Da "Avvenire" del 3 gennaio



SOCIETA' E CULTURA
Gli orientamenti dell’amministrazione Bush contraddicono le indicazioni espresse dal Palazzo di Vetro. Così si preferisce aspettare il 2005, quando negli Usa ci sarà un altro presidente

Basta summit per l'Onu

Con il 2002 potrebbe essersi concluso il decennio delle grandi conferenze internazionali che hanno imposto una politica «progressista» su popolazione e sviluppo

Di Riccardo Cascioli



La Conferenza sullo sviluppo sostenibile tenutasi a Johannesburg tra l'agosto e il settembre del 2002 sarà quasi certamente l'ultimo vertice dell'Onu celebrato in questa forma solenne, e sotto i riflettori del mondo. Da ora in poi i «grandi temi globali« saranno affrontati dalle singole commissioni dell'Onu o al massimo dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Almeno è questo l'orientamento emerso negli ultimi mesi all'interno del Palazzo di Vetro.

Che cosa ha portato a questa decisione? Forse il desiderio di un ritorno alla sobrietà dopo le accuse alle agenzie Onu di sperperare miliardi di dollari destinati allo sviluppo? O il desiderio di concentrarsi nella soluzione dei problemi senza cedere alle tentazioni e divagazioni polemiche offerte dalla presenza dei media di tutto il mondo?

Niente di tutto questo. È molto più semplicemente la paura dell' «effetto George Bush», che sta mettendo a rischio le «conquiste» delle lobby liberal (femministe, omosessuali, abortist i, ecologisti e così via) affermatesi con le conferenze Onu degli anni '90. Un effetto confermato anche dall'esito della Conferenza di Johannesburg, dove le posizioni ecologiste più estreme sono state di fatto bloccate.

Bisogna ricordare che con quella di Rio de Janeiro sull'ambiente nel 1992, prese il via una stagione di grandi Conferenze internazionali destinate a mutare profondamente l'agenda delle relazioni internazionali negli anni a venire. Tanto per citare quelle più note, ricordiamo le Conferenze del Cairo su popolazione e sviluppo (1994), di Pechino sulla donna (1995), di Copenaghen sullo sviluppo sociale (1995), di Roma sull'alimentazione (1996). Fu in questi vertici che vennero consacrati universalmente concetti quali lo sviluppo sostenibile, la salute e i diritti riproduttivi, la sicurezza alimentare. E fu in queste assemblee che si cominciò a mettere all'ordine del giorno questioni come i «generi» (con il tentativo di far riconoscere anche le diverse forme di omose ssualità al pari del maschile e femminile) e la relativizzazione del concetto di famiglia (da trasformare in famiglie). Per capire quanto hanno inciso quegli eventi bisogna comprendere che, ad esempio, senza Rio de Janeiro non si sarebbe arrivati al Protocollo di Kyoto sull'ambiente, né il Parlamento europeo avrebbe potuto proclamare lo scorso luglio il diritto universale all'aborto senza il precedente del Cairo.

Ebbene, a quelle Conferenze furono approvati dei Piani d'Azione ventennali che si stabilì fossero sottoposti a revisione quinquennale. Rio+5, Cairo+5, Pechino+5 divennero così altrettante occasioni di grandi assise internazionali per aggiornare e rafforzare i diversi Piani d'Azione. A Johannesburg si è tenuta, ad esempio, Rio+10, ma pare proprio che finirà qui.

L'orientamento - con i suoi veri motivi - è apparso chiaro quando si è trattato di discutere dell'organizzazione di Cairo+10, la cui scadenza naturale è nel 2004. È avvenuto all'inizio di aprile, alla 35ma sessi one della Commissione Onu su Popolazione e Sviluppo: in linea di principio tutti i governi si sono espressi per lo svolgimento di Cairo+10, ma a un certo punto è spuntata la proposta di spostarla di un anno, nel 2005. «Non c'è nessuna decisione ufficiale - ci dice Joseph Chamie, direttore della Divisione Onu sulla popolazione -, è una proposta venuta da alcune Organizzazioni non governative membri della Commissione». Ma una fonte interna alla stessa Commissione sulla popolazione ci conferma che è scontato il rinvio di Cairo+10. A spingere su questa proposta è stato anzitutto Werner Fornos, direttore del Population Institute e uno dei maggiori leader del movimento abortista mondiale: «È troppo tardi per organizzare ora un importante evento per il 2004», ha detto. Motivazione quantomeno strana: non solo mancano due anni, ma il lavoro di revisione e le commissioni preparatorie vanno avanti secondo un calendario già stabilito. Fornos ha però trovato immediato sostegno dall'Ippf (Interna tiona l Planned Parenthood Federation, la multinazionale della contraccezione e dell'aborto e principale partner del Fondo dell'Onu per la popolazione) e dal governo cinese. Il motivo è semplice, come ha ammesso Steven Sending, dell'Ippf: «Su salute riproduttiva e sessuale e sui relativi diritti il clima politico sta diventando più ostile, con nuovi tentativi di rimuovere i riferimenti all'aborto dai documenti internazionali, dagli obiettivi sanitari globali, dalle iniziative per la maternità sicura e dalle politiche sulla salute riproduttiva e sui diritti della donna». Ovvio il riferimento a Bush, e alla sua campagna per bloccare i finanziamenti delle agenzie internazionali che investono i soldi per lo sviluppo nella diffusione di aborto e contraccezione. Non solo: di recente gli Usa hanno ritirato il proprio consenso dal Piano d'Azione approvato al Cairo perché nel concetto di «salute sessuale e riproduttiva» lì approvato è implicito il diritto all'aborto.

Non è quindi casu ale l'eventuale spostamento al 2005 di Cairo+10: le presidenziali americane si svolgeranno alla fine del 2004, Fornos e soci sperano che Bush sloggi dalla Casa Bianca. Lo spera anche l'Unione Europea che - ci dice ancora la fonte interna alla Commissione sulla popolazione - sta sostenendo la proposta di ridurre le Conferenze di revisione dei Piani d'Azione a semplice evento interno all'Onu. L'impressione è che la Ue sia stanca di dover combattere con gli Stati Uniti sulla questione dell'aborto a ogni conferenza internazionale (è successo ancora a Johannesburg) e sotto i riflettori della comunità internazionale, perché in realtà la Ue è diventata ormai il principale pilastro del movimento abortista mondiale, ma evidentemente preferisce svolgere questo ruolo senza troppa pubblicità. Nella citata riunione di aprile, infatti, quando si è discusso di lotta all'Aids, l'Europa si è schierata nettamente contro gli Usa che chiedono la promozione di politiche che rafforzino la famiglia e i valor i. Per la Ue, come per il Fondo Onu per la popolazione (Unfpa), le priorità sono invece educazione sessuale e distribuzione di contraccettivi agli adolescenti. Quindi la parola d'ordine ormai è: neutralizzare Bush. E se nel 2005 alla Casa Bianca tornerà un liberal, allora forse si potranno riprendere anche le Conferenze internazionali dell'Onu.