



Beh in quantità ristrette principalmente. In genere comunque si trattava di persone di ceto non basso: infatti le prime celebrazioni liturgiche si svolgevano all'interno di 'domus', che certamente non dovevano essere di schiavi et similia.
La struttura ecclesiastica nella religione cattolica come ben sai è dettata dottrinalmente. Più che altro secondo me non ce n'era mai stato bisogno perchè il paganesimo è sincretismo, mentre invece il Cattolicesimo è sintesi.Perchè nei secoli precedenti non ce ne era stato bisogno.
Però moltissimi templi erano ancora aperti e frequentati.Ma questo significa poco, era mezzo secolo che l'impero non aveva un imperatore pagano.
Tant'è che Giuliano tenne nascosto il suo credo religioso fino a quando non venne eletto.
C'è sicuramente una differenza di non poco conto, ma in origine è Eliogabalo a portarlo a Roma. E' poi Aureliano ad averlo 'apollinizzato'.Attenzione il culto del Sole Invitto di Aureliano ha pochissimo a che fare con quello di Elagabalo.
Se intendi dire che non aveva un sistema di pensierio suo originale posso concordare, io intendevo più che altro filosofo in senso lato.Si occupò di filosofia certamente, ma non fu mai veramente un filosofo.
Diciamolo chiaramente: una tradizione è vitale quando riesce a mantenere i suoi principi immutati pur riuscendo a capire e ad affrontare le sfide dell'avvenire.Più di affanno che non seppe adeguarsi rapidamenti ai tempi che cambiavano.
Il paganesimo perse questa sfida.


"Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo."






Ultima modifica di Stella Maris; 22-09-09 alle 19:50
"Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo."




«Chi non è italiano non capisce un'opera d'arte italiana perché l'opera d'arte non ha un valore di bellezza universale accessibile a tutti»
stessa cosa per le usanze Antiche
"Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo."



