Se avete fegato, leggetevi l'intervento di Giuliano Ferrara sul "Corriere della Sera" di martedi 11 febbraio. Questo giornalista, campione del thatcherismo all'italiana, passa per un uomo di rara intelligenza. Se leggete l'articolo di oggi, vi accorgerete come alla base delle sue argomentazioni pro-guerra vi sia un moralismo grossolano, fondato su un pensiero "binario". In sintesi, la guerra bisogna farla perché americani ed ebrei sono vittime di aggressioni da parte del mondo arabo. Americani ed ebrei combattono contro il male rappresentato da quel mondo arabo che non li accetta. Stop. Siccome il terrorismo colpisce israeliani e americani e non città europee, gli europei contrari all'intervento non capiscono le buone ragioni strategiche e morali di israeliani e americani. E quindi moralmente parlando sarebbero cinici, oltre ad essere superficiali politicamente.
Nemmeno per un istante vi è un'analisi geopolitica o storica tesa a comprendere il perché della situazione nel Golfo, né le origini del terrorismo internazionale. Nulla. Nessuna sfumatura, il mondo è semplice: ci sono i buoni, che dominano perché sono più bravi, e i cattivi, che invidiano e colpiscono. Se non fosse che l'argomento è tragico, sarebbe comico il passaggio in cui Ferrara mette in evidenza il "sistematico bombardamento di civili israeliani" da parte dei palestinesi, e dell'ANP che avrebbe "svenduto il sacro principio dell'autodeterminazione sull'altare dell'Intifada Al-Aqsa".
Arafat un criminale. Sharon un difensore di civili inermi. Sembra di sognare (incubo), ma è proprio questo il tenore dell'intervento di questo "intelligentissimo" giornalista. In realtà, basta frequentare un po' i giornali americani tipo "Herald Tribune", "Washington Post", "New York Times", o l'edizione inglese di "Ha'aretz" e "Jerusalem Post" per rendersi conto che Ferrara è solo un banale ripetitore di concetti martellati da anni dai vari Jim Hoagland, Charles Krauthammer, Thomas Friedman, Charles Kindleberger e altri influenti commentatori americani e sionisti di area repubblicana.
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