.

    tratto da http://www.giornaledicalabria.it/ind...tra_primopiano

  3. #33
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    Il Ponte da solo non basta
    Se le grandi opere trascurano una vergogna che dura dal 1908

    Il 4 febbraio del 1909 un inviato del "Corriere" straordinario come Luigi Barzini pronosticava "un grande avvenire" per la città di Messina appena devastata dal terremoto. Anche i migliori possono sbagliare alla grande le loro previsioni. E proprio sul "Corriere della Sera" di pochi giorni fa Cesare Fiumi dedicava un servizio alle baracche dei terremotati allestite dopo il 1908. Sono 3306 e sono ancora lì, tutte quante. Popolate da gente che lavora, paga spazzatura e affitto e, scrive Fiumi, "deve ammazzare i topi a cucchiaiate".

    Eravamo nel 1908: e un secolo ormai trascorso dovrebbe essere sufficiente per escludere la speranza che una vita del genere sia provvisoria. Oramai ci si sarà convinti che quella condizione è eterna. E questo sinceramente è qualcosa che riteniamo inaccettabile.

    Perché uno Stato democratico, la Repubblica, non può tollerare uno scandalo di queste proporzioni. E non può dimenticare tale situazione confidando ulteriormente sulla rassegnazione dei suoi cittadini. Per questo, quando si discute del progetto del Ponte sullo Stretto, noi sosteniamo che questo deve comportare un potenziamento infrastrutturale per tutto il Mezzogiorno, senza sottovalutare la condizione inaccettabile della baraccopoli messinese.

    Procedendo in ordine di tempo, vi è stata una legge regionale del luglio 1990 che prevedeva il risanamento di Messina. Una legge speciale dove si annunciava lo sbaraccamento e la riqualificazione urbana e sociale, mettendo a disposizione, ai tempi, 500 miliardi di lire. Di fatto ne sono stati utilizzati solo 150, degli altri non si conosce neppure la destinazione. I piani particolareggiati sono stati approvati solo nel 2002 e nel 2004 la Regione Sicilia ha stanziato altri 70 milioni di euro. Ma gli espropri, le demolizioni e le nuove costruzioni hanno il freno a mano tirato dai ritardi burocratici. Né siamo in grado di conoscere gli altri ostacoli in dettaglio.

    E' chiaro però che, se si vuole modernizzare il Mezzogiorno, allestire una grande opera, occorre lavorare molto in profondità e pensare ad un piano di intervento che concerna anche gli aspetti amministrativi, le istituzioni preposte, che ponga anche in questione persone ed incarichi. Servirebbe quasi una rivoluzione garibaldina, se solo si pensa alle condizioni di degrado e di disagio che si sono succedute nel tempo.

    Per questo il Partito repubblicano si è preoccupato di predisporre un disegno di legge per costituire un'"Agenzia di scopo" per la costruzione del Ponte, che sarà presentato la prossima settimana, con l'intenzione che l'Agenzia possa fungere da terminale utile per mettere ordine finalmente in tutti questi problemi insoluti. Le cronache riferiscono che se ai baraccati si accenna al Ponte dello stretto questi si mettono a ridere - beati loro che ci riescono, nonostante tutto - ed indicano il loro con vista sul liquame.

    Noi non vogliamo, l'abbiamo detto da subito, vedere una nuova cattedrale nel deserto. Una cattedrale nel deserto con contorno di baracche sarebbe uno sfregio alla pubblica decenza, già sufficientemente umiliata nel messinese per un secolo. Per non parlare del ricordo di Mazzini eletto a Messina, che non possiamo mortificare ulteriormente.

    Roma, 4 luglio 2008

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=5111

  4. #34
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    Reggio Calabria. Ora è ufficiale: il Pri torna nella giunta Scopelliti.

    Grazie alla mediazione del segretario nazionale Francesco Nucara, agile l’intesa: assessore è Rocco Lascala, alla seconda consiliatura.

    Si occuperà di Rapporto con gli Enti, Affari generali e soprattutto del Bilancio, delega fin qui trattenuta dal primo cittadino.

    Gli subentrerà in aula il primo dei non eletti, Paolo Ferrara; capogruppo resta Antonio Rappoccio.

    qui trovi l'articolo

  5. #35
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    La centrale a carbone non si farà
    I deputati del Pdl Nucara e Gentile hanno preparato un documento congiunto. Il “no” del Wwf

    REGGIO CALABRIA - “La centrale a carbone la cui localizzazione è prevista nell’area ex-liquilchimica di Saline, non sarà mai realizzata”. Lo afferma, in un comunicato, il deputato del Pdl Francesco Nucara che, “insieme al senatore Antonio Gentile, - scrive - ha preparato un documento congiunto che verrà sottoposto a tutti i deputati calabresi alla ripresa dei lavori parlamentari in vista dell’incontro con i ministri dello Sviluppo, dell’Ambiente e della Sanità”. “Nel testo - secondo quanto riferisce la nota - si legge che “i motivi sono molteplici, ma in primis, vi sono le decisioni politico-amministrative dei comuni interessati e soprattutto della Regione Calabria. Abbiamo criticato tante volte il presidente Loiero, - prosegue - ma su questo problema avrà tutto il nostro appoggio. La Società Sei acquista intere pagine di quotidiani per spiegarci che in fondo l’inquinamento atmosferico e quello del suolo sono ben contenuti nei limiti previsti dalla normativa vigente. Prendiamo per buono questo dato, ma non ci viene spiegato cosa succederebbe in caso di incidente”. “Vogliamo ricordare a tutti - è scritto nel comunicato - quello che successe a Seveso il 10 luglio 1976. In quell’occasione ci fu un incidente nello stabilimento che produceva prodotti chimici per disserbanti. Per un imprevisto fu rilasciata dallo stabilimento una quantità non definita di diossina. I provvedimenti andavano dall’evacuazione della popolazione, alla demolizione delle case vicine. L’inquinamento fu generalizzato, e l’atrazina finita nelle falde acquifere rese l’acqua non potabile, tanto da indurre l’allora ministro della Sanità ad alzare i livelli dell’atrazina. E così l’acqua divenne potabile per decreto. Fosse solo il principio di precauzione, già sarebbe sufficiente per un no chiaro e forte. Ma vi sono molti altri motivi”. “La vocazione del territorio - prosegue la nota - su cui dovrebbe insistere la centrale è prettamente agricolo-turistica. Sarebbe difficile soggiornare in un albergo, magari già costruito, nei pressi di una centrale a carbone. I prezzi immobiliari di case e terreni agricoli crollerebbero dall’oggi al domani. Chi pagherebbe questi danni al singolo cittadino? O all’imprenditore che ha investito su strutture alberghiere? O all’agricoltore che si è impegnato a produrre prodotti di nicchia? Il sindaco di Montebello Ionico con il no deciso della sua amministrazione ha imboccato la strada giusta, anche se bisogna ammettere che il problema non è solo suo, poiché le emissioni gassose della centrale non conoscono i confini amministrativi”. “La Calabria, - aggiunge il comunicato - ed in particolare la provincia di Reggio, ha un esubero di produzione energetica rispetto ai suoi consumi. Centrali elettriche a gas sono in costruzione, ma soprattutto la Regione s’é fatta carico dei problemi del Paese con il suo nulla-osta al rigassificatore da allocare nel porto di Gioia Tauro”. “Cari signori azionisti della Sei, - è detto nella nota - avete preso un’iniziativa senza sbocchi, limitate i danni rinunciando alla realizzazione di una centrale che nessuno vuole, né a destra, né a sinistra, né al centro. Siamo fermamente convinti della giustezza delle nostre posizioni e siamo certi che tutta la delegazione parlamentare calabrese sosterrà la nostra iniziativa”. “In proposito - conclude il comunicato - è nostra intenzione attivare una riunione collegiale alla ripresa dei lavori parlamentari. Tale riunione sarà propedeutica ad un incontro che dovremo avere con i ministri competenti (sviluppo, ambiente e territorio, sanità) per ribadire il no ragionato alla costruzione di un impianto che nessuno vuole”. *** CATANZARO. La scelta della Regione di dire no al progetto di una mega centrale a carbone nell’area di Saline Joniche, è pienamente condivisa dal Wwf che considera questa fonte energetica come la più inquinante e quella che maggiormente ci allontana dagli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra responsabili dei cambiamenti climatici in atto. “Occorre infatti rammentare come una centrale a carbone delle dimensioni di quella che si vorrebbe realizzare a Saline Joniche - si legge in una nota del Wwf - provocherebbe il rilascio in atmosfera di oltre 7.000.000 di tonnellate anno di anidride carbonica (CO2) che andrebbero ad aggiungersi ai circa 100 milioni di tonnellate che già ci allontanano dagli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas climalteranti richieste dal Protocollo di Kyoto, lo stesso che richiedeva all’Italia di ridurre le proprie emissioni, entro il 2010, di circa il 6,5% rispetto ai dati di emissione del 1990 mentre, al contrario, le emissioni del nostro Paese sono già aumentate di circa il 12%. Le tecniche di cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS) sono ancora sperimentali e richiederanno ancora alcuni decenni prima di divenire forse operative, un tempo troppo lungo per evitare quegli sconvolgimenti climatici che ormai sono sotto gli occhi di tutto, considerando che, nel frattempo, avremo immesso in atmosfera quantitativi di gas serra tali da alterare per sempre e con conseguenze drammatiche il clima del Pianeta. A livello locale occorre poi ricordare che una centrale come quella di Saline, pur in presenza delle migliori tecnologie di filtraggio dei fumi, comporterà ogni anno l’immissione in atmosfera di oltre 650.000 kg di particolato ultrafino (polveri sottili), circa 3.880.000 kg di ossidi di azoto, circa 2.500.000 kg di ossidi di zolfo, per non parlare del mercurio, dell’arsenico e di molti altri composti massicciamente liberati dai processi di combustione del carbone e notoriamente nocivi alla salute delle persone e delle altre specie viventi: tutto questo a dimostrazione che la scelta carbone, anche in presenza delle migliori tecnologie, appare sbagliata tanto per la salute dei cittadini che dell’ambiente. Del resto, come ha ribadito il Presidente della Giunta, Loiero, la Calabria - conclude la nota stampa del Wwf - non solo è ampiamente autosufficiente dal punto di vista energetico, ma negli ultimi anni ha visto sorgere diverse centrali energetiche il cui impatto sull’ambiente continua a suscitare legittime preoccupazioni da parte delle popolazioni residenti. (02-09-2008)

    tratto da http://www.giornaledicalabria.net/in...tra_primopiano

 

 
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