Vi ricordate cosa era successo l'anno scorso? Eravamo partiti da stime di crescita del pil del 4% (programma del polo), poi il 3% (primo DPEF), poi 2,3% (revisione al DPEF successiva all'11 sett), poi (1,4-1,7). Morale abbiamo finito allo 0,4% (o forse meno). Il dato peggiore dell'ultimo decennio.
...Vero, hanno sbagliato anche gli analisti, ma il governo ha SEMPRE usato stime superiori di ALMENO il 50%, DICO SEMPRE SUPERIORI DEL CINQUANTA PERCENTO rispetto alle gia' ottimistiche stime degli analisti.
Nel 2003 direte voi avranno imparato la lezione e faranno meglio i conti, sparando meno cazzate!
Ed invece no!
Si parte dal 2,3 % (tralasciamo il programma del polo, che e' cartastraccia e parlava del 4%, tralasciamo anche i primi DPEF, altra cartastraccia). Ma mentre il governicchio diceva che la crescita sarebbe stata del 2,3%, gli analisti parlavano dell'1,4%!!!
Al solito il governicchio ha usato una stima ben superiore del 50% rispetto a quelle degli analisti. Era la stima degli analisti troppo ottimistica?
Incredibile, ma SI!!!
Le ultime previsioni gia' ci dicono che la crescita sara' dell'1,1%. E siamo a febbraio...
Ha il governo rivisto le stime?
OVVIAMENTE NO!
Al momento la stima del governicchio e' superiore di quasi il 100% in piu' rispetto a quelle degli analisti!
Secondo voi chi ci si avvicina di piu'? Si accettano scommesse, do l'incapace 3monti 10:1.
Il Sole
Pil avanti adagio verso l'1,1% nel 2003
I risultati in dettaglio del sondaggio congiunturale di gennaio: la ripresa è ancora lontana e si manifesterà solo nel 2004; inflazione al 2,3%, occupati in crescita ridotta (+0,6%), euro a 1,07-1,08 contro dollaro, fermi i tassi d'interesse.
L'economia italiana continua a essere in affanno e vede la ripresa ancora lontana, probabilmente non prima del 2004. I segnali sul fronte della congiuntura sono sempre deboli e non ci sono elementi che lascino intravedere il punto di svolta. Questo lento e arrancante passo di marcia è in linea con le stime di consenso dei maggiori centri di previsione, nazionali e internazionali: una crescita molto ridotta nella prima parte del 2003, deludente anche dal punto di vista qualitativo (per la piatta composizione della domanda), seguita da una possibile moderata accelerazione nella seconda metà dell'anno, che porterebbe all'1,1-1,2% di aumento medio del Pil.
Gli operatori ed esperti interpellati nel Forum congiunturale di gennaio convergono, in sostanza, su questo scenario di graduale ma faticosa risalita nel corso del 2003, che è molto vicino al quadro delineato dai principali uffici studi e istituti di ricerca economica: il Pil crescerà di circa l'1,1% nella media dell'anno, facendo segnare una contenuta accelerazione dopo un debole primo semestre (ancora sotto l'1% tendenziale), a fronte dello 0,4% di aumento medio annuo stimato per il 2002. Si tratta, quindi, di un andamento sensibilmente inferiore (per oltre un punto percentuale) al dato programmatico governativo (che è pari al 2,3%), indicato nella Relazione previsionale per il 2003 e nella Nota di aggiornamento al Dpef 2003-2006, poi confermato nel Programma di stabilità 2002-2006, su cui si basano la manovra finanziaria per quest'anno e il raggiungimento degli obiettivi del Patto di stabilità europeo.
I principali indicatori congiunturali qualitativi - dalle aspettative sulla domanda e la produzione al clima di fiducia delle imprese e delle famiglie - hanno mostrato, nel quarto trimestre 2002, un complessivo peggioramento; e le attese meno favorevoli dovrebbero trovare conferma nell'effettiva evoluzione dell'economia nel corso del primo e secondo trimestre del 2003. Il quadro che emerge dal Forum di gennaio indica, pertanto, un nuovo significativo deterioramento delle previsioni rispetto alla precedente rilevazione di ottobre, spiegabile del resto con l'incertezza legata agli incombenti scenari di guerra e al conseguente stato di crisi nell'area mediorientale.
La successiva fase di lento e graduale recupero interesserà in particolare, per quanto concerne la domanda interna, gli investimenti fissi lordi: dopo i primi due i trimestri del 2002 negativi e il contenuto recupero nella seconda metà dell'anno, essi faranno registrare un modesto rimbalzo pari a 0,5-1,0 punti percentuali su base annua, rispettivamente nel primo e secondo trimestre 2003, una dinamica appena superiore alla leggera contrazione (-0,5% circa) stimata per il 2002; ci sarà solo una moderata accelerazione, inoltre, nei valori tendenziali della seconda parte di quest'anno, senza più gli incentivi della legge Tremonti bis. Gli investimenti potrebbero mettere a segno, in particolare, un aumento medio annuo previsto intorno all'1,4% per il 2003.
Allo stesso modo, i consumi delle famiglie saranno caratterizzati da una dinamica sempre al rallentatore nei valori tendenziali di crescita (0,6-0,8%) nel corso della prima parte del 2003, confermando la fase di generale debolezza della domanda interna che ha contrassegnato sia il 2001 che il 2002. Un'inflazione attesa ancora vicina al 2,5% non può, infatti, non avere conseguenze restrittive sul potere d'acquisto delle famiglie, comprimendo il reddito reale disponibile e, quindi, la spesa per consumi privati, già frenata dalle diffuse incertezze e dai timori per il futuro.
L'occupazione mostra, a sua volta, una dinamica in netto rallentamento (verso una crescita annua un po' sopra il mezzo punto percentuale), inferiore ma non troppo a quanto registrato nelle ultime rilevazioni trimestrali Istat di luglio e ottobre 2002, pari all'1,1% in media; e la contenuta decelerazione nella creazione di nuovi posti di lavoro riguarda presumibilmente, anche se con diversa intensità, sia gli impieghi con caratteristiche di stabilità (dipendenti a tempo indeterminato), sia i lavoratori cosiddetti "atipici" e gli occupati indipendenti.
I prezzi, sia alla produzione che al consumo, dovrebbero rimanere sostanzialmente sotto controllo, mentre potranno continuare a scontare alcune tensioni nella prima parte dell'anno; nel caso di quelli al consumo è possibile qualche ritardato effetto del "changeover" dell'euro, soprattutto nel settore dei servizi. Ma su questo scenario di tendenziale calma incombe l'incognita di una nuova impennata del prezzo del petrolio, legata alle probabilità di guerra e di crescenti tensioni nel Medio Oriente. Il dato strutturale di un'inflazione non superiore al 2% annuo (indicato dalla Banca centrale europea come obiettivo di stabilità dei prezzi) è venuto meno, tuttavia, negli ultimi tre anni (2,5%, 2,7% e 2,5%, rispettivamente, nei consuntivi del 2000, 2001 e 2002), mentre è indicata solo una lenta discesa della dinamica tendenziale verso la "soglia di stabilità" del 2% nel corso del 2003, che non sarà peraltro ancora raggiunta. La crescita media prevista nel corso di quest'anno dovrebbe collocarsi, in particolare, intorno al 2,3% per i prezzi al consumo (quasi un punto al di sopra, quindi, del dato programmatico confermato dal Governo nella Relazione previsionale per il 2003 e nella Nota di aggiornamento al Dpef 2003-2006, pari all'1,4%) e all'1-1,1% per quelli alla produzione, il cui andamento è però fortemente condizionato dalle quotazioni del petrolio (in rialzo) e del dollaro (in ribasso).
Il cambio dell'euro nei confronti del dollaro è indicato pressoché stabile sui livelli di fine gennaio nell'orizzonte del 2003; esso dovrebbe assestarsi, pertanto, intorno a 1,07-1,08 nella prima metà dell'anno, confermando poi l'attuale quotazione, senza far registrare significative oscillazioni, nella successiva parte del 2003. Lo yen, inoltre, è dato anch'esso tendenzialmente stabile su una soglia di 124-125 per euro (circa 115 contro dollaro).
Per quanto concerne i tassi d'interesse, in particolare, quello medio sugli impieghi bancari è previsto praticamente invariato nel corso sia della prima che della seconda parte del 2003; il tasso di riferimento della Banca centrale europea non dovrebbe subire correzioni né al ribasso né al rialzo, secondo la larga maggioranza degli interpellati nel Forum, nel primo semestre di quest'anno rispetto all'attuale livello del 2,75%, fissato nella riunione del 5 dicembre 2002 dal consiglio direttivo dell'Istituto di Francoforte. Nuovi interventi della Bce non sembrano, peraltro, in vista anche nella restante parte del 2003; lo scenario oggi più probabile prevede, infatti, tassi invariati almeno sino alla fine dell'anno in corso.
Il rafforzamento della moneta unica non dovrebbe avere, tuttavia, quegli sperati benefici effetti sulle prospettive di crescita e di rilancio della domanda interna in Eurolandia, contenendo le aspettative d'inflazione (a loro volta alimentate dal rincaro del petrolio) e di un possibile futuro rialzo dei tassi d'interesse. Il freno alle esportazioni causato dall'euro forte difficilmente potrà essere compensato dalla maggiore domanda da parte di imprese (investimenti) e famiglie (consumi). Una correzione di rotta in senso più espansivo della politica monetaria, com'è oggi nelle attese di molti operatori, non sembra affatto scontata. E' ritenuto, per contro, un evento poco probabile.
Tra l'inizio del 2002 e l'inizio del 2003 l'euro si è rivalutato di circa il 20% rispetto al dollaro, recuperando pressoché interamente la perdita subìta nei tre anni precedenti. Secondo la stragrande maggioranza degli operatori ed esperti interpellati il rafforzamento della moneta unica non influenzerà in misura significativa la dinamica del Pil italiano nel 2003: ci sarà senza dubbio un effetto restrittivo a causa del mancato apporto della domanda estera netta, ma esso dovrebbe risultare molto ridotto, solo uno-due decimali di crescita in meno. Una minoranza non trascurabile degli intervistati non attribuisce, infine, alcuna influenza all'euro forte sui livelli di attività economica. Ma una più debole spinta alla ripresa europea appare, in ogni caso, scontata. E per le imprese italiane cresce e si complica la sfida competitiva sui mercati internazionali.




Rispondi Citando
. Mi dispiace per te. Invece, per l'ennesima volta, gli uomini del fare ci regalano una crescita MOLTO INFERIORE rispetto al peggir anno dell'ulivo (anno in cui, ricordo, il deficit fu ridotto del 4% del pil, ovvero una riduzione del 60%).
