Le liti fra militanti di sinistra sono divertenti, ma un po' mi innervosiscono...quindi smettetela di insultarvi.
Shalom!!!


Le liti fra militanti di sinistra sono divertenti, ma un po' mi innervosiscono...quindi smettetela di insultarvi.
Shalom!!!


Mai sentito uno slogan da sinistro (anzi un ragionamento a suon di slogan fuori dalla realtà...tipo un qualsiasi "senza se e senza ma" che può essere partorito solo da un orfano di Baffone come Cofferati o come Agnoletto) in bocca a quei tizi che tu citi.
Martino è l'unico liberale italiano membro della MONT PELERIN SOCIETY...... e questo basta e avanza.
E smettetela di citare a sproposito i popolari europei, sennò Aznar vi prende a calcioni.
Saluti liberali


Tutti sono in astratto CONTRO la Guerra (salvo i pazzi), compreso Martino. Altra cosa sono i ragionamenti politici sui fatti concreti come si stanno evolvendo.
La CDL votò a favore la guerra contro la Serbia senza Onu ...anzi...contro l'Onu.
L'Onu lo spaccano coloro che pongono veti senza saper proporre soluzioni credibili o chi si assume le sue reponsabilità?
Se si concedessero a Saddam altri 4 mesi senza risolvere un tubo (come è quasi certo) e dopo si dovesse fare l'intervento militare egualmente, chi lo sosterrebbe concretamente?
Gli americani, gli inglesi, qualche australiano simbolicamente, forse qualche francese poco più che simbolicamente.
Ora gli Stati Uniti si devono far mandare nel deserto iracheno in piena estate per gli sporchi giuochi della Francia?
Ma non scherziamo....
Saluti Liberali


Ah certo....un disarmo di missili che non esistevano distrutti nel numero di sei al giorno....ottimo progresso.......nel farsi prendere per il c............. da chi di vittime innocenti ne continua a fare ogni giorno nel disinteresse generale.
Shalom!!!


Il regime c'era al Sud, non al NORD. Non sai nulla della guerra in Vietnam e parli anche.Originally posted by AngelodiCentro
senti adesso hai rotto, ignorante lo dici ai tuoi kompagnucci.
quindi abbassa la cresta.
nn sai leggere nemmeno quello che riporti:
"In seguito alla guerra di Indocina, abolizione della monarchia del V. del Sud e proclamazione di una repubblica presidenziale con a capo Ngo Dinh Diem, che instaura una dittatura appoggiata dagli USA. Nel Nord Ho Chi Minh ristabilisce la repubblica democratica di ispirazione comunista, con capitale Hanoi
Inizio della lotta armata fra l'esercito regolare del V. del Sud, sostenuto dagli USA, e i guerriglieri filocomunisti sudvietnamiti (vietcong) appoggiati dal V. del Nord"
e io che avevo detto?
"in Vietnam c'era una guerra civile dovuta da un regime tiranno("democratico" come la Cina e la Germania Est) marxista"...nel nord del paese, contro il sud che in realtà si doveva avviare verso una democrazia appoggiata dall'occidente.
il regime vietnamita ha provocato negli anni successivi alla guerra morte e miseria, ma questo, in MALAfede come al solito, eviti di ricordarlo. nn accetto lezioni di Storia da te.
Gli stati uniti hanno UCCISO quasi 3 milioni di persone in Indocina, e tu parli di avvio alla democrazia. Sei stupido, lasciatelo dire, poi parli di vita, egoisticamente.
Impara, studia, non sparare cazzate tutto il giorno.
PFB: la MONT PELERIN SOCIETY è come la P2, infiltrata dappertutto, una delle tante parti del governo occulto mondiale. Perchè non riporti gli atti delle loro azioni, in modo da inorridire il pubblico italiano?


E' una società in cui si confrontano le più grandi intelligenze della cultura liberal-liberista del mondo, nelle loro varie tendenze (liberal-libertarie, liberal-conservatrici....).
Saluti liberali


daò quotidiano LA STAMPA
" La Stampa del 13/03/2003
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Se l'azione militare ottiene la maggioranza all'ONU, anche in presenza di veto
L'Italia potrebbe mandare i suoi Tornado in Iraq
Berlusconi: speriamo ancora nell'esilio di Saddam, sarebbe meraviglioso
Maurizio Molinari
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NEW YORK - L'Italia potrebbe partecipare alle operazioni militari contro l'Iraq se all'Onu la seconda risoluzione riuscisse ad ottenere una maggioranza qualificata. L'ipotesi è emersa nel corso di contatti avvenuti negli ultimi giorni fra i governi di Washington e Roma ed è condizionata all'esito dei negoziati in atto alle Nazioni Unite . Gli scenari che le feluche dei due Paesi prendono in considerazione partono dal Palazzo di Vetro. Primo: se la seconda risoluzione proposta da Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna non raccoglierà al Consiglio di Sicurezza neanche i nove voti necessari per la maggioranza qualificata, Washington andrà in guerra solo sulla base della risoluzione 1441 approvata all'unanimità lo scorso 8 novembre e l'Italia - al pari di altri alleati - non invierebbe truppe limitandosi a concedere l'accesso a basi, porti e strutture militari nazionali . Secondo: se invece il Consiglio di Sicurezza approverà a maggioranza qualificata la risoluzione - anche andando poi incontro ad un veto francese e forse russo - l'Italia potrebbe seguire l'esempio di altri Paesi europei - come Spagna, Gran Bretagna, Polonia, Danimarca, Portogallo - e partecipare alla «coalizione dei volontari» contro Saddam Hussein anche sul piano delle operazioni militari. Sebbene i portavoce del Pentagono, come il colonnello Le Pen, ripetono che «la nostra politica è di far dichiarare ai singoli Paesi il contributo che sono disposti a dare» da ambienti militari a Washington trapela che l'esame dei possibili contributi italiani è in fase «avanzata», come richiesto dai tempi della pianificazione. L'ipotesi che è stata più approfondita è quella dell'impiego di «Tornado modificati» ovvero aerei simili a quelli che l'Italia inviò nel 1991 nel Golfo ma con in più sistemi altamente sofisticati che gli permettono di attivare contromisure elettroniche. Si tratta in particolare del 50° stormo, di stanza nella base di Piacenza, dove si trovano una ventina di Tornado-ECR dotati di missili «Harm». Il loro impiego venne sperimentato con successo all'inizio delle operazioni in Kosovo, quando si levarono in volo prima dei cacciabombardieri per rendere inoffensivi i sistemi di difesa aerea avversari. Il ministro della Difesa dell'epoca, Carlo Scognamiglio, parlò di «difesa integrata» perché in effetti questi velivoli non hanno compiti di attacco vero e proprio: una volta in zona di operazioni quando vengono «illuminati» da radar e sistemi di difesa anti-aeree nemici attivano particolari congegni elettronici che lanciano missili «Harm» contro l'origine della minaccia, eliminandola. Gli aerei americani e britannici che pattugliano le zone di non-sorvolo sui cieli dell'Iraq del Nord e del Sud dispongono degli stessi sistemi di guerra elettronica. L'impiego in Kosovo costituisce per il Pentagono un precedente importante perché non vi fu alcun problema nell'operare assieme ai velivoli italiani. Per l'Italia inoltre, come avvenne all'epoca, si tratterebbe di un impegno difensivo a sostegno dell'alleanza militare, senza responsabilità di bombardamenti su obiettivi strategici. Caso diverso sarebbe invece quello della disponibilità del 6° stormo di Tornado di stanza a Ghedi sotto il comando del colonnello Bellini - uno dei due nostri piloti abbattuti nel 1991 - perché anche questi apparecchi sono considerati «modificati» da parte del Pentagono ma la novità rispetto a Desert Storm è nel tipo di bombe a loro disposizione: non più «a caduta libera» ma intelligenti, a guida laser. Un loro impiego comportebbe compiti avanzati.
In una delle prime fasi di contatti fra responsabili militari dei due Paesi era emersa anche l'ipotesi di un invio della portaerei Garibaldi - con a bordo aerei Harrier già operativi in Afghanistan - ma la nave in questo momento è sottoposta nel Mar Adriatico a periodici lavori di mantenimento che ne impediscono l'invio in zona di operazioni nei prossimi 45 giorni. Non è tuttavia esclusa che, a guerra finita, possa essere inviata nel Golfo per dare il cambio alle portaerei americane o a quelle britannica e spagnola. L'eventualità di invio di truppe di terra non è stato preso in considerazione in ragione dell'alto numero di soldati italiani già impiegati nei Balcani ed in Afghanistan. "
Saluti liberali


Fortuna che l'Italia non partecipava.. che schifo che fate, trattate sottobanco, servi dei servi....
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Livorno, la notte dei porti viventi
Con un colpo di mano, nel buio, militari Usa sigillano
le strade e caricano su due navi il materiale bellico
trasportato a Camp Darby tra blocchi dei treni e
proteste. Lo sciopero degli scaricatori scavalcato da
«crumiri» in divisa. La Cgil: azione illegale
ANGELO MASTRANDREA
INVIATO A LIVORNO
E'stato un vero e proprio atto di forza in puro stile
militare, quello che in una sola notte ha consentito
ai militari Usa di caricare sulle due navi in rada già
da qualche giorno nel porto di Livorno il materiale
bellico trasportato a Camp Darby dalla base Ederle di
Vicenza con i cosiddetti «treni della morte», che
avevano provocato proteste e blocchi a ripetizione. E
così, il giorno dopo la Cgil, pur vantando un'adesione
pressoché totale all'ora di sciopero a inizio turno
proclamata insieme a Cisl e Uil in tutti i porti
italiani, denuncia l'illegalità dell'azione e prepara
iniziative legali e diffide nei confronti di prefetto,
questore e capitaneria di porto. Mentre il movimento,
colto di sorpresa dalla rapidità con cui le operazioni
di imbarco sono state effettuate, accantona per il
momento i blocchi a treni e porti e pensa alle
prossime iniziative di protesta, che saranno mirate
soprattutto sul parlamento. Giovedì mattina è previsto
infatti un incontro con parlamentari di diversi
gruppi, e l'obiettivo è quello di costringerli a
votare sulla questione della guerra. Mentre i
disobbedienti pensano a iniziative nei confronti delle
ambasciate, in vista del voto del consiglio di
sicurezza dell'Onu sull'ultimatum americano. Ma
ricapitoliamo i fatti dell'altra notte: sono le 22
circa quando a sorpresa viene bloccato da un ingente
schieramento di forze dell'ordine l'intero tratto
dell'Aurelia che va dalla base di Camp Darby al porto
di Livorno. Sbarrati anche gli accessi collaterali,
senza preavvisare nessuno. La partenza era nell'aria,
ma nessuno si aspettava che sarebbe avvenuta così
presto e così velocemente.
In tutto, per garantire che nessuno ostacoli il
trasporto e il carico verranno utilizzati seicento tra
carabinieri e poliziotti. Il convoglio, 54 mezzi che
trasportano container di cui non è dato sapere il
contenuto (ufficialmente «materiale logistico», forse
pezzi di ricambio) e 28 jeep militari, impiega appena
un'ora per percorrere i pochi chilometri che separano
la base dal varco Galvani del porto, dove aspetta la
nave Thebaland, uno scafo civile di 180 metri per 70.
Tra il varco e la dogana si sono radunati, in barba al
primo blocco di polizia e carabinieri, una quarantina
di pacifisti. Tra loro anche alcuni portuali (anche a
loro è impedito l'accesso al porto), che urlano slogan
e cantano Bella ciao al passaggio del convoglio. Ma
c'è poco da fare, lo spiegamento di forze è imponente
e i pacifisti devono ripiegare dietro al primo blocco
per ricongiungersi con gli altri arrivati alla
spicciolata e piuttosto sorpresi da quanto stava
accadendo. Sono militanti dei Cobas, livornesi del
social forum e del centro sociale Godzilla, che si
sdraiano a terra e spostano cassonetti. Ma invano.
Altri ancora, disobbedienti e Giovani comunisti, non
riescono a muoversi da Pisa a causa del blocco
dell'Aurelia. Intanto, la Thebaland attracca alla
banchina della Darsena Toscana, sponda est. Una
banchina pubblica e non, come si era pensato fino a
ieri, affidata alla ditta Scotto, che avrebbe dovuto
compiere i lavori. Ma questa volta il porto e i
portuali sono completamente scavalcati, e a nulla
serve l'ingresso in sciopero dei dipendenti della
Scotto. A compiere le operazioni sono militari
americani e dipendenti civili della base di Camp
Darby. Forse qualche portuale che non ha scioperato
potrebbe aver contribuito a fissare il materiale
caricato a bordo, come sarà confermato dal presidente
dell'Autorità portuale Nereo Marcucci («pochi
lavoratori italiani hanno soltanto fissato al
pavimento delle navi il materiale per metterlo in
sicurezza»).
Partita la Thebaland, è toccato alla Rosa Delmas,
battente bandiera liberiana, partita alle 5,30 sotto
lo sguardo soddisfatto del prefetto Vincenzo Gallitto,
arrivato alle 4 per assistere alla fase finale dei
lavori. Il giorno dopo, incurante delle polemiche
scatenate dal blitz notturno, esprimerà «contentezza»
per come si sono svolte le cose. Sia in prefettura che
all'autorità portuale, infatti, respingono al mittente
le accuse di illegalità che arrivano dalla Cgil e dai
movimenti. «Mi sono attenuto alle regole non
utilizzando personale in sciopero, non precettandolo.
Non ho requisito banchine ma è stata utilizzata una
banchina pubblica», si difende il prefetto. «Eravamo
stati avvertiti per quanto era di nostra competenza,
cioè l'ingresso di navi in porto», spiega ancora
Marcucci (che è stato anche segretario della Camera
del lavoro), che si giustifica sostenendo che «non si
trattava di merci pericolose, essendo soltanto
materiale tattico». Ma la Cgil e il comitato Fermiamo
la guerra non intendono fermarsi qui e annunciano
iniziative legali. E' in via di definizione una
denuncia penale con due ipotesi di reato: attentato
alla Costituzione e attentato alla sovranità dello
Stato, per l'utilizzo a fini militari di un porto
civile e per la concessione agli americani. «Ieri
notte è stata compiuta un'operazione che non risponde
ai canoni legali», spiega Gianfranco Benzi della Cgil,
che solleva alcune domande: «Non si capisce come sia
stata concessa la banchina, non conosciamo l'atto
prefettizio con cui è stato compiuto il blitz. Eppure,
se è vero che il porto risponde del carico delle navi,
come mai non è stato avvisato nessuno e i portuali
sono stati esclusi? Chi assicura che il carico sia
stato compiuto a norma di legge?». Ultima questione,
affatto secondaria, quella di aver fatto lavorare
«persone esterne al porto», militari Usa «che hanno
bisogno di una specifica autorizzazione» e civili «che
non sono abilitati a lavorare sulle banchine». Più
duro Vittorio Agnoletto, per il quale «quando i
lavoratori dichiarano sciopero e vengono sostituiti
dai militari, siamo in presenza di un vero e proprio
atto di guerra», «atti che prefigurano quello che
potrebbe accadere quando la guerra ci sarà davvero»,
sostiene il disobbediente Anubi D'Avossa Lussurgiu.
Mentre per Piero Bernocchi dei Cobas siamo in presenza
di «una potenza militare che agisce con l'acquiescenza
del governo».
http://www.ilmanifesto.it/oggi/art20.html
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Originally posted by AngelodiCentro
se li ha incominciati a distruggere vuol dire che ha capito che si fa sul serio e le minacce sull'uso della forza hanno funzionato...quindi si può continuare in questa direzione. un conto è minacciare l'uso della forza, un altro è intervenire subito fregandosene di tutto e di tutti...come vorrebbe il signor Martino. Anche Blair e Aznar hanno capito che nn si può spaccare l'Occidente ma bisogna tenerlo compatto...e anche Bush padre ha rimproverato Bush figlio perché nn vuole comprendere le ragioni di Francia e Germania.
Hai ragione sulle vittime innocenti...ma che dire allora delle persone torturate e uccise in Korea del Nord, in Cina, a Cuba e in tanti altri regimi(anche islamici) sparsi nel mondo?! Anch'io sono per la caduta del regime violento di Saddam, ma questa caduta passa proprio attraverso il suo disarmo e nn attraverso l'uccisione di altrettanti innocenti. la guerra deve essere l'estrema ratio, un atto di disperazione solo se nn c'è davvero più nulla da fare.
Le ragioni di Francia e Germania ...ahahahahahaha....non mi sono mai divertito tanto..... ahahahahahahah...
Secondo me se ti becca Aznar te lo da lui il Partito Popolare Europeo. Siccome sono educato...non ti dico dove....
A credere a Saddam siete rimasti in tre.
Shalom!!!!


da www.adnkronos.com
" Lo ha detto il portavoce della Casa Bianca Ari Fleischer
Iraq, Usa: "Voto puo' slittare a prossima settimana"
Londra disposta a continuare i negoziati per ricercare nove voti necessari a far passare la risoluzione e scongiurare il veto dei membri permanenti
Washington 13 mar. - (Adnkronos) - La Casa Bianca conferma: il dibattito all'Onu sulla seconda risoluzione sull'Iraq potra' andare avanti fino alla prossima settimana.
'' Il processo diplomatico potra' concludersi domani o la prossima settimana'''. Con questa risposta il portavoce della Casa Bianca, Ari Fleischer, non ha escluso la possibilita' che il dibattito all'Onu sulla seconda risoluzione sull'Iraq vada avanti ancora per tutto il wee-end. Fleischer ha pero' ribadito la volonta' degli Stati Uniti di arrivare ad un voto: ''il presidente Bush continua a volere che i paesi membri votino '' ha risposto ad una domanda riguardo alla possibilita' che Washington non ottenga i nove voti necessari a far passare la risoluzione oppure che rimanga il rischio del veto di uno o piu' membri permanenti.
Fonti del governo britannico avevano gia' reso noto che Londra era disposta a continuare i negoziati, tesi alla ricerca dei nove voti necessari a far passare la risoluzione e scongiurare il veto dei membri permanenti, ancora per un week-end.
Il premier britannico Tony Blair ritiene ''meno probabile'' la nuova risoluzione sull'Iraq. Lo riferisce il leader conservatore Ian Duncan Smith che questa mattina ha avuto un colloquio con il primo ministro.
''Il premier mi ha detto -ha spiegato Duncan Smith- che una seconda risoluzione e' molto meno probabile che in qualunque altro momento''. Blair, ha riferito ancora il capo dell'opposizione britannica, ritiene che cio' sia dovuto in particolare al fatto che la Francia e' diventata ''completamente intransingente e ha praticamente minacciato il veto per qualunque cosa venga presentata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite''.
''Cio' significa in pratica -ha osservato ancora Duncan Smith- che l'azione militare diventa piu' probabile''. In Gran Bretagna nei momenti di crisi la prassi vuole che il premier convochi i leader dell'opposizione per consultazioni.
Il ministro degli Esteri britannico Jack Straw' ha definito "inaudito'' il ''no'' della Francia alle sei condizioni presentate ieri da Londra come modifiche da inserire nella seconda risoluzione sull'Iraq.
''Trovo inaudito che senza neanche averle prese in esame, il governo francese abbia deciso di respingere queste proposte'', ha affermato il capo della diplomazia britannica. ''Cio' si aggiunge alla dichiarazione (del presidente Chirac) secondo cui, quali che siano le circostanze, la Francia votera' no a una nuova risoluzione'', ha detto ancora Straw, ricordando che ''l'approvazione della risoluzione 1441 non impone solo doveri e responsabilita' per Saddam Hussein, ma anche per i membri del Consiglio di sicurezza''.
Mosca intanto ribadisce il suo ''no'' a una risoluzione che aprirebbe ''direttamente o indirettamente la strada a un'azione militare contro l'Iraq''. ''E' al momento prematuro prevedere come votera' la Russia, poiche' non c'e' un progetto concreto di risoluzione - ha affermato il ministro degli Esteri russo Igor Ivanov - Ma se il progetto presentato aprira' direttamente o indirettamente la strada a un'azione militare in Iraq, la Russia votera' contro''.
Il regime iracheno non ricevera' la delegazione della Lega araba, che avrebbe dovuto recarsi domani a Baghdad nel tentativo di convincere Saddam Hussein a uscire di scena per evitare la guerra. La commissione della Lega araba -composta dai ministri degli Esteri di Egitto, Tunisia, Libano, Siria, Bahrein e guidata dal segretario generale dell'organizzazione, Amr Moussa- era stata creata il primo marzo scorso, in occasione del vertice di Sharm el Sheikh.
Baghdad respinge le sei condizioni che la Gran Bretagna ha proposto per la nuova risoluzione sull'Iraq, sostenendo che si tratta di condizioni destinate a giustificare una guerra . ''Rifiutiamo tutti i progetti che siano contrari alle disposizioni adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla questione delle armi di distruzione di massa, nella risoluzione 1441'', ha dichiarato il ministro degli Esteri iracheno Naji Sabri ripreso dalla tv satellitare Al Jazeera. ''Si tratta - ha detto Sabri - di un tentativo di abbellire un progetto di risoluzione per la guerra''. "
Saluti liberali