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  1. #11
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    LA CORTE SUPREMA


    Il Tempio dei trentatreesimi gradi della Massoneria di Rito Scozzese è l'edificio che occupa la Corte Suprema, il massimo organo giudiziario della nazione americana, superiore addirittura al Presidente. All'ingresso del tempio massonico della Corte Suprema, vigilano due sfingi: simboli di origine egizia che furono fatti propri dalla tradizione massonica dopo Ashmole, il fondatore della massoneria cosiddetta "teorica", in contrapposizione alla massoneria "pratica" dei costruttori di cattedrali e templi antichi. Il sottotimpano, in corrispondenza dell'ingresso della Corte (nell'immagine a destra), rappresenta il sole nascente che, come specificato precedentemente, è un simbolo esoterico massonico fondamentale, rappresentando la meta dell'ascesi alchemica che conduce alla Luce e, al tempo stesso, una figurazione della deità egizia Horus. Ovviamente, i membri della Corte Suprema sono 13: un numero che, come si è visto a proposito del Sigillo degli Stati Uniti, ha un preciso significato esoterico che i padri della patria americana disseminarono nella simbologia nazionale.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #12
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    IL JEFFERSON'S MEMORIAL


    Quella fotografata qui a fianco è la Grande Porta d'Oriente del Jefferson's Memorial di Saint Louis, nel Sud degli Stati Uniti, con due immagini collaterali di luoghi che ricalcano la struttura massonica di Tempio e loggia. Tutta la sistemazione urbanistica di Saint Louis corrisponde effettivamente alla logica della geografia sacra con cui furono costruite le cattedrali alchemiche e che sfrutta polarità e vibrazioni energetiche di origine cosmica. Come accade a molte corporation Usa, la simbologia massonica degli esordi della nazione americana ha contagiato anche i brand delle multinazionali. La contaminazione è evidente e conclamata in casi quali la CBS (che ha l'occhio di Horus come marchio), la Apple (la mela dell'Eden morsicata), AOL (anche qui, l'occhio di Horus), Columbia Pictures (la Minerva che ispira la Statua della Libertà e nasconde Iside, la piramide e il sole di Horus). L'arco d'oro del Jefferson's Memorial ha invece ispirato il simbolo della diffamatissima catena di fast food globali di Mc Donald's. La catena, originaria dell'Illinois, è stata tra l'altro più volte accusata dai dietrologi di avere esercitato influenze a livello massonico per imporsi come una delle grandi corporate statunitensi. La gif animata presente sul sito ufficiale Mc Donald's è ben più che esplicita: si vede addirittura il "libero muratore" che ripulisce l'arco.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #13
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    Predefinito WASHINGTON DC



    La planimetria di Washington DC, capitale degli Stati Uniti dedicata al presidente massone George Washington, è stata sottoposta a miliardi di interpretazioni simboliche ed esoteriche. Va detto che a ideare la mappa urbanistica di Washington DC fu l'architetto francese massone Pierre Charles L'Enfant, che realizzò disegni originali di Jefferson e dello stesso George Washington. Praticamente tutti i simboli basali della dottrina massonica trovano una collocazione precisa e intenzionale nel corpo della città: dal pentagramma alla squadra, dalla stella di David al segno solare, le vie principali di Washington disegnano i sigilli alchemici, mentre i vertici dei simboli sono quasi sempre localizzati in punti chiave quali la Casa Bianca o il Congresso o la Corte Suprema. Gli angoli delle vie confluenti a quelle principali misurano quasi sempre 33°, mentre l'inclinazione della mappa permette di osservare un percorso lineare del sole da est a ovest nel momento preciso dei solstizi, proprio come a Stonehange.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #14
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    GIORGIO GALLI: "DEMOCRAZIA ESOTERICA"


    Nel tuo intervento sulla rivista "Pluriverso" (Politica e New Age, marzo 1997) hai parlato del rapporto tra crisi della democrazia rappresentativa e riemergere di antiche culture "irrazionali" o pre-razionali.

    Ci si chiede se il rapporto tra crisi della democrazia rappresentativa e riemergere di antiche culture potrebbe essere storicamente casuale. Non credo che sia casuale: credo che ci sia una relazione tra i due fenomeni, che la democrazia rappresentativa così come ha funzionato dal Seicento in poi abbia realizzato il massimo delle sue possibilità e, come dice Robert Dahl, o si amplia o tende a restringersi in una "repubblica di custodi", e questo è un fenomeno. L'altro fenomeno è il crescere dell'interesse per quelle che vengono definite culture alternative (astrologia, alchimia, ecc.). Ecco, il fatto è che l'esaurirsi della forma storicamente più razionale di gestione politica viene a coincidere con il riemergere di queste culture e naturalmente può essere ritenuto un fatto casuale, io credo invece che ci sia una relazione tra i due fenomeni. [...] Nel mio saggio Cromwell e Afrodite. Democrazia e culture alternative (Kaos Edizioni, Milano 1995) esamino le due forme di democrazia che la cultura politica occidentale ha sperimentato, cioè la democrazia assembleare della polis ateniese e la democrazia rappresentativa nata dalla rivoluzione contrattualistica del Seicento e poi sfociata nello stato di diritto. In entrambi questi casi il terreno era di scontro, ma non tra istanze razionali e irrazionali, bensì nel senso che la democrazia, per semplificare, è stata una risposta alla sfida di culture alternative e ribelli a forte presenza femminile. Ho precisato questo per dire che secondo me all'origine la democrazia era un terreno di scontro che non permetteva la coesistenza di queste due istanze, cioè le istanze razionali e quelle definite irrazionali. Credo invece che questa formulazione, cioè il terreno di incontro mediato da regole liberali, possa valere per il futuro, credo che possa essere una delle modalità con le quali la democrazia rappresentativa supera la crisi attuale e la supera anche per riconoscere dignità alle culture alternative che stanno riemergendo. Così intesa, questa è una prospettiva positiva che sostituisce la situazione originaria che era quella di uno scontro assolutamente non mediato, nel quale le istanze razionali della modernizzazione hanno tentato di distruggere e hanno sicuramente emarginato le culture tradizionali. E allora, per il futuro, si potrebbe dire giustamente che la democrazia perderebbe senso e contenuto con il prevalere assoluto dell'una o dell'altra di queste istanze, riducendosi a una lotta tra comitati di affari rivali. Sono d'accordo che potrebbe esserci questo rischio e che il futuro è appunto legato alla possibilità della coesistenza, mediata da regole liberali, tra queste due istanze.

    [...] Sarebbe proponibile per esempio, a tuo giudizio, una ricerca filosofica sulla tradizione mantica, sull'"attualità epistemologica" di questa tradizione in rapporto a nozioni e teorie scientifiche d'avanguardia?

    [...] Quanto alla proponibilità di una ricerca filosofica sulla tradizione mantica, una volta impostato il progetto bisognerebbe poi vedere quali siano gli argomenti, le indicazioni da tradurre in un lavoro sistematico di recupero della tradizione mantica, perché in realtà questo problema, cioè il problema della prevedibilità dei fenomeni è uno dei problemi di fondo delle scienze sociali, che hanno preso a modello la rivoluzione newtoniana e la sua evoluzione, la fisica del ventesimo secolo. Le scienze sociali hanno accettato questo modello e si sono imbattute nella grande difficoltà di poter fare ciò che fanno le scienze cosiddette naturali, cioè individuare e sperimentare un processo previsivo. Le scienze sociali sono riuscite a fare questo in misura molto più limitata delle scienze naturali. Uno dei problemi che sono emersi nella scienza politica americana dopo il crollo del sistema imperiale sovietico consisteva appunto nel fatto che nonostante gli strumenti previsivi perfezionatissimi a disposizione di quegli istituti di ricerca sociale - che avevano quasi in tempo reale tutto ciò che veniva pubblicato nell'Unione Sovietica - si fosse arrivati a individuare forti elementi di crisi nel sistema prevedendo tuttavia una crisi dal corso relativamente lungo, mentre nell'arco di pochi mesi del 1989 si sono svolti eventi rapidissimi e traumatici che gli studiosi statunitensi, malgrado i loro rapporti con le istituzioni e con la Cia, non erano riusciti a prevedere. E mentre Fukuyama proclamava la fine della storia, nell'ambito della scienza politica il problema era dato dal fatto che pur disponendo di strumenti razionali perfezionatissimi non si fosse riusciti a prevedere il fenomeno più clamoroso della seconda metà del secolo, cioè il crollo del sistema imperiale sovietico. Essendo dunque le scienze politiche in questa situazione problematica in quanto scienze previsive, credo che il recupero della tradizione mantica sia un recupero sul quale tanto più occorre riflettere quanto più c'è questa crisi della scienza politica come scienza della previsione.

    Un tema che emerge dal tuo già menzionato intervento su "Pluriverso" - e probabilmente anche dal tuo nuovo libro di prossima pubblicazione presso l'editore Tropea - è quello dell'inaffidabilità della maggior parte dei cosiddetti "operatori dell'occulto" ai quali, almeno una volta all'anno, fa ricorso in Italia circa un quarto della popolazione adulta con diritto di voto. Solo il venti per cento sarebbero, a tuo parere, "operatori culturali corretti". Quali potrebbero essere i criteri di definizione di questa "correttezza", e si potrebbe immaginare una forma di riconoscimento pubblico che faccia diminuire il numero dei manipolatori? A quanto pare il ricorso all'occulto si fa strada anche e soprattutto nelle alte sfere sociali. Ma è accettabile che la diffusione di metodologie esoteriche fra i ceti superiori porti all'imposizione dall'alto di procedure "non razionali" nel processo di produzione (come l'uso della grafologia o dei tarocchi per la selezione del personale)?

    Negli ultimi anni ho conosciuto molti di questi operatori - quel venti per cento è un mio calcolo ipotetico, deriva dall'esperienza personale, da ricerche di cui ho notizia. Il problema dunque - come ho avuto modo di dibattere con Piero Angela, in particolare sull'astrologia, ma si potrebbe estendere il discorso alle culture alternative in generale - è che in un periodo non di crisi ma di grande affermazione della scienza, le culture cosiddette irrazionali non vengono affatto emarginate. Assistiamo a un fenomeno apparentemente difficile da capire: la scienza si afferma ma il numero di coloro che si affidano a culture irrazionali aumenta. Evidentemente la scienza non è in grado di rispondere a tutte le domande della personalità, e le istanze cosiddette irrazionali delle culture tradizionali rispondono a domande profondamente radicate nell'uomo, domande che non possono essere collocate nell'ambito di superstizioni in via di scomparsa. Non è affatto così, ci sono ricerche come quella di Introvigne che mettono in rilievo come negli ultimi decenni la pratica dell'occulto, che era diffusa soprattutto in ceti a basso livello di reddito e di istruzione, si diffonde invece ora in ceti ad alto livello di reddito e di istruzione. Vediamo quindi che lo sviluppo e la valutazione positiva della scienza coincidono con la crescita del numero di persone che cercano risposte a domande essenziali fuori dall'ambito della scienza ufficiale, e questo è un dato di fatto da prendere in considerazione. Di fronte a questo fenomeno, secondo me, il vecchio atteggiamento da liberale ottocentesco, per così dire ("è tutta superstizione") non ottiene risultati. Aumenta continuamente l'audience delle trasmissioni di Piero Angela, ma nello stesso tempo aumenta il numero di praticanti delle culture dell'occulto. E non è detto - sarebbe una ricerca interessante - che le stesse persone che apprezzano l'ottimo lavoro di divulgazione scientifica di Piero Angela, capace di rispondere ad alcune domande della cultura e della vita, non siano spesso proprio quelle che si rivolgono poi alla cartomante per rispondere a un altro tipo di domande. Prendere in considerazione questo stato di cose è più importante che stigmatizzare la crescente manipolazione. Dunque, più che misurare quanti operatori dell'occulto siano affidabili e quanti no, si tratta di mettere in luce questo fenomeno senza dire - come fa Piero Angela - che tutti gli operatori delle culture alternative sono manipolatori, perché continuare a dirlo non influisce sul fenomeno che risponde quindi a esigenze profonde. Bisogna piuttosto tener conto delle domande alle quali un numero crescente di persone trova risposta in ambiti dove si può essere facilmente manipolati. Per me quindi - e questo è il senso del mio ultimo lavoro - si tratta di proporre questo approccio e di sviluppare in tal modo una coscienza critica anche in chi crede all'occulto, perché a me pare che più si insiste a parlare di manipolazione, più il numero di queste persone tende ad aumentare creando una divaricazione magari nella stessa persona, che potrebbe rivolgersi alla scienza per certi aspetti e a occultisti da strapazzo per altri, pur avendo un elevato livello culturale. Direi che la linea di fondo del mio lavoro è proprio questa: e infatti un altro capitolo di indagine riguarda per esempio certi personaggi della politica italiana che consultano abitualmente astrologi, cartomanti, veggenti, e che in genere non lo ammettono, creando la stessa divaricazione di cui parlavo prima e che può essere presente a livello di massa. Si vede e si apprezza una trasmissione di Piero Angela e poi ci si prenota da una cartomante. Si tratta invece di cogliere il fenomeno nella sua essenza, perché solo mettendolo correttamente in luce potremo mettere in guardia e aiutare chi si rivolge agli operatori dell'occulto. Questo è tanto più probabile se si valuta con comprensione il comportamento di queste persone, invece di giudicarlo in modo sprezzante come se si trattasse di superstiziosi ignoranti. Più li si accusa, più è facile che accettino, quasi come risposta indignata, la manipolazione. Invece una corretta informazione sul fenomeno potrebbe essere un rimedio a questa situazione. Io non ho in mente criteri di definizione di questa correttezza, però posso dire che avendo conosciuto forse un centinaio di operatori mi sono fatto l'idea che venti sono degni di stima e ottanta no, ma questa è un'esperienza personale. Non credo che il problema si possa risolvere con albi professionali: bisogna piuttosto sensibilizzare un'opinione pubblica che comunque è già al corrente, dato che un quarto degli italiani si rivolge a queste categorie di professionisti. Qualche tempo fa, su "Sette" (l'almanacco settimanale del Corriere della sera) è stata pubblicata una ricerca secondo la quale il 38 per cento degli italiani crede che le previsioni astrologiche abbiano una loro validità: è una percentuale superiore alle mie aspettative. Ma se ci sarà un dibattito aperto e senza pregiudizi su questo problema, si potrà anche parlare di criteri di correttezza. Nel mio nuovo libro si ricorda tra l'altro che Olivetti, considerato forse il più illuminato degli imprenditori italiani, credeva nell'astrologia e per assumere dirigenti a certi livelli di responsabilità chiedeva persino l'ora natale per fare la carta dei cieli. E' proprio questo che secondo me non è assolutamente lecito senza informare la persona: credo cioè che si possa anche fare una selezione del personale basata su queste metodologie "esoteriche", purché siano conosciute e accettate dalla persona che dev'essere selezionata. Conosco astrologi che rifiutano per principio di fare ricerche dalle quali può dipendere l'assunzione di una persona al lavoro... e ripeto ancora: non è corretto selezionare il personale in questo modo, a meno che la persona dichiari di non avere niente in contrario. Ci dev'essere consenso e informazione, altrimenti è violazione della privacy.

    Giorgio Galli, docente di Storia delle dottrine politiche presso l'Università degli Studi di Milano, è uno dei maggiori politologi italiani. Oltre a classiche indagini di scienza politica, incentrate soprattutto sulla recente storia politica italiana (Storia del partito armato, Storia dei partiti politici europei, I partiti politici italiani, Mezzo secolo di Dc, tutti pubblicati da Rizzoli), Galli ha intrapreso ricerche più complesse e originali sull'intreccio fra vicende e dottrine storico-politiche e una serie di tradizioni e culture che il moderno ha più o meno relegato nel grande contenitore dell'irrazionale o del pre-razionale. Studi dapprima snobbati e che ora costituiscono la branca più interessante della cosiddetta ricerca controstorica. I suoi testi, in merito, sono: Occidente misterioso. Baccanti, gnostici, streghe, i vinti della storia e la loro eredità (Rizzoli 1987, ripubblicato aggiornato nel 1995 da Kaos Edizioni col titolo Cromwell e Afrodite. Democrazia e culture alternative), Hitler e il nazismo magico. Le componenti esoteriche del Reich millenario (Rizzoli 1989), Politica ed esoterismo alle soglie del 2000 (con Rudy Stauder, Rizzoli 1992), Le coincidenze significative. Dalla politologia alla sincronicità (Solfanelli 1992), La politica e i maghi. Da Richelieu a Clinton (Rizzoli 1995). L'intervista che pubblichiamo è reperibile in Informazione filosofica, dic. 1997.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Scienza, democrazia, esoterismo:

    "una nuova alleanza"?

    Intervista a Giorgio Galli

    di Lorenzo Giacomini



    L 'arcobaleno che segue il diluvio, segno

    tangibile dell'alleanza. Mosaico (sec. XII)

    nella cattedrale di Monreale.

    D. Nel tuo ultimo intervento sulla rivista "Pluriverso" ( Politica e New Age , marzo 1997) hai parlato del rapporto tra crisi della democrazia rappresentativa e riemergere di antiche culture "irrazionali" o pre-razionali. Questo rapporto potrebbe apparire storicamente casuale, mentre si potrebbe sostenere che proprio questo rapporto indichi qualcosa di essenziale per la democrazia nel senso moderno del termine. La democrazia sarebbe allora, fin dall'origine, nient'altro che il terreno di scontro o incontro, mediato da regole "liberali", tra le istanze "razionali" della modernizzazione e quelle "irrazionali" delle culture tradizionali, e perderebbe senso e contenuto col prevalere assoluto dell'una o dell'altra di queste istanze, riducendosi a una lotta tra "comitati di affari" rivali. L'aridità del liberalismo ottocentesco venne per l'appunto scossa nel ventesimo secolo da ideologie (fascismo, comunismo) il cui fascino derivava in fin dei conti da commistioni fra modernismo e istanze anti-moderne. Si potrebbe definire la democrazia "liberale" come il campo in cui si esercita questa perenne tensione, che deve trovare un punto di equilibrio sempre nuovo per evitare di sprofondare nel baratro di "irrazionalità" di segno opposto? L'abbinamento tra l'esoterista William Blake e Internet, che tu hai proposto, indicherebbe dunque un possibile uso delle tecnologie comunicative da un lato, delle culture alternative ed "esoteriche" dall'altro, che si possa definire razionale per la democrazia?

    R. Ci si chiede se il rapporto tra crisi della democrazia rappresentativa e riemergere di antiche culture potrebbe essere storicamente casuale. Non credo che sia casuale: credo che ci sia una relazione tra i due fenomeni, che la democrazia rappresentativa così come ha funzionato dal Seicento in poi abbia realizzato il massimo delle sue possibilità e, come dice Robert Dahl, o si amplia o tende a restringersi in una "repubblica di custodi", e questo è un fenomeno. L'altro fenomeno è il crescere dell'interesse per quelle che vengono definite culture alternative (astrologia, alchimia, ecc.). Ecco, il fatto è che l'esaurirsi della forma storicamente più razionale di gestione politica viene a coincidere con il riemergere di queste culture e naturalmente può essere ritenuto un fatto casuale, io credo invece che ci sia una relazione tra i due fenomeni. Però modificherei la seconda tesi, cioè che proprio questo rapporto indichi qualcosa di essenziale per la democrazia, la quale sarebbe, fin dall'origine, il terreno di scontro o incontro mediato da regole "liberali" tra le istanze razionali e quelle irrazionali. Credo che questo possa valere per il futuro, ma fin dall'origine no: fin dall'origine, almeno nella mia interpretazione, non era così. Nel mio saggio Cromwell e Afrodite. Democrazia e culture alternative (Kaos Edizioni, Milano 1995) esamino le due forme di democrazia che la cultura politica occidentale ha sperimentato, cioè la democrazia assembleare della polis ateniese e la democrazia rappresentativa nata dalla rivoluzione contrattualistica del Seicento e poi sfociata nello stato di diritto. In entrambi questi casi il terreno era di scontro, ma non tra istanze razionali e irrazionali, bensì nel senso che la democrazia, per semplificare, è stata una risposta alla sfida di culture alternative e ribelli a forte presenza femminile. Ho precisato questo per dire che secondo me all'origine la democrazia era un terreno di scontro che non permetteva la coesistenza di queste due istanze, cioè le istanze razionali e quelle definite irrazionali. Credo invece che questa formulazione, cioè il terreno di incontro mediato da regole liberali, possa valere per il futuro, credo che possa essere una delle modalità con le quali la democrazia rappresentativa supera la crisi attuale e la supera anche per riconoscere dignità alle culture alternative che stanno riemergendo. Così intesa, questa è una prospettiva positiva che sostituisce la situazione originaria che era quella di uno scontro assolutamente non mediato, nel quale le istanze razionali della modernizzazione hanno tentato di distruggere e hanno sicuramente emarginato le culture tradizionali. E allora, per il futuro, si potrebbe dire giustamente che la democrazia perderebbe senso e contenuto con il prevalere assoluto dell'una o dell'altra di queste istanze, riducendosi a una lotta tra comitati di affari rivali. Sono d'accordo che potrebbe esserci questo rischio e che il futuro è appunto legato alla possibilità della coesistenza, mediata da regole liberali, tra queste due istanze. E sono d'accordo anche sulla seconda valutazione, anche se sarei meno drastico nel parlare di aridità del liberalismo ottocentesco... il limite più forte del liberalismo ottocentesco sta nel fatto che non era una democrazia di massa, era una democrazia di élite, ed è giusto dire che venne scossa nel ventesimo secolo da ideologie che portarono massicciamente le masse sulla scena politica, contrapponendo appunto alla politica di élite una politica di mobilitazione delle masse, come sostiene Mosse a proposito del fascismo e soprattutto del nazionalsocialismo; e per quanto riguarda il comunismo, è noto che sia così. E credo sia abbastanza vero che il fascino di queste ideologie potesse derivare da commistioni tra modernismo e istanze antimoderne. Questo è più evidente per quanto riguarda i movimenti del fascismo storico, in particolare del nazionalsocialismo, nel quale la commistione tra modernismo e l'emergere di forme di occultismo è stata molto studiata: per quanto riguarda i fascismi storici direi quindi che questi due elementi, da un lato "mobilitazione delle masse" e dall'altro commistione tra modernismo e istanze antimoderne, sono certamente percepibili. Ciò sembrerebbe meno chiaro per quanto riguarda il comunismo, ma anche qui credo che questo aspetto di commistione possa essere individuato soprattutto nell'esperienza sovietica. Nel gruppo di intellettuali che costruiva il partito bolscevico c'erano veramente istanze di tipo tradizionale, i "Cercatori di Dio" e posizioni di questo genere, come quella di Lunacharski che poi divenne il primo Commissario del popolo all'Educazione del governo di Lenin. Sono stato relatore di una tesi proprio su questo fenomeno: L'esoterismo nella cultura di sinistra russa tra il 1880 e il 1917, di Nicola Fumagalli, pubblicata poi dalla casa editrice Barbarossa. Faccio questa segnalazione per dire che l'ipotesi qui formulata può valere non solo per i movimenti di tipo fascista, e questo è un dato storicamente acquisito della cultura politica, ma potrebbe valere anche per il movimento comunista che la storiografia prevalente ritiene invece lontano da questa impostazione. Si potrebbe allora definire la democrazia liberale come il campo in cui si esercita questa perenne tensione? No, si potrebbe definire così la democrazia liberale quando accetterà di riconoscere dignità alle culture alternative e farà quel salto qualitativo del quale parlavo appunto su "Pluriverso". Per ora questa è la definizione che potrebbe avere la democrazia liberale del futuro, quando si amplierà con varie caratteristiche delle quali parla Dahl. E all'ultima domanda di questa prima serie risponderei di sì: l'abbinamento tra l'esoterista William Blake e Internet indicherebbe un possibile uso razionale delle tecnologie comunicative e delle culture alternative, naturalmente in un'accezione della razionalità che non è quella con la quale la democrazia liberale si è imposta, perché quel razionale collocava nel campo indistinto dell'irrazionale e del negativo tutte le altre culture, mentre si tratterebbe di riconoscere loro una dignità e un significato.

    D. Io intenderei razionale nel senso di una comunicazione adeguata, cioè di uno scambio di ragioni tra istanze diverse...

    R. Certamente, ma questa è un'accezione nuova della razionalità: è un razionale che non confina più negativamente nel campo dell'irrazionale tutto ciò che non condivide, fino ad oggi in effetti la rivoluzione contrattualista ha dato grandi risultati ma è stata molto esclusiva, non è nata nel segno della tolleranza ma nel segno dell'intolleranza, lo stesso Locke diceva che vi era la libertà per tutti fuorché per gli atei...

    D. Lo schema della prima domanda si potrebbe ripetere a proposito del ruolo attuale della ricerca storico-filosofica ed epistemologica. Si tratterebbe anche qui di operare una mediazione tra dati e teorie di provenienza scientifica, da un lato, e immagini, modelli, orizzonti che le culture tradizionali ci offrono. In questo modo il sapere diviene un campo unificato, senza istanze privilegiate, dove la razionalità emerge da un confronto assolutamente libero tra eredità e novità, in un processo di rischiaramento reciproco. Sarebbe proponibile per esempio, a tuo giudizio, una ricerca filosofica sulla tradizione mantica, sull' "attualità epistemologica" di questa tradizione in rapporto a nozioni e teorie scientifiche d'avanguardia?

    R. Sulle tesi di questa seconda domanda sono certamente d'accordo. E quanto alla proponibilità di una ricerca filosofica sulla tradizione mantica, una volta impostato il progetto bisognerebbe poi vedere quali siano gli argomenti, le indicazioni da tradurre in un lavoro sistematico di recupero della tradizione mantica, perché in realtà questo problema, cioè il problema della prevedibilità dei fenomeni è uno dei problemi di fondo delle scienze sociali, che hanno preso a modello la rivoluzione newtoniana e la sua evoluzione, la fisica del ventesimo secolo. Le scienze sociali hanno accettato questo modello e si sono imbattute nella grande difficoltà di poter fare ciò che fanno le scienze cosiddette naturali, cioè individuare e sperimentare un processo previsivo. Le scienze sociali sono riuscite a fare questo in misura molto più limitata delle scienze naturali. Uno dei problemi che sono emersi nella scienza politica americana dopo il crollo del sistema imperiale sovietico consisteva appunto nel fatto che nonostante gli strumenti previsivi perfezionatissimi a disposizione di quegli istituti di ricerca sociale - che avevano quasi in tempo reale tutto ciò che veniva pubblicato nell'Unione Sovietica - si fosse arrivati a individuare forti elementi di crisi nel sistema prevedendo tuttavia una crisi dal corso relativamente lungo, mentre nell'arco di pochi mesi del 1989 si sono svolti eventi rapidissimi e traumatici che gli studiosi statunitensi, malgrado i loro rapporti con le istituzioni e con la Cia, non erano riusciti a prevedere. E mentre Fukuyama proclamava la fine della storia, nell'ambito della scienza politica il problema era dato dal fatto che pur disponendo di strumenti razionali perfezionatissimi non si fosse riusciti a prevedere il fenomeno più clamoroso della seconda metà del secolo, cioè il crollo del sistema imperiale sovietico. Essendo dunque le scienze politiche in questa situazione problematica in quanto scienze previsive, credo che il recupero della tradizione mantica sia un recupero sul quale tanto più occorre riflettere quanto più c'è questa crisi della scienza politica come scienza della previsione.

    D. Un tema che emerge dal tuo già menzionato intervento su "Pluriverso" - e probabilmente anche dal tuo nuovo libro di prossima pubblicazione presso l'editore Tropea - è quello dell'inaffidabilità della maggior parte dei cosiddetti "operatori dell'occulto" ai quali, almeno una volta all'anno, fa ricorso in Italia circa un quarto della popolazione adulta con diritto di voto. Solo il venti per cento sarebbero, a tuo parere, "operatori culturali corretti". Quali potrebbero essere i criteri di definizione di questa "correttezza", e si potrebbe immaginare una forma di riconoscimento pubblico che faccia diminuire il numero dei manipolatori? A quanto pare il ricorso all'occulto si fa strada anche e soprattutto nelle alte sfere sociali. Ma è accettabile che la diffusione di metodologie esoteriche fra i ceti superiori porti all'imposizione dall'alto di procedure "non razionali" nel processo di produzione (come l'uso della grafologia o dei tarocchi per la selezione del personale)?

    R. Negli ultimi anni ho conosciuto molti di questi operatori - quel venti per cento è un mio calcolo ipotetico, deriva dall'esperienza personale, da ricerche di cui ho notizia. Il problema dunque - come ho avuto modo di dibattere con Piero Angela, in particolare sull'astrologia, ma si potrebbe estendere il discorso alle culture alternative in generale - è che in un periodo non di crisi ma di grande affermazione della scienza, le culture cosiddette irrazionali non vengono affatto emarginate. Assistiamo a un fenomeno apparentemente difficile da capire: la scienza si afferma ma il numero di coloro che si affidano a culture irrazionali aumenta. Evidentemente la scienza non è in grado di rispondere a tutte le domande della personalità, e le istanze cosiddette irrazionali delle culture tradizionali rispondono a domande profondamente radicate nell'uomo, domande che non possono essere collocate nell'ambito di superstizioni in via di scomparsa. Non è affatto così, ci sono ricerche come quella di Introvigne che mettono in rilievo come negli ultimi decenni la pratica dell'occulto, che era diffusa soprattutto in ceti a basso livello di reddito e di istruzione, si diffonde invece ora in ceti ad alto livello di reddito e di istruzione. Vediamo quindi che lo sviluppo e la valutazione positiva della scienza coincidono con la crescita del numero di persone che cercano risposte a domande essenziali fuori dall'ambito della scienza ufficiale, e questo è un dato di fatto da prendere in considerazione. Di fronte a questo fenomeno, secondo me, il vecchio atteggiamento da liberale ottocentesco, per così dire ("è tutta superstizione") non ottiene risultati. Aumenta continuamente l'audience delle trasmissioni di Piero Angela, ma nello stesso tempo aumenta il numero di praticanti delle culture dell'occulto. E non è detto - sarebbe una ricerca interessante - che le stesse persone che apprezzano l'ottimo lavoro di divulgazione scientifica di Piero Angela, capace di rispondere ad alcune domande della cultura e della vita, non siano spesso proprio quelle che si rivolgono poi alla cartomante per rispondere a un altro tipo di domande. Prendere in considerazione questo stato di cose è più importante che stigmatizzare la crescente manipolazione. Dunque, più che misurare quanti operatori dell'occulto siano affidabili e quanti no, si tratta di mettere in luce questo fenomeno senza dire - come fa Piero Angela - che tutti gli operatori delle culture alternative sono manipolatori, perché continuare a dirlo non influisce sul fenomeno che risponde quindi a esigenze profonde. Bisogna piuttosto tener conto delle domande alle quali un numero crescente di persone trova risposta in ambiti dove si può essere facilmente manipolati. Per me quindi - e questo è il senso del mio ultimo lavoro - si tratta di proporre questo approccio e di sviluppare in tal modo una coscienza critica anche in chi crede all'occulto, perché a me pare che più si insiste a parlare di manipolazione, più il numero di queste persone tende ad aumentare creando una divaricazione magari nella stessa persona, che potrebbe rivolgersi alla scienza per certi aspetti e a occultisti da strapazzo per altri, pur avendo un elevato livello culturale. Direi che la linea di fondo del mio lavoro è proprio questa: e infatti un altro capitolo di indagine riguarda per esempio certi personaggi della politica italiana che consultano abitualmente astrologi, cartomanti, veggenti, e che in genere non lo ammettono, creando la stessa divaricazione di cui parlavo prima e che può essere presente a livello di massa. Si vede e si apprezza una trasmissione di Piero Angela e poi ci si prenota da una cartomante. Si tratta invece di cogliere il fenomeno nella sua essenza, perché solo mettendolo correttamente in luce potremo mettere in guardia e aiutare chi si rivolge agli operatori dell'occulto. Questo è tanto più probabile se si valuta con comprensione il comportamento di queste persone, invece di giudicarlo in modo sprezzante come se si trattasse di superstiziosi ignoranti. Più li si accusa, più è facile che accettino, quasi come risposta indignata, la manipolazione. Invece una corretta informazione sul fenomeno potrebbe essere un rimedio a questa situazione. Io non ho in mente criteri di definizione di questa correttezza, però posso dire che avendo conosciuto forse un centinaio di operatori mi sono fatto l'idea che venti sono degni di stima e ottanta no, ma questa è un'esperienza personale. Non credo che il problema si possa risolvere con albi professionali: bisogna piuttosto sensibilizzare un'opinione pubblica che comunque è già al corrente, dato che un quarto degli italiani si rivolge a queste categorie di professionisti. Qualche tempo fa, su "Sette" (l'almanacco settimanale del Corriere della sera) è stata pubblicata una ricerca secondo la quale il 38 per cento degli italiani crede che le previsioni astrologiche abbiano una loro validità: è una percentuale superiore alle mie aspettative. Ma se ci sarà un dibattito aperto e senza pregiudizi su questo problema, si potrà anche parlare di criteri di correttezza. Nel mio nuovo libro si ricorda tra l'altro che Olivetti, considerato forse il più illuminato degli imprenditori italiani, credeva nell'astrologia e per assumere dirigenti a certi livelli di responsabilità chiedeva persino l'ora natale per fare la carta dei cieli. E' proprio questo che secondo me non è assolutamente lecito senza informare la persona: credo cioè che si possa anche fare una selezione del personale basata su queste metodologie "esoteriche", purché siano conosciute e accettate dalla persona che dev'essere selezionata. Conosco astrologi che rifiutano per principio di fare ricerche dalle quali può dipendere l'assunzione di una persona al lavoro... e ripeto ancora: non è corretto selezionare il personale in questo modo, a meno che la persona dichiari di non avere niente in contrario. Ci dev'essere consenso e informazione, altrimenti è violazione della privacy.

    ( Questa intervista a Giorgio Galli è già apparsa sul n. 35 della rivista Informazione Filosofica, anno VII, dicembre 1997 )
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    MILLENARISMO AMERICANO


    Millenarismo, Terra Santa
    e nuova destra statunitense
    di Miguel Martinez
    da Kelebekler.com

    «Un raggio mortale, i cui effetti sono così terrificanti che il governo americano non ne ha ancora ammesso l'utilizzo nelle proprie forze armate, deve [...] essere consegnato ad Israele. Questo accordo a sfondo tecnologico è stato firmato dal Presidente Bill Clinton e dall'allora Presidente dei Ministri Shimon Peres. Clinton contava sul sostegno degli elettori ebrei residenti in America al momento della sua rielezione, nel novembre scorso.
    L'arma laser è ritenuta 'troppo inumana' da alcuni militari statunitensi e momentaneamente non deve essere ceduta alle forze militari statunitensi [...]. Essa può [...] essere utilizzata per mettere fuori combattimento truppe di migliaia di persone, accecandole irreversibilmente in pochi secondi. Gli strateghi del Pentagono sostengono che il terrore provocato dal possibile uso di questo raggio mobile silenzioso che nell'uomo ha di regola l'effetto di dissolvere i bulbi oculari, potrebbe scatenare il panico nelle truppe nemiche, costringendole a capitolare».

    Questo brano si trova citato su una rivista fondamentalista evangelica, Midnight Call / Chiamata di Mezzanotte nell'edizione italiana: la rivista, su carta patinata e ben illustrata, esce anche in inglese, italiano, tedesco, olandese, francese, portoghese, spagnolo, ungherese, bengali e coreano. L'opera missionaria ha diffuso "centinaia di milioni" di pubblicazioni in tutto il mondo, in particolare nell'Est europeo.
    La missione trasmette i suoi programmi via radio, con antenne anche in Armenia sul Monte Ararat. Nel mondo ispanofono, essa trasmette ogni mese circa 1900 programmi tramite più di 120 ripetitori "dalla Terra del Fuoco fino agli Stati Uniti e alla Spagna".
    Perché questa rivista si interessa alle più recenti armi in uso all'esercito israeliano? Non è certamente per criticare Israele: come affermava il defunto fondatore della "missione", l'unica cosa importante è che "l'America aiuti Israele in maniera incondizionata".
    La rivista commenta la notizia dell'arma troppo "inumana" così: «Ci si può immaginare con grande facilità che quest'arma sarà utilizzata alla fine dei giorni, quando Israele sarà minacciato di distruzione da tutte le nazioni».
    La conferma proviene da Zaccaria 14,12: «Questo sarà il flagello con cui il Signore colpirà tutti i popoli che avranno mosso guerra a Gerusalemme: la loro carne si consumerà mentre stanno in piedi, i loro occhi si scioglieranno nelle orbite, la loro lingua si consumerà nella loro bocca».

    IL CRISTIANO-SIONISMO
    Un aspetto poco noto del conflitto israelo-palestinese è il massiccio coinvolgimento del movimento cristiano fondamentalista, statunitense o di derivazione statunitense. Un coinvolgimento che si è intensificato con la crescente politicizzazione della "destra religiosa" a partire dagli anni '70, ma che risale a molti decenni fa: «[la creazione di Israele] semplicemente non avrebbe avuto luogo senza il sostegno e gli incessanti sforzi dei Cristiano-sionisti durante l'ultimo secolo e questo. È stato questo sodalizio che ha reso possibile lo Stato di Israele e una Gerusalemme unificata.» Benyamin Netanyahu, allora capo dell'opposizione, si rivolse con queste parole a una platea di cristiani a Gerusalemme nel 1995.
    L'impegno dei cosiddetti "cristianosionisti", che raccolgono circa cinquanta milioni di simpatizzanti all'interno dell'unica potenza rimasta attualmente sulla terra, assume molte forme, dalla pressione sistematica sui candidati nelle elezioni affinché si schierino incondizionatamente a favore di Israele, al servizio volontario nell'esercito israeliano in mansioni umili per liberare soldati per il combattimento; dai gemellaggi tra chiese statunitensi e le colonie militanti impiantate da ebrei fondamentalisti e non nei Territori Occupati, a trasmissioni radiotelevisive in cui si invita non solamente alla conversione, ma all'accettazione di Israele nelle "sue frontiere stabilite da Dio", un concetto piuttosto ampio.
    Troviamo così (ma si potrebbero citare molti altri esempi) in un libro cristiano-sionista una menzione favorevole dell'opera del rabbino Israel Ariel, fondatore dell' "istituto del Tempio" a Gerusalemme (l'Istituto prepara la "ricostruzione" del Tempio e il rinnovo degli antichi sacrifici animali) e autore di un Atlas of the Land of Israelits Boundaries According to the Sources ("Atlante di Israele; le sue frontiere secondo le fonti"): «Un'opera progettata in quattro volumi, che sostiene che le frontiere originarie della terra promessa ad Abramo si estendono da ovest ad est da un punto nei pressi attuale canale di Suez fino al Golfo Persico, e da nord a sud dal nord della Siria lungo il fiume Eufrate fino a una linea di frontiera che va da Eilat sul Mar Rosso fino al confine con la Persia. Entro queste frontiere ricadono oggi i paesi dell'Egitto, della Giordania, della Siria e porzioni dell'Iraq e dell'Arabia Saudita. Secondo Ariel, quando il Tempio sarà ricostruito e tutti coloro che si trovano fuori dalla terra di Israele faranno ritorno, queste terre forniranno lo spazio necessario per l'aumentata popolazione.»

    MOON, WACO E LA POLITICA
    La New Right statunitense ha le sue origini più immediate in una serie di riunioni tra Richard De Vos (fondatore del sistema di vendite piramidali Amway), gli esperti politologi Paul Weyrich e Richard Viguerie e il magnate delle assicurazioni Arthur De Moss con esponenti religiosi come Bill Bright (presidente dell'attivissima Campus Crusade for Christ), Jerry Falwell e il famoso "reverendo" Sun Myung Moon.
    Sarebbe ingenuo pensare che il movimento sia nato "a tavolino": possiamo parlare piuttosto di abili organizzatori che hanno saputo dotare di mezzi di espressione e di azione una grande realtà potenziale.
    Ma i motivi anche concreti per cui la New Right coincide largamente con il cristiano-sionismo non devono essere trascurati. Le funzioni politiche dell'alleanza con Israele sono infatti evidenti: si doveva creare un sostegno di massa alla congiunzione tra gli obiettivi dello Stato di Israele e le esigenze dell'apparato militare e produttivo statunitense; su un piano prettamente elettorale, il cristiano-sionismo permetteva di neutralizzare il liberalismo della comunità ebraica; infine, l'appoggio allo "Stato ebraico" permetteva di spendere a destra ciò che in molti paesi è un capitale ritenuto di "sinistra": quello dello sho'ah.
    Allo stesso tempo però il cristianosionismo fa leva su fattori profondi della cultura statunitense, tra cui la storica autoidentificazione come "popolo eletto": "La 'natura selvaggia' sostituiva il deserto nell'identificazione dei Pellegrini con le peripezie degli ebrei verso la 'terra promessa'[...]. Era l'inizio dell'olocausto degli indiani d'America, che vennero sistematicamente sterminati dai Puritani, i quali si ritenevano il nuovo popolo d'Israele ed erano quindi legittimati a distruggere i nuovi Cananei che attaccavano la nuova terra promessa".
    Ma questa identificazione è stata resa possibile anche dall'assenza di una propria credibile tradizione storica: nella cultura americana, la storia mitica non può che coincidere con quella biblica, come dimostra la diffusione della "sindrome di Gerusalemme" nel mondo evangelico: la sindrome di Gerusalemme è quel peculiare fenomeno delirante che ha colpito diverse migliaia di visitatori alla Città santa negli ultimi decenni, curati in un apposito reparto dell'ospedale cittadino.
    Nel 1983 ne fu colpito Vernon Howell, un chitarrista ventiquattrenne del Texas, forse predisposto dalle sue esperienze con l'LSD. Howell era membro di una piccola setta il cui fondatore era tornato a sua volta da un viaggio in Israele nel 1959, dichiarandosi il "segno" che avrebbe inaugurato l'Apocalisse. I membri credevano che al momento decisivo sarebbero stati rapiti da una mano celeste e portati in Israele. Anche Howell ebbe una "esperienza" in Israele che lo avrebbe portato, alcuni anni dopo, a prendere il controllo della setta, dandole come simbolo la bandiera dello Stato di Israele, e a proclamarsi "David Koresh", il Messia ritornato. Un Messia con il monopolio delle donne del movimento, bambine comprese, e dotato di un arsenale di armi da guerra. Il maldestro tentativo dell'FBI di perquisire la sua fattoria a Waco risultò nella più grande e disastrosa operazione militare sul suolo americano dopo Custer, con oltre 80 morti.

    LA TEOLOGIA NUCLEARE
    Il dato politico e quello immaginario si razionalizzano poi tramite il dato teologico dell'imminenza della battaglia di Armageddon. Come dice il predicatore Jerry Falwell, »ad Armageddon ci saranno circa quattrocento milioni di uomini che faranno corona all'olocausto finale dell'umanità! Proprio per questo non dobbiamo mai dimenticare com'è bello essere cristiani! Noi abbiamo un futuro meraviglioso davanti a noi».
    Il segno teologico che scatenerà gli avvenimenti ultimi sarà il ritorno degli ebrei nella loro terra, secondo un'interpretazione particolare di diversi brani tratti sia dall'Antico che dal Nuovo Testamento.
    Non si tratta del millenarismo classico, pauperistico o mistico delle tradizioni europee; bensì di un momento in cui si scatena in maniera spettacolare e anche cinematografica la violenza del Giudizio, istituendo un "Regno congiunto" di cristiani rinati ed ebrei sulla terra; un "Regno" in cui le complesse contraddizioni della vita reale saranno risolte dai regnanti con "verghe di ferro".
    »Messia regnerà dal trono ristabilito di Davide a Gerusalemme. Risorto, Re Davide sarà coreggente assieme a Cristo. Israele occuperà una posizione di gloria e dominio [rulership] sulle nazioni del mondo. I cristiani rinati si riuniranno a Messia e ai dirigenti di Israele nell'amministrare il regno di Dio sulla terra. Siamo in marcia verso Sion!».
    Nel brano citato all'inizio di questo articolo, tratto da Chiamata di Mezzanotte, vediamo i diversi elementi all'opera. Il punto di partenza è una lettura politica della cronaca, o meglio di una notizia spettacolare, e non poteva essere diversamente in una società altamente mediatizzata. Probabilmente il lettore cattolico si sarebbe aspettato un'interpretazione in senso pacifista dei pericoli costituiti da nuove armi. Invece gli autori dell'articolo trovano in questo dato un elemento esaltante, come lo trova anche il predicatore neozelandese Ramon Bennett: «Israele probabilmente utilizzerà le proprie risorse nucleari come ultimo ricorso. È risaputo che Israele possiede centinaia di missili con testate atomiche e uno dei più grandi arsenali del mondo. I suoi nemici saranno abbattuti nella piena furia di una delle armi più terribili note all'uomo. Sono passati i tempi in cui l'uomo rispettava la rettitudine, la verità e la giustizia. Oggi essi [sic] rispettano la ricchezza, il potere e la forza militare».
    «Le forze che odiano gli ebrei senza rendersene conto stanno preparando lo scenario per le grandi guerre bibliche dei futuro, in cui gli eserciti di molte nazioni saranno presi nel vortice di un inferno nucleare che li consumerà».
    Un brano che conclude con l'affermazione: «Look up! Rejoice! Redemption draws near!» (Alza gli occhi! Gioisci! La redenzione si avvicina!).
    Le armi laser vengono associate a un brano biblico; in questo caso (Zaccaria 14,12) un brano preso assolutamente fuori contesto, se è vero -come sostiene il biblista Paolo Sacchi - che si riferisce agli scontri tra gli esuli tornati a Gerusalemme da Babilonia e gli ebrei rimasti sul posto. Ma poco importa, perché la conclusione rimane predeterminata e associa da una parte lo spettacolo apocalittico alla drammatizzazione di un obbligo politico a cui è vincolata la salvezza.
    Chi invece si mette dall'altra parte, cioè contro Israele, chi ha denunciato, perseguitato e accusato gli Ebrei, ha rifiutato aiuto al popolo di Dio, verrà escluso dal regno di Dio e condotto al castigo eterno.
    E' curioso notare come il cristianosionismo riutilizza in chiave solo apparentemente nuova il tradizionale razzismo della destra americana, che non va letto come fenomeno statico, ma come storica incorporazione di vecchie minoranze a spese di quelle nuove: il nucleo anglosassone ha così assorbito prima le altre immigrazioni protestanti, poi quelle cattoliche, mentre a partire dalla Seconda Guerra Mondiale ha accolto anche quella ebraica, creando però ogni volta nuovi nemici.
    Come afferma il predicatore David Allen Lewis, «Se il sionismo è razzismo, allora Dio è razzista perché Egli è l'autore del sionismo».
    In un'affascinante sovrapposizione di mitemi politici, biblici e razziali, Ramon Bennett (uno dei pochi cristiani ad aver potuto ottenere la cittadinanza israeliana) associa i biblici nephilim agli arabi: «I nephilim erano infatti i sottoprodotti fisici dell'unione tra carne e spirito. E come una prova che gli spiriti di questi esseri continuano a vivere sulla terra, vorrei dire che io, personalmente, conosco un arabo musulmano che è nato con sei dita su ciascuna mano. Anche suo figlio è nato con sei dita, e così suo padre e i padri di suo padre prima di lui. Ora considerate quanto segue: "Ci fu di nuovo guerra a Gath, dove c'era un uomo di alta statura, che aveva sei dita su ciascuna mano e sei dita su ciascun piede, ventiquattro di numero; ed anche egli era figlio di un gigante (2 Samuele 21,20)". Sì, il conflitto è spirituale, e gli spiriti che si oppongono sono potenti e malvagi.»
    Simili affermazioni non coinvolgono l'intero mondo evangelico. Nella "esperienza" della rinascita in Gesù la teologia razionale assume una posizione del tutto secondaria. All'interno di chiese che pure si riconoscono reciprocamente, troviamo posizioni estremamente diversificate, che vanno dal millenarismo filosionista all'amillenarismo apolitico; (18) ma anche il postmillenarismo, che sostiene la necessità di costruire il Regno in terra attraverso la militanza e quindi dà scarsa importanza ai brani profetici della Bibbia.
    E se esiste un continuum che va dagli "apocalittici" di Waco a predicatori amici del Presidente degli Stati Uniti, non si può parlare, almeno nella maggioranza dei casi, di veri e propri fenomeni "settari" nel senso di gruppi totalitari.
    Ma come in ogni religione, l'associazione tra obiettivi politici e valori assoluti implica facilmente il rischio del passaggio da una ricerca del divino alla violenza politica, o almeno al sostegno alla violenza politica altrui, in questo caso una violenza delegata alla potenza militare di uno Stato mediorientale. Uno Stato paradossalmente spesso più moderato di quanto vorrebbero i suoi sostenitori. Infatti, Chiamata di Mezzanotte commenta così l'assassinio di Rabin: «Ha fatto e dato moltissimo per il suo Paese, specialmente come soldato [ ... ]. Quali grandi vittorie gli furono donate da Dio! Rabin conquistò molte terre che Dio aveva promesso al suo popolo. I nemici tremavano dinanzi all'esercito israeliano comandato da Yitzhak Rabin! Ma cosa fece Rabin [ ... ] in questi ultimi anni? Iniziò con lo stipulare un compromesso col nemico [ ... ]. Non avviene forse lo stesso con molti Cristiani: iniziano la vita con tutte le vittorie nella fede di Gesù [ ...]. Ma improvvisamente questi fratelli e queste sorelle non conseguono più nessuna vittoria. Lo si vede dai loro volti: non riescono più a sorridere, proprio come successe a Rabin in questi ultimi anni [ ... ]. Perciò torna ora al Signore [ ... ] fintanto che sei ancora in tempo (non aspettare troppo se non vuoi ripetere l'errore di Rabin)».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    LE ÉLITE TECNOCRATICHE


    A muovere i fili del vertice
    un gran burattinaio di nome Cfr
    di Maurizio Blondet
    da L'Avvenire

    "Sostenere la crescita e ridurre le disparità: una cornice per il nostro futuro mondiale". Trasuda fiducia e ottimismo il titolo ufficiale del World Economy Forum. Da far appisolare fra sereni sbadigli il migliaio di potenti riuniti che ascoltano, a Davos, i panel e le conferenze dei relatori. Un'oasi di pace. Un po' strana, nelle ore in cui Alan Greenspan, il capo della banca centrale Usa, allenta d'urgenza il credito (a rischio di far infuriare l'inflazione) per scongiurare all'economia americana un crac, e Condoleeza Rice ha appena formato un gruppo congiunto fra National Security Council e il Consiglio Economico della Casa Bianca per "occuparsi di crisi economico-finanziarie", evidentemente imminenti.
    Non fatevi ingannare. Il tono edulcorato fa parte della "lingua di legno" di quel tipo di consessi iper-capitalisti. L'ha messo in chiaro, a Davos, Jacob Frenkel capo supremo della Merrill Lynch: "Non parleremo di recessione. Parleremo di rallentamento di una crescita insostenibile".
    Poiché "crescita sostenibile", nel linguaggio della nomenklatura multinazionale, è un eufemismo per crescita-zero, il "rallentamento" di tale crescita è proprio la recessione.
    L'adozione di questo fraseggio rosa rivela la dipendenza culturale del Forum di Davos dal Council on Foreign Relations, fabbrica di tutta questa terminologia tranquillante. È stato Zbigniew Brzezinsky, capo del Council negli anni '70, a inventare questa lingua, dove gli aggettivi limitano i sostantivi: "crescita sostenibile" per dire meno crescita, "democrazia funzionante" per dire meno democrazia ("Per funzionare, la democrazia necessita di una certa apatia dell'opinione pubblica", sancì Zbig).
    Il Council on Foreign Relations (Cfr) fu creato nel 1918 dalla famiglia Rockefeller per contrastare le tendenze isolazioniste degli americani, contrarie (ovvio) agli interessi delle multinazionali Usa. Organizzato come un altissimo ufficio-studi, semi-segreto, e pagato dal contribuente americano in quanto Fondazione Culturale, il Cfr studia strategie "globali" che invariabilmente la Casa Bianca, poi, adotta come direttive di politica internazionale. Nel '39, fu il Cfr a suggerire l'entrata in guerra degli Stati Uniti. Nel dopoguerra, lanciò il Piano Marshall e la convivenza pacifica con l'Urss (allora il Council era anch'esso pianificatore e statalista, rooseveltiano); oggi preme per la liberalizzazione globale di capitali e merci.
    Le direttive, studiate dal Cfr in riunioni riservatissime, vanno poi fatte digerire a più vaste platee di politici, imprese e decisori sparsi nel mondo. A questo servono consessi come quello di Davos, aperti (si fa per dire) a un numero più ampio di potenti minori, e persino ai nuovi "imprenditori" russi.
    Non stupisce dunque apprendere che a fondare nel '71 il World Economy Forum di Davos è Klaus Schwab, poco noto docente di business administration, allievo entusiasta di Jean Jacques Servan-Schreiber. Oggi dimenticato, Servan-Schreiber è stato un futurologo ascoltatissimo. Negli anni '60 previde che l'Europa avrebbe dovuto alzare un muro verso l'Est, per impedire ai nostri lavoratori di fuggire nel paradiso sovietico, dove trionfava il pieno impiego e lo sviluppo senza ombre. Tuttavia la sua fama non ne soffrì: Servan-Schreiber, oltre che miliardario, era una creatura di Jean Monnet. L'uomo che, per conto dei Rockefeller, dei Lazard e delle altre banche americane, distribuiva a suo arbitrio i fondi del Piano Marshall. L'intoccabile che con quei fondi impose l'Unione Europea come la conosciamo oggi, burocratica, sovrannazionale e tecnocratica.
    C'è bisogno di dire che il Forum di Davos, ente privato, agisce con contributi della Commissione Europea (cioè nostri?). Ne fanno parte come membri un migliaio di grandi imprese, ma nel comitato che conta siedono entità come Nestlé, Time Warner, JP Morgan Chase, Sony e PepsiCo. Oggi, il Forum rende note ai suoi soci minori decisioni prese da tempo dal Cfr. L'anno scorso, il Cfr ha elaborato un "Progetto per la vulnerabilità finanziaria", ossia un progetto (con simulazioni) per capire come gestire, nell'interesse delle banche, un possibile crack della Borsa americana. Questo, a Davos, viene presentato come "Sostenere la crescita".
    Quanto al "ridurre le disparità", sono mesi che Flora Lewis, autorità del Cfr, scrive che il liberismo globale deve "ridurre le iniquità" e diventare "più inclusivo", a scanso di rivolte sociali imprevedibili.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    LA COSPIRAZIONE


    Milano, 1998. All'Istituto di Studi Politici Internazionale c'è un vorticare di guardie del corpo, di oscuri vip in finanziera, di poliziotti in incognito, di gente dei Servizi Segreti. E' pomeriggio, un tiepido sole allenta la stretta del gelo. All'improvviso, da una macchina blindata nera, scende George Herbert Walker Bush, ex presidente degli Stati Uniti ed ex capo della Cia. E' il più noto affiliato alla Skull and Bones a livello planetario.
    Un'ora più tardi, George Bush (la statura ben più esorbitante dell'immaginabile e un colorito insanamente rubizzo in volto) sta parlando a una ristrettissima platea (tra i vip, Leonardo Mondadori, il circolo di Cuccia al completo, giornalisti economici e politici), alla presenza di altrettanto illustri conferenzieri (ci sono l'ex segretario Onu Perez De Cuellar, c'è l'ex premier svedese Carlsson, in teleconferenza parlano l'ex presidente sovietico Gorbaciov e il segretario Nato Solana). Insomma, pare una riunione di alto protocollo tra vecchie glorie e famose carcasse, quasi tutte in odore di massonerie varie. Tutto scivola tranquillo, mentre questo vecchio gotha della tecnocrazia mondiale si parla addosso: le Ong per contrastare le nazioni, il bipartitismo, i tecnici in politica, eccetera eccetera.
    All'improvviso, in platea, si alza un giornalista americano - biondino, magro, compitissimo. Si qualifica: è un certo Spanhaus. Lavora per un'imperscrutabile testata che si chiama Eir, Executive Intelligence Review. Spannhaus non è in grado nemmeno di formulare la domanda, perché George Bush si alza, evidentemente alterato, e inizia a urlare, chiedendo l'intervento della sicurezza, strepitando per la presenza di uno dell'Eir in platea. Quindi, puntando l'indice verso il pubblico, asserisce: "Lyndon Larouche è un pazzo". Nella sala dapprima cala lo sconcerto, poi una timorosa e silenziosa reverenza si impadronisce del pubblico. Il giornalista americano viene cacciato dall'onorevole consesso.
    Basta farsi un giro in Rete alla ricerca di Lyndon Larouche (nella foto) per comprendere i motivi che hanno spinto George Bush all'indecente comportamento. Larouche e la sua testata Executive Intelligence Review sono i principali accusatori della tecnocrazia americana, che asseriscono essere agli ordini della Corona d'Inghilterra. Secondo Larouche & co. la Skull and Bones è la fabbrica più prestigiosa di cervelli al servizio del Complotto anglosassone. E George Bush è la punta di diamante di questa produzione. E' stato Larouche a svelare che Bush fu iniziato a dodici anni a una società segreta che fa da anticamera alla Skull and Bones. E' stato Larouche a pubblicare i nomi più noti dell'affiliazione di Yale. E' stato Larouche a provare evidenti connessioni tra la Massoneria anglosassone e la Skull and Bones. Il povero Larouche e i suoi collaboratori hanno pagato caro quest'opera di controinformazione. Larouche e i suoi sono stati accusati di tutto: antisemitismo, nazismo, comunismo, aderenze con diversi servizi segreti, complotto, xenofobia, maoismo. Hanno passato in carcere diversi anni ciascuno. Nonostante ciò, Larouche continua a denunciare Bush, Soros e le loro malefatte. Anche facendo rivelazioni importanti sull'esoterismo allo zolfo delle sette a cui apparterrebbero queste anime candide.
    Del resto, la società segreta dei Teschi (che in realtà si fanno chiamare "Ossa") è in odore di tradizione massonica un po' da sempre. L'ipotesi che vuole il suo fondatore, William Russell, appartenere all'ordine degli Illuminati tedeschi è abbastanza fondata. Gli Illuminati di Baviera, la setta fondata il primo maggio 1776 e capitanata dal Gran Maestro Adam Weishaupt, è una delle più storiche occorrenze della tradizione templare. Su questa loggia si è favoleggiato di tutto: che fosse a capo di una Cospirazione Totale, che fosse custode delle reliquie del Cristo, che fosse erede diretta del Nuovo Ordine del Tempio fondato dopo il rogo dei Templari ordinato da Filippo di Francia. Chi studia il propagarsi della tradizione massonica in epoca contemporanea, comunque, concorda generalmente sulla continuità esistente tra Illuminati di Baviera e Skull and Bones.
    La teoria del complotto non si arresta certo alle formalità esoteriche. Va ben oltre: parte del complotto ordito dai Teschi (erede diretto di quello Templare) sarebbe la te(cn)ocrazia che ha nel Fondo Monetario Internazionale la sua istituzione più potente. Dopotutto, una delle accuse ai Templari non era proprio quella di avere praticato un immondo Culto della Moneta? E perché, in fin dei conti, su ogni dollaro una piramide massonica sormontata da un occhio osserva il mondo?
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Due statue identiche, perfettamente identiche: misteriosamente identiche. Una sta a Yale e l'altra sta davanti alla porta d'ingresso della Cia. E' uno dei simboli più evidenti dell'intreccio segreto che lega la setta Skull and Bones all'apparato statale americano. Non a caso uno dei membri più prestigiosi della società dei Teschi, George Bush sr., è stato capo della Cia e, poi, presidente degli Stati Uniti. Per inciso, le statue a Yale e alla Cia ritraggono Nathan Hale, uno dei collaboratori di Washington.
    La storia della società segreta Skull and Bones inizia a Yale, la prestigiosa università statunitense. Fu fondata nel 1832, da William Russell e Alphonso Taft, e risulta essere emanazione americana di logge massoniche tedesche, legate al culto degli Illuminati, dei Rosacroce e della tradizione templare. Insieme a tredici non allegrissimi commilitoni, Russell e Taft stabilirono codici e ritualità rispettati fedelmente fino a oggi. Ogni anno, quindici studenti particolarmente meritevoli vengono cooptati nell'associazione dei Teschi, ricevono un'iniziazione in stile massonico (vengono calati in una bara, coperta da un telo nero effigiato con un teschio e due femori incrociati: il noto simbolo dei pirati è mutuato dalla tradizione massonica, di cui la pirateria inglese fu un importante braccio operativo, tanto da avere tra i suoi più significativi condottieri un Gran Maestro massone come Sir Francis Drake). Ecco come viene descritto un rito iniziatico massonico (le testimonianze dirette asseriscono essere identico a quello della Skull and Bones):

    "Avevo gli occhi bendati, indossavo indumenti abbondanti, di colore bianco, e semplici pantofole al piede (l'espressione usata è «a piede scalzato»), ma avevo il ginocchio sinistro nudo e, sullo stesso lato, il lembo sollevato della tunica mi scopriva il torace. A mia insaputa, mi era stato infilato un cappio intorno al collo e la corda pendeva lungo il corpo. Così vestito, e spogliato di qualsiasi oggetto metallico, ero pronto per essere ammesso nel tempio".

    All'interno del tempio, l'aspirante massone viene calato nella bara ricoperta dalla bandiera piratesca. Dopo di che si dà inizio a un complesso percorso attraverso la loggia:

    "Ripresa la cerimonia, la guida mi fece percorrere l'intero perimetro del tempio, arrestandosi tre volte per presentarmi come «umile aspirante immerso nelle tenebre». Benché inaccessibile alla mia vista, il pavimento al centro del tempio aveva un mosaico di piastrelle bianche e nere: sul lato orientato a est era posta la cattedra del maestro venerabile, mentre quelle del primo e del secondo sorvegliante, più basse, si trovavano sui lati orientati rispettivamente a sud e a ovest".

    E' l'ultimo atto: scambi rituali di formule accolgono il nuovo adepto. La solenne cerimonia di affiliazione avviene all'interno della Tomba, l'inquietante palazzina che fa da sede alla Skull and Bones, e che è efficacemente riprodotta nel film di Rob Cohen.
    Conti bancari alle stelle, contatti inimmaginabili ad altissimo livello (politico, finanziario, militare e istituzionale): la Skull and Bones promette (e mantiene) quest'orizzonte di gloria ai suoi adepti. Basti scorrere i cognomi prestigiosi che sono presenti nei segretissimi (ma non poi tanto, evidentemente) albi d'oro dei Teschi: Lord, Whitney, Taft, Jay, Bundy, Harriman, Weyerhaeuser, Pinchot, Rockefeller, Goodyear, Sloane, Stimson, Phelps, Perkins, Pillsbury, Kellogg, Vanderbilt, Bush, Lovett. Per chi non li conosce, basti dire che si tratta della spina dorsale del Potere Americano.

    * Da Knight e Lomas, La chiave di Hiram, Mondadori, 33.000 lire.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    OLTRE I TESCHI: IL BILDERBERG CLUB - COS'E'


    L'ultima riunione che qualcuno sia riuscito a documentare si è svolta in Scozia, al Turnberry Hotel di Ayrshire. La data? Il 14 maggio 1998. C'erano 120 personaggi dell'alta finanza. Della lobbistica più esoterica e misteriosa e potente del mondo. Della politica. Della nobiltà. Era al completo, il Bilderberg Club (nella foto, l'arrivo al Turnberry Hotel di alcuni membri dell'élite). Considerato il gruppo che continua la tradizione tecnocratica della famigerata Trilateral Commission (qualcosa di molto vicino al Sistema Internazionale delle Multinazionali denunciato negli anni di piombo), il Bilderberg raccoglie menti che stringono tra di loro oscure relazioni. Una specie di quintessenza del governo mondiale. Un tavolo su cui possono mangiare soltanto i Potenti o, meglio, Coloro che muovono i Potenti come burattini.
    Nel suo rapporto Congressional Record, il senatore americano Javits descrive le origini di questa società dei potentati: "Retinger, il fondatore, entrò in contatto col principe d'Olanda Bernhard, per proporgli la costituzione di un comitato che avesse all'ordine del giorno le condizioni dell'alleanza atlantica. Fu trovato l'accordo, altre altissime personalità europee aderirono e si istituì il Gruppo insieme alla controparte statunitense". Il primo incontro "si tenne al Bilderberg Hotel di Oosterbeek, in Olanda, dal 29 al 31 maggio 1954" (nella foto a fianco, un'immagine dell'incontro). Da allora, il Club dei potenti è noto come Bilderberg Group.
    Chi sono i Bilderberger? Si tratta di un think-tank composto da gente che fa parte anche dei vertici del Council on Foreign Relations, della Trilateral Commission e di altre consimili istituzioni filoatlantiche. L'agenda degli appartenenti a questa affiliazione tecnocratica è sempre piena: partecipano agli incontri del G-8, del Fondo Monetario Internazionale, del World Economic Forum, oltre che essere ammessi ai più alti vertici degli Stati che interessano il dominio occidentale sul pianeta.
    Cosa si fa alle riunioni del Bilderberg? Si massoneggia. Nel senso che si prendono decisioni che investono milioni di ignari cittadini dell'occidente industrializzato, si strutturano protocolli che - in breve - sono destinati a influenzare la vita di chiunque. Dalla lotta al tabacco all'esaltazione del fumo, dalle privatizzazioni in qualche Stato alle statalizzazioni in qualche altro, dall'imposizione di economie nuove alla demolizione delle vecchie, dal proibizionismo alla legalizzazione delle droghe: tutto e il contrario di tutto, con due costanti che definiscono l'essenza anglosassone e la formulazione esoterica del gradevole "comittee". Le costanti sono: un malthusianesimo che si traduce nell'ideologia iperabortista del "birth control", che tende all'imposizione di un governo planetario amministrato da élite (guardacaso, quasi sempre con pesante puzzo di loggia addosso); e un materialismo che, via via, assume i connotati di violenta polemica anticattolica o antispiritualista in genere. Sono, in pratica, le due grandi direttrici che guidano la politica massonica e, più in particolare, ispirano l'affiliazione segreta della Skull and Bones. La quale, peraltro, costituisce la porta d'entrata al Bilderberg per chi ci arriva dagli Stati Uniti. I quali hanno permesso a gente incredibile di partecipare alle riunioni segrete del Club: da Kissinger a Bush, da Carter a Clinton, da Casey a Brezinsky.
    E chi arriva dall'Italia? Siamo talmente sfigati che potremmo supporre l'inesistenza di un italiano ai tavoli moganati del Potere. Invece, non è così. Siedono tra gli adepti del Bilderberg cinque italiani. Di uno, già si sapeva: è Gianni Agnelli, ed è abbastanza logico che una poltroncina gliel'abbiano riservata. Di un secondo, si poteva sospettare: si tratta di Tomaso Padoa Schioppa. Di Franco Barnabè e del presidente della Fondazione Mattei, Siniscalco, non ce ne frega niente. Ma che al Bilderberg Club abbia l'onore di accedere anche Emma Bonino, beh, questa è una sorpresa. Forse che la politica dei Radicali italiani, negli ultimi trent'anni di attività, si sia ispirata ai principi di questa élite di stampo anglosassone e tecnocratico? C'è abbastanza materiale per rifletterci sopra...
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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