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Discussione: Dibattito sull'MSI

  1. #11
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    Originally posted by ennerre
    Bhè FiammaNettuno mi sembra troppo semplice addossare le colpe ai movimenti extraparlamentari se nell'MSI ha prevalso l'ala conservatrice e reazionaria che ne ha determinato la mutazione in Alleanza Nazionale. Le componenti che si staccarono la Movimento Sociale ebbero i loro buoni motivi, non è facile decidere se combattere la deriva filoatlantista presente nel partito oppure uscire da esso e organizzarsi autonomamente nella lotta extraparlamentare. Coloro che propendevano ad accordi sottobanco con la Democrazia Cristiana erano molto più forti nell'MSI e la componente realmente nazionalrivoluzionaria non ha mai avuto dei referenti interni degni di rappresentarla.
    Con ciò non voglio sminuire il ruolo decisivo dei camerati della Fiamma Tricolore nel salvaguardare il patrimonio ideale e di prassi nazionalpopolare ereditato dal defunto Movimento Sociale.
    L'antagonismo giovanile degli anni 60-70 era libertario, spontaneista da entrambe le parti, sia quello di Terza Posizione che quello dell'Autonomia Operaia, non era adatto alla gerarchizzazione imposta dall'MSI che comprendeva il completo appiattimento e assoggettamento su posizioni filodemocristiane e atlantiste. L'MSI fu la salvezza per molti camerati nel senso che permise di continuare a fare politica anche dopo la caduta della RSI. Ma non bisogna dimenticare che vi erano infiltrati, reazionari, e golpisti filoatlantisti.
    L'ipotesi di Bellarmino sull'entrata nella clandestinità del suddetto movimento, è storicamente impossibile (cioè dovuta a contingenze del tutto sfavorevoli). Pur condividendo questa ipotesi, mancava nell'MSI la volontà di uscire dal parlamentarismo soffocante proprio perchè al suo interno (tra i vari capoccia che comandavano) prevalevano posizioni ambigue di continuità con la RSI ma che accettavano contemporaneamente la costituzione repubblicana nata dopo il 1945.
    Un altro discorso è da fare per il Fronte della Gioventù, è noto a tutti i frequentatori del Forum che i due movimenti conservavano una autonomia ideologica e organizzativa del tutto simile a quella che attualmente caratterizza Alleanza Nazionale e Azione Giovani - Gioventù Identitaria. Ma bisogna domandarsi piuttosto dove porta questa strada. Nel senso che se un movimento giovanile conquista sempre più autonomia rispetto al partito a cui fa riferimento, rimarrà sempre funzionale ad esso. Solo se all'autonomia segue una totale rottura con il partito di Fini, sopravviverà la componente giovanile nazionalrivoluzionaria di AG. In caso contrario verrà sempre travolta dalla valanga elettoralista che la assoggetta ad AN.

    Saluti Antagonisti
    Non posso non condividere pienamente tutto ciò che hai scritto anche se il riferimento all'attuale situazione in AG mi sembra del tutto fuorviante.
    Considerare AG, o qualche sua componente, "nazional-rivoluzionaria" mi sembra un'offesa per chi certe idee le vive dentro, anche se è vero che qualche alleanzino gioca a fare il fascista... ma che centra?

    A Nettuno, ad esempio, il Vicesegretario del CCD ha il santino del Duce nel portafoglio, come lo ha anche il nuovo Segretario dell'UDC... e non sto scherzando!

    Per non parlare di un notissimo esponente di Forza Italia che ha il culto... del Duce!!!!!!!!!!!!!

    (Iperboreo potrà testimoniare l'aggianciante rivelazione!)

    Penso che essere fascisti sia qualcosa di diverso. E, prima di tutto, essere qualcosa di diverso da Alleanza Nazionale e i suoi soci!

    www.fiammanettunia.it

  2. #12
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Per un dibattito serio vanno ascoltate tutte le voci.
    Il seguente libro andrebbe letto per chiarirsi un po le idee.





    DATI DEL LIBRO
    Copertina:
    Titolo: Affondate Borghese
    Autore: Angelo Faccia
    Costo: € 9.30 ( Lire 18.000)
    Casa editrice: Ediciones Nueva Republica

    Pag.: 93

    Modalità di pagamento: Invio di € 9.30 da versare sul c/c postale numero 11477148
    intestato a MFL - Via Villanova 48 - 14017
    Valfenera (AT)

    Per informazioni scrivere a: segreteria_nazionale_mfl@yahoo.com


    Recensione:

    Storia, maestra di vita. Storia che insegna ciò che nelle sue pagine si va via via scrivendo. E a tutta prima è inevitabilmente cronaca; deve farsi una lettura attenta di documenti e di testimonianze, si deve raccogliere e vagliare ogni indicazione che emerge col tempo, per poter giungere a una scrittura che renda giustizia alla verità. Ci vogliono tanti tasselli per arrivare a un quadro nitido e completo e un solo tassello aggiunto può portare a una rilettura, a una focalizzazione nuova di uomini e di eventi.
    Quello presentato da Angelo Faccia ci pone di fronte alla realtà inquietante di una morte che tutto indica come provocata, anche se circostanze contingenti impedirono a suo tempo normali criteri di indagine, e ci confronta con uomini che, agitando simboli e bandiere in cui non credevano, riuscirono a coinvolgere giovani in buona fede trascinandoli in imprese sanguinose. Imprese che servivano, ovviamente, a una personale affermazione sulla scena politica.In questo gioco di equivoci e di falsificazioni di valori non viene risparmiata neppure la figura di J. Valerio Borghese.Non un desiderio di memorie, non echi di un vissuto personale, hanno spinto Angelo Faccia alla stesura di questo scritto, ma le parole che lo stesso J. Valerio Borghese scrisse nella sua "Decima Flottiglia Mas".
    "Non è per amore di polemica che si fa quì richiamo agli errori commessi e alle occasioni mancate; ma perchè si ritiene che la storia debba essere scritta con obiettività per le future generazioni. Dagli errori dei predecessori queste devono trarre insegnamento a non ripeterli"

    Eleonora Fontana - Pubbicista


    * Retroscena del golpe del 7.12.1970 architettato dai "servizi" con la complicità di personaggi della Destra italiana per bruciare il carisma di Borghese;
    * La dubbia morte per "pancreatite acuta" vista dal Barone Joaquin Von Knobloch che ospitava il Comandante e da giornalisti spagnoli e italiani che indagarono sul caso;
    *Le manovre di Delle Chiaie per sottrarre a Borghese la presidenza del Fronte Nazionale;
    *Il coinvolgimento di Almirante nella strage di Peteano;
    *La protezione del regime di Franco ai latitanti italiani di destra rifugiati in Spagna;
    *Rauti, fondatore di Ordine Nuovo, che pianifica la fuga in Spagna con il suo stato maggiore in vista del compromesso storico con i comunisti;
    *Le minacce e i tentativi di uccidere l'autore del presente libro.


    ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^


    I due «Fascismi»

    Che lo si voglia o non lo si voglia, che lo si ammetta o non lo si ammetta, che lo si accetti o non lo si accetti, dal 1945 ad oggi e nel contesto della vita politica italiana, esistono in generale due modi distinti, separati, antitetici ed irriducibilmente incompatibili ed inconciliabili di sentirsi, di definirsi e/o di pretendersi «Fascisti», nonché di ispirarsi (direttamente o indirettamente, formalmente e/o sostanzialmente), all’esperienza storica mussoliniana:

    1. il primo modo (all’ora attuale largamente maggioritario all’interno della nostra cosiddetta «area politica»), è quello che tende ad esprimersi o a manifestarsi attraverso una serie di soggettive ed arbitrarie estrapolazioni ideologiche, politiche e pratiche del «Fascismo storico» (1919-1945): una complessa sequela, cioè, di frammentarie e parcellari interpretazioni o volgarizzazioni dello stesso fenomeno che -oltre a coesistere atomizzate e frazionate e ad interagire isolate e compartimentate all’interno di un vasto ed intricato coacervo di fazioni ideologicamente contraddittorie, politicamente antagoniste e praticamente inefficaci ed inconcludenti- rappresentano invariabilmente, ciascuna per suo conto, la più genuina e conforme imitazione, riproduzione, propagazione e giustificazione ideologica, politica e pratica del «Fascismo, così come l’Antifascismo voleva che fosse»;

    2. il secondo modo (dalla fine della Seconda guerra mondiale drasticamente minoritario, sia all’interno che all’esterno della stessa «area»), è quello che tende ad esprimersi o a manifestarsi in perfetta armonia e corrispondenza con le intuizioni, le innovazioni e, soprattutto, il metodo che a suo tempo furono inaugurati, adottati, divulgati e messi in pratica dal «Fascismo tout-court».

    Inutile chiedersi cosa sia il «Fascismo», così come l’Antifascismo voleva che fosse … (*).

    Quel «fascismo», infatti, è esclusivamente un «fascismo teorico»: cioè, una visione-concezione dell’uomo, della società e del mondo che è strettamente «ideologica» e «dottrinaria», «schematica» e «statica», «dogmatica» e «speculativa».

    È un «fascismo», insomma, che non è solo facilmente reperibile, identificabile e definibile grazie alle numerose e rassicuranti categorie che sono fornite dalle diverse teorie ideologiche, politiche e pratiche dell’antifascismo militante e/o della restaurazione democratica, ma -colmo di tutte le contraddizioni- è addirittura una visione-concezione dell’uomo della società e del mondo che rassomiglia come due gocce d’acqua ad una qualsiasi delle numerose e variegate teorie ideologiche, politiche, economiche, sociali, culturali e religiose che hanno contribuito, negli ultimi 1700 anni, alla distruzione verticale, orizzontale ed obliqua del tessuto connettivo delle nostre società tradizionali ed all’instaurazione, all’interno di esse, di un clima di continua e costante «guerra civile».

    In altre parole, questo genere di «fascismo», come l’insieme delle idee e/o delle credenze che dal 313 d.C. (1) hanno contribuito al deperimento sistematico della Polis e della Civitas tradizionali, pretende intervenire ed agire sulla realtà (magari, per poterla in qualche modo «imbrigliare» o «addomesticare», «correggere» o «migliorare», «sconvolgere» o «rivoluzionare» e, qualche volta, persino … «predire» o «prevedere»!), semplicemente a partire da una soggettiva ed arbitraria «costruzione intellettuale» (*).

    Se vogliamo, quindi, questo genere di «fascismo» è un sistema di pensiero e di azione che -seguendo la falsa riga ideologica, politica e pratica che è stata divulgata ed imposta negli ultimi 1700 anni all’Europa dal modello culturale «giudeo-mosaico» (*)- tenta invano di suggerire delle soluzioni alle eventuali problematiche del presente e dell’avvenire delle nostre società, utilizzando delle chiavi di lettura e degli strumenti di intervento che, per natura e costituzione, non possono mai corrispondere all’effettiva dinamica della realtà e della vita.

    Il «Fascismo tout-court», invece, è esattamente il contrario del suddetto «Fascismo, così come l’Antifascismo voleva che fosse».

    Per identificarlo e capirlo, nonché per essere davvero in grado di poterlo effettivamente interpretare e correttamente professare ed attuare, basta rileggere e meditare le seguenti riflessioni.

    «L’opera d’arte -afferma Giovanni Gentile- è un fatto, e come tale va considerata. Non si può, prima che sia, dire come potrà o come dovrà essere (…) E poiché l’opera d’arte è un fatto, e non un complesso di precetti e teoriche, non c’è contenuto di cui si possa disputare prima che sia divenuto effettivamente contenuto; cioè, prima che sia innalzato ad opera d’arte». (2) (*)

    Benito Mussolini -nel definire, nel 1919, la natura e la portata del suo nuovo movimento- sottolinea: «Noi siamo degli antipregiudizialisti, degli antidottrinari, dei problemisti, dei dinamici; (...) noi abbiamo stracciato tutte le verità rivelate, abbiamo sputato su tutti i dogmi, respinto tutti i paradisi, schernito tutti i ciarlatani -bianchi, rossi, neri- che mettono in commercio le droghe miracolose per dare "felicità" al genere umano. Non crediamo ai programmi, agli schemi, ai santi, agli apostoli: non crediamo soprattutto alla felicità, alla salvazione, alla terra promessa. Non crediamo a una soluzione unica -sia essa di specie economica o politica o morale- a una soluzione lineare dei problemi della vita, perché, -o illustri cantastorie di tutte le sacrestie- la vita non è lineare e non la ridurrete mai a un segmento chiuso fra bisogni primordiali» (3) . O ancora, nel 1921: «Noi non crediamo ai programmi dogmatici, a questa specie di cornici rigide che dovrebbero contenere e sacrificare la mutevole cangiante complessa realtà. Ci permettiamo il lusso di assommare e conciliare e superare in noi quelle antitesi in cui si imbestiano gli altri, che si fossilizzano in un monosillabo di affermazione o di negazione. Noi ci permettiamo il lusso di essere aristocratici e democratici: conservatori e progressisti; reazionari e rivoluzionari; legalitari e illegalitari, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo, di ambiente, in una parola "di storia", nelle quali siamo costretti a vivere e ad agire. Il Fascismo non è una chiesa; è piuttosto una palestra. Non è un partito; è un movimento; non ha un programma bell’e fatto da realizzarsi nell’anno duemila per la semplice ragione che il Fascismo costruisce giorno per giorno l’edificio della sua volontà e della sua passione». (4)

    Ecco dunque il «Fascismo». Non soltanto quello che la storia ha già conosciuto tra il 1919 ed il 1945, ma soprattutto quello che non è ancora nato. Quel «Fascismo», cioè, che continua e continuerà invariabilmente a fornire all’uomo della strada del nostro paese e del mondo gli indispensabili elementi di approccio e di realizzazione della possibile ed irrinunciabile «rivoluzione» politica, economica, sociale e culturale di domani.

    Prima di essere, infatti, «ideologia», «dottrina» o semplici «programmi» politici, economici e sociali, il Fascismo di Gentile e di Mussolini è innanzitutto uno «stato d’animo»; è un «modo di volere», di «essere», di «esistere», di «agire». Ed è, soprattutto, un «metodo» ed uno «stile» di vita e di lavoro: cioè, una maniera positiva e dinamica di procedere all’interno della realtà, nonché una maniera volontaria ed energica di percepire, affrontare e risolvere le problematiche all’interno della società. (*)

    Non per niente, Gentile realizzò dapprima la «riforma della scuola italiana» e, poi, teorizzò la «dottrina del Fascismo». E Mussolini, organizzò ed effettuò anticipatamente la «Marcia su Roma» e la «Riforma dello Stato» e, poi, si dilettò ad elaborare e formulare, in chiaro, il significato ed il senso della sua Rivoluzione.




    (1) Data dell’Editto di Milano decretato dall’Imperatore Costantino (306-337). Quel decreto garantiva formalmente l’esercizio della religione cristiana all’interno dei territori dell’Impero Romano e sostanzialmente apriva le porte al riconoscimento del Cristianesimo come religione di Stato.

    (2) Citato da Vittorio Vettori, "Giovanni Gentile", Edizioni Ritratti Storici Italiani, Graziano Terenzio ed Enzo Papi, 3ª edizione, vol. I°, Roma, 1970, pag. 71.

    (3) Benito Mussolini, "Scritti e Discorsi", Tomo II, Ulrico Hoepli Editore, Milano, 1934 - XII, pag. 33 e 53-54.

    (4) Benito Mussolini, "Scritti e Discorsi", Tomo II., Ulrico Hoepli Editore, Milano, 1934 - XII, pag. 153.

    (Alberto Mariantoni)

    http://groups.msn.com/ardiscononordiscoilfascismo

  3. #13
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    Originally posted by Rodolfo
    Si caro Codreanu,

    ma è un fatto che Fini era il figlioccio di Almirante(imposto come segretario del Fdg nonostante la base volesse Marco Tarchi)e ne ha seguito la politica:Fini ha solamente concluso ciò che Almirante aveva cominciato ma che i tempi non permettevano di fare.
    Nulla di più vero.


  4. #14
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    Originally posted by Rodolfo
    Si caro Codreanu,

    ma è un fatto che Fini era il figlioccio di Almirante(imposto come segretario del Fdg nonostante la base volesse Marco Tarchi)e ne ha seguito la politica:Fini ha solamente concluso ciò che Almirante aveva cominciato ma che i tempi non permettevano di fare.
    sul FdG hai pienamente ragione. almirante prediligeva fini proprio perché era (ed è) una pecora, sciocco e vile.

    ma siete comunque ingenerosi a paragonare fini ad almirante (che di fregnacce ne ha fatte tante, altro che...): ben altri tempi, ben altra cultura, ben altro charisma... e ben altra pasta d'uomo, non potete non riconoscerlo...

  5. #15
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    Originally posted by ennerre
    Un altro discorso è da fare per il Fronte della Gioventù, è noto a tutti i frequentatori del Forum che i due movimenti conservavano una autonomia ideologica e organizzativa del tutto simile a quella che attualmente caratterizza Alleanza Nazionale e Azione Giovani - Gioventù Identitaria.
    Cioè equivalente allo zero... Parola di ex segretario del Fronte della Gioventù, che un minimo di autonomia ha dovuto conquistarlo con le unghie e con i denti contro lo stesso partito...

    Saluti.

  6. #16
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    Originally posted by Bellarmino
    La creazione del MSI, partito che accettò da subito le tesi atlantiste ed il gioco elettorale "democratico", sancì la fine definitiva del PNF.
    L'MSI del '48 sta alla RSI del '45 (della quale volle essere il continuatore ideale), come AN di oggi, sta al MSI dopo lo strappo di Fiuggi.
    In altre parole===========> una ciofeca!
    Bellarmino
    Io pero' mi ricordo che nel 49 il vecchio MSI voto' contro l'adesione al Patto Atlantico.

    Ricordo bene anche la scissione di Democrazia Nazionale
    fomentata dalla Dc e dal PCi con l'aiuto piu' o meno degfli stessi di Fiuggi. almeno come " habitat ".

    Ho vissuto tutte le vicende MSI dal 1968 fino all'87 e comunque
    le ho seguite anche dopo.

    Nel MSI c'erano due anime :quella conservatrice e quella veramente erede della RSI.Il dramma lo si vide bene al tempo di Reggio Calabria dove la parte conservatrice letteralmente
    saboto' la rivolta di Reggio e cosi' il MSI perdette una occasione storica e da li nacque la scissione di Democrazia Nazionale
    che poi gli elettori bocciarono.

    Su certe figure del vecchio MSI c'erano poi molti dubbi.Ricordo che
    Enrico Mattei qualifico' il MSI come un " partito taxi ".Chiaro ?

    Un saluto a tutti.

  7. #17
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    Originally posted by Ferruccio


    Io pero' mi ricordo che nel 49 il vecchio MSI voto' contro l'adesione al Patto Atlantico.

    Ricordo bene anche la scissione di Democrazia Nazionale
    fomentata dalla Dc e dal PCi con l'aiuto piu' o meno degfli stessi di Fiuggi. almeno come " habitat ".

    Ho vissuto tutte le vicende MSI dal 1968 fino all'87 e comunque
    le ho seguite anche dopo.

    Nel MSI c'erano due anime :quella conservatrice e quella veramente erede della RSI.Il dramma lo si vide bene al tempo di Reggio Calabria dove la parte conservatrice letteralmente
    saboto' la rivolta di Reggio e cosi' il MSI perdette una occasione storica e da li nacque la scissione di Democrazia Nazionale
    che poi gli elettori bocciarono.

    Su certe figure del vecchio MSI c'erano poi molti dubbi.Ricordo che
    Enrico Mattei qualifico' il MSI come un " partito taxi ".Chiaro ?

    Un saluto a tutti.

    scusa ma nella rivolta di Reggio, i comunisti (non parlo dei vertici ma dei militanti) appoggiarono e si unirono alla rivolta o no?
    ciao

  8. #18
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    Originally posted by Ferruccio


    Io pero' mi ricordo che nel 49 il vecchio MSI voto' contro l'adesione al Patto Atlantico.

    Ricordo bene anche la scissione di Democrazia Nazionale
    fomentata dalla Dc e dal PCi con l'aiuto piu' o meno degfli stessi di Fiuggi. almeno come " habitat ".

    Ho vissuto tutte le vicende MSI dal 1968 fino all'87 e comunque
    le ho seguite anche dopo.

    Nel MSI c'erano due anime :quella conservatrice e quella veramente erede della RSI.Il dramma lo si vide bene al tempo di Reggio Calabria dove la parte conservatrice letteralmente
    saboto' la rivolta di Reggio e cosi' il MSI perdette una occasione storica e da li nacque la scissione di Democrazia Nazionale
    che poi gli elettori bocciarono.

    Su certe figure del vecchio MSI c'erano poi molti dubbi.Ricordo che
    Enrico Mattei qualifico' il MSI come un " partito taxi ".Chiaro ?

    Un saluto a tutti.
    Questo è vero, perchè quell'epoca l'ho vissuta anch'io in prima persona, anche se avevo i calzoni corti.
    Infatti molta della parte buona del MSI di quel periodo entrò in clandestinità, ricordi quanti movimenti neofascisti erano attivi a quel tempo? Sam, ON, Nar, AN (Avanguardia Nazionale) etc.
    "Grazie" al doppio petto almirantiano numerosi camerati finirono in galera ed il MSI si trasformò nel "frigorifero" di voti funzionale alla DC e all'atlantismo.
    Saluti
    Bellarmino

  9. #19
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    Originally posted by Ferruccio


    Io pero' mi ricordo che nel 49 il vecchio MSI voto' contro l'adesione al Patto Atlantico.

    Ricordo bene anche la scissione di Democrazia Nazionale
    fomentata dalla Dc e dal PCi con l'aiuto piu' o meno degfli stessi di Fiuggi. almeno come " habitat ".

    Se vogliamo essere precisi la scissione di DN fu sostenuta da Andreotti (e infatti sotto la sua ala si ripararono dopo la disfatta alcuni dei protagonisti come Delfino) per prefigurare un'eventuale maggioranza parlamentare SENZA il Pci

    UMT

  10. #20
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    Originally posted by enrique lister



    scusa ma nella rivolta di Reggio, i comunisti (non parlo dei vertici ma dei militanti) appoggiarono e si unirono alla rivolta o no?
    ciao
    Non proprio. I due gruppi extraparlamentari più populisti, Servire il popolo e Lotta continua sì. E ancora Pansa lo rinfaccia a Sofri
    umt

 

 
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