La Corte Costituzionale ha bocciato la norma
voluta dal governo rossoverde
BERLINO - La Corte costituzionale di Karlsruhe, in Germania, ha dichiarato ieri incostituzionale la controversa legge sull'immigrazione voluta dalla maggioranza di sinistra e varata in una tumultuosa riunione il 22 marzo scorso dal Bundesrat, la Camera delle Regioni.
Dopo il giudizio negativo dell’Alta Corte, la legge non potrà dunque in entrare in vigore come previsto l’1 gennaio 2003. La legge era diretta a controllare e contenere l’afflusso di stranieri nel Paese ma, secondo l’opposizione Cdu e Csu - i cristiano democratici - essa non è sufficientemente restrittiva. Nella sua sentenza, la Corte Costituzionale ha contestato le modalità dell’approvazione, non sul merito, della legge nell’ultimo passaggio dell’iter parlamentare al Bundesrat. Nella riunione del 22 marzo scorso il presidente di turno dell’Alta camera dei Laender, il sindaco di Berlino Klaus Wowereit, con una evidente forzatura della procedura legale, aveva considerato il sì alla legge pronunciato dal premier del Brandeburgo Manfred Stolpe (Spd) come voto a favore espresso da tutto il Land, nonostante che due ministri del suo governo (una coalizione Spd-Cdu) avessero precedentemente detto no.
Senza il sì del Brandeburgo la legge non avrebbe raggiunto la maggioranza necessaria per il varo. La prassi, secondo il dettato costituzionale, è che i Laender governati da una grande coalizione, in caso di dissenso interno, si astengano al voto al Bundesrat.
Cosa questa appunto non avvenuta il 22 marzo. Wowereit in sostanza aveva accolto il voto come positivo e non come un voto di astensione, scatenando la reazione immediata e molto vivace dell’opposizione, che aveva gridato allo scandalo, accusando Wowereit di violazione della costituzione e aveva preannunciato il ricorso presso l’Alta Corte.
La riunione si era chiusa fra i tumulti e subito dopo sei Laender a guida cristiano democratica (Saar, Baden-Wuerttemberg, Baviera, Assia, Sassonia, Turingia) avevano successivamente presentato ricorso alla Corte costituzionale, che ieri ha dato loro ragione.
La legge ritorna quindi al punto di partenza parlamentare. Nei giorni scorsi, però, l’opposizione aveva annunciato, in caso di una bocciatura dell’alta corte, la disponibilità a cooperare col governo nel ritoccare la legge.
Il governo rossoverde tedesco, subito dopo la sentenza della Corte che ha bloccato l’entrata in vigore della nuova legge, ha detto che ripresenterà il provvedimento a gennaio. Il ministro dell’interno Otto Schily (Spd) ha deplorato la decisione dell’Alta Corte, e ha cercato di salvarsi in angolo affermando che essa riguarda le modalità della legge e non il suo contenuto. Ma dimenticando di dire che la legge era stata fatta passare a forza, stravolgendo la costituzione. Schily si è d’altra parte detto disposto a trattative con le Unioni Cdu-Csu (opposizione conservatrice). Il verdetto dei giudici di Karlsruhe costringerà ora il governo rosso-verde e l’opposizione di cristianodemocratici e cristianosociali a rinegoziare il contenuto della legge, che sarebbe dovuta entrare in vigore il prossimo primo gennaio.
Nelle intenzioni dei suoi promotori il provvedimento avrebbe dovuto liberalizzare e semplificare le norme che regolano tutta una serie di questioni, dalla residenza, al permesso di lavoro, ai rifugiati ed all’asilo politico. Ma in Germania come nel resto d’Europa la questione immigrazione è un nervo scoperto, l’opinione pubblica è in larga parte contraria alle leggi troppo permissive varate dal governo di coalizione Verdi-socialdemocratici e questa la causa principale delle sconfitte del governo in alcune elezioni regionali e della costante risalita della Cdu.




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