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  1. #11
    sempre soccombente
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    Originally posted by Pentothal
    Ullallà. Tutti dicembrini in codesto forum. Augurissimi.

    L'avvocato, poi, si meriterebbe, non due ma tre, quattro, decine e decine di compleanni, con annesse feste di piazza, e quegli ingrati dei fattori (che la terra generosamente affittata dal nostro caro amico gli ha dato da mangiare e mai nemmeno un grazie) che lo portino in spalla fino al centro di Sammaruglia, ove, dal podio debitamente allestito per l'occasione, il nostro potrebbe, vincendo la sua naturale timidezza, ringraziare i suoi fedeli concittadini.
    Par che invece non sia così, mondo ingrato.
    Come ha passato, caro amatissimo avvocato, il suo compleanno?
    Almeno una torta l'ha mangiata?
    Egregio Sig. Pentothal, auguri (laici) di buon Natale anche a lei!

    Io, comunque, contrariamente a ciò che lei afferma, non affitto un bel nulla. Almeno in campagna e almeno di questi tempi. Io gli immobili - salvo rare, ma redditizie eccezioni - preferisco tenerli sfitti. Soprattutto in campagna e soprattutto di questi tempi.

    Quanto ai fattori (anche se non comprendo cosa c'entrino con la campagna affittata), è vero: non li posso digerire. Se mi dice dei contadini, dei mezzadri, dei coloni, dei braccianti e di chi lavora per davvero e onestamente, io mi levo tanto di cappello e do a Cesare ciò che è di Cesare. Ma se mi parla di quella spregevole categoria dei campieri e dei sovrastanti, mi monta subito la mosca al naso. Io i fattori - quelli cioè che massacrano i contadini, fingendo di fare gli interessi del padrone, ma che in realtà rubano e strarubano in ogni dove, sfruttando sia i contadini, sia i padroni - li considero la macchia nera della campagna e dell'agricoltura tutta. Una macchia nera con la quale preferisco non aver nulla a che fare. Sfruttatori vanno chiamati. Altro che fattori! Sfruttatori assai più di molti padroni, caro mio! Sfruttatori e ladri! E ce ne avrei, io, da raccontare!
    Meglio non parlarne, per carità di Dio (o di chi per Lui). Almeno oggi ch'è Natale o poco ci manca... Almeno oggi, per carità di Dio!

    Comunque io la torta non l'ho mangiata e neppure ne ho avuto il desiderio.
    Sia perché raramente mi lascio prendere dai vizi (la riterrei solo una deplorevole e vigliacca forma di edonismo e di perversione), sia perché, anche se lo volessi, i denari mi mancano sul serio (si figuri che non ho ancora pagato nessuno di quelli che hanno lavorato da me per la raccolta delle olive). Quando si arriva ogni anno a dover pagare più di venti milioni (di lire) di I.C.I., tanti lussi non ci si possono permettere.
    Ed anzi che adesso con un buon affitto a Roma e le entrate del lavoro di mio figlio riusciamo ad arrivare a quella cifra senza toglierci il pane di bocca! Negli anni scorsi, quando ero completamente solo e abbandonato (e i figli di mia sorella se ne fregavano), per raggranellare i soldi dell'I.C.I., dell'Irpef e di tutto il resto, certe volte dovevo digiunare per settimane intere o, comunque, fare sagrifizi degni di chissà chi. E se, debole come un fuscello, volevo raccattare due foglioline di lattuga o una mezza carota o una lisca di pesce, giusto per non crepare di fame, dovevo andare al mercato e frugare come un cane rognoso tra gli avanzi delle bancarelle. Una situazione paradossale: rischiare di crepare dalla fame, con ettari ed ettari di agrumeti carichi d'arance, limoni e pompelmi (ma questi ultimi non li ho mai sopportati), ma lontani da casa e, spesso, irraggiungibili (io non ho mai avuto la patente di guida). Una situazione paradossale, egregio Sig. Pentothal. Ma tant'è.

    Adesso la saluto: buona notte e, di nuovo, buon Natale.

    G.L.-

  2. #12
    Omo de Panza
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    Già, parlavo dei campieri, quelli volevo intendere, ma sa, mi manca un po' di terminologia campestre, e spesso faccio confusione. Ah, che ne direbbe mio nonno di questa colpevole ignoranza, che lui era contadino, padrone di pochi terreni scoscesi, coltivati ad ulivi, in una zona dove, pensi!, bastava scavar un pochino e trovavi le conchiglie! Lei penserà che stia babbiando (per dirla con un suo conterraneo che, so da altro thread, poco sopporta e non me ne faccio persuaso), e invece dico proprio la verità; e quando ero bambino accompagnavo il nonno in quei dirupi terrazzati col sudore e mi mettevo a cercare conchiglie, come fossi sulla spiaggia e non, com'ero, a centinaia di chilometri dal mare. Misteri della geologia, tutta quella zona, chissà quanti anni prima, era un fondale marino, e ora mio nonno ci zappava la terra.
    Questa fissazione di scavare, a ben pensarci però, ce l'ho sempre avuta. Con lei mi vien naturale adagiarmi sui radi ricordi, chè io son omo che tiene in maggior conto il presente e il futuro e il ricordo mi scivola via come l'acqua degli spaghetti dal colabrodo. Mi ricordo di un'altra campagna, e un altro nonno, lui però non coltivava la terra, se non per hobby la domenica, aveva campieri, come dice lei, e non mi pare se ne lamentasse, ma potrei ricordare male. La zona, questa volta, era zona archeologica, a poche centinaia di metri in linea d'aria, avevano scoperto un sito sotto tutela, una vecchia città romana. In quel terreno, ogni volta che scavavi, anche superficialmente, spuntavano fuori cocci di anfore, pezzi di terracotta: vallo a sapere se era cosa vecchia o cosa nuova!
    Ma mio nonno mi diceva sempre che quando lui era giovane, ne trovava di questi manufatti!, anche tutti interi: ci giocavano un po' e poi li buttavano o li usavano per bersaglio nelle gare di pietrate con gli amichetti. Ah, pensi quanta roba sprecata.
    Io poi che non butto niente, mi viene un magone al solo pensarci.

    Saluti.

    P.s.: certo che per tutti quel ben di dio di agrumi lasciati a marcire nei campi, un campiere potrebbe pure prenderlo: magari sarà più onesto degli altri, e almeno quei frutti non rimangono sugli alberi!

  3. #13
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    io poi che non butto niente
    con questo titolo, io quasi quasi ci farei un thread (o anche un Concorso di Bruttezza) per catalogare le cose più inutili o bizzarre che conserviamo da qualche parte...

  4. #14
    sempre soccombente
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    Predefinito Intervento di Goyassel La Zucca in risposta al Sig. Pentothal

    Originally posted by Pentothal
    Già, parlavo dei campieri, quelli volevo intendere, ma sa, mi manca un po' di terminologia campestre, e spesso faccio confusione. Ah, che ne direbbe mio nonno di questa colpevole ignoranza, che lui era contadino, padrone di pochi terreni scoscesi, coltivati ad ulivi, in una zona dove, pensi!, bastava scavar un pochino e trovavi le conchiglie! Lei penserà che stia babbiando (per dirla con un suo conterraneo che, so da altro thread, poco sopporta e non me ne faccio persuaso), e invece dico proprio la verità; e quando ero bambino accompagnavo il nonno in quei dirupi terrazzati col sudore e mi mettevo a cercare conchiglie, come fossi sulla spiaggia e non, com'ero, a centinaia di chilometri dal mare. Misteri della geologia, tutta quella zona, chissà quanti anni prima, era un fondale marino, e ora mio nonno ci zappava la terra.
    Questa fissazione di scavare, a ben pensarci però, ce l'ho sempre avuta. Con lei mi vien naturale adagiarmi sui radi ricordi, chè io son omo che tiene in maggior conto il presente e il futuro e il ricordo mi scivola via come l'acqua degli spaghetti dal colabrodo. Mi ricordo di un'altra campagna, e un altro nonno, lui però non coltivava la terra, se non per hobby la domenica, aveva campieri, come dice lei, e non mi pare se ne lamentasse, ma potrei ricordare male. La zona, questa volta, era zona archeologica, a poche centinaia di metri in linea d'aria, avevano scoperto un sito sotto tutela, una vecchia città romana. In quel terreno, ogni volta che scavavi, anche superficialmente, spuntavano fuori cocci di anfore, pezzi di terracotta: vallo a sapere se era cosa vecchia o cosa nuova!
    Ma mio nonno mi diceva sempre che quando lui era giovane, ne trovava di questi manufatti!, anche tutti interi: ci giocavano un po' e poi li buttavano o li usavano per bersaglio nelle gare di pietrate con gli amichetti. Ah, pensi quanta roba sprecata.
    Io poi che non butto niente, mi viene un magone al solo pensarci.

    Saluti.

    P.s.: certo che per tutti quel ben di dio di agrumi lasciati a marcire nei campi, un campiere potrebbe pure prenderlo: magari sarà più onesto degli altri, e almeno quei frutti non rimangono sugli alberi!
    Grazie, egregio Sig. Pentothal: è sempre piacevole (almeno per me) leggere racconti di vita rusticale e campestre. E' qualcosa che allarga il cuore. Specialmente al giorno d'oggi, con quest'aria mefitica che nostro malgrado respiriamo e con questo grigio diluvio berlusconiano che incombe sulle nostre teste ignare ed inermi, e che ci attanaglia, ci opprime e ci soffoca più di una nube tossica...
    Sig. Pentothal! Io le conchiglie non l'ho mai raccolte, né, nella mia campagna, ho mai avuto la fortuna di trovare de' reperti archeologici (al massimo qualche resto umano o qualche osso); in compenso - se può essere di qualche conforto - ho passato ore, nella mia infanzia, a contemplare estasiato il brulicante lavorio quotidiano delle sagge formiche... Ahhhh! Le formichine! Quanti ricordi! Le formiche che s'affaccendavano, nella stagione estiva, ad accumulare le loro provviste. E correvano, a destra e a manca, metodiche ed ingorde ad un tempo, a raccattare questo o quel semino... Su, giù... Ahhhh! Le formichine! E quando qualcuno s'avvicinava, io dicevo: "Attento! Ci sono le formiche! Attento a non pestarle!".
    Povero me! Quanti ricordi!
    Alle volte, quando andavamo a San Gaspare e ci fermavamo alla fontanella, io m'avventuravo sull'orlo del precipizio assieme alle mie sorelle e m'affacciavo per guardare il mare. Se il cielo era libero, riuscivo a vedere anche il capo di Castriciano; se invece c'era foschia, non vedevo un bel nulla. Mia sorella Giulia si divertiva, sui precipizi, a nascondersi e a farci spaventare tutti. L'altra mia sorella e mia madre, povere donne, si disperavano e si bbiliavano: "Stai attenta, Giulia! Che poi ti va a finire come a *Padre-Nastasi-vecchio che per sporgersi sul burrone, finì per cadere di sotto e restò impigliato una settimana nei fichi d'India, finché morì di fame e di paura!" urlava mammà per spaventare Giulia. E più mia madre si disperava, più mia sorella si divertiva a perseverare imperterrita ne' suoi trastulli. Vabbè, Sig. Pentothal... le ho raccontato cose che c'entrano poco con la campagna e me ne scuso umilmente. Il fatto è che io lego sempre la campagna alla mia infanzia e niente e nessuno può farmi desistere da questo mio ostinato abbinamento...
    Come passa il tempo, egregio Sig. Pentothal!
    Come passano gli anni!

    E per tornare a' miei agrumi, che le debbo dire? Oggi, grazie a Dio, non ho bisogno di campieri: c'è mio figlio che se ne occupa e - vo' parlare onestamente - lo fa anche abbastanza bene. Guida la macchina con la chiave, il cambio e i pedali e si dedica con passione a tutta la campagna. Ogni tanto fa qualche stranezza (la trovata di piantare l'origano nella proprietà più ventosa che abbiamo, ad esempio, m'è sembrata un'idea a dir poco sconclusionata. Tanto che oggi paghiamo sulla nostra pelle le dolorose conseguenze!), ma nel complesso, se io mi lamentassi di lui, sarei un vero ingrato. Le arance adesso le raccogliamo tutte; il problema, semmai, è che non se le compra nessuno. Noi facciamo arance biologiche e le vendiamo a 3-400 lire il chilo. E poi voialtri che andate ad acquistarle ne' grandi supermercati ne spendete sulle 4.000. In tasca a noi non viene niente. Oltretutto il mercato (il santo mercato!) preferisce andar dietro a quelle aranciacce della Spagna che a me fanno letteralmente schifo. Arance lucide e levigate che pajono di plastica. Le mie arance, invece, sono ruvide e non trattate e non se le compra nessuno. Forse son brutte a vedersi, ma in compenso sono sane! Noi le raccogliamo, un po' ce le consumiamo e le altre le portiamo a casa o nei magazzini e poi le lasciamo ad ammuffire (non per nostra volontà!). Le possibilità sono due: o marciscono o ammuffiscono. Ed anche noi, vecchi agricoltori, siamo mezzi marci e mezzi ammuffiti.
    Forse lei ha ragione: è meglio che adesso facciamo tornare i campieri. E' bene che io mi rassegni, ormai: questa, caro mio, è l'epoca dei campieri. E' l'epoca de' campieri ed io né nessun altro possiamo farci nulla. Abbiamo financo un Presidente del Consiglio che è il più campiere di tutti ed è il fratello gemello - visto che questo è il forum della letteratura - di Don Gesualdo Motta e di Don Calogero Sedàra.
    Lasciamo tutto in mano ai campieri. Eliminiamo i padroni ed eliminiamo i campi...! Mettiamoci a costruire case e palazzi. Palazzi di quattro piani senza neanche farci l'intonaco. Mettiamoci gli infissi di alluminio e poi le antenne paraboliche... ma l'intonaco mai! Poi mettiamoci il videocitofono ed il cancello automatico con il telecomando... via...! via i campi...! via la campagna...! il succo di limone facciamolo in polvere e le arance andiamo a pigliarle in Ispagna... E poi... tutti a vedere Iva Zanicchi!
    Evviva i campieri!
    Evviva Berlusconi!

    Cordiali saluti e buona notte,
    G.L.

    P.S. - Si ricordi: i fattori sono di due tipi. Da un lato quelli che rubano a mucciùni e che godono, quindi, della fiducia del padrone che non s'accorge o finge di non accorgersi delle loro ruberie. Dall'altro quelli che rubano scopertamente e che fanno adirare i loro padroni. Tutto qui. O rubano o rubano. Tertium non datur.

  5. #15
    Omo de Panza
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    L'epoca dei campieri, può essere caro Goyassel, può essere.

    Mi ha fatto commuovere, e dire che io non son omo aduso a commuovermi, con queste storie di formichine (chè poi io ricordo spesso, oltre ad un interessato guardare, anche sonore pedate all'imbocco del formicaio, per pura cattiveria bimbesca, chè far franare l'opera altrui mi pareva un giusto provvedimento gratuitoe una sorta di sfida, del tipo vediamo ora se riuscite a rifar tutto daccapo) e poi delle arance biologiche dal destino segnato, e quindi, come se i ricordi del passato e uno sconsolato presente di barbarie si fondessero insieme, dando linfa ad un pessimismo olistico, chè altri potrebbero dir senile, io direi venale.
    Lei, in fondo, ha una bella vita.
    Ha un figlio che, seppur guidando la macchina con la chiave, che, le assicuro, è incomprensibile diffusissima usanza tra i giovani d'oggi, le vuole bene, e si adopera a curar la campagna; mangia cibo naturale e sano e respira aria pura, mentre noi, rinchiusi nelle arnie di cemento cittadine, siamo costretti a mangiarci mandarini e cetrioli senza semi (perchè si vendono di più, manco i piccoli morbidi semini fossero velenosi!) e respirar zozzerie di automobili a chiave; e poi, mi perdoni, ma è un vecchio assai particolare, sa usare il computer, e molti, qui su Pol, le vogliono bene. Cosa vuole di più? E' pure già morto e risorto!

    Quanto al rosmarino, beh, spero che la zona sopra vento alla coltivazione del rosmarino sia coltivata a patate: capace che quei tuberi crescano belli e pronti per essere messi al forno. Ingegneria genetica, caro Goyassel, Patate al sapor di rosmarino, scommetto che quelli si venderebbero come il pane...


  6. #16
    Imperturbabile
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Un altro uccellino mi ha detto...

    Originally posted by Goyassel La Zucca



    Abbia pazienza, ill.ma Sig.ra (o Sig.na) Undasfsdfklds, ma io questa Marylin Manson non so neppure chi sia. Se mi dice della Norma Jean Baker (si chiamava così?) detta Marylin Monrò, è un altro discorso e posso anche seguirla. Ma questa che dice lei - in tutta sincerità - io non so chi sia e neppure l'ho sentita mai mentovare.
    Mi dispiace, illustrissima. Mi dispiace.

    Un caro saluto e buon Natale anche a lei!

    G.L.-

    [Disegnini: ]
    Carissimo nonchè estremamente diletto venerando messere,
    l'errore è mio, avrei dovuto presumere che dall'alto dell'altissimo numero dei venerabili anni che la presiedono, lei non avesse la minima cura di prender cognizione dell'infinità di giovinastri che infestano le nostre hit parades!
    Mi trovo costretta, non per perversione, ma per seguire le parole del poeta che dice:"...delle umane cose tanto sperimentar/ quanto ti basti per non curarne", a spendere qualche parole al fine di inquadrarle il detto soggetto.
    Trattasi di fanciullo americano molto dotato dal punto di vista poetico, che ha un trascorso adolescenziale difficile (acne, ciccione, bruttarello) e un'infanzia angosciante per colpa del nonno (o era lo zio?, ho obbliato...), congiunture le quali, gli hanno procurato uno spirito ribelle, sebbene dotato, e una naturale avversione per l'acqua saponata.
    Da cotale avversione, e da una sorta di rancore nutrito per tutto ciò che è pulito, è sorto in lui il gusto perverso di rendersi ancora più brutto di quanto la natura aveva osato fare, dirò di più, si è reso orribile.
    Da cotale bruttezza, discende un'avversione più che naturale nei confronti delle sue espressioni artistiche, che se fossero sceverate dalla sua immagine, avrebbero di pr certo un più grosso e sentito seguito.
    Ma cosa vuole, l'opera d'arte deve sempre fare i conti col suo creatore e con i rapporti che questo vuole intrattenere con i suoi fruitori...
    mi sento pervasa di timore, ma so che per onor di cronaca, devo per forza postarle una sua immagine: voglio pensare che la sua saggezza e il naturale distacco che lei nutre per le umane cose, non la faranno sobbalzare sulla seggiola. E' una creatura che ha molto da dare, sono certa che quando invecchierà la saggezza lo spingerà a liberarsi da siffatto astruso piumaggio, e il suo verso correrà libero dalle angustie della sua persona...mi dispiace solo che lei abbia istintivamente pensato alla signora Monroe...



    Colgo l'occasione per ringraziarla degli auguri natalizi e per farle personalmente quelli per l'anno nuovo.
    Spriamo vada tutto bene:)...

 

 
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