La protesta degli studenti
Squilli di rivolta
nelle università
della Sardegna
SASSARI. Sale la tensione nelle università sarde. C'è un rifiorire di occupazioni e sit-in da parte degli studenti, segnale di un mondo in ebollizione. A Cagliari la protesta riguarda il caro-tasse approvato tra le polemiche, a Sassari gli universitari sono scesi in campo per contestare i criteri del nuovo bando di assegnazione di alloggi e borse di studio che lascia fuori, dicono i ragazzi, i meno abbienti. Non è la «Pantera» che scosse le superiori negli Anni Ottanta, non è un nuovo Sessantotto, ma qualcosa si muove.
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A Cagliari la guerra non è finita, ma ora ci si rilassa in vista delle feste che serviranno per meditare come continuare a tenere alta la guardia sul fronte sempre caldo delle rette universitarie.
Fronte che potrebbe estendersi, dicono con una certa preoccupazione gli universitari, anche a Sassari. «Il rettore Alessandro Maida ci ha avvertito che il contributo degli studenti per costi e servizi è di poco più del 6 per cento, mentre dovrebbe essere almeno il 20 per cento dell'importo versato dallo Stato all'ateneo».
Si vedrà, inutile anticipare tempi che nessuno vorrebbe arrivassero.
Intanto c'è la battaglia contro l'Ersu ad impegnare. Il comitato per la difesa del diritto allo studio, infatti, ripeterà la protesta avvenuta l'altro ieri davanti alla sede dell'Ersu sassarese, anche questa mattina, proprio mentre il consiglio d'amministrazione sarà riunito per decidere il da farsi, sull'onda della contestazione studentesca.
Sembra comunque che il sit-in precedente qualche risultato l'abbia dato. «Ci è stato riferito - dicono Emiliano Cugini e Marco Crosa, del Comitato che protsta - che nelle maglie del bilancio si potrebbero recuperare oltre un miliardo di vecchie lire per dare sussidi ai giovani rimasti senza casa in seguito all'esclusione dagli alloggi Ersu assegnati con i criteri che noi contestiamo. Oggi il cda dovrà trovare il bandolo della matassa e chiarire se davvero i soldi, per garantire a chi non ha mezzi sufficienti di poter conseguire una laurea, non ci sono, come si sostiene all'Ersu addossando le colpe alla Regione, o se invece anche questa vicenda è la dimostrazione che il diritto allo studio è solo vuota retorica».
Ma quali sono i criteri di assegnazione di borse di studio e alloggi che gli studenti criticano? Tutto è nato con il nuovo bando approvato lo scorso settembre, creatura di un consiglio di amministrazione dell'Ente per il diritto allo studioo per cinque mesi rimasto senza presidente. E questo in una città dove l'università conta 22 mila iscritti.
Il bando ha escluso molti di coloro che già avevano ottenuto casa e assegno mensile negli anni precedenti, perchè i nuovi indicatori economici previsti, dicono gli studenti, hanno fatto diventare ricco anche chi ricco non è.
«I limiti di reddito fissati - spiega il Comitato - descrivono unicamente le condizioni più prossime alle soglie di povertà: l'indicatore per la situazione economica è stato fissato a 12mila euro, quello per la situazione patrimoniale a 21mila».
Il Comitato aveva chiesto subito un ripensamento, ma senza riuscire ad ottenere altro che la promessa di un nuovo bando di concorso che fissa sussidi di 1700 euro per gli esclusi dal precedente concorso. Somma che dovrà essere utilizzata dai titolari per pagare l'affitto e le spese minute. Insomma, per fuori sede e meno abbienti, oltre alla beffa della perdita o mancata assegnazione di alloggi e borse di studio, il rimedio rischia di diventare peggiore del male. E scatena una guerra tra poveri: chi aveva l'alloggio, lo perde a favore di altri che ne hanno altrettanto bisogno. «E poi a noi non sta bene di dover cercare una casa: sia l'Ersu a trovarcela».
L'altro giorno con il sit-in si voleva chiarire questi concetti, ma soprattutto che l'Ersu ha sbagliato prevedendo un bando nel quale «non vengono rispettate le leggi». E cita testualmente, il Comitato, l'articolo 4, comma 5, del decreto della presidenza del Consiglio del 9 aprile del 2001 dove è detto che «per gli studenti iscritti agli anni successivi al primo di tutti i corsi... il diritto (ai benefici) viene mantenuto esclusivamente sulla base dei criteri di merito, senza un'ulteriore autocertificazione delle condizioni economiche».
Oggi quindi ci sarà la resa finale. Il cda riunito sotto la presidenza di Maria Paola Pasella dovrà decidere il da farsi. I ragazzi del Comitato ci saranno ancora una volta e intanto organizzano con gli studenti medi una manifestazione di protesta per venerdì.
Martedì la discussione tra studenti e presidente dell'Ersu si era tinta di politico con un vivace scambio di idee tra la stessa Pasella, esponente di An, ed Emiliano Cugini, figlio del consigliere regionale diessino Renato, quest'ultimo «accusato» di essere un portavoce dell'opposizione in consiglio regionale. Uno scontro che adesso approda a Cagliari. Sentendosi chiamato in causa, Cugini si è rivolto ai presidenti del Consiglio e della giunta regionali, e all'assessore alla Pubblica istruzione stigmatizzano l'atteggiamento di Maria Paola Pasella che «ha tenuto un atteggiamento scorretto nei miei confronti». «Non discuto l'appartenenza politica del presidente dell'Ersu, però escludo che possa rappresentare l'ente denigrando rapresentanti del consiglio regionale», scrive Cugini il quale afferma anche di ritenere «il comportamento del presidente dell'Ersu passibile di censura e comunque non all'altezza della funzione assegnatale».
Cugini si riserva «l'assunzione di iniziative a difesa della mia persona» e intanto chiede di conoscere a proposito «le iniziative di presidenti e assessore regionali».
A Cagliari la guerra non è finita, ma ora ci si rilassa in vista delle feste che serviranno per meditare come continuare a tenere alta la guardia sul fronte sempre caldo delle rette universitarie.
Fronte che potrebbe estendersi, dicono con una certa preoccupazione gli universitari, anche a Sassari. «Il rettore Alessandro Maida ci ha avvertito che il contributo degli studenti per costi e servizi è di poco più del 6 per cento, mentre dovrebbe essere almeno il 20 per cento dell'importo versato dallo Stato all'ateneo».
Si vedrà, inutile anticipare tempi che nessuno vorrebbe arrivassero.
Intanto c'è la battaglia contro l'Ersu ad impegnare. Il comitato per la difesa del diritto allo studio, infatti, ripeterà la protesta avvenuta l'altro ieri davanti alla sede dell'Ersu sassarese, anche questa mattina, proprio mentre il consiglio d'amministrazione sarà riunito per decidere il da farsi, sull'onda della contestazione studentesca.
Sembra comunque che il sit-in precedente qualche risultato l'abbia dato. «Ci è stato riferito - dicono Emiliano Cugini e Marco Crosa, del Comitato che protsta - che nelle maglie del bilancio si potrebbero recuperare oltre un miliardo di vecchie lire per dare sussidi ai giovani rimasti senza casa in seguito all'esclusione dagli alloggi Ersu assegnati con i criteri che noi contestiamo. Oggi il cda dovrà trovare il bandolo della matassa e chiarire se davvero i soldi, per garantire a chi non ha mezzi sufficienti di poter conseguire una laurea, non ci sono, come si sostiene all'Ersu addossando le colpe alla Regione, o se invece anche questa vicenda è la dimostrazione che il diritto allo studio è solo vuota retorica».
Ma quali sono i criteri di assegnazione di borse di studio e alloggi che gli studenti criticano? Tutto è nato con il nuovo bando approvato lo scorso settembre, creatura di un consiglio di amministrazione dell'Ente per il diritto allo studioo per cinque mesi rimasto senza presidente. E questo in una città dove l'università conta 22 mila iscritti.
Il bando ha escluso molti di coloro che già avevano ottenuto casa e assegno mensile negli anni precedenti, perchè i nuovi indicatori economici previsti, dicono gli studenti, hanno fatto diventare ricco anche chi ricco non è.
«I limiti di reddito fissati - spiega il Comitato - descrivono unicamente le condizioni più prossime alle soglie di povertà: l'indicatore per la situazione economica è stato fissato a 12mila euro, quello per la situazione patrimoniale a 21mila».
Il Comitato aveva chiesto subito un ripensamento, ma senza riuscire ad ottenere altro che la promessa di un nuovo bando di concorso che fissa sussidi di 1700 euro per gli esclusi dal precedente concorso. Somma che dovrà essere utilizzata dai titolari per pagare l'affitto e le spese minute. Insomma, per fuori sede e meno abbienti, oltre alla beffa della perdita o mancata assegnazione di alloggi e borse di studio, il rimedio rischia di diventare peggiore del male. E scatena una guerra tra poveri: chi aveva l'alloggio, lo perde a favore di altri che ne hanno altrettanto bisogno. «E poi a noi non sta bene di dover cercare una casa: sia l'Ersu a trovarcela».
L'altro giorno con il sit-in si voleva chiarire questi concetti, ma soprattutto che l'Ersu ha sbagliato prevedendo un bando nel quale «non vengono rispettate le leggi». E cita testualmente, il Comitato, l'articolo 4, comma 5, del decreto della presidenza del Consiglio del 9 aprile del 2001 dove è detto che «per gli studenti iscritti agli anni successivi al primo di tutti i corsi... il diritto (ai benefici) viene mantenuto esclusivamente sulla base dei criteri di merito, senza un'ulteriore autocertificazione delle condizioni economiche».
Oggi quindi ci sarà la resa finale. Il cda riunito sotto la presidenza di Maria Paola Pasella dovrà decidere il da farsi. I ragazzi del Comitato ci saranno ancora una volta e intanto organizzano con gli studenti medi una manifestazione di protesta per venerdì.
Martedì la discussione tra studenti e presidente dell'Ersu si era tinta di politico con un vivace scambio di idee tra la stessa Pasella, esponente di An, ed Emiliano Cugini, figlio del consigliere regionale diessino Renato, quest'ultimo «accusato» di essere un portavoce dell'opposizione in consiglio regionale. Uno scontro che adesso approda a Cagliari. Sentendosi chiamato in causa, Cugini si è rivolto ai presidenti del Consiglio e della giunta regionali, e all'assessore alla Pubblica istruzione stigmatizzano l'atteggiamento di Maria Paola Pasella che «ha tenuto un atteggiamento scorretto nei miei confronti». «Non discuto l'appartenenza politica del presidente dell'Ersu, però escludo che possa rappresentare l'ente denigrando rapresentanti del consiglio regionale», scrive Cugini il quale afferma anche di ritenere «il comportamento del presidente dell'Ersu passibile di censura e comunque non all'altezza della funzione assegnatale».
Cugini si riserva «l'assunzione di iniziative a difesa della mia persona» e intanto chiede di conoscere a proposito «le iniziative di presidenti e assessore regionali».
da " La Nuova Sardegna"
Manca Indipendentista Sarda - Mancas Natzionales Unidas




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